E’ tornato il teatro di prosa al Teatro greco di Taormina. Ed è stato un grande ritorno, grazie alla Fondazione Taormina arte Sicilia, con una tragedia tra le più belle mai scritte, l’Antigone di Sofocle, e un convincente cast, composto da Massimo Venturiello, Giulia Sanna, Ludovica Bove, Stefano De Santis, Francesco Patanè, Carla Cassola, Andrea Monno, Franco Silvestri, Andrea Colangelo, Angelo Tanzi e Giuseppe Spezia

Ma partiamo dalla fine. Proprio Massimo Venturiello, regista dello spettacolo nonché protagonista nel ruolo di Creonte, dopo i lunghi applausi conclusivi, ha chiesto un attimo di silenzio, prorompendo in un vero e proprio grido di dolore: dov’è finito il teatro di prosa a Taormina? Uno dei palcoscenici più belli del mondo vede latitare proprio le performances che più si adatterebbero allo scenario e all’atmosfera.

E dunque questo Antigone taorminese ha assunto una doppia valenza, di  dramma intenso sul palcoscenico e di monito affinchè questo tipo di spettacoli si ripetano e moltiplichino.

Davvero la grande passione di Massimo Venturiello regista e attore si è percepita palpabilmente in un pièce di impostazione tutto sommato classica con le belle musiche di Germano Mazzocchetti, i sobri ed eleganti costumi di Helga Williams e le essenziali scene di Alessandro Chiti. In questa atmosfera si sono mossi con maestria i personaggi, inframezzati da un coro che ha recitato e cantato gli splendidi stasimi della tragedia sofoclea, in particolare quello sulla grandezza dell’uomo. Giulia Sanna è stata un’Antigone fiera quanto basta, con una recitazione contenuta, mai sopra le righe, sempre attenta a dare dell’eroina sofoclea un’immagine profonda e tutta interiore; Massimo Venturiello, nel ruolo del “cattivo” Creonte, il suo irriducibile antagonista, ha conferito al personaggio una dolcezza malinconica ed esistenziale gradevole, atta ad esprimere il messaggio più profondo di Sofocle, quel pianto finale sulle sventure umane che non risparmiano nessuno, nemmeno gli uomini più potenti.

Bravi anche Francesco Patanè, un giovane promettente, che è stato un Emone innamorato senza riserve di Antigone e lacerato tra l’affetto per il padre e l’amore per la sua donna, manifestando un ‘ottima tecnica e una visibile corporeità, e Ludovica Bove nel ruolo di Ismene, passiva e rassegnata al suo ruolo di donna obbediente.

Dulcis in fundo l’arrivo in scena di uno straripante Tiresia, interpretato dalla coinvolgente Carla Cassola, che, con una recitazione volutamente sguaiata, irriverente, quasi aggressiva ha riaffermato prepotentemente l’assoluta superiorità della legge divina su quella umana, confermando che l’antitesi tra il diritto naturale e quello positivo, è davvero insanabile.

Questa Antigone si conferma, dunque, un esempio sorprendente di complessità e ricchezza drammaturgica. Da qui nasce il tragico,  da qui una bella pagina di teatro di prosa taorminese, che speriamo sia solo l’inizio di una lunga storia…

Silvana La Porta