Bussetti verso una sanzione più lieve alla docente palermitana / uno o due giorni di sanzione in meno?!

L’aria intorno alla Lega si sta facendo incandescente e l’imbarazzo del ministro si fa sempre più evidente. Incalzato dalle domande dei presentatori della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, ha risposto che lui avrebbe optato per una sanzione più lieve.

[Bugiardino. Salvini è per un solo giorno di sanzione in meno, Bussetti due, Giuliano addirittura tre! Lucia Borgonzoni del tutto contraria. v.p.]

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Il ministro Bussetti verso una sanzione più lieve alla docente palermitana

di Bruno Ventura, Scuola in Forma, 20.5.2019 

 

Il caso della docente sanzionata, professoressa Rosa Maria Dell’Aria, continua a tenere banco nel mondo della scuola. Il ministro Bussetti si è espresso ancora compiendo una mezza marcia indietro sul provvedimento comminato alla docente. L’aria intorno alla Lega si sta facendo incandescente e l’imbarazzo del ministro si fa sempre più evidente. Incalzato dalle domande dei presentatori della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, ha risposto che lui avrebbe optato per una sanzione più lieve.

L’incontro con la professoressa

C’è da dire che il ministro Bussetti aveva detto a più riprese di voler sapere esattamente come stanno le cose prima esprimere un suo parere. Di fronte all’incalzare delle domande della Stampa, il titolare del dicastero dell’Istruzione di Viale Trastevere ha affermato che prezzo parlerà con la docente sospesa. A Palermo Today rivela che giovedì prossimo si recherà nel capoluogo siciliano con la speranza di incontrare la professoressa Rosa Maria Dell’Aria.

I poteri del ministro

Annullare il provvedimento di sospensione adottato dal dirigente palermitano non rientra tra le prerogative del ministro Bussetti, ma continuare a mantenere una posizione attendista di sicuro rappresenterebbe un boomerang anche per la Lega. Tuttavia il caso è diventato troppo grande e le parole spese nel corso delle varie dichiarazioni rilasciate alla stampa non sono in grado di spegnere l’incendio. Pesano come macigni anche le dichiarazioni degli alleati di governo pentastellati che suonano a difesa della Libertà di insegnamento. Ma se il ministro deciderà di intraprendere una propria iniziativa politica allora sarebbe possibile sospendere immediatamente la sanzione comminata alla docente.

§ https://www.scuolainforma.it/2019/05/20/il-ministro-bussetti-verso-una-sanzione-piu-lieve-alla-docente-palermitana.html

§ https://www.gildavenezia.it/il-ministro-bussetti-verso-una-sanzione-piu-lieve-alla-docente-palermitana/

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L’incidente “probatorio” di Palermo / Censura di Stato / Lucia Borgonzoni / mini dossier

Quel che si è verificato, invece, pone i censori che si sono mobilitati a Palermo molto al di sotto del livello di coscienza civica espresso dagli alunni della prof. Dell’Aria, rendendo questi ultimi paradossalmente degli eroi involontari della coscienza civica e democratica. Perché l’inquietante filiera che parte da una segnalazione al Miur via Twitter di un attivista di destra che non ha alcun titolo nel sistema di istruzione, con la conseguente reazione indignata su Facebook della sottosegretaria ai beni culturali Lucia Borgonzoni, che invoca l’espulsione dalla scuola della prof.  “con ignominia”, e la risolutiva ispezione disposta dal facente funzione di Direttore dell’USR Sicilia, dimostra come la delazione e l’acredine, veicolate da impulsi social occasionali, possano trasformarsi in “legge e coscienza” (sono i due principi invocati da chi ha disposto l’ispezione). Non è solo una cattiva notizia politica: è soprattutto una gravissima notizia culturale ed educativa.

Lo stesso tweet è poi stato ripubblicato e commentato su Facebook da Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia. Ha poi aggiunto che aveva già contattato chi di dovere.

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Lucia Borgonzoni e Matteo Salvini

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L’incidente “probatorio” di Palermo

di Maurizio Muraglia – 20 maggio 2019

Il clima che si respira

Mentre scrivo è in corso la gara della solidarietà. La prof. palermitana Rosa Dell’Aria è raggiunta da migliaia di attestati di stima provenienti dalla società civile e dagli organi di Governo ai più alti livelli. Sappiamo bene com’è andata la vicenda: la pubblicazione di un video da parte di una classe di quindicenni, con l’accostamento del “decreto sicurezza Salvini” alle leggi razziali del 1938, è stata segnalata all’Ufficio scolastico provinciale di Palermo, che ha disposto un’ispezione conclusasi con la sospensione e il dimezzamento dello stipendio della prof. Dell’Aria, la quale naturalmente sta ricorrendo presso il Tribunale del Lavoro.

Il reintegro potrebbe anche avvenire, e verosimilmente avverrà con tante scuse, ma restano profonde inquietudini sul clima che si respira. Il “politicamente corretto” del Miur, ma anche delle forze di Governo, ribadisce il principio della libertà di espressione, che non può essere soggetto ad alcuna censura.

Zelo inquisitivo? Distorsione della realtà?

Tuttavia a Palermo un funzionario pubblico – che in questo momento sta reggendo la poltrona del Direttore regionale Maria Luisa Altomonte, in quiescenza dai primi di maggio in attesa della nuova nomina dal Miur – può ritenere opportuno disporre un’ispezione nei confronti di una collega, che non avrebbe “vigilato” su quanto pubblicavano i suoi alunni.

Da dove un tale zelo inquisitivo? Avrebbero “distorto la realtà”, afferma lo stesso dirigente. Ma a scuola “distorcere la realtà” è la regola, perché fa parte del processo di apprendimento e del precario controllo delle conoscenze, che necessariamente riguarda tutti i ragazzi. Se le conoscenze fossero perfettamente controllate, non ci sarebbe bisogno della scuola. Nella fattispecie il controllo riguarderebbe le conoscenze storiche, che proprio di questi tempi sono curiosamente al centro delle polemiche riguardanti la sparizione del tema di storia agli esami di Stato del secondo ciclo.

Ragionare di storia e di storie con i ragazzi

I ragazzi non avrebbero compreso la differenza sostanziale che intercorre tra le leggi razziali del ’38 ed il decreto sicurezza del 2019? Bene: se questa differenza c’è, l’unica cosa da fare sarebbe stato spiegargliela, fare una lettura sinottica dei due dispositivi e far vedere che si tratta di due cose completamente diverse. Così facendo si sarebbero ottenuti due obiettivi virtuosi: aver insegnato meglio la storia ai ragazzi e aver dato un’immagine dell’istituzione del tutto incoerente con le illazioni dei ragazzi stessi: un’immagine democratica e tollerante.

La scuola come “cantiere critico” della conoscenza

Le scuole vivono di attribuzioni e interpretazioni. Se si dovesse fare la conta di tutti i pareri e le valutazioni che circolano nelle aule scolastiche, e se ad ognuno di questi dovesse seguire un’ispezione, il rischio sarebbe quello di vedere licenziati tantissimi insegnanti. Pertanto quel video non rappresenta che uno degli innumerevoli momenti critici che si creano quando si insegna e si impara, nel cantiere incessante della conoscenza che si apre tutte le mattine nelle classi di tutta Italia.

