“un’altra questione fondamentale riguarda il “costo standard di sostenibilità per allievo” approfondito analiticamente nel saggio Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato (Giappichelli 2015). Il costo standard per allievo è un concetto estremamente interessante e rappresenta una delle soluzioni concrete per intraprendere la strada verso l’effettiva parità del sistema. La sua applicazione sarebbe senza oneri e su scala nazionale produrrebbe un risparmio di circa due miliardi e mezzo di euro per lo Stato (risparmio che si può quantificare a seconda di parametri presi in esame. Pur tuttavia resta un’operazione a costo zero), soldi che potrebbero essere investiti diversamente. ”

“Suor Anna Monia Alfieri può essere considerata a tutti gli effetti la figura di riferimento per quanti si battono affinché sia davvero garantita la libertà di scelta educativa nel nostro Paese. Paladina dell’uguaglianza tra scuola pubblica e scuola paritaria,”
Pietro Di Michele su formiche.net del 27 gennaio 2017
[1) abilmente la ministra Valeria Fedeli ha instradato la questione “costo standard” sul binario morto o senza fine del gruppo di lavoro specifico, come se Miur e Gabriele Toccafondi fossero digiuni e ignari sull’argomento paritarie; ma siamo già in campagna elettorale ….; 2) alla brava ed attivissima suora delle Marcelline, è lo stesso sito formiche.net a riconoscerle il ruolo di testimonial, un po’ come à stata Sabrina Ferilli per poltronesofà .]

 

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Scuola. Statale e paritaria, la vera ricetta per un sistema integrato

Nella legge di bilancio 2017 le scuole paritarie sono state equiparate alle scuole statali per quanto riguarda la partita dei fondi Pon. Ma non basta.
di Anna Monia Alfieri – 14 ottobre 2017
Caro direttore,

di recente si è tenuto il convegno “Arte, Formazione e Cultura” organizzato dall’Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline di Milano, per l’inaugurazione dei nuovi locali dell’istituto che ospitano la Scuola Accademia Ucraina di Balletto.

L’occasione è stata propizia per parlare di scuola e per confrontarsi su alcuni importantissimi temi che riguardano il sistema formativo italiano nel suo complesso. I relatori sono stati di assoluto rilievo, con la presenza di importanti cariche istituzionali, come la senatrice Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, Gianni Bocchieri per l’assessore all’Istruzione di Regione Lombardia Valentina Aprea, Delia Campanelli direttore generale dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia e ancora docenti universitari, dirigenti scolastici, giornalisti.

Una questione annosa riguarda l’effettivo grado di parità scolastica raggiunto nel nostro paese dal varo della legge 62/2000, quella che normativamente incluse nel sistema della scuola pubblica le scuole statali e le scuole paritarie. Al di là di qualche buona intenzione, l’obiettivo dell’effettiva parità tra scuola statale e scuola paritaria sembra molto lontano dall’essere raggiunto e mai veramente nessuno ha operato (o è riuscito a operare) per una reale parificazione degli operatori scolastici. Il sistema oscilla sempre tra un tentativo di nullificazione di un’offerta formativa plurale e timide aperture verso un riconoscimento pubblico effettivo. Esempi interessanti si trovano a livello regionale più che nazionale, ma questo non è sufficiente per portare in equilibrio il sistema.

Il complesso delle scuole paritarie è un asset importante per il Paese, sia dal punto di vista culturale ma anche per la dimensione sociale ed economica. Sostenere l’intrapresa educativa significa sostenere centri di cultura e formazione che danno lavoro a decine di migliaia di persone. Allo stesso tempo garantire la pluralità dell’educazione non significa abdicare alla qualità dell’offerta formativa, ma valorizzare le identità delle diverse proposte educative all’interno di un sistema coerente e controllato. Purtroppo la declinazione attuale della parificazione delle scuole fa pensare più ad un tentativo di omologazione dell’offerta e a una riduzione significativa della polifonicità educativa. Ma il pluralismo del sistema scolastico (all’interno di regole condivise e rispettose dei valori della Costituzione) lungi dal contraddire elevati standard qualitativi, è invece stimolo per la crescita complessiva del sistema di formazione. Uniformare per controllare è un rischio che la scuola in Italia sta realmente correndo. Negli anni Settanta Meyer e Rowan scrivevano sull’isomorfismo organizzativo, che nel caso delle scuole altro non significa che lo schiacciamento delle diverse identità protagoniste di un sistema vivo e complesso. Allo stesso tempo però salvaguardare l’identità delle scuole paritarie è una delle priorità delle stesse famiglie, che scelgono spesso una scuola piuttosto che un’altra per un certo sistema di valori che le caratterizza. Questa scelta è oggi pesantemente condizionata dal dato economico, visto che le famiglie devono pagare due volte la scuola: con le tasse e con l’eventuale retta, indispensabile per sostenere lo sforzo organizzativo delle scuole paritarie.

