Come si potrà più ragionare, ricercare, insegnare liberamente in un Paese in cui non bisognerà urtare la suscettibilità di chi paga Scuole e Università al posto della Repubblica (secondo la logica della “legge Aprea-Ghizzoni”, appunto)? 

 

 

“Adotta un cervello” al liceo Beccaria

 

dal Blog di Cristina Lacava, iodonna.it, – 8 aprile 2013

Sarà Beppe Severgnini, venerdì 12, l’ospite d’onore della serata d’inaugurazione della nuova aula multimediale al liceo classico Beccaria, a Milano. Un progetto che è stato realizzato grazie all’aiuto degli sponsor, novità assoluta per la scuola pubblica. E i finanziamenti dei privati sono stati generosi: se l’obiettivo da raggiungere era di 10.000 euro, ne sono stati raccolti addirittura 25.000, tra studi legali, fornitori di prodotti per dentisti e soprattutto una nota libreria per studenti.

Chi mi legge, sa che sono sempre stata piuttosto contraria all’ingresso dei privati nella scuola. In passato ho manifestato più volte la mia perplessità a proposito della proposta di legge Aprea, che avrebbe permesso ai privati di entrare nei Consigli d’Istituto (per ora è stata stoppata, poi chissà); per motivi di principio e per il timore di condizionamenti esterni nei delicati meccanismi della formazione.

Ho seguito da vicino però la vicenda del liceo Beccaria, e devo dire che ho cambiato idea. Alla serata di presentazione del progetto, prima di Natale, ho ascoltato questo papà che non conoscevo, Piero Almiento, presidente del Comitato genitori, esporre con passione e competenza (si occupa di marketing) il suo progetto. L’idea di base era questa: ci servono 10.000 euro per rendere l’Aula magna 2.0 multimediale, cambiare impianti audio e proiettore, adattarla insomma in modo che gli studenti possano realmente usufruirne. Peccato che, se stiamo ad aspettare Ministero o Enti locali, questi soldi non arriveranno mai. Meglio essere realisti e cercare un’altra soluzione: chiedere a chi i soldi li ha, e vuole investire sui giovani, sui NOSTRI giovani.

Non si sarebbero chieste grandi cifre ma quote a partire da 1500 euro. Bello il titolo della campagna: “Adotta un cervello”. Devo dire che, mentre a inizio di serata si sentiva un certo gelo tra i presenti (e non solo perché al Beccaria la sera fa freddo) man mano che la proposta veniva articolata, il clima migliorava. La perplessità – non solo mia – è emersa alla prima domanda: come selezionare gli aspiranti sponsor? C’è un discorso etico da non sottovalutare, quando parliamo di adolescenti. E qui è intervenuto il preside, Roberto Proietto, assicurando che ci sarebbe stata una selezione tra i candidati: eliminando ovviamente marche di alcolici, per esempio. Qualunque nome non perfettamente trasparente sarebbe stato “segato”.

L’esperimento, unico per la scuola pubblica (se vedete i siti di alcune private, invece, è già avanti) ha funzionato alla grande. Credo che il merito sia dovuto alla credibilità di chi l’ha portato avanti, e ha tenuto sempre presente l’interesse superiore del liceo. Nessuna pressione da parte dei privati ma una donazione generosa per un fine preciso: in Aula magna inizia e finisce.

Gli sponsor potranno esporre il loro logo sul sito del Beccaria, avranno una targa dentro la scuola e un diploma da esporre nei loro uffici. E verranno pubblicamente ringraziati, com’è giusto perché hanno creduto nel progetto di una scuola così seria e prestigiosa. E soprattutto hanno creduto negli studenti. Poi basta, ognuno a casa sua. C’è da demonizzare il denaro arrivato in questo modo? Credo proprio di no. E’ arrivato il momento di attrezzarsi, e provare nuove vie di finanziamento.

E come festeggiare se non con un giornalista e scrittore così amato dai giovani come Beppe Severgnini, che parlerà del suo ultimo libro “Italiani di domani“?

{5} COMMENTI

Ausilia Greco – 8 aprile 2013
OOOHHHH!!! Finalmente una notizia di gente che non sta a pensare e a lamentarsi che non ci sono fondi per questo e per quello ma, preso atto di ciò, dice: come possiamo fare noi, senza il papà/stato a risolvere un po’ di problemi? Ecco allora che per adottare un cervello ci vuole un cervello, ovvio no? Complimenti al genitore in questione, per l’idea (sarà anche del mestiere ma intanto lui ha investito la sua professionalità a favore del pubblico) , per la tenacia con cui l’ha portata avanti (sappiamo benissimo quanti grilli parlanti saltano fuori appena uno illustra un progettino, un’idea nuova ) e per il raggiungimento dell’obiettivo, diretta conseguenza delle due componenti di cui sopra. Com’era quella frase….” Non chiederti cosa potrebbe fare il tuo Paese per te. Chiediti cosa potresti fare tu per il tuo Paese ” . Ora più che mai è indispensabile che ognuno faccia la sua parte e non stia ad aspettare manne dal cielo. La realtà è quella che è, sta ad ognuno di noi piangersi addosso e lamentarsi e chiedere agli altri di fare oppure ingoiare il rospo , fare un elenco delle risorse a disposizione e tentare di dare il proprio personale contributo. Ma per questo ci vuole competenza, voglia di fare e coraggio.
Oltretutto come genitori, come adulti , non dovremmo essere testimoni prima che maestri?
Parafrasando il titolo del post direi: “Adotta un progetto ” se non hai ancora un tuo progetto. Lo facessimo tutti cambierebbero le cose , ne sono certa. Vado a suggerire l’iniziativa al comitato genitori del liceo Manzoni, sempre a Milano, frequentato da mio figlio: un tentativo di contagio positivo!