Cattive notizie culturali ed educative

Quel che si è verificato, invece, pone i censori che si sono mobilitati a Palermo molto al di sotto del livello di coscienza civica espresso dagli alunni della prof. Dell’Aria, rendendo questi ultimi paradossalmente degli eroi involontari della coscienza civica e democratica. Perché l’inquietante filiera che parte da una segnalazione al Miur via Twitter di un attivista di destra che non ha alcun titolo nel sistema di istruzione, con la conseguente reazione indignata su Facebook della sottosegretaria ai beni culturali Lucia Borgonzoni, che invoca l’espulsione dalla scuola della prof.  “con ignominia”, e la risolutiva ispezione disposta dal facente funzione di Direttore dell’USR Sicilia, dimostra come la delazione e l’acredine, veicolate da impulsi social occasionali, possano trasformarsi in “legge e coscienza” (sono i due principi invocati da chi ha disposto l’ispezione). Non è solo una cattiva notizia politica: è soprattutto una gravissima notizia culturale ed educativa.

Maurizio Muraglia

§ http://www.scuola7.it/?page=2

§ https://www.gildavenezia.it/lincidente-probatorio-di-palermo/

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Rosa Maria Dell’Aria, docente di italiano presso l’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, è stata sospesa per due settimane dall’Ufficio scolastico provinciale di Palermo perché non avrebbe vigilato sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni. In occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, gli alunni hanno realizzato un progetto in PowerPoint in cui si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma di Matteo Salvini. La sospensione, con stipendio dimezzato, è scattata in seguito a un’ispezione, a sua volta provocata da un post sui social network che non è sfuggito agli uffici del ministero. Un provvedimento che ha tutte le caratteristiche per essere definito censura.

Il caso era stato sollevato da Claudio Perconte, attivista di estrema destra e autore de Il Primato Nazionale, la testata affiliata a CasaPound, che in un tweet indirizzato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti aveva scritto: “Salvini-Conte-Di Maio? Come il Reich di Hitler, peggio dei nazisti. Succede all’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, dove una prof per la Giornata della memoria ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?” Lo stesso tweet è poi stato ripubblicato e commentato su Facebook da Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia. Ha poi aggiunto che aveva già contattato chi di dovere.

Lucia Borgonzoni

Poco dopo, il provvedimento dell’Ufficio scolastico ha raggiunto la professoressa Dell’Aria; l’illecito contestato ufficialmente è quello di “mancata vigilanza”, in via ufficiosa l’accusa è quella di aver indottrinato i suoi studenti, spingendoli a dire e pensare cose che non avevano ideato loro stessi. Tuttavia, ciò che ha scritto Perconte nel tweet è errato e falso: nessuno ha obbligato gli studenti a fare quel paragone, tanto che sono stati loro stessi ad affermare che sono stati guidati dalla docente solo nella correzione sintattica e nell’esposizione, ma non nei contenuti. Gli alunni hanno poi aggiunto che il confronto è scaturito da una loro riflessione fatta sul decreto Sicurezza, e sulle similitudini che hanno riscontrato tra questo e le leggi razziali, come ad esempio la violazione di alcuni diritti costituzionali. Dal canto suo, la docente Dell’Aria si è detta “amareggiata” e ha affermato di non aver mai imposto visioni politiche ai suoi studenti. Sul caso è intervenuta perfino la Digos, che ha interrogato preside e professori. 

Se da un lato, nel leggere i commenti sotto i post di Facebook delle varie testate giornalistiche, questo episodio sembra aver trovato l’appoggio di molte persone – che vorrebbero “bandire gli insegnanti di sinistra dalle scuole” – dall’altro ci sono state anche reazioni di forte solidarietà nei confronti della docente. Il vicepreside dell’Istituto Giuseppe Castrogiovanni ha affermato che, sia per gli insegnanti che per gli studenti, la professoressa Dell’Aria non avrebbe colpe. Anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha affermato che tale provvedimento sanzionatorio minaccia la libertà di pensiero di studenti e docenti, mentre l’USB (Unione Sindacale di Base) ha lanciato una petizione per ottenere la revoca della sanzione contro la professoressa. Il sindacato ha definito questo episodio come un atto politico e ha aggiunto che gli studenti non sono né devono trasformarsi in “piccoli Balilla al servizio dello Stato”.

Leoluca Orlando

Questo episodio ha tutti gli elementi necessari per essere visto come un esempio di censura. Sembra infatti chiaro che la professoressa non avesse alcuna intenzione di indottrinare i suoi alunni. Al contrario, sembra che ci sia la volontà di una certa parte delle istituzioni – a quanto pare molto attente alle segnalazioni dei gruppi di estrema destra – di impedire agli studenti di avere un’opinione sull’attualità divergente rispetto a quella del governo.

Durante il Ventennio, gli studenti delle scuole venivano sottoposti alla costante propaganda del regime, non solo in classe, ma anche a casa, attraverso associazioni per il tempo libero come l’Opera Nazionale Balilla (ONB) o i Giovani Universitari Fascisti (GUF) – gruppi a cui era obbligatorio aderire e che avevano l’obiettivo di “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani” e costruire futuri soldati, uomini pronti a “credere, obbedire e combattere”. La formazione di una coscienza critica non era ammessa né concepita, gli studenti non avevano alcun diritto di esprimere opinioni che non fossero conformi all’ideologia fascista. Oggi, decine di anni e una costituzione antifascista dopo, una professoressa viene sospesa per “colpa” di studenti che hanno deciso di non annichilire la propria coscienza critica e di esprimere la loro sul contesto che li circonda. Matteo Salvini è intervenuto dicendo che trova demenziale l’accostamento del ministro dell’Interno a Mussolini o Hitler. Eppure, che i provvedimenti presi da Salvini sull’immigrazione siano stati messi in discussione parlando proprio della loro incostituzionalità non è cosa nuova.

Giovani membri dell’Opera Nazionale Balilla, Roma, 1930 circa

Del Decreto Sicurezza si contestano in particolare la mutilazione della normativa, già non particolarmente generosa, sul diritto d’asilo (con l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari); la riduzione dei programmi di integrazione svolti negli Sprar (ora riservati ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, con esclusione dei richiedenti asilo); l’ampliamento del novero dei reati per i quali, con condanna definitiva, è prevista la revoca della protezione internazionale per i rifugiati.

Vi è poi la messa in discussione della revoca della cittadinanza in caso di terrorismo, una norma che introdurrebbe una cittadinanza di serie B e una di serie A – quella di coloro che sono italiani da generazioni e che non possono vedersela revocata perché commettono un reato. Questo dal punto di vista giuridico potrebbe rappresentare una violazione del principio di eguaglianza, nonché dell’articolo 22 della Costituzione, che impedisce la revoca di tale status per motivi politici. Inoltre, il Decreto Sicurezza va a colpire anche giovani e adulti nati o cresciuti in Italia e regolarmente residenti, aumentando prezzi e tempi di attesa per l’ottenimento di cittadinanza, discriminando gli 800mila italiani de facto ma non de iure. Il tutto in nome della protezione di un’identità etnica e nazionale che non può essere “diluita”, come ha affermato il ministro leghista Lorenzo Fontana.