Charles Glenn, un noto sociologo dell’educazione statunitense, diceva che l’Italia e gli Stati Uniti hanno in comune una singolare caratteristica: le loro scuole pubbliche costano molto e rendono poco in termini di qualità del servizio.

Sfortunatamente il dibattito su questo tema strategico è stantio e ideologicamente troppo connotato. Politicamente sembra anche condizionato da interessi forti, ma che occorre superare se si vuole realizzare un sistema dell’istruzione pubblico vivace e propositivo.

La ministra Fedeli, stimolata sul tema della parità e su quali azioni intende svolgere per favorire un allineamento della situazione italiana al contesto europeo in termini di libertà di scelta educativa, ha preso posizione su alcune questioni: per prima cosa, ha affermato che nella legge di bilancio 2017 le scuole paritarie sono state equiparate alle scuole statali per quanto riguarda la partita dei fondi Pon, in gran parte derivati da finanziamenti europei.

Se questo è un passo importante, un’altra questione fondamentale riguarda il “costo standard di sostenibilità per allievo” approfondito analiticamente nel saggio Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato (Giappichelli 2015). Il costo standard per allievo è un concetto estremamente interessante e rappresenta una delle soluzioni concrete per intraprendere la strada verso l’effettiva parità del sistema. La sua applicazione sarebbe senza oneri e su scala nazionale produrrebbe un risparmio di circa due miliardi e mezzo di euro per lo Stato (risparmio che si può quantificare a seconda di parametri presi in esame. Pur tuttavia resta un’operazione a costo zero), soldi che potrebbero essere investiti diversamente.

Da tutto ciò deriva anche la difesa di un diritto sancito dall’articolo 30 della Costituzione, quello della reale libertà di scelta da parte delle famiglie e della garanzia di un pluralismo educativo ma che potrebbe significare anche l’inizio di un new dealsull’educazione, la possibilità di investire in formazione e rendere attraente questo campo anche per investitori privati, oggi piuttosto scoraggiati in tal senso.

La ministra Fedeli ha promesso la prossima formazione di un gruppo di lavoro e di ricerca sul costo standard, un passo importante che può spostare il livello del dibattito su un terreno meno ideologico e più produttivo.

Interessante rilevare come la proposta del costo standard per allievo, maturata a Palazzo Trastevere con la ministra Stefania Giannini che del saggio scrisse la prefazione, sembra trovare terreno fertile con la ministra Valeria Fedeli. Nessun cedimento su una proposta che trova ormai la convergenza di quanti credono al binomio dell’educazione e della libertà educativa, perché i vantaggi che derivano dalla libera intrapresa educativa di eccellenza rappresentano solo un bene per la comunità e per lo Stato.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2017/10/14/SCUOLA-Statale-e-paritaria-la-vera-ricetta-per-un-sistema-integrato/787290/

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Scuole paritarie, Turi (Uil): vescovi scrivono libertà scelta educativa, in realtà si legge finanziamento statale

Comunicato Uil – 8 giugno 2017
Nel documento del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, i vescovi scrivono libertà di scelta educativa,  quel che leggiamo è finanziamento dello Stato – è il commento del segretario generale della Uil Scuola Pino Turi, dopo le affermazioni di Mons. Crociata sulle scuole paritarie.

La legge, anche quella della parità scolastica,  non può ribaltare un preciso limite costituzionale – sottolinea Turi.  Ancora una volta si rincorre,  dietro principi e valori di parte, la volontà di superare il dettato costituzionale che, espressamente, prevede che queste scuole siano senza oneri per lo Stato.

Chiedere, costantemente, a sostegno del sistema delle paritarie flussi finanziari del bilancio pubblico – continua Turi –  e volerli anche  giustificare come un risparmio netto per l’erario,  adducendo motivazioni demagogiche di grandi risparmi attraverso i costi standard, equivale ad alzare muri di incomunicabilità che si trasformano in una guerra tra sistemi: spostare dallo Stato al privato risorse, peraltro sempre più scarse, significa voler privatizzare un bene che deve rimanere pubblico e statale per garantire quell’insegnamento – laico e per tutti – voluto dai nostri padri costituenti.

