Alternanza Scuola-Chiesa (parrocchia, diocesi, oratorio, santuari) / l’impegno della Chiesa in un dossier

Tra gli “enti ospitanti” sono compresi anche soggetti ecclesiali come diocesi e parrocchie. Centri estivi, doposcuola, servizi alla persona (poveri, anziani, disabili), associazioni educative e sportive, musei, archivi e biblioteche diocesani, media: queste le opportunità offerte.

A Brescia 27 studenti del liceo Arnaldo hanno lavorato presso l’archivio storico diocesano riordinando e inventariando documenti storici del 1800. Nella diocesi di Albenga-Imperia sono stati attivati ben due progetti con il liceo Banfi per collaborare con l’archivio diocesano in un progetto di digitalizzazione dei documenti cartacei e in una mostra sui bisogni del territorio, in particolare sul fronte della povertà e degli ultimi.

non solo la scuola dovrebbe essere laica, ma sfruttare i giovani per fargli pulire i candelabri sembra superare ogni limite di decenza.

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Alternanza scuola-lavoro, l’impegno della Chiesa in un dossier

I progetti avviati e le best practice di questi primi due anni nell’e-book scaricabile dal sito dell’Unesu della Cei
https://educazione.chiesacattolica.it/alternanza-scuola-lavoro-limpegno-della-chiesa-in-un-dossier/

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Sapere e saper fare. L’alternanza tra scuola e lavoro si fa anche in parrocchia

Anche diocesi e parrocchie tra i soggetti autorizzati dalla legge sulla “Buona scuola” ad ospitare studenti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro. Un’alleanza educativa che richiama la “Chiesa in uscita” auspicata da Papa Francesco. Le esperienze di Milano e Novara.

Rafforzare il legame scuola-impresa è l’obiettivo di una delle novità introdotte dalla legge 107/2015 sulla “Buona Scuola”, la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”. La misura prevede che tutti gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole secondarie di secondo grado svolgano obbligatoriamente un percorso di lavoro “sul campo” (200 ore per i licei e 400 ore per gli istituti tecnici e professionali). Percorsi progettati, attuati e valutati sotto la responsabilità delle istituzioni scolastiche sulla base di apposite convenzioni con imprese, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, enti pubblici e privati (anche del terzo settore), istituzioni culturali. In arrivo la Carta dei diritti e doveri degli studenti, il Registro delle imprese e degli enti che li accoglieranno, e una cabina di regia interministeriale Miur-Lavoro. Dal primo settembre i dati sui percorsi relativi all’anno scolastico 2015/2016 dovranno essere trasmessi al Miur.

Tra gli “enti ospitanti” sono compresi anche soggetti ecclesiali come diocesi e parrocchie. Centri estivi, doposcuola, servizi alla persona (poveri, anziani, disabili), associazioni educative e sportive, musei, archivi e biblioteche diocesani, media: queste le opportunità offerte. Abbiamo raccolto le “voci” di due diocesi – Milano e Novara – che si sono già attivate (ma altre si stanno muovendo). Due “esperienze pilota” replicabili anche in altri contesti.

“Imparare facendo è un criterio pedagogico fondamentale”, premette Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. Il fatto che anche parrocchie ed enti culturali ecclesiali possano accogliere studenti “in alternanza” costituisce per queste realtà “un banco di prova per la propria proposta educativa e culturale” e ne sottolinea

“la dimensione di servizio alla comunità locale”.

Certo, riconosce il direttore dell’Ufficio Cei, “l’alternanza non si improvvisa ed occorre attrezzarsi per elaborare progetti, stipulare convenzioni, individuare i tutor necessari, curare le certificazioni di sicurezza”. Importante “partire dalla propria realtà locale valorizzandone storia e specificità”. Dunque aprirsi al territorio e coglierne le esigenze? “Sì. Anche questo tipo di partnership rientra nella ricerca di ‘alleanze educative’, uno dei pilastri degli Orientamenti pastorali della Cei per il decennio 2010/2020, e richiama

il senso di Chiesa con le porte aperte, in uscita, cui fa riferimento Papa Francesco”.