Criticare le caratteristiche del contesto in cui viviamo, analizzarne le dinamiche e confrontarsi al riguardo con i propri coetanei, sono attività che fanno parte del vivere democratico: il compito della scuola non è quello di indottrinare gli studenti, ma fare in modo che tutti abbiano la possibilità di formarsi una coscienza critica, il che implica anche avere una particolare attenzione nei confronti della situazione socio-politica contemporanea. La gravità dell’episodio non sta soltanto nella sospensione della docente di Palermo, ma nel voler trasmettere un messaggio di intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente dal governo. Lo si è visto di recente anche con la rimozione di striscioni di critica nei confronti del ministro dell’Interno: a Salerno la polizia è entrata in casa di una signora per far rimuovere lo striscione con la scritta “Questa Lega è una vergogna”; a Brembate, i Vigili del Fuoco sono intervenuti per rimuovere la scritta “Salvini non sei il benvenuto”.

Matteo Salvini

La filosofa Hannah Arendt ne La banalità del male spiegò che uno degli elementi fondamentali della realizzazione della dittatura nazista fu proprio l’annullamento della coscienza critica. La professoressa Dell’Aria, in un’intervista per il TGR, ha ribadito l’importanza di dover stimolare dibattiti e opinioni a livello scolastico e ha aggiunto di non aver mai pensato di dover reprimere lo spirito critico dei ragazzi, i quali, per l’appunto, hanno realizzato il progetto in piena libertà e seguendo le loro riflessioni. 

La scuola deve fare in modo che la coscienza critica dei ragazzi non venga annullata, ma stimolata. Gli studenti devono essere liberi di esprimere il proprio pensiero. A maggior ragione, come in questo caso, se quest’ultimo non è un messaggio di intolleranza o negazione delle libertà altrui. La scuola non è una macchina di regime che sforna automi senza capacità di riflessione, ma un luogo di crescita, di confronto, di dialogo, uno spazio in cui si ha il primo approccio con ciò che vuol dire vivere in una società democratica. Anziché reagire cercando di annichilire il pensiero degli studenti della scuola di Palermo, andando a colpire perfino il lavoro di un’insegnante, bisognerebbe cercare di capire le motivazioni che stanno dietro a quel confronto. La censura applicata dall’Ufficio scolastico – e più o meno indirettamente, da chi è molto vicino al governo attuale – dovrebbe essere motivo di risveglio delle nostre coscienze, che non possono, né devono, essere annullate da chi si serve delle forze dell’ordine per intimidire e allontanare chi si oppone.

§ https://thevision.com/attualita/professoressa-sospesa-palermo/

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Leggi razziali del 1938 accostate a decreto Salvini: sospesa per 15 giorni professoressa di Palermo 

§ http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Leggi-razziali-del-1938-accostate-a-decreto-Salvini-sospesa-per-15-giorni-professoressa-di-Palermo-c420e69f-c43b-436e-8ce6-4c608c46c3c6.html

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Lucia Borgonzoni

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§ https://www.facebook.com/rivogliobologna/

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Salvini invoca la Madonna e attacca il Papa. Ma il mondo cattolico non combatte abbastanza

Nel panorama italiano ha fatto la sua comparsa un’area reazionaria organizzata religioso-politica. Un’area che ha una sua solida consistenza. Ci sono intere regioni nel Nordest dove i preti sono totalmente in minoranza, se tentano di illustrare dal pulpito la linea di Francesco sui migranti o il contrasto tra valori del Vangelo e un’economia di rapina. Mentre ai livelli alti sono chiari da tempo i collegamenti tra il cardinale Burke, critico numero uno di Francesco, il “Capitano” Salvini e l’ideologo della destra sovranista Steve Bannon. E’ un dato di fatto. Storicamente rilevante e preoccupante. Il che rende ancora più incomprensibile l’inesistente reazione del cattolicesimo democratico e sociale.

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Salvini invoca la Madonna e attacca il Papa. Ma il mondo cattolico non combatte abbastanza

di Marco Politi – 20 maggio 2019

Salvini invoca la Madonna e attacca il Papa. Ma il mondo cattolico non combatte abbastanza

Matteo Salvini portabandiera della Madonna pellegrina è un fenomeno che non ha senso irridere né sottovalutare. Perché, come tutta la comunicazione del vicepremier leghista e aspirante presidente del Consiglio, fa parte di un preciso disegno politico. Certo, mezzo secolo dopo le elezioni del 1948 con le madonne piangenti che invitavano a votare Democrazia Cristiana, la sua sparata in piazza del Duomo di Milano sembra fuori tempo. Invece è attualissima. Risentiamolo: “Affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria, che sicuramente ci porterà alla vittoria”. La frase è un intreccio di significati. Il tono apocalittico che rimanda a una battaglia di vita e di morte. Il riferimento al “cuore immacolato” con un’enfasi di altri tempi, che per il suo stile è un segno di riconoscimento del conservatorismo religioso.

Non è un caso che Benjamin Harnwell, presidente del Dignitatis Humanae Institute (il centro che Steve Bannon sta plasmando nell’abbazia di Trisulti come polo anti-Francesco) firmi le sue mail “nel nome Santissimo del Cuore di Gesù e del Purissimo Cuore di Maria e del Castissimo Cuore di Giuseppe”.

Infine l’agitare del rosario nel giuramento al popolo di Salvini è un segnale di raccolta dei “veri cattolici”. Contro papa Francesco. Assolutamente studiato è stato in questo quadro l’attacco – mascherato da interlocuzione con “Sua Santità” – al pontefice argentino: un politico, sottolinea Salvini, “deve fare e non parlare” e mentre Francesco dice che bisogna “ridurre” il numero dei migranti morti nel Mediterraneo, la “politica del nostro governo li sta azzerando”. E qui il leader leghista ha rimarcato che tutto ciò viene fatto “con orgoglio e spirito cristiano”.

L’ondata di fischi contro Bergoglio, udibile ma controllata, faceva parte di questo schema. Ciò che Salvini sta facendo da qualche anno, e particolarmente da quando è vicepremier forgiandosi il profilo di “Capitano”, è dare forma a un blocco populista clerical-nazionale. E’ esattamente ciò che il populismo di Jaroslaw Kaczynski ha realizzato in Polonia, dove nel 2017 un milione di manifestanti con il rosario si è schierato ai confini nazionali per combattere “islamismo e ateismo”. E’ quello che avviene in Ungheria dove Viktor Orban insiste sui “valori cristiani” come fondamento della nazione ungherese, protetta dall’Islam con il filo spinato che Salvini è andato recentemente a ispezionare in gran pompa.

