Fare in modo che Catania, il suo teatro, la vocazione al melodramma  emergano con prepotenza, in un momento così difficile per l’arte etnea, magari facendo da sfondo a una magica opera di Rossini come La Cenerentola.

Questa la ratio sottintesa alla messa in scena al Teatro Bellini dell’ultima opera in programma della convincente stagione lirica, quel melodramma giocoso di Gioacchino Rossini, di cui da sempre incanta la trama, dove alla fine prevalgono l’innocenza e la bontà.

In effetti la messa in scena di Paolo Gavazzeni e Pietro Maranghi, di taglio cinematografico, con tanto di titoli d’apertura e personaggi in evidenza proiettati sul fondale, è stata di effetto accattivante, come accattivanti si sono rivelate le immagini della bella e gioiosa Catania: panni bianchi stesi ad asciugare, la fontana del’Amenano, la folkloristica pescheria, il meraviglioso palazzo Biscari hanno punteggiato di colori e preziosità una performance animata dai bei costumi di Giovanna Gorgianni e l’azzeccato gioco di luci di Antonio Alario.

L’orchestra, diretta con adeguata energia da Josè Miguel Pérez-Sierra, è riuscita a render appieno tutto il brio rossiniano delle arie e delle cavatine, tra una matrigna che, rispetto alla fiaba di Perrault, diventa il bizzarro patrigno Don Magnifico e tutti gli elementi tipici della commedia classica, dal servus currens all’agnizione finale, che vedrà il coronamento del sogno d’amore tra il principe e la dolce Cenerentola.

Buona la prova dei cantanti, su tutti quella di Vincenzo Taormina, che è stato un ottimo Dandini; adeguatamente nel ruolo anche il mezzosoprano Laura Polverelli, che si ben destreggiata in un parte non facile, soprattutto nella bella aria “Nacqui all’affanno”; bravo anche David Alegret nel ruolo di Don Ramiro e Luca Dall’Amico, non a caso artista prediletto da Riccardo Muti, in quello di Don Magnifico, assolutamente convincente Marco Bussi che ha impersonato con misura Alidoro.

Sfiziose anche le  due artiste catanesi Manuela Cucuccio e Sonia Fortunato nei panni delle acide sorellastre.

Una bella Cenerentola, dunque, che lancia un messaggio di pace e speranza per l’imminente Natale. Alla fine la bontà trionfa, e anche l’Arte, che della bontà è un’eccelsa manifestazione, se il Bello e il Buono, come insegna la kalokagathia dei Greci, coincidono…

Silvana La Porta