“Un’eventuale controriforma della scuola potrebbe attuarla solo chi governerà il Paese dopo le nuove elezioni. Sempre che a vincerle sia un partito o una coalizione che oggi si dice avversa alla Buona Scuola” e che poi si confermi coerente con la propria linea politica.

Così ha risposto Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, nel corso della prima puntata del 2017 della rubrica settimanale “L’angolo del direttore”, alla redazione di Radio Cusano Campus che gli chiedeva se dobbiamo aspettarci cambiamenti sulla contestata riforma della scuola approvata nel mese di luglio 2015 dal Parlamento italiano.

[Le dichiarazioni del Direttore di Tecnica della Scuola appaiono come un assist indebito alla politica scolastica del governo precedente e al consolidarsi degli effetti della l. 107. Assist dannoso per la scuola e di cui non si sentiva il bisogno. Se la nuova ministra è determinata e coraggiosa dovrebbe pretendere un decreto sospensivo a termine degli effetti della l. 107 stessa, tipo “Il ministro dell’IUR può sospendere e ritardare fino a 18 mesi  l’applicazione dei commi della legge 107 che non riguardano l’assunzione del personale a t.i.”, un solo articolo, un solo comma! Infatti Valeria Fedeli verrà giudicata non solo per quello che farà, come ha risposto a Sergio Staino, ma anche per quello che non farà. Costituisce anomalia il fatto che Miur proceda per inerzia e senza un programma dichiarato alle Camere.v.p.]

——-

Cambiare la Legge 107/15 si può, ma non possiamo chiederlo a questo Governo

 – Martedì, 03 Gennaio 2017

Risultati immagini per assist

 

“È assai improbabile che questo Governo possa mettere mano alla Legge 107/15”.

“Un’eventuale controriforma della scuola potrebbe attuarla solo chi governerà il Paese dopo le nuove elezioni. Sempre che a vincerle sia un partito o una coalizione che oggi si dice avversa alla Buona Scuola” e che poi si confermi coerente con la propria linea politica.

Così ha risposto Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, nel corso della prima puntata del 2017 della rubrica settimanale “L’angolo del direttore”, alla redazione di Radio Cusano Campus che gli chiedeva se dobbiamo aspettarci cambiamenti sulla contestata riforma della scuola approvata nel mese di luglio 2015 dal Parlamento italiano.

Giuliani ha detto che quella che ha preso in mano il Miur a fine 2016 è una gestione con dei tempi compressati, duranti i quali difficilmente si potranno realizzare cambiamenti sostanziali: “è vero che il nuovo ministro, Valeria Fedeli, ha un passato da sindacalista ed è stato probabilmente scelto soprattutto per ricucire il rapporto, ridotto ai minimi termini, con i rappresentanti dei lavoratori. Oltre che per recuperare punti a livello di opinione pubblica (in vista delle prossime elezioni che speriamo possano farsi con la rinnovata legge elettorale). È però altrettanto vero che pure per realizzare un decreto legge occorre poi farlo approvare dalle Camere e, francamente, sei mesi di tempo sono davvero pochi per vedere realizzati cambiamenti importanti. Anche se chiesti dalla maggioranza dei docenti”.

Il direttore della Tecnica della Scuola si è detto quindi convinto che “alla fine con questo Governo si realizzeranno delle modifiche, probabilmente sul fronte della mobilità, ma la linea tracciata rimane quella del Governo Renzi”.

A proposito della nuova mobilità professionale dei docenti, alla luce dell’intesa politica raggiunta lo scorso 29 dicembre, Giuliani ha detto che “se dopo i trasferimenti su ambiti territoriali, su cui andranno a finire solo gli assunti dopo il 2014, a differenza di quanto indicato dal comma 73 della Buona Scuola che non prevede distinzioni di sorta, i sindacati dei lavoratori (non quadri o dirigenti) riusciranno anche a depotenziare la chiamata diretta, allora i presidi avranno le loro buone ragioni per alzare la voce”.