In un momento di grandi mutazioni sociali e culturali che ci consegna una società multiculturale e multietnica – sottolinea il segretario della Uil scuola – appare oltremodo avventuroso proporre di  spostare risorse dalle scuole statali a quelle private.
Per avere una buona scuola privata occorre un’ottima scuola statale, era il monito di Piero Calamandrei.

Ipotizzare risparmi sul settore istruzione, con proposte come quelle dei costi standard, condannerebbe l’Italia ad essere ancora fanalino di coda, nella zona euro, in termini di spesa per l’istruzione in rapporto al PIL.
Questo Governo ha già finanziato, con diversi interventi e contributi, le scuole private.

Le risorse disponibili per l’istruzione vanno indirizzate alle scuole statali, quelle frequentate dal 94% dei giovani italiani. E’ sul buon funzionamento di questa scuola che  le forze politiche e il Parlamento si devono cimentare. Non sono scelte ideologiche quelle da fare, ma strategiche per il Paese. E’ preciso compito della politica indirizzare le scelte non verso interessi di parte, ma verso quelli collettivi.

https://www.orizzontescuola.it/scuole-paritarie-turi-uil-vescovi-scrivono-liberta-scelta-educativa-realta-si-legge-finanziamento-statale/
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Finanziamenti alle scuole paritarie: è scontro tra Toccafondi e Turi (Uil scuola)
https://www.professionistiscuola.it/varie/2537-finanziamenti-alle-scuole-paritarie-e-scontro-tra-toccafondi-e-turi-uil-scuola.html
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Lo «school bonus» per le scuole non statali viene versato direttamente agli istituti, mentre per le statali c’è una lunga trafila burocratica
http://www.corriere.it/scuola/17_febbraio_03/scuola-uil-contro-ministero-piu-facile-dare-fondi-paritarie-0c56ae72-e98c-11e6-9abf-27281e0d6da4.shtml
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Suor Anna Monia Alfieri può essere considerata a tutti gli effetti la figura di riferimento per quanti si battono affinché sia davvero garantita la libertà di scelta educativa nel nostro Paese. Paladina dell’uguaglianza tra scuola pubblica e scuola paritaria,
http://formiche.net/2017/01/27/suor-anna-monia-alfieri-scuola/
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Testimonial è un termine inglese ripreso in italiano e in numerose altre lingue nell’ambito della comunicazione e della pubblicità. Con il termine testimonial si fa riferimento ad una specifica forma di pubblicità in cui, oltre al prodotto e al consumatore, è presente una terza figura, quella del testimonial appunto, che con il sorriso, la cordialità, la competenza dimostrata e le qualità morali di cui è implicitamente portatore, garantisce personalmente in merito alla bontà del prodotto reclamizzato. Di cartone o in carne e ossa, celebre o sconosciuto, il testimonial, nel panorama pubblicitario odierno, diviene il vero protagonista, scalzando talvolta il prodotto stesso, che risulta “vampirizzato”, offuscato, adombrato dalla sempre più onnipresente figura del testimonial.
https://it.wikipedia.org/wiki/Testimonial
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testimonial ‹testimóuniël› s. ingl. (propr. «testimoniale, certificato che attesta la prestazione di un servizio»; pl. testimonials ‹testimóuniël›), usato in ital. al masch. – Messaggio pubblicitario caratterizzato dalla presenza di un personaggio noto che si fa garante verso il pubblico della qualità del prodotto reclamizzato; più comunem., il personaggio stesso, per lo più un attore, un’attrice, una persona nota o comunque di successo, ma anche un personaggio di fantasia, di un disegno animato, che, soprattutto in spot televisivi, fa la pubblicità del prodotto.
http://www.treccani.it/vocabolario/testimonial/
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Poltronesofà, da Antitrust multa di 500mila euro per pubblicità ingannevole
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/17/poltronesofa-antitrust-multa-500mila-euro-per-pubblicita-ingannevole/1217341/
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Fedeli: un gruppo di lavoro per il costo standard / …. e andate in pace / mini dossier
http://www.gildavenezia.it/fedeli-un-gruppo-di-lavoro-per-il-costo-standard-e-andate-in-pace-mini-dossier/
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