Facendo s’impara. Questo il nome del servizio/progetto offerto dalla diocesi di Milano alle parrocchie che ospitano l’alternanza, attivato dopo l’accreditamento della diocesi presso l’Ufficio scolastico regionale lo scorso novembre. L’iniziativa, spiega don Gian Battista Rota, responsabile del Servizio diocesano per la pastorale scolastica, “offre supporto formativo e giuridico, e mette a disposizione una persona incaricata dal cardinale Scola di seguire le fasi del percorso”. Si parte con la richiesta di contatto da parte di una parrocchia cui segue la visita in loco dell’incaricato per recepirne le esigenze e collaborare all’elaborazione e alla stesura del progetto, successivamente reso pubblico sul sito dell’Ufficio scolastico. All’accreditamento della parrocchia seguono “l’aggiustamento” del progetto secondo le esigenze della scuola; l’offerta di strumenti tecnici e culturali ai due tutor (uno per la scuola, uno per la parrocchia) incaricati di seguire e monitorare gli sviluppi del percorso. L’ultimo passaggio è il momento di verifica da tenersi l’anno successivo.

A metà settembre – annuncia don Rota – avremo i dati relativi ai 29 progetti attuati e conclusi nel corso dell’anno scolastico 2015-2016 in altrettante parrocchie”. Altre 29 realtà hanno elaborato progetti che dovrebbero partire nell’anno 2016 – 2017; sono invece 90 quelle che hanno fatto richiesta di contatto e che l’incaricato, don Andrea Ceriani, andrà presto a visitare.

“La Chiesa non cerca vantaggi per se stessa, ciò che offre è un servizio al territorio, un’occasione di crescita grazie alla quale l’alunno impara facendo”,

chiarisce infine il sacerdote per sgombrare il campo dai fraintendimenti e dalle letture fuorvianti di chi potrebbe vedere nell’alternanza una sorta di “sfruttamento mascherato di manodopera minorile gratuita”.

Don Alberto Agnesina è direttore dell’Ufficio pastorale per la scuola della diocesi di Novara e insegna religione al liceo scientifico “Antonelli”. All’interno dell’istituto cittadino è anche tutor per l’alternanza, nell’area che si occupa del servizio alla persona.

Lo scorso marzo la diocesi ha sottoscritto il relativo protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico della Regione Piemonte cui è seguito, due mesi dopo, quello siglato dalla Conferenza episcopale piemontese.

Il sacerdote è inoltre membro della Commissione regionale di monitoraggio che però, precisa, “non si è ancora incontrata”. Troppo presto dunque per trarre bilanci su vasta scala. Don Agnesina per ora si limita al suo istituto: “Quaranta studenti impegnati durante l’estate nei Grest parrocchiali; sette nei centri estivi organizzati in due scuole paritarie; quattro in una casa di riposo gestita dalla diocesi; dodici tra archivi e musei diocesani”. Sta per iniziare il nuovo anno scolastico: “Ricominceremo con l’attività di orientamento tra i ragazzi ai quali chiederemo di diversificare il più possibile l’impegno”.

https://agensir.it/chiesa/2016/09/05/sapere-e-saper-fare-lalternanza-tra-scuola-e-lavoro-si-fa-anche-in-parrocchia/

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Lombardia, l’alternanza scuola – lavoro si fa nelle parrocchie

febbraio 10th, 2016
Lombardia, l’alternanza scuola – lavoro si fa nelle parrocchie

Spendere il tempo dedicato all’alternanza, al primo contatto con il mondo del lavoro all’interno delle parrocchie o degli oratori: la proposta inviata dalle Diocesi lombarde e prontamente raccolta dall’Ufficio scolastico regionale della Lombardia.

Nella nota inviata a tutte le scuole della Regione, infatti, l’Usr invita dirigenti e presidi a prendere visione delle parrocchie e degli enti religiosi che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere i ragazzi di quarta e quinta superiore (dal prossimo anno anche quelli di terza) che dovranno espletare nell’arco degli ultimi 3 anni, 400 ore di alternanza (200 per i licei).