Il modello è questo e nella strategia nazional-clericale confluiscono molte correnti. Non c’è dubbio che nel clima di esibita noncuranza per l’antifascismo (una forma nemmeno larvata di disprezzo), una formazione di estrema destra come Forza Nuova si senta autorizzata e protetta a sfilare per via della Conciliazione inalberando lo striscione “Bergoglio come Badoglio”. Bergoglio traditore della fede e della patria, la parola d’ordine su cui convergono i reazionari interni alla Chiesa e i sovranisti xenofobi nella società.

E dove gli slogan non bastano intervengono i neofascisti di Casapound – attraverso “mamme” affiliate o simpatizzanti – a intimidire parroci che distribuiscono pacchi viveri ai rom, accusandoli di trascurare i “nostri poveri”. E’ successo ad aprile a Roma, diocesi del papa, nella parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana, dove il parroco ha ceduto. E non risulta che il ministro dell’Interno sia intervenuto con uno dei suoi roboanti tweet per denunciare la violenza inferta alla libertà di un ministro del culto – quale che sia – di esercitare la carità.

Di fronte a questa aperta manipolazione del linguaggio e della storia religiosa, attuata dal leghismo nazional-clericale (ne fa parte naturalmente, come si è visto a Milano, l’esaltazione di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in funzione antibergogliana), il mondo cattolico italiano non sembra avere un sussulto e una contromobilitazione all’altezza della situazione. Tacciono i vescovi. Non si muove l’associazionismo cattolico democratico e limpidamente religioso. Lasciando (come già avviene nella guerra civile interna alla Chiesa sulle riforme di Francesco) che la scena sia occupata dagli avversari ideologici, politici ed economici del pontefice argentino. Le parole ferme del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin o il duro editoriale di Famiglia Cristiana sul sovranismo feticista non possono essere considerati un sostitutivo per una battaglia che il mondo cattolico nel suo complesso non sta dando contro la deriva nazional-clericale.

Qui non si tratta di abbassare genericamente i toni. Nel panorama italiano ha fatto la sua comparsa un’area reazionaria organizzata religioso-politica. Un’area che ha una sua solida consistenza. Ci sono intere regioni nel Nordest dove i preti sono totalmente in minoranza, se tentano di illustrare dal pulpito la linea di Francesco sui migranti o il contrasto tra valori del Vangelo e un’economia di rapina. Mentre ai livelli alti sono chiari da tempo i collegamenti tra il cardinale Burke, critico numero uno di Francesco, il “Capitano” Salvini e l’ideologo della destra sovranista Steve Bannon. E’ un dato di fatto. Storicamente rilevante e preoccupante. Il che rende ancora più incomprensibile l’inesistente reazione del cattolicesimo democratico e sociale.

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/20/salvini-invoca-la-madonna-e-attacca-il-papa-ma-il-mondo-cattolico-non-combatte-abbastanza/5192762/

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Dopo Zorro anche le suore (di clausura) a contestare Salvini con un lenzuolo “oltraggioso”

L’ultima puntata della saga delle lenzuola ha come protagonista le miti religiose di un convento di San Benedetto del Tronto. Sulla cancellata più alta dell’edificio di clausura, accanto ad una croce di ferro alta tre metri, le Clarisse hanno attaccato un lenzuolo con su scritto una frase tratta dal Vangelo di Matteo. Lo avete fatto a me.

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Dopo Zorro anche le suore (di clausura) a contestare Salvini con un lenzuolo “oltraggioso”

Lunedì 20 Maggio 2019 di Franca Giansoldati

Roma – Dopo Zorro ci mancavano solo le suore a dare grattacapi al ministro dell’Interno con lenzuola eversive appese ai balconi o alle finestre per manifestare sconcerto e dissenso nei confronti degli atteggiamenti inflessibili e provocatori del leader della Lega. L’ultima puntata della saga delle lenzuola ha come protagonista le miti religiose di un convento di San Benedetto del Tronto. Sulla cancellata più alta dell’edificio di clausura, accanto ad una croce di ferro alta tre metri, le Clarisse hanno attaccato un lenzuolo con su scritto una frase tratta dal Vangelo di Matteo. Lo avete fatto a me. («Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccolo lo avete fatto a me»). Sul web si sono scatenate le scommesse: arriverà anche da loro la Digos in Convento per togliere quel fastidioso slogan anti-salviniano?

§ https://www.ilmessaggero.it/vaticano/salvini_suore_lenzuola_migranti_porti-4503589.html

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La politica non brandisca il rosario ma la Chiesa non faccia politica

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Vaticano e Famiglia Cristiana su Salvini: “Invocare Dio per sé è molto pericoloso”. “Strumentalizza, è sovranismo feticista”

“Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. È netta la presa di posizione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a una settimana dal voto delle Europee.

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Vaticano e Famiglia Cristiana su Salvini: “Invocare Dio per sé è molto pericoloso”. “Strumentalizza, è sovranismo feticista”

di  | 19 Maggio 2019

Vaticano e Famiglia Cristiana su Salvini: “Invocare Dio per sé è molto pericoloso”. “Strumentalizza, è sovranismo feticista”

“Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. È netta la presa di posizione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a una settimana dal voto delle Europee. Il numero due della Santa Sede non ci sta a restare in silenzio il giorno dopo le parole del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che chiudendo a Milano il raduno dei sovranisti europei ha attaccato Papa Francesco. Ma il leader della Lega è andato oltre brandendo, sul palco di piazza Duomo, un rosario e chiudendo il suo intervento con un affidamento alla Madonna“che sono sicuro”, ha aggiunto, “ci porterà alla vittoria”. Parole che hanno indignato il settimanale dei Paolini, Famiglia Cristiana, che in un editoriale a firma di Francesco Anfossi non esitano a definire quello di Salvini un “sovranismo feticista” e “l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani“.

Posizione in perfetta sintonia con quella espressa dal gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, che sui social ha ricordato che “rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”. Nel suo articolo su Famiglia Cristiana, Anfossi scrive che “succede spesso per i capipopolo che a parlare per loro sia la piazza: a volte meglio di loro o addirittura in maniera più autenticamente contraddittoria. È quel che è capitato a Matteo Salvini al comizio sovranista di ieri pomeriggio in piazza Duomo a Milano. Mentre il leader della Lega per pochi lunghissimi minuti baciava sul palco il rosario, citava i santi patroni d’Europa e affidava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, dalla stessa piazza partivano fischi e ululati all’indirizzo di Papa Francesco“.

Secondo l’editorialista del settimanale “in realtà era la ‘vox populi’ della piazza a parlare per il vero Matteo Salvini”. “Il Salvini che mentre esibiva feticisticamente un Vangelo – ricorda ancora Anfossi – allo stesso tempo ordinava di tenere ostinatamente chiusi i porti di fronte all’ennesima nave che chiedeva di approdare sulle coste italiane con il loro carico di vite umane“. “Il Salvini che nelle stesse ore riceveva una condanna delle Nazioni Unite per via del cosiddetto ‘decreto sicurezza“, quella che nell’articolo viene definita “una legge così lesiva dei diritti umani che per trovare qualcosa di confrontabile nella storia d’Italia bisogna risalire alle leggi razziali del ‘38”.

