Alunno promosso dai giudici amministrativi nonostante lo scarso profitto in alcune materie (da ceripnews)

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso prodotto dai genitori di un alunno bocciato per scarso profitto (3 in matematica, 3 in storia dell’arte, 4 in fisica) sostenendo che le insufficienze non erano tanto gravi rispetto al giudizio positivo espresso in altre materie (8 in italiano) e soprattutto rispetto all’indirizzo di studi!
Il caso, non importa dove si è verificato, è di notevole rilevanza non tanto per l’ammissione o meno alla classe successive dell’alunno, quanto per il fatto che i giudici amministrativi sono andati oltre l’analisi e la censura di atti formali illegittimi ed hanno espresso giudizi di merito invadendo il campo professionale del Consiglio di classe la cui valenza – a questo punto – appare delegittimata, inutile e soggetta alla decisione finale di terzi.
Scontato che il ministro Giannini, ribattezzata da noi “ministro del merito” dovrà fare i conti anche con questa situazione prima di parlare, o far parlare, di pagelle per i prof, ma un dato è certo: si tratta di un precedente pericoloso e paradossale in termini di contenuti.
E che nessuno parli di tutelare la casta per i docenti! Si può accettare, senza dubbio, che i giudici amministrativi si pronuncino sulle irregolarità formali, si può accettare e condividere che venga annullata una bocciatura perché un Organo collegiale super-breve abbia fatto fuori in appena 15 minuti 4 studenti; si può accettare che saltino i concorsi per Ds per irregolarità e imbecillità dei commissari e/o dell’Amministrazione e via di seguito, ma riesce difficile comprendere la ratio di questa decisione di merito che “pesa” le materie ed i giudizi espressi in ragione di un indirizzo di studi, nel caso specifico un liceo, dove almeno secondo il Tar del Lazio, l’otto in italiano è strategico per portare avanti un ignorante nelle altre materie.
Scontata la resistenza dell’Amministrazione scolastica che non ha digerito la sentenza che, se passasse in giudicato, segnerebbe la fine della meritocrazia gianniniana e di tanti altri ed affermerebbe un falso principio pedagogico e docimologico: una scala di importanza e di valore delle discipline che, almeno secondo noi, hanno pari dignità, come pari dignità professionale hanno i docenti, indipendentemente dalla materia insegnata e delle ore ad essa assegnate. (ninni bonacasa)