altE non saranno certo le riforme della Gelmini a riportarci al livello degli altri Paesi. Le cause degli insuccessi dipendono da diversi fattori. Oggi la risposta si riduce a retorici appelli alla severità  o alla litania dei corsi di recupero, che non servono a niente. Quello che è certo è che non sono gli appelli alla severità  che migliorano la scuola.

 

 

 

 

 

«NESSUNO VUOLE CAMBIARE DAVVERO IL SISTEMA»
 

 “Malascuola”, e lo dice chi la scuola la conosce. Lui è Claudio Cremaschi (nella foto), da sempre in questo campo, prima come studente, poi come docente, dirigente scolastico, sindacalista, autore di testi scolastici. Con moglie e genitori tutti insegnanti.

Cosa si è sentito dire quando il suo libro è uscito? Diversi amici insegnanti mi hanno detto: «Hai assolutamente ragione, però speriamo che tu non diventi mai ministro». Mi sembra di aver trovato molta condivisione da parte di genitori e docenti, quasi un senso di liberazione nel sentire esporre idee che hanno sempre pensato, ma mai osato esplicitare.

In fondo, quello che lei chiede e suggerisce, è quello cui mira anche la riforma Gelmini, eppure le strade sono diverse… Già , tutti parlano di professionalità  docente, di scuola di qualità , di merito… ma in concreto abbiamo assistito per lo più a una serie di tagli, operati in modo non selettivo, che non incidono assolutamente sui tanti sprechi. Occorrerebbe un’idea di scuola, che oggi non c’è. Ma, mi spiace dirlo, non è solo il ministro Gelmini a non avere un progetto.

Dopo un anno dalla pubblicazione, cosa è cambiato. Niente. La logica è sempre la stessa. C’è stato il provvedimento di riordino della scuola secondaria, spacciato come ” riforma epocale”. In realtà  è solo un riordino degli indirizzi della scuola secondaria, che era pure necessario. Ma è un riordino effettuato secondo una logica che ci riporta indietro di quasi un secolo.

Della nostra scuola si sono occupati in molti. Perchè, secondo lei, nessuno vuole davvero migliorare la situazione? Le cause sono tante. Sprechi inutili, incapacità  dei ministri o scarsa volontà  dei governi di investire sulla cultura e l’istruzione. E le colpe sono imputabili a governi di segno diverso, ma anche a corporativismi e miopie sindacali.

Lei afferma che siamo ben lontani dai traguardi che il Consiglio Europeo di Lisbona aveva stabilito come obiettivi per il 2010. Sì. Eppure non esiste un destino immutabile. La Finlandia era, vent’anni fa, agli ultimi posti nella gerarchia dei sistemi scolastici. Oggi, dopo una riforma radicale, prima sulla professione docente, poi sull’impianto della scuola, guida la classifica per quanto riguarda i test internazionali sui risultati scolastici. E non saranno certo le riforme della Gelmini a riportarci al livello degli altri Paesi. Le cause degli insuccessi dipendono da diversi fattori. Oggi la risposta si riduce a retorici appelli alla severità  o alla litania dei corsi di recupero, che non servono a niente. Quello che è certo è che non sono gli appelli alla severità  che migliorano la scuola.
 
articolo pubblicato il 06/09/2010

mmhttp://www.europa-in.it/leggi.php?artID=1601803