Ma Famiglia Cristiana non si ferma qui. “‘Il Governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo’, si è vantato il ministro dell’Interno dal palco, mentre il Mediterraneo continua a ingoiare morti annegati“. “Mettere a repentaglio vite umane e rifiutare di soccorrere i naufraghi come deterrente per non far partire i migranti dalle coste del Maghreb non è degno di un Paese civile”, sostiene ancora l’editoriale. “Meglio la piazza allora – si legge – più autentica nel suo cinismo, nel gridare ‘buu’ a Francesco, il Papa che ha fatto del suo primo viaggio a Lampedusa uno dei tratti distintivi del suo pontificato”.

Per Anfossi, “l’antifona persino smaccata di Salvini pronunciata in quella distesa di bandiere azzurre e tricolori, con i suoi simboli della cristianità utilizzati come amuleti, con quell’uso così feticistico della fede, serve a coprire come una fragile foglia di fico gli effetti del decreto sicurezza“. “Un decreto che ha provocato solo ‘pianto e stridore di denti’ per dirla con Matteo (l’evangelista, non il vicepremier)”, scriva ancora Anfossi che poi cita proprio un tweet del direttore di Civiltà Cattolica padre Spadaro: “È venuto il momento per i cattolici per indignarsi“.

La distanza tra il leader della Lega e il Pontefice Bergoglio è nota da tempo. Al raduno di Pontida del 2016, Salvini si era fatto fotografare con in mano la maglietta con su scritto “il mio Papa è Benedetto”. Un gesto molto indigesto all’interno del Vaticano e della Cei, che era stato accompagnato da parole inequivocabili: “Noi non dimentichiamo l’insegnamento di Papa Benedetto XVI”. Salvini era andato oltre affermando: “Papa Benedetto aveva idee molto precise sull’islam. Quelli che invitano gli imam in chiesa non mi piacciono”.

L’avversione con Francesco era già abbastanza evidente ben prima che Salvini, divenuto ministro dell’Interno, attuasse la sua politica anti migranti. Posizione che gli ha precluso ogni tipo di contatto con Bergoglio, benché adesso al leader della Lega un’udienza con Francesco farebbe molto piacere. Ma su questo punto il Papa è irremovibile: o cambia la linea sui migranti o non ci sarà un’udienza e nemmeno una stretta di mano. Ciò nonostante Salvini abbia cercato la mediazione del cardinale Becciu. Perfino Donald Trumpattaccato da Bergoglio in piena campagna elettorale, ha cercato e ottenuto un’udienza privata col Papa durante il suo primo viaggio in Europa. Ma le strade di Salvini e Bergoglio, ora più che mai, sono destinate a restare separate.

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/19/vaticano-e-famiglia-cristiana-su-salvini-invocare-dio-per-se-e-molto-pericoloso-strumentalizza-e-sovranismo-feticista/5191565/

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Milano, Salvini invoca i patroni d’Europa e bacia il rosario: “L’immacolato cuore di Maria ci porterà alla vittoria”

Salvini a Papa Francesco: “Bisogna fare, non parlare. I morti in mare sono diminuiti”. Fischi dalla piazza per Bergoglio

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Bonus merito, Ds pubblica elenco nomi con relativi punteggi

Nel caso specifico la Ds, pubblicando nomi, cognomi e punteggi, ha fatto emergere che alcuni docenti sono stati premiati nonostante un punteggio di 46/100 e diversi altri con punteggi inferiori a 60/100, creando evidente imbarazzo tra gli stessi docenti premiati e evidenziando che gli altri 60 docenti, esclusi dall’avere ricevuto il premio, siano stati valutati con punteggi inferiori ai 46/100.

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Bonus merito, Ds pubblica elenco nomi con relativi punteggi

In un Liceo Classico della Calabria, la Dirigente Scolastica pubblica la determina del bonus del merito senza dati aggregati, ma con l’elenco dei nomi dei docenti che hanno ricevuto il bonus premiale e i relativi punteggi che hanno determinato la classifica dei premiati.

Ds pubblica nomi e punteggi dei docenti premiati

La Ds di uno dei Licei classici più antichi della Calabria, prendendo un abbaglio normativo clamoroso, pubblica una determina dirigenziale sul bonus del merito 2017/2018, pubblicizzando i nomi e cognomi dei 15 docenti meritevoli e mettendo in evidenza anche il relativo punteggio assegnato dalla stessa DS a seguito della valutazione dei requisiti.

La Ds pubblica i nominativi dei docenti premiati, ma si dimentica di pubblicare, in quella sede, i criteri stabiliti dal Comitato di valutazione per individuare i docenti da premiare e i dati aggregati delle quote di premio versate per ogni singolo docente.

Normativa sulla trasparenza del bonus del merito

In merito alla pubblicazione dei premi per i singoli docenti è opportuno fare riferimento al D. Lgs. 33/2013 come aggiornato da D. Lgs. 971/2016, in vigore dal 23 giugno 2016, all’art. 20, comma 1 e comma 2, in cui si evidenzia che: “Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati relativi all’ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e l’ammontare dei premi effettivamente distribuiti “.

“Le pubbliche amministrazioni pubblicano i criteri definiti nei sistemi di misurazione e valutazione della performance per l’assegnazione del trattamento accessorio e i dati relativi alla sua distribuzione, in forma aggregata, al fine di dare conto del livello di selettività utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi, nonché i dati relativi al grado di differenziazione nell’utilizzo della premialità sia per i dirigenti sia per i dipendenti”.

Quindi, in base alla normativa, le scuole hanno l’obbligo di pubblicare i soli dati aggregati, compresi i criteri stabiliti dal Comitato di Valutazione, ma solo in forma generale e non quindi dati che si riferiscono in maniera esplicita ai docenti.

Docenti premiati con punteggi insufficienti

Nel caso specifico la Ds, pubblicando nomi, cognomi e punteggi, ha fatto emergere che alcuni docenti sono stati premiati nonostante un punteggio di 46/100 e diversi altri con punteggi inferiori a 60/100, creando evidente imbarazzo tra gli stessi docenti premiati e evidenziando che gli altri 60 docenti, esclusi dall’avere ricevuto il premio, siano stati valutati con punteggi inferiori ai 46/100.