“Anche perché a produrre il testo avevano collaborato diversi dirigenti scolastici che in questa legislatura siedono tra i banchi del Parlamento”, soprattutto dell’area Pd. “E quanto accaduto in queste ore, con il vice-presidente Anp, Mario Rusconi, in polemica con il segretario generale Flc-Cgil, va proprio in questa direzione”.

A Giuliani è stato anche chiesto un parere sui motivi di dissenso contro la Legge 107: “sicuramente – ha risposto – nella stesura della riforma non è stata seguita la piazza. Quando Renzi ha detto ‘se la Cgil non è con noi, ce ne faremo una ragione’, non si è evidentemente reso conto del pericolo a cui andava incontro”.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/26458-cambiare-la-legge-107-15-si-puo-ma-non-possiamo-chiederlo-a-questo-governo.html

+++++++

 

Fedeli: ecco perché sono ministro al Miur
Fedeli: ecco perché sono ministro al Miur
Miur, Valeria Fedeli chiede scusa: ‘ecco perché sono ministro’Valeria Fedeli chiede scusa in una lettera all’Unità e spiega cosa intende lei per essere ministro dell’Istruzione al Miur

Valeria Fedeli spiega perché resta al Miur e chiede scusa per quanto accaduto con le seguenti parole:

“Per la prima volta, oggi, mi trovo a ricoprire… un incarico nuovo e nuove responsabilità, che vivo però in perfetta continuità con l’esperienza della mia vita, con l’attenzione alla vita reale delle persone, ai bisogni e alle speranze, l’ascolto e il dialogo, la determinazione per trovare i punti che uniscono. Ho iniziato ora il mio lavoro da ministra e l’ho fatto impegnandomi subito. Ma queste prime giornate sono state – nel dibattito pubblico o meglio nel confuso chiacchiericcio che rischia di prendere lo spazio di un vero dibattito e che nasconde, mi pare, un attacco politico e culturale ben chiaro – anche dalle polemiche. Voglio fare chiarezza: c’è stata – evidentemente – una leggerezza, da parte mia, un errore nella cura e nella gestione del racconto di un passaggio della mia vita, quello del titolo di studio… Di questa leggerezza, di questo errore, mi scuso, con tutte e tutti, soprattutto con coloro che fanno parte del mondo della scuola dell’università e della ricerca.”

Non sono ministra per insegnare loro qualcosa, né per convincerli delle mie idee, ma per ascoltarli, dialogare, fare sintesi. Il mio compito è migliorare e manutenere quello che già esiste, ma la sfida sarà quella di lavorare non solo sulle emergenze: dobbiamo tracciare una rotta per politiche sul sapere che sappiano guidarci verso uno sviluppo più inclusivo e sostenibile, per creare una società più giusta e dinamica. La valorizzazione dei talenti non deve essere alternativa al sostegno di chi resta indietro, dobbiamo dare non solo a tutte e tutti le stesse possibilità, ma fare in modo che attraverso l’impegno si possa trovare nel sapere un riscatto, una leva per cambiare e migliorare la propria condizione.”

“Questa è la lezione della nostra Costituzione. La conoscenza è determinante per una società più dinamica e in grado di competere meglio sugli scenari europei e internazionali, ed è centrale anche per ricucire le troppe fratture tra aree diverse del nostro Paese. Hai ragione, la strada più semplice davanti all’asprezza delle polemiche sarebbe stata quella di fuggirle. Noi, invece, non scegliamo le cose semplici. Ho commesso un errore. Accetto però oggi la sfida e l’impegno che mi vengono richiesti, chiedo solo di essere giudicata per il lavoro che farò nei prossimi mesi.”

Miur, Valeria Fedeli chiede scusa: ‘ecco perché sono ministro’

+++++++

Giudicatemi su ciò che farò

20160531_FEDELI_U

Ho commesso un errore. Mi scuso, con tutte e tutti, soprattutto con coloro che fanno parte del mondo della scuola dell’università e della ricerca.