Attività di volontariato, assistenza nei centri estivi, collaborazione con archivi e biblioteche parrocchiali e tutte le attività proprie di una normale parrocchia: queste le opzioni che i dirigenti scolastici lombardi potranno proporre ai propri ragazzi per avviarli in un percorso di alternanza scuola – lavoro.

Stando alla norma che introduce il percorso duale nella scuola italiana, in effetti, non ci sarebbero limiti alle iniziative dei dirigenti scolastici, i quali possono liberamente stringere accordi con aziende come con musei, istituzioni, enti pubblici o persino chiese; tuttavia rimane il dubbio se l’attività in parrocchia, un tipo di volontariato generalmente molto accessibile ai singoli ragazzi, anche senza l’ausilio delle scuole, sia effettivamente il tipo di alternanza scuola – lavoro che assicuri ai nostri giovani un contatto con quel mondo che, altrimenti, rimane loro escluso fino al termine degli studi.

ONE COMMENT Cineseria says:

non solo la scuola dovrebbe essere laica, ma sfruttare i giovani per fargli pulire i candelabri sembra superare ogni limite di decenza.

§ http://www.corriereuniv.it/cms/2016/02/lombardia-lalternanza-scuola-lavoro-si-fa-nelle-parrocchie/

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Alternanza scuola-lavoro, dove non arrivano le aziende ci pensano le diocesi

Molte diocesi italiane hanno stipulato intese o protocolli di collaborazione con gli Uffici scolastici regionali sull’alternanza scuola-lavoro. 

di Roberto Pellegatta (Disal) – 

Negli ultimi mesi di quest’anno scolastico gli studenti dell’Isis di Acireale hanno riscoperto e valorizzato chiesette sconosciute sul territorio con depliant storici e proposte di percorsi turistici. Questa collaborazione tra la diocesi e la scuola è stata fatta in una zona dalle quale ancora si emigra per cercare lavoro. Lì invece qualcuno accettato la sfida della grande questione sociale del passaggio dei giovani al mondo del lavoro.

1. E’ una questione che, per essere capita, deve fare i conti con dati impressionanti:

– dispersione scolastica: certo c’è stata una sensibile diminuzione (nel 2004 eravamo al 22,3%) ma resta ancora al 17,6%, più alta nell’istruzione professionale, dove anche la selezione è otto volte quella dei licei (fonte Miur). In Germania siamo invece al 9,7%;

– disoccupazione giovanile dal 38% nostrano dell’agosto 2013 al 40,5% di fine 2017 (dati Isfol). In Germania siamo al 3%;

– i Neet cioè i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano né lavorano hanno raggiunto (dati Istat 2017) quasi il 20% di questa fascia con punte del 30% nel Mezzogiorno.

Qualcuno ha scritto che il nostro Paese tratta male i suoi giovani: canali di accesso al lavoro pesantemente incerti, formazione debole e male organizzata, addirittura in forte calo come accade nell’istruzione professionale a causa dell’infausta liceizzazione del sistema di istruzione.  Persino la formazione professionale è atrofizzata, troppo fragile e limitata di fatto a quattro regioni.

2. Questa crisi della formazione al lavoro non costituisce solo un problema per l’economia del Paese, ma soprattutto di tenuta del nostro sistema sociale e quindi della democrazia conquistata con enormi sacrifici dai nostri padri. Per questo l’introduzione obbligatoria nella scuola secondaria superiore dell’alternanza scuola-lavoro (Asl), al di là della modalità con la quale talvolta è avvenuta, è una grande occasione, certo, per il sistema di istruzione, ma soprattutto per i nostri giovani, perché se vogliamo valutarla attentamente, la dobbiamo valutare solo in funzione loro.

L’Asl, introdotta nel 2015, a regime riguarderà circa 1,5 milioni di studenti ogni anno. Una rivoluzione didattica, organizzativa, culturale che, proprio per questo, non può e non deve limitarsi a un’incombenza di specialisti: tutta la comunità scolastica e tutto il consiglio di classe dev’essere impegnato nel dialogare con l’esperienza, traendo dall’incontro con le realtà esterne stimoli per il miglioramento dell’attività scolastica, e viceversa.