Dati aggregati e comunicazione ai sindacati

È importante sottolineare che il CCNL scuola 2016-2018 ha messo come punto da contrattazione integrativa a livello di scuola, ai sensi dell’art.22, comma 4, lettera c4), i criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale, ivi compresi quelli riconosciuti al personale docente ai sensi dell’art. 1, comma 127, della legge n. 107/2015. Quindi appare evidente che ai sindacati firmatari del CCNL debba essere data comunicazione completa, in sede di informazione successiva, dei dati aggregati, del rispetto della contrattazione di Istituto e anche i dati per singolo docente.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/bonus-merito-ds-pubblica-elenco-nomi-con-relativi-punteggi

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Bonus del merito: Quali sono le norme sulla sua pubblicazione e trasparenza?
§ https://www.tecnicadellascuola.it/bonus-del-merito-quali-sono-le-norme-sulla-sua-pubblicazione-e-trasparenza
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Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33
Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni
(titolo così sostituito dall’art. 1, comma 1, d.lgs. n. 97 del 2016)
(G.U. n. 80 del 5 aprile 2013)
§ http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2013_0033.htm
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Decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97
Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche
(G.U. 8 giugno 2016, n. 132)
§ http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2016_0097.htm
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Un palco nero aggressivo ma fragile / Restiamo umani

All’insegna della peggior forma di comunicazione politica: la blasfemia e la menzogna. Blasfema è infatti l’immagine di Matteo Salvini con la corona del rosario in mano.

Che così si affida «al cuore immacolato di Maria che ci porterà alla vittoria»: una vittoria che, se ottenuta, significherebbe la chiusura dell’Europa al resto del genere umano sofferente e minacciato

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Un palco nero aggressivo ma fragile

Salvini a Milano. Proprio di fronte al palco su cui sfilavano i campioni dell’onda nera, era srotolato un lungo striscione con su scritto «Restiamo umani». Sullo stesso balcone uno Zorro in perfetto costume disegnava nell’aria a colpi di fioretto. Era la sintesi dell’alternativa che c’è, e cresce nel Paese: umanità e ironia.

In Piazza Duomo a Milano ieri è andata in scena la rappresentazione fisica dell’«onda nera». All’insegna della peggior forma di comunicazione politica: la blasfemia e la menzogna. Blasfema è infatti l’immagine di Matteo Salvini con la corona del rosario in mano.

Che così si affida «al cuore immacolato di Maria che ci porterà alla vittoria»: una vittoria che, se ottenuta, significherebbe la chiusura dell’Europa al resto del genere umano sofferente e minacciato («Se fate di noi il primo partito europeo la nostra politica sui migranti la portiamo in tutta Europa e non entra più nessuno» ha detto testualmente).

Blasfema è la menzogna con cui ha risposto polemicamente a papa Francesco che ancora una volta invocava la «necessità di ridurre il numero dei morti nel Mediterraneo» e che si è sentito rispondere che questo è già stato fatto, da lui, «con spirito cristiano», con la chiusura dei porti, la persecuzione delle Ong che salvano e i patti scellerati con i tagliagole libici, come se eliminare i testimoni scomodi e lasciar crepare le persone nei lager di Tripoli e Bengasi significasse risparmiare vite umane. Blasfemo, infine, è il tentativo di sfidare il papa in carica (fischiato dalla piazza) con l’evocazione apologetica dei suoi predecessori, Ratzinger e Woytila, nel tentativo di allargare a colpi d’ascia la spaccatura della Chiesa.

Menzognera è, d’altra parte, l’immagine apparentemente rassicurante che nel contempo il Capitano ha voluto dare, negando che su quel palco sfilasse la «destra radicale» europea («qui non c’è l’ultradestra, c’è la politica del buonsenso») quando era del tutto evidente, dai nomi dei convenuti e dai toni dei loro discorsi, che così non era.

Che lì erano stati convocati i leader di un estremismo di destra del Terzo millennio che, ognuno a casa propria, lavorano per scardinare il sistema di valori che la modernità democratica aveva elaborato, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo alle Carte costituzionali dei principali paesi occidentali, per sostituirli con una visione del mondo egoista e feroce, suprematista e razzista, ostile ai principii di eguaglianza e solidarietà.

C’erano un po’ tutti i campioni di questo nuovo credo inumano, dalla Marine Le Pen («la nostra Europa non è quella nata sessanta anni fa») all’olandese Geert Wilders («Basta immigrazione, basta barconi», punto!), dai tedeschi di Alternative fur Deutschland (sempre più aperti alle frange neonaziste dopo la rottura con la precedente leader) a quelli dell’Ukip (con cui lo stesso Farage ha rotto a causa delle loro eccessive simpatie fascistoidi). Mancava l’austriaco Strache, è vero, ma solo perché travolto dallo scandalo che l’ha coinvolto direttamente. Peccato, perché sarebbe stato interessante sentire cosa aveva da dire sull’idea del suo collega italiano di sforare il limite del 3% del debito, vista la posizione ferocemente ostile appena espressa dal suo premier.

E questo ci introduce a una seconda riflessione: la sostanziale fragilità di quel fronte andato in scena sul palco nero di Milano, in qualche modo direttamente proporzionale alla sua aggressività. Uniti nei confronti dei più deboli, quei muscolari esponenti dell’ultradestra continentale sono in intimo, inevitabile conflitto tra loro quando si tratta di ascoltare le ragioni l’uno dell’altro, sia che siano in gioco le dimensioni del debito (e il nostro è enorme) o la redistribuzione per quote dei migranti.

Ognuno, appunto, padrone a casa propria, e prima i rispettivi «nostri». È la maledizione che colpisce ogni populismo sovranista, per sua natura segnato da una forte carica di nazionalismo che gli rende impossibile ogni forma di reale cooperazione politica e finisce per riprodurre la logica amico/nemico verso chi dovrebbe essere un proprio alleato. Non è un fattore rassicurante, vorrei essere chiaro, perché storicamente questa maledizione ha portato alla guerra. Ma ci dice quanto velleitario ed effimero sia il fronte presentato a Milano in una giornata di pioggia.

Proprio di fronte al palco su cui sfilavano i campioni dell’onda nera, era srotolato un lungo striscione con su scritto «Restiamo umani». Sullo stesso balcone uno Zorro in perfetto costume disegnava nell’aria a colpi di fioretto. Era la sintesi dell’alternativa che c’è, e cresce nel Paese: umanità e ironia. Lo si è visto nella bella – colorata e viva – contro-manifestazione parallela che ha messo in campo una generazione antropologicamente refrattaria al cupo contagio nazional-populista.

Se un futuro c’è, è rappresentato da loro.

§ https://ilmanifesto.it/un-palco-nero-aggressivo-ma-fragile/

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Docente sospesa: impossibile Ministero non sapesse. Ecco come funzionano ispezioni

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Docente sospesa, Fusacchia (+Europa): impossibile Ministero non sapesse. Ecco come funzionano ispezioni

Orizzonte Scuola, 15.5.2019

– “Conosco abbastanza bene le dinamiche dell’amministrazione scolastica per azzardare una possibile ricostruzione.” A parlare è Alessandro Fusacchia, ex Sottosegretario Miur durante il Ministero Giannini.

Un uomo, oggi esponente politico di +Europa, che conosce i meccanismi dell’Amministrazione e li spiega sulla sua pagina Facebook .

