altChi valuterà una scuola o degli insegnanti? Altri insegnanti? Per carità! Lo faranno degli “esperti” dell’istruzione in base ai metodi della loro scienza “docimologica”, i quali, manco a dirlo, sono al di sopra di qualsiasi valutazione. E quale sarà la migliore valutazione degli apprendimenti degli studenti? È presto detto. Quella fatta dagli istituti di valutazione: l’insegnante dovrà limitarsi a fare da stimolatore del processo di apprendimento.

 

 

 

 

 

Presto anche i preti avranno il loro istituto di valutazione

di Giorgio Israel – 1 maggio 2010

Che la “valutazione” sia di moda ai giorni nostri lo sapevo da un pezzo e da un pezzo la cosa comincia a darmi la nausea, soprattutto perché assume la forma di quella che Nicoletta Tiliacos, sul Foglio, ha chiamato “la dittatura degli esperti”. Chi valuterà una scuola o degli insegnanti? Altri insegnanti? Per carità! Lo faranno degli “esperti” dell’istruzione in base ai metodi della loro scienza “docimologica”, i quali, manco a dirlo, sono al di sopra di qualsiasi valutazione. E quale sarà la migliore valutazione degli apprendimenti degli studenti? È presto detto. Quella fatta dagli istituti di valutazione: l’insegnante dovrà limitarsi a fare da stimolatore del processo di apprendimento. Anche le prestazioni dei medici, delle cliniche e degli ospedali vanno sottratte al giudizio dei competenti del settore, ovvero i medici stessi: nella pretesa di rendere i giudizi oggettivi, essi vanno demandati a specialisti di valutazione che magari non hanno la minima idea di cosa sia un diabete però rifilano una serie di test e di procedure alla fine del quale emettono la loro “scientifica” sentenza.
Naturalmente queste procedure si basano su tecniche numeriche, su algoritmi matematici. Come ha ben detto lo psichiatra Vittorino Andreoli, la diffusione di queste procedure è legata al fallimento dei tanti sistemi messi in opera per valutare il merito: «Quando l’educazione da elitaria che era, si è aperta alla società di massa, ha cominciato a non funzionare più. Per questo abbiamo finito per introdurre il sistema anglosassone, soprattutto americano (forse è un’altra forma di colonizzazione): noi partivamo dai valori, loro calcolano a punti, fanno esami con i test che poi vengono valutati dai computer».
Però, da tutte le parti piovono critiche e confutazioni. Il fallimento di questi metodi è sempre più plateale, il naufragio della metrologia applicata a tutto è sempre più evidente. Ma pare che l’onda sia comunque inarrestabile. Probabilmente perché è il modo più facile di cavarsela da un problema troppo difficile, e poi scarica da ogni responsabilità: l’hanno detto i numeri, l’ha detto l’esperto, chi se ne importa di sapere chi è, ha un diploma di esperto e tanto basta.
Bene. Tutte queste cose le sapevo. C’era però un approdo che con tutta la fantasia non ero riuscito ad immaginare e me l’ha rivelato Tempi: la valutazione oggettiva e indipendente della Chiesa!… Tempi ci ha informato che i liberal americani (e i loro cloni nostrani) propongono una riforma “democratica” della Chiesa al primo punto della quale figurano: «regolari audit da parte di enti indipendenti (sic!) relativamente alle politiche e alle procedure di diocesi ed altri enti ecclesiastici per la prevenzione degli abusi ecc., attività di relazione con le vittime, compresi sostegno spirituale, pastorale e relativo alla salute mentale, programmi di screening per seminaristi, sacerdoti e vescovi, ecc.».
Si apre una nuova prateria per “esperti indipendenti” di valutazione, per le attività di “sostegno” – finora limitate al contesto scolastico – per psicologi, assistenti sociali. Amici di Tempi, forse è il caso di prendere l’iniziativa per primi, altrimenti ci sarà qualcun altro che lo farà e dalla dittatura degli esperti non ci si salva. Perché non costituiamo un’azienda, che so io qualcosa del tipo IVASPE (Istituto per la Valutazione e il Sostegno da Pedofilia Ecclesiale)? Prepariamo formulari, test, quiz, procedure di screening e assistenza psicorelazionale. Oltretutto c’è da cavarci un pacco di quattrini.
Meglio riderci sopra. Non so se questa ondata venga dalle coste statunitensi, ma certo è un autentico tsunami di cretinismo.
(Tempi, 28 aprile 2010)