Nonostante i servizi de Il Sole 24 Ore, c’è in Italia ancora una lontananza culturale dell’impresa dalla formazione, una debolezza verso il ruolo sociale che l’impresa deve assumere. Risulta difficile infatti assistere in Italia ad una Fiat o Unicredit che investono nella formazione gli 8,5 milioni di euro che la Ksb (pompe idrauliche a Frankenthal) ha investito in un anno nel proprio Land in Germania.

Laddove da noi l’attività è ben impostata, l’esperienza vissuta dagli studenti, pur limitata nel tempo, è stata un’occasione non solo per verificare e approfondire conoscenze nuove, ma anche per ritrovare motivazioni allo studio perse o in crisi. Oppure è stata momento di verifica del proprio orientamento professionale, di lavoro e di formazione universitaria.

Certo: la riuscita è avvenuta laddove insegnamento e attività di lavoro, scuola e territorio, hanno collaborato per far vivere ai giovani esperienze attive, dove gli studenti potessero essere protagonisti. Proprio per questo anche molte diocesi e  parrocchie della Chiesa cattolica hanno accettato di mettersi in discussione di fronte all’avvio dell’Asl, vivendola come opportunità.

3. La documentazione, abbondante, di questa vasta attività emerge da una ricerca che ha coinvolto tutte le diocesi italiane ed è stata promossa dall’Ufficio scuola della Conferenza episcopale italiana, pubblicata in un quaderno digitale.

La ricerca ha potuto verificare una grande adesione: dopo appena un anno dal varo della riforma ben 16 diocesi su 20 avevano stipulato intese o protocolli di collaborazione con gli Uffici scolastici regionali sull’Asl. Dai progetti si vede con chiarezza come già fin dall’avvio della riforma nel 2015 si era intuito il valore e l’opportunità in gioco con l’Asl, attivandosi nello stimolare le parrocchie a valorizzare il patrimonio educativo, culturale, sociale e assistenziale delle proprie opere.

Ne è scaturita una miriade di progetti la cui proposta è stata molto gradita dalle scuole. Il patrimonio culturale e formativo della Chiesa cattolica ha così scoperto di poter offrire una grande occasione formativa per la messa a disposizione di ambiti di lavoro e di occasioni dove i giovani potessero incontrare testimonianze umane di impegno, di valori e motivazioni ideali, così vitali per l’esperienza educativa.

Dallo studio dei documenti dell’anagrafe del Regno lombardo-veneto tra il 1815 e il 1865, al sostegno scolastico per ragazzi in difficoltà; dalla preparazione di una mostra sui bisogni del proprio territorio alla collaborazione nelle mense sociali. Il tutto senza dimenticare il vasto campo dell’animazione e formazione negli oratori.

La fotografia scattata sull’attuale impegno del mondo cattolico in campo di Asl presenta un panorama variegato. A Brescia 27 studenti del liceo Arnaldo hanno lavorato presso l’archivio storico diocesano riordinando e inventariando documenti storici del 1800. Nella diocesi di Albenga-Imperia sono stati attivati ben due progetti con il liceo Banfi per collaborare con l’archivio diocesano in un progetto di digitalizzazione dei documenti cartacei e in una mostra sui bisogni del territorio, in particolare sul fronte della povertà e degli ultimi. A Casoria gli studenti del liceo Gandhi hanno svolto un’attività di ricerca delle piccole bellezze della città campana, con la realizzazione finale di un documentario e di una audioguida. Sono solo alcune delle esperienze realizzate sino allo scorso anno e l’impegno prosegue anche in questo anno scolastico.

Gli enti coinvolti nei progetti possono essere ricondotti a quattro grandi gruppi: enti ecclesiastici (ad esempio parrocchie, curia, archivi diocesani); istituzioni culturali e artistiche (facoltà teologiche, musei, settimanali diocesani); istituzioni educative e del tempo libero (scuole di ogni ordine e grado, oratori e centri giovanili); di volontariato e servizio alla persona (Caritas, migranti, servizi per famiglie e per il lavoro).