Caro Sergio, ho trovato molto intenso ed emozionante quello che hai scritto nel tuo editoriale in forma di lettera. Ti ringrazio per le parole affettuose che hai voluto dedicarmi, ricordando il senso dell’impegno politico e sindacale che ha caratterizzato la mia vita.

Non ci lega un’amicizia di lunga data, e non abbiamo un’abitudine a frequentarci, ma le volte che ci siamo incontrati e parlati ho avvertito sempre quella familiarità che unisce quelli della nostra generazione che hanno vissuto le passioni ideali, i valori dell’uguaglianza, le battaglie concrete per aiutare lavoratrici e lavoratori, donne e uomini che ciascuno di noi (io nel lavoro sindacale e tu disegnando le tue meravigliose storie, e tutti e due nell’impegno politico e civile) ha sempre cercato di rappresentare. Per la prima volta, oggi, mi trovo a ricoprire – anche io come te – un incarico nuovo e nuove responsabilità, che vivo però in perfetta continuità con l’esperienza della mia vita, con l’attenzione alla vita reale delle persone, ai bisogni e alle speranze, l’ascolto e il dialogo, la determinazione per trovare i punti che uniscono. Ho iniziato ora il mio lavoro da ministra e l’ho fatto impegnandomi subito. Ma queste prime giornate sono state – nel dibattito pubblico o meglio nel confuso chiacchiericcio che rischia di prendere lo spazio di un vero dibattito e che nasconde, mi pare, un attacco politico e culturale ben chiaro – anche dalle polemiche. Voglio fare chiarezza: c’è stata – evidentemente – una leggerezza, da parte mia, un errore nella cura e nella gestione del racconto di un passaggio della mia vita, quello del titolo di studio.

Ho fatto le scuole per diventare una maestra d’asilo, lavoro bellissimo che ho fatto da giovanissima per qualche anno. Poi ho frequentato, diplomandomi, la scuola che all’epoca formava gli assistenti sociali. Oggi questi percorsi di studio sono completamente cambiati e d’altra parte – per me come per te – la vita ha preso un’altra strada: la passione politica e l’impegno nel sindacato sono state le mie scelte di vita. So che molti tra le lettrici e i lettori dell’Unità hanno compiuto le stesse scelte nel tempo e molti di loro sono stati i miei compagni nella storia, difficile, bellissima e quotidiana, di questo Paese.

Di questa leggerezza, di questo errore, mi scuso, con tutte e tutti, soprattutto con coloro che fanno parte del mondo della scuola dell’università e della ricerca.

Non sono ministra per insegnare loro qualcosa, né per convincerli delle mie idee, ma per ascoltarli, dialogare, fare sintesi. Il mio compito è migliorare e manutenere quello che già esiste, ma la sfida sarà quella di lavorare non solo sulle emergenze: dobbiamo tracciare una rotta per politiche sul sapere che sappiano guidarci verso uno sviluppo più inclusivo e sostenibile, per creare una società più giusta e dinamica. La valorizzazione dei talenti non deve essere alternativa al sostegno di chi resta indietro, dobbiamo dare non solo a tutte e tutti le stesse possibilità, ma fare in modo che attraverso l’impegno si possa trovare nel sapere un riscatto, una leva per cambiare e migliorare la propria condizione.

Questa è la lezione della nostra Costituzione. La conoscenza è determinante per una società più dinamica e in grado di competere meglio sugli scenari europei e internazionali, ed è centrale anche per ricucire le troppe fratture tra aree diverse del nostro Paese. Hai ragione, la strada più semplice davanti all’asprezza delle polemiche sarebbe stata quella di fuggirle. Noi, invece, non scegliamo le cose semplici.

Ho commesso un errore. Accetto però oggi la sfida e l’impegno che mi vengono richiesti, chiedo solo di essere giudicata per il lavoro che farò nei prossimi mesi.

http://www.unita.tv/opinioni/giudicatemi-su-cio-che-faro/