Assunzioni regionali? Non violano i principi europei Di Mario Pittoni Capogruppo Lega Nord Commissione Istruzione Senato  Punto di vista Accesso ai concorsi in base al domicilio professionale, così garantiamo la libera circolazione…(da ItaliaOggi)
In un articolo di Italia Oggi del 15 aprile scorso, dal titolo «Ma l’Unione europea potrebbe stoppare il progetto», si paventa un possibile contrasto del nostro disegno di legge per «il reclutamento regionale del personale docente» della scuola con la normativa comunitaria. Il progetto, di cui sono primo firmatario, è depositato sia al senato che alla camera ed è siglato da tutti i parlamentari del Carroccio.
E recentemente è stato riproposto in un articolato, sempre dalla Lega, alla camera. Esso introduce un sistema di assunzione dei docenti delle scuole statali attingendo gli aspiranti all’insegnamento da appositi albi regionali, ai quali si potrà accedere con i titoli, il superamento di un test di preparazione e la residenza in uno dei comuni della regione. La critica riguarda quest’ultimo requisito, che creerebbe un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori comunitari, dal momento che questi ultimi si vedrebbero preclusa la possibilità di venire ad insegnare nel nostro paese, non essendo in possesso della residenza. Una precisa norma prevede però che «per i cittadini degli stati membri dell’Unione europea, ai fini dell’iscrizione in albi, elenchi o registri, il domicilio professionale è equiparato alla residenza». Questo cosa vuol dire? È noto che per domicilio si intende il luogo in cui una persona realizza la propria attività; per un docente, quindi, il domicilio professionale non può che essere quello in cui intende esercitare la professione di insegnante. L’ingresso nella professione docente attualmente avviene, oltre che a seguito del superamento del concorso a cattedre o a posti di insegnamento, mediante l’inclusione in una graduatoria provinciale per soli titoli. Considerato che in relazione a pronunce da parte dei giudici amministrativi, e a seguito di successive norme di legge, si è consentito a uno stesso aspirante l’inclusione in graduatorie di più province, il problema che ora si pone è quello di individuare quell’unica graduatoria provinciale da assumere come domicilio professionale. La soluzione va individuata tenendo conto del momento in cui, prima delle pronunce dei tribunali amministrativi e degli interventi legislativi, i docenti che ambivano ad insegnare potevano essere inclusi in una sola graduatoria provinciale. Sulla base di queste considerazioni la provincia da assumere come domicilio professionale del docente può essere solo quella della graduatoria in cui i docenti hanno chiesto di essere inclusi nell’anno scolastico 2007/2008, quando queste graduatorie sono state trasformate (legge finanziaria 2007) in graduatorie ad esaurimento, nel senso che dopo quell’anno non è stato più consentito a nuovi aspiranti di chiedervi l’inclusione. L’istituzione degli albi regionali dei docenti rappresenta la svolta innovativa nel meccanismo di reclutamento degli insegnanti, anche se destinata a coesistere ancora per un certo periodo con la gestione delle attuali graduatorie ad esaurimento. Il sovrapporsi delle politiche scolastiche degli ultimi cinquant’anni, favorendo una diminuzione del filtro di accesso alla professione, ha creato una sacca di insegnanti precari iscritti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento che, soprattutto per ambiti di insegnamento particolarmente affollati (insegnanti elementari, materie letterarie, lingue straniere, discipline artistiche), sarà assorbita solo nel tempo.
Note: ItaliaOggi Azienda Scuola 27/04/2010