lacava – 8.4.2013
Devo ammettere che, dopo lo sconcerto iniziale, mi sono lasciata facilmente conquistare dall’iniziativa. Tanto di cappello a quel genitore, anzi a quel gruppo del Comitato genitori, che hanno speso il loro tempo e le loro intelligenze per un progetto a favore della comunità. Quando i problemi si vivono sul campo, e non sono solo teorie o paradigmi, assumono tutta un’altra luce. Se mamma/Stato non c’è, bisogna continuare a piangersi addosso? Direi proprio di no.

daniela scocciolini – 9 aprile 2013
Lo sponsor di “sistema” è contrario all’istituzione della scuola statale. I bandi di concorso di enti privati su presentazione di progetti didattici (Fondazione San Paolo, Fondazione Roma etc) sono altra cosa, a mio parere. E’ grazie ad un bando di concorso di questo tipo che il liceo Pasteur ha ottenuto un finanziamento di 80.000 euro e ha installato in ogni aula una postazione informatica con videoproiettore, LIM e stampante, con collegamento Internet. Non so se il procedimento contrario (fare un progetto e invocare sponsor) sia proprio politicamente corretto? In quale quartiere sta il liceo Beccaria? Che cosa fa la povera scuola senza sponsor tra i genitori o sul territorio? Starei molta attenta.

Alvaro Belardinelli – 9 aprile 2013
Sì certo: di necessità virtù. Se la montagna non va a Maometto, Maometto andrà alla montagna… e se lo Stato non dà i soldi alle Scuole, le Scuole li trovino altrove. Detto così, sembra tutto andar bene. Le cose però non stanno esattamente in tal modo, perché non stiamo parlando di una serata al ristorante né di uno spettacolo di gala, ma dell’ISTITUZIONE Scuola, istituita dalla Costituzione per rimuovere gli ostacoli di ordine culturale che impediscono un’effettiva eguaglianza di opportunità tra i cittadini. Questa istituzione è uno dei pilastri fondamentali della democrazia, e lo Stato DEVE finanziarla, anche perché i denari per farlo glieli abbiamo già dati noi cittadini con le tasse. E lo Stato (ossia chi è stato eletto per farlo funzionare) ha il preciso DOVERE di finanziare questa fondamentale istituzione (che NON è un’azienda e NON opera sul “mercato”, perché la cultura non si fabbrica e non si mercanteggia). Altro che manna dal cielo, signore e signori. Qui si parla di diritti dei cittadini e di DOVERI di chi maneggia il denaro pubblico. Dove trovare i soldi? Per esempio, nei 30 miliardi e rotti destinati all’acquisto di aerei F35. O nei miliardi che Lorsignori sperperano per guerre mascherate da missioni di pace in barba all’art. 11 della suddetta Costituzione. O nei miliardi stanziati per TAV, ponti sugli stretti et similia. O nei miliardi con cui arricchiamo il Vaticano. Qualcuno (pochi) si sta rimpinzando la propria privata pancia con questo fiume di denaro pubblico, mentre con la scusa della crisi Lorsignori tagliano i diritti di cittadine e cittadini, distruggendo il comune futuro. Il nostro è del resto un Paese ancora ricchissimo: il problema è nella distribuzione del nostro (ancora altissimo) reddito pro capite e nell’amministrazione del pubblico denaro. La situazione che viviamo (con annessa terribile crisi) è frutto di scelte neoliberiste sciagurate, se non delinquenziali, ed antidemocratiche. Ma l’aspetto più grave è la scarsa coscienza che troppi Italiani sembrano avere di quanto sta accadendo, come dimostrano questa e tante altre notizie, e come confermano le reazioni distratte e civettuole dei pochi che se ne accorgono. Se gli tolgono l’aria, l’italiano medio, anziché combattere chi lo asfissia, preferisce convincersi che stare in apnea non è poi così male, e se la prende con chi “aspetta l’aria dal cielo” anziché imparare a respirare coi propri mezzi! Chi la dovrebbe istituire e finanziare la Scuola pubblica (=Statale)? forse i privati cittadini? forse qualche ricco “benefattore” che “disinteressatamente” paghi il dovuto a cittadini che hanno già pagato le tasse? Non è forse questa, veramente, una miracolistica attesa di “manna dal cielo”? e non è forse questa oramai una prospettiva da scuola PRIVATA più che pubblica? e che cosa chiederanno in cambio gli “sponsor” ai Docenti? Come si potrà più ragionare, ricercare, insegnare liberamente in un Paese in cui non bisognerà urtare la suscettibilità di chi paga Scuole e Università al posto della Repubblica (secondo la logica della “legge Aprea-Ghizzoni”, appunto)? Italiane e Italiani, quando comincerete a porvi queste e altre domande imbarazzanti? Non si tratta di demonizzare il denaro, proprio no. “Pecunia non olet”, siamo tutti d’accordo. La malafede di chi vuole distruggere la Scuola Statale (e cancellare i nostri diritti), quella sì, che “olet”!
Buona fortuna a tutte e a tutti.

