Andiamo a chiudere i diplomifici

Marco Lodoli commenta la pessima pratica dei diplomifici…

 

 

Tempo d’esami, tempo di valutazioni: e tra poco non soltanto i nostri studenti saranno giudicati, ma anche le scuole, i presidi, gli insegnanti. La tendenza è questa, dolorosa ma a quanto pare necessaria. In tutta Europa, proprio per garantire una buona offerta formativa ai ragazzi, per rassicurare i genitori, per essere davvero efficienti e non buttare al vento tanti anni di studio, si cerca di capire se le scuole sono all’altezza o se battono la fiacca.
Sarà una rivoluzione non facile da digerire, perché ogni insegnante crede giustamente di dare il meglio di sé e non tollera sguardi indiscreti nel registro e nella sua programmazione, perché i dirigenti scolastici sono già oberati di impegni e certo non faranno salti di gioia all’arrivo degli ispettori ministeriali. Però la linea è questa, bisognerà abituarsi a rendere conto del proprio operato. C’è però un aspetto di tutta la faccenda che fatico a digerire.
Perché le scuole pubbliche devono essere sistemate sul piatto della bilancia, esaminate con scrupolo intransigente, mentre continuano a proliferare, senza che nessuno dica niente, senza alcun controllo, i diplomifici? I cartelloni della mia città ora sono invasi dalla pubblicità di scuole fantasma che garantiscono il recupero degli anni perduti: due anni in uno, tre anni in uno, quattro anni in uno, non c’è problema. Basta pagare. Anche io, da giovane, per sbarcare il lunario ho insegnato per un poco in una di queste fabbriche di diplomi.
Sul registro avevo l’elenco degli studenti, trenta, trentacinque nomi per classe, ma in realtà sui banchi trovavo solo una decina di ragazzi sbadiglianti, sfaticati, somarissimi figli di papà che si sentivano sicuri della promozione visto che qualcuno lasciava ogni mese un assegno in segreteria. Gli altri stavano in altre città, si affacciavano ogni morte di papa, tanto per dimostrare la loro esistenza in vita. Queste scuole sono semplicemente uno scandalo, andrebbero chiuse per sempre, senza pietà, e invece continuano ad arricchirsi producendo ignoranza e ingiustizia.
Non sono le scuole private cattoliche, che conservano sempre una qualche decenza e a volte sono persino di buon livello: sono piccole imprese a delinquere, teatrini vergognosi dove si recita la farsa dello studio fasullo e dei voti regalati, anzi comprati. E allora, se davvero si vuole allineare la scuola italiana agli standard europei, se si vuole ficcare il naso nel lavoro di insegnanti e presidi, io pretendo che la stessa severità venga applicata a questi luoghi – non meritano nemmeno l’appellativo di scuole – dove si mercifica il presente e il futuro. Facciamo piazza pulita di questi indegni mercatini, e poi pensiamo al resto.

24 giugno 2014
da tiscali.it

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