Quante volte ci lamentiamo dell’arrivo in ritardo degli alunni? Ad alcuni capita sporadicamente, ma ad altri spesso, spessissimo. E il problema in una scuola metti di 1000, 1200 alunni acquista proporzioni abnormi. Ogni mattina si forma una coda chilometrica di ragazzi in ritardo che, per entrare, impiegano tra poco anche mezz’ora, mentre il vicepreside sforna, sfinito, decine di permessi e permessi…di Silvana La Porta

Che fare? La questione viene spesso dibattuta nei Collegi dei docenti, ma trovare una soluzione non è facile. La tentazione, quella forte, sarebbe una: chiudere i cancelli a una certa ora e chi s’è visto s’è visto. Ma attenzione perché non può andare così. Lo studente in ritardo può essere punito, ma non rispedito a casa. E’ di qualche giorno fa la notizia che il provveditore di Bari si è proprio arrabbiato. Perché a lui si sono rivolti i genitori di alunni rispediti a casa in quanto ritardatari e subito Giovanni Lacoppola ha preso carta e penna e ha scritto una bella circolare, bacchettando così i capi d’istituto: “Gli alunni sono tenuti all’obbligo di frequenza per la durata di tutto l’anno scolastico e per l’intero orario settimanale richiesto e l’istruzione, quindi, va assicurata ogni giorno a tutti. La scuola deve agire in un’ottica educativa e mai repressivo punitiva.”
Dunque non si possono allontanare i ragazzi per 10, 15 minuti di ritardo, anche se violano il regolamento d’istituto: “Mandare a casa uno studente, specie se è minorenne, non è mai un buon provvedimento.Non si può lasciare per strada un ragazzo, mentre i genitori sono al lavoro, sapendo che i loro figli sono in classe.”
La scuola ha precise responsabilità educative e di vigilanza. E guai ai presidi che fanno i duri. Si becchino questa bella circolare con precise indicazioni. Resta una sola soluzione: punire i furbi e gli indisciplinati con il voto di condotta. E continuare a sopportare la lunga coda del mattino e quell’incessante bussare alla porta seguito da “Posso entrare, prof.?”

 

Silvana La Porta