“Qualcuno – afferma Fusacchia – deve aver segnalato il caso a Roma.
Roma – dico “Roma” perché potrebbe essere un direttore generale, un capo dipartimento, l’ufficio stampa del Ministero, l’ufficio di Gabinetto, ma comunque qualcuno che parla direttamente col Ministro – ha rappresentato il caso e si è deciso di fare un’ispezione. ”

“Cosa questa ispezione abbia prodotto – prosegue l’Onorevole – lo sanno solo l’ispettore e i dirigenti del Ministero a cui il risultato dell’ispezione è stato trasferito. Ma è evidente che su una vicenda del genere, di assoluta rilevanza politica, non parte un’ispezione senza un segnale dall’alto. Soprattutto, è chiaro che c’è un assoluto interesse di tutti i vertici politici e amministrativi del Ministero a valutare l’esito di quello che l’ispezione produce.

Cosa sappiamo noi? Viene comminata la sanzione disciplinare, con la sospensione dal servizio per 15 giorni. ”

“Formalmente questo tipo di sanzioni vengono decise a livello di dirigente, ma su una questione di questa sensibilità politica e istituzionale è difficile pensare che il dirigente si muova autonomamente. – conclude Fusacchia – Le sanzioni disciplinari sono strumento raro nel mondo della scuola, capita che l’amministrazione soprassieda in casi in cui magari ce ne sarebbe bisogno! Di fronte ad un caso come questo, non procede – non dovrebbe mai procedere! – se non a fronte di prove schiaccianti e assolutamente gravi a carico del docente. Ora, l’ispezione, se condotta bene, ha comportato un confronto dell’ispettore con: docente in questione, dirigente scolastico, altri docenti, gli stessi studenti, i genitori degli studenti.
È stato fatto? Cosa ne è emerso?”

L’Onorevole presentera come Più Europa un’interrogazione in Commissione Istruzione sulla vicenda della professoressa Maria Rosaria Dell’Aria.

Da canto suo il Ministro ha affermato di non essere a conoscenza, prima del clamore mediatico, della vicenda.

Ieri mattina Bussetti aveva detto che avrebbe espresso il suo parere solo “dopo aver letto le carte” Insegnante sospesa, Bussetti si esprimerà dopo “aver visto le carte”

Ieri sera, durante una intervista a Gramellini su RAITRE ha comunque affermato che non spetta a lui reintegrare la docente.

§ https://www.gildavenezia.it/docente-sospesa-fusacchia-europa-impossibile-ministero-non-sapesse-ecco-come-funzionano-ispezioni/

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Marcia per la Vita: pro-life all’attacco / i cardinali Burke e Eijk

Due eminenti personalità ecclesiastiche hanno sfilato dietro lo striscione della Marcia, i cardinali Raymond Leo Burke e Willem Jacobus Eijk; con loro c’era mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio.  Tra i presenti, Gianna ed Emanuela Molla, figlie di Santa Gianna Beretta Molla, donne di spicco del mondo pro-life Costanza Miriano, Raffaella Frullone e Silvana de Mari. Tra gli altri, il sen. Simone Pillon, la senatrice Isabella Rauti e molti esponenti dell’associazionismo cattolico.

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Marcia per la Vita: pro-life all’attacco

(di Mauro Faverzani) IX edizione della Marcia per la Vita: da nove anni il popolo pro-life scende nelle strade del centro di Roma per manifestare il proprio sì alla vita senza condizioni ed il proprio no all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione assistita, all’eugenetica ed a tutte le altre forme di attentato alla vita umana, bene prezioso e principio non negoziabile. Ai nove anni dell’evento, che richiama decine di migliaia di persone da tutta Italia e dal mondo, fanno da tragico contraltare i 41 anni dall’introduzione nel nostro Paese della legge sull’aborto.

L’intera manifestazione è stata proposta in diretta e ritrasmessa in tutto il mondo dalla più importante emittente cattolica statunitense, Ewtn.

Ad aprire la Marcia sono stati gli interventi promossi dagli Universitari per la Vita, presieduta da Chiara Chiessi, che ha fornito le motivazioni, per le quali è importante aderire all’evento, tra le quali la possibilità di assicurare un «futuro ai nostri figli ed ai figli dei nostri figli»; Fabio Fuiano ha poi elencato le tragiche cifre dell’aborto, un orrore di dimensioni ormai colossali. Uno studio del 2016, realizzato dall’Oms, ha stimato in circa 56 milioni gli aborti praticati ogni anno, dati che, ovviamente, non tengono conto delle morti provocate dalla cosiddetta «contraccezione d’emergenza» e dalla distruzione degli embrioni, provocata dalla fecondazione assistita.

Il corteo, più imponente degli anni scorsi, è partito alle ore 14 da piazza della Repubblica e si è snodato, tra striscioni e slogan, canti e S. Rosario, occupando, dalla testa alla coda, l’intera via Cavour fino a via dei Fori Imperiali, per poi giungere sino alla chiesa della Madonna di Loreto a piazza Venezia, dove si sono svolti gli interventi conclusivi.

Due eminenti personalità ecclesiastiche hanno sfilato dietro lo striscione della Marcia, i cardinali Raymond Leo Burke e Willem Jacobus Eijk; con loro c’era mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio.  Tra i presenti, Gianna ed Emanuela Molla, figlie di Santa Gianna Beretta Molla, donne di spicco del mondo pro-life Costanza Miriano, Raffaella Frullone e Silvana de Mari. Tra gli altri, il sen. Simone Pillon, la senatrice Isabella Rauti e molti esponenti dell’associazionismo cattolico.

Hanno sfilato quindi i dirigenti delle associazioni pro-life internazionali, come la Manif pour tous francese, Droit de Naître, Pro Malta ChristianaFundacia Metych StópekDerecho de VivirBewegung für das Leben. Delegazioni sono giunte da tutto il mondo, in particolare da Francia, Spagna, Germania, Polonia, Romania, Estonia, Olanda, Croazia, Canada, Stati Uniti, Brasile, Argentina e Nuova Zelanda.

E poi giovani, famiglie, parrocchie (sia romane che di altre città italiane), esponenti di tanti istituti religiosi, sacerdoti (molti più delle precedenti edizioni), seminaristi, gruppi ed associazioni, tra cui la Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato, gli Universitari per la Vita, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, il Comitato Verità e Vita, le Voci del Verbo, l’associazione Pro Vita e FamigliaComitato Famiglia e Vita di Modena, La Luce di CristoAccoglienza della VitaOra et Labora in difesa della Vita – che ha organizzato i 40 giorni di preghiera per la Vita, che hanno preceduto la Marcia -, Generazione Voglio VivereSentinelle Vesuviane, la Comunione Tradizionale, Comitato Beato Miguel Agostin Pro di Varese, Comitato Il Faro di Modena, la Fondazione Lepanto, l’associazione Famiglia Domani, il Movimento dell’Amore familiare, la Vigna di RacheleTradizione Famiglia e ProprietàMovimento con Cristo per la VitaMovimento Mariano Regina dell’AmoreAssociazione Italiana Ginecologi e Ostetrici CattoliciAssociazione Farmacisti Cattolici, Vita Umana Internazionale, Il Popolo della Vita, Federvita Piemonte, il Movimento per la Vita Veneto, il Movimento per la Vita di Bolzano, Generazione Famiglia di Genova, Famiglia Piccola Chiesa, il Centro Vita e Famiglia Santa Maria delle Vergini, la Parrocchia Santissima Trinità dei Pellegrini di Roma, Bergamo Pro Life, numerosi Centri di Aiuto alla Vita, alcune scuole cattoliche e parentali come la Scuola San Pancrazio della Fraternità San Pio X. L’Ordine di Malta, come ogni anno, ha assicurato l’assistenza medica con la sua équipe, con i volontari del Cisom e con la sua ambulanza.

