Assenze per visite specialistiche o a esami diagnostici: i lavoratori potranno, come stabilito nel contratto, usufruire delle assenze per malattia…

La questione, di notevole importanza, era stata sollevata dalla Flcgil, dopo un lungo iter dal Decreto legislativo 165/2001, che, come è noto, prevedeva che i pubblici dipendenti che devono sottoporsi a visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici non potevano più fruire di assenze per malattia bensì di permessi.

Con la circolare n. 2 del 17 febbraio 2014 del Dipartimento della Funzione Pubblica si era giunti a un atto profondamente lesivo dei diritti dei lavoratori pubblici dei comparti scuola, università, ricerca ed AFAM poiché imponeva misure fortemente restrittive al godimento di un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito quale quello alla salute.

La circolare della FP, infatti, per l’effettuazione delle visite specialistiche imponeva il ricorso all’utilizzo dei permessi personali (permessi già insufficienti per i fini per i quali sono contrattualmente previsti) in luogo delle assenze per malattia, introducendo così limitazioni non previste dalla normativa primaria a cui la circolare si richiama (Legge 125/2013) oltre che in contrasto con tutte le disposizioni contrattuali dei comparti scuola, università, ricerca e afam.

Per questi motivi la FLC CGIL aveva presentato ricorso al Tar Lazio chiedendo l’annullamento della circolare.

Adesso giunge una sentenza del TAR del Lazio, la n. 5714 pubblicata in data 17 aprile 2015, che ha annullato proprio la Circolare Ministeriale 2/2014 adottata dalla Funzione Pubblica sulle assenze per visite specialistiche e afferma che l’Amministrazione non può emanare una circolare ministeriale per cambiare unilateralmente quanto stabilisce e regola il contratto.

I giudici amministrativi hanno rilevato la differenza delle finalità che la norma contrattuale attribuisce ai permessi per motivi personali (limitati a pochi giorni) e alle assenze per malattia, nelle quali rientrano le visite specialistiche, le terapie e gli accertamenti diagnostici. Dunque la CM impugnata, affermano i giudici amministrativi, “è illegittima” in quanto la materia “trova il suo naturale elemento di attuazione nella disciplina contrattuale da rivisitare e non in atti generali che impongono modifiche unilaterali in riferimento a CCNL già sottoscritti”.

In sostanza, per sottoporsi a visite o esami specialistici, si torna alle assenze per malattia, com’è giusto, naturale e civile.

Silvana La Porta