Anief: Il ddl stabilità è incostituzionale (da tuttoscuola)


 

“Sul web sono state raccolte 20.000 firme in poche ore contro una norma che allontanerebbe l’Italia dagli altri Paesi dell’Ocse e avrebbe violato due precisi articoli della Costituzione”.

Così Marcello Pacifico, Presidente Anief e delegato Confedir per la Scuola, dopo aver apposto anche la sua firma alla petizione pubblica.

L’Anief chiede al ministro della pubblica istruzione Francesco Profumo di fare un passo indietro sull’aumento dell’orario di lavoro degli insegnati a ’24 ore’ con il contratto bloccato.

I dati della ricerca “Education at a Glance” che pone a confronto i sistemi educativi nell’ultimo decennio nei 37 Paesi più economicamente avanzati, dimostrano come il carico di lavoro (didattica) dei docenti italiani sia nella media, per la scuola materna ed elementare (12 ore in meno), di poco inferiore per la scuola media (74 ore) e per la secondaria superiore (28 ore).

E se complessivamente i docenti italiani lavorano una settimana in meno e dieci giorni in meno rispetto agli altri, hanno avuto, però, soltanto il 5% di aumento di stipendio rispetto al 20% degli altri e continuano a perdere a fine carriera 8.000 euro annui. Per questo l’aumento di 234 ore dell’orario di lavoro (6 ore per 39 settimane) proposto dal Governo è fuori da ogni logica e anche privo di buon senso, vista l’evidente discriminazione nel trattamento economico.

“L’articolo 39 della Costituzione, d’altronde, – prosegue Pacifico – prevede che il rapporto di lavoro sia regolato da un accordo tra la parte datoriale e il sindacato, mentre l’articolo 36 della Costituzione impone uno stipendio proporzionale alla mole di lavoro e l’obbligo delle ferie che non possono essere considerate una monetizzazione di una prestazione lavorativa, ma un riposo dall’ordinario lavoro”.

Per queste ragioni, Anief ha lanciato un appello al ministro Profumo perché ritiri questa insensata e incostituzionale proposta.