Immancabile anche il gioioso Trenino della Vita, carico di bimbi e di mamme. Giunto a piazza Venezia, l’imponente corteo si è raccolto attorno al grande palco della Marcia, per ascoltare le testimonianze proposte.

Per primo ha preso la parola il magistrato Giacomo Rocchi, consigliere della Corte Suprema di Cassazione, che ha evidenziato come «dieci anni dopo il caso di Eluana Englaro, l’odio verso i soggetti deboli si è scatenato in tutto il mondo». Sulle cosiddette «Dichiarazioni Anticipate di Trattamento» e sull’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese si è appellato al Parlamento, affinché rifiuti le pressioni della Corte Costituzionale.

Poi è intervenuto un parroco romano, Padre Pasquale Albisinni, titolare della chiesa di S. Annibale Maria di Francia, che ha ricordato come la domanda, posta da Dio a Caino, «Dov’è tuo fratello?», verrà da Lui rivolta anche a ciascuno di noi, per chiederci dove siano i milioni e milioni di bambini uccisi nel grembo materno.

È stata quindi la volta di Michelle Kaufmann, che ha parlato a nome della Marcia per la Vita della Nuova Zelanda, per incoraggiare il popolo pro-life di Roma: «Oggi – ha detto – siete una luce di speranza e di gioia, di guarigione e di pace per tutti quelli che soffrono. Oggi siete una voce per quei bambini preziosi. Grazie!!». In Nuova Zelanda, nel dicembre 2017 è stato tristemente celebrato il 40° anniversario dell’approvazione della legge sull’aborto. Da allora, «più di mezzo milione di bambini non nati non saprà mai cosa si provi ad essere tenuti tra le braccia della propria madre».

È intervenuto subito dopo Alejandro Geyer della Marcia per la Vita argentina, che ha ricordato come lo scorso anno nel suo Paese l’aborto sia stato sconfitto al Senato, sia pure per soli 8 voti, ma si debba sempre vigilare: «Qualcosa sta cambiando – ha detto – Per questo adesso possiamo cambiare la legge anche in Italia! Con la preghiera, la penitenza, con iniziative come la Marcia, cui ognuno di noi si deve impegnare a portare altri tre amici».

È stato di seguito proposto un video di mons. Antonio Suetta, Vescovo di Sanremo-Ventimiglia, che, impossibilitato ad esser presente fisicamente alla Marcia, ha esortato comunque alla testimonianza, ricordando come la vita debba «essere considerata sacra e inviolabile da parte di tutti»: «Oggi più che mai è necessario coraggio, franchezza, generosità ed apertura per affrontare temi come questi, che da una parte sono preziosi, indispensabili, irrinunciabili per salvaguardare la dignità della vita e, d’altra parte, sono sempre più costretti ed occultati dal pensiero dominante, che vorrebbe far passare alcuni gravi crimini verso la vita, come ad esempio l’aborto, l’eutanasia e tante manipolazioni come diritti dei singoli o addirittura come conquiste di civiltà; invece, sono delitti gravissimi, abominevoli contro la vita e contro l’uomo, e un cristiano, un uomo di buona volontà non dovrebbe mai perdere la consapevolezza ed il coraggio di denunciare tutto questo».

In un altro video, l’attore Eduardo Verastegui, protagonista di pellicole importanti come quella pro-life Bella e la celebre Cristiada, si è detto «entusiasta» delle tante persone scese in piazza, per difendere la vita «in ogni momento, dall’inizio alla fine. Come produttore di film utilizzo l’arte ed il cinema per celebrare la vita e voi potete fare lo stesso. Non importa chi tu sia, tu sei un essere umano e, se metti in pratica la “regola d’oro” – fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te – riusciremo a trasformare questa bellissima missione in un movimento globale per salvare e celebrare la vita in tutto il mondo».

Virginia Coda Nunziante, presidente della Marcia per la Vita, ha concluso i lavori, evidenziando la crescita della «consapevolezza di combattere una grande battaglia morale e civile,la determinazione a non retrocedere, a non accettare compromessi, perché non sono possibili compromessi sulla vita umana innocente». In Argentina si è sviluppato un grande movimento contro l’aborto, in Brasile il governo ha bloccato tutte le richieste di legalizzazione dell’aborto, negli Stati Uniti è appena stata approvata in Alabama una legge fortemente restrittiva, che vieta quasi completamente l’aborto. Ed altri Stati stanno andando nella stessa direzione: «Ciò dimostra che il processo storico non è irreversibile, perché la storia è fatta dalla libera volontà degli uomini e dall’intervento di Dio. Noi dobbiamo desiderare una società che rispetti la legge naturale e divina e dobbiamo amare una società che riconosca la regalità sociale di Cristo, perché questo è il fine ultimo della nostra azione. L’aborto calpesta la legge divina e naturale. Come immaginare che possa mancare l’aiuto di Dio a chi generosamente si impegna per difendere la vita, materiale e spirituale, che è il primo bene che Dio ci ha donato, quello da cui tutti gli altri beni dipendono? Noi abbiamo un’immensa fiducia nell’esito vittorioso della nostra battaglia. Costituiamo un’unica grande famiglia e respingiamo ogni tentativo di dividerci e di frammentarci, nella convinzione che l’unione attorno alla verità costituisce una forza irresistibile: la forza del bene che avanza e che nulla e nessuno potrà fermare».

Il corteo si è quindi disciolto, dandosi però già sin d’ora appuntamento all’anno prossimo: la Marcia per la Vita, il più significativo evento pro-life promosso a livello nazionale per dire un chiaro e fermo no all’aborto, è già fissata in agenda per il 23 maggio 2020, sempre a Roma.

Per la prima volta quest’anno la Marcia per la Vita di Roma è stata preceduta e seguita da due importanti iniziative internazionali, rispettivamente il Rome Life Forum, svoltosi presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino sul tema «Città dell’uomo versus Città di Dio – Ordine mondiale globale versus Cristianità», e poi il secondo convegno organizzato dalla John Paul II Academy for Human Life and Family sul tema «La “morte cerebrale” un’invenzione medico-legale: evidenze scientifiche e filosofiche».

Quel che è certo è che ormai la Marcia per la Vita di Roma rappresenta un riferimento imprescindibile nella battaglia per la vita, un riferimento che non si può ignorare, né si può fare a meno di parlarne.

La Buona Battaglia per la Vita non si ferma, ma procede inarrestabile. I pro-life in Italia sono all’attacco.

§ https://www.corrispondenzaromana.it/marcia-per-la-vita-pro-life-allattacco/

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“Dismettere gli abiti pomposi!” chiede il Papa sulla base del