Il tutto documenta una valenza formativa e orientativa al lavoro che tenta di trasformare un’utopia in realtà.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2018/6/10/SCUOLA-Alternanza-scuola-lavoro-dove-non-arrivano-le-aziende-ci-pensano-le-diocesi/825076/

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Una raccolta di fondi per Berlino, Praga e Valencia. Alla scoperta delle start up cities, si mettono in viaggio gli studenti dell’Archimede di Acireale

§ https://www.sicilianetwork.info/una-raccolta-di-fondi-per-berlino-praga-e-valencia-alla-scoperta-delle-start-up-cities-si-mettono-in-viaggio-gli-studenti-dellarchimede-di-acireale/

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Novara. In parrocchia l’alternanza scuola-lavoro

di Paolo Usellini venerdì 4 marzo 2016
Primo accordo nazionale tra una diocesi e l’Ufficio scolastico regionale per applicare la riforma: tirocini anche negli oratori. Il vescovo Brambilla (nella foto): «È un modello per il Paese».
In parrocchia l'alternanza scuola-lavoro
La parrocchia diventa protagonista nell’alternanza scuola – lavoro prevista nella ‘Buona scuola’. E in Italia la prima diocesi ad aver attivato un protocollo di intesa con l’Ufficio scolastico regionale è a Novara. A siglarlo il vescovo Franco Giulio Brambilla e il direttore dell’Ufficio scolastico Fabrizio Manca. «Un’azione formativa alla quale teniamo particolarmente – ha detto Brambilla – che vuol diventare modello anche per altre realtà, non solo in Piemonte ma in tutt’Italia». Tanto che martedì prossimo lo stesso vescovo lo proporrà alle altre realtà diocesane piemontesi e della Valle d’Aosta. In concreto l’accordo prevede che parrocchie ed enti culturali abbiano la possibilità di svolgere l’alternanza valorizzando attività già esistenti o proponendone di nuove: «da un lato – ha spiegato il direttore dell’ufficio scuola della diocesi, don Alberto Agnesina – questo consentirà ai giovani che prestano servizio presso le parrocchie di continuare a farlo senza dover cercare altre possibilità. Dato che molte delle attività si svolgeranno durante il periodo estivo, questo poteva significare non avere più animatori per i Grest. Dall’altro diventa un’offerta formativa e culturale per i giovani che non frequentano più i nostri ambienti, ma che potrebbero essere interessati ad attività culturali o di servizio, per una Chiesa in uscita, come ci ricorda il nostro vescovo nel cammino sinodale». Entusiasta il direttore generale Manca: «Si tratta di un’opportunità per tutto il mondo della scuola: da sempre la comunità ecclesiale si occupa della crescita delle nuove generazioni e ancora una volta si rende disponibile a farlo inserendosi come attore della ‘Buona Scuola’, in particolare rispondendo all’esigenza di alternare periodi di studio a quelli lavorativi per almeno 200 ore nel triennio delle superiori nei licei e 400 negli istituti tecnici». L’iniziativa è «testimonianza della corresponsabilità tra Chiesa e Stato nel prendersi cura dei ragazzi». Le proposte potranno essere articolate su tre livelli: animazione dell’età evolutiva (ad esempio i Grest estivi, animazione feriale e culturale); servizi alla persona in condizioni di fragilità (con Caritas, centri di ascolto, centri anziani); dimensione storico/culturale (musei, archivistica diocesana e parrocchiale, informatizzazione dei dati parrocchiali, censimento dei beni culturali, giornalismo e radio). «Il vero senso antropologico – ha concluso Brambilla – è fare esperienza della vita adulta, prima ancora che imbattersi in una professione. Questo è il nostro compito, accompagnando i giovani in un cammino intenso, profondo e di sguardo lontano».
https://www.avvenire.it/economia/pagine/in-parrocchia-lalternanza-scuolalavoro-
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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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