Piero Almiento – 11 aprile 2013 Buongiorno, sono il papà promotore del progetto “Adotta un cervello”. Ringrazio molto Cristina Lacava per come ha saputo raccontare l’inizio di questa avventura e per l’onestà intellettuale con cui ha descritto il suo stato d’animo iniziale ed il successivo percorso di “avvicinamento” al progetto. Vorrei dare il mio contributo a questa interessante discussione, raccontando “l’interpretazione autentica” delle ragioni che mi hanno spinto a prendere questa iniziativa. Sono rimasto particolarmente colpito dal commento di Ausilia Greco, che ha perfettamente compreso lo spirito del progetto. Lei non poteva saperlo, ma la sua citazione di J.F. Kennedy (“Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”)è proprio il concetto che mi ha spinto a proporre questa iniziativa. Molti problemi italiani derivano dalla frattura netta tra Stato e cittadino. L’ormai insostenibile pressione fiscale non deve farci dimenticare che lo Stato agisce con tempi, modi e priorità che, di fatto, non sono spesso compatibili con le nostre esigenze. La soluzione è nel miglioramento dell’efficienza dello Stato, come giustamente sostiene Alvaro Belardinelli in un altro commento, ma intanto la vita va avanti. Io credo che sia dovere di ognuno di noi, quando è possibile, cercare di dare un contributo diretto alla collettività. Non penso che sia un sentiero pericoloso; purtroppo non è questa la ragione dell’inefficienza della nostra Pubblica Amministrazione. Per fare un esempio, se ha nevicato e le strade sono ghiacciate, devo pretendere che la Pubblica Amministrazione le sgombri e le renda sicure. E’ giusto, invece, che davanti al mio portone ci pensi io. Rendere multimediale un liceo è molto importante, ma io credo che dal punto di vista della P.A. ci siano priorità più urgenti sul territorio. Allora ho due scelte: mi lamento e aspetto qualcosa che non arriverà mai oppure ci rimbocchiamo le maniche. Noi abbiamo scelto la seconda strada. Io sono d’accordo con i concetti espressi da Claudio Bisio nel suo recente monologo televisivo: i politici sono espressione della popolazione che rappresentano. Impegnarsi personalmente, anche su un piccolo progetto, può aumentare il nostro senso civico e preparare la classe politica. Come possiamo pensare che qualcuno possa occuparsi disinteressatamente della “cosa pubblica”, quando mai lo ha fatto per questioni che interessano sé stesso e la comunità in cui vive? Sempre seguendo il motivante intervento di Ausilia, vi racconto le valutazioni che sono state fatte ad inizio progetto. I punti di debolezza erano la grave crisi economica in atto (non certo incoraggiante per la risposta degli sponsor), una naturale diffidenza verso un’iniziativa che contaminava la purezza della scuola e la paura dei genitori a “metterci la faccia” su un progetto che poteva fallire, con i grilli parlanti di cui parla Ausilia pronti ad avere i loro 15 minuti di notorietà senza assumersi rischi. Però avevo tre punti di forza eccezionali: 1.Preside e consiglio di istituto equilibrati, molto attenti a salvaguardare i principi che guidano il Beccaria, ma pragmatici e aperti a soluzioni innovative; 2.una pianificazione che ritenevo corretta; 3.l’energia positiva che esisteva nella comunità del Beccaria Siamo così abituati a sentire storie negative, che ormai sottovalutiamo la forza prorompente che può scaturire da una “squadra” convinta di fare qualcosa di giusto; una comunità che comprende genitori, studenti e professori, ma anche gli sponsor, che sono aziende fatte di persone, mica marziani. Sono in disaccordo, invece, con l’atteggiamento e i concetti espressi da Daniela Scocciolini. “La povera scuola senza sponsor tra i genitori o nel territorio” non sarà meno povera se un’altra scuola è riuscita a finanziarsi. Anzi, la scuola che ha attinto a finanziamenti privati (senza vendersi l’anima, certo) non ha intaccato le risorse pubbliche, che saranno destinate in maggior misura alle scuole più sfortunate. Ieri, insieme al Preside, abbiamo fatto le prove per la serata di venerdì. Aver potuto constatare la qualità della definizione delle immagini e del suono rispetto al precedente impianto mi ha proprio dato soddisfazione. Pensando che i miei due figli, altri 800 ragazzi e i docenti possano godere di questo miglioramento mi ha fatto andare a dormire sempre deluso della nostra classe politica, ma meno arrabbiato ed in pace con me stesso. Inoltre, penso che avrò più autorevolezza quando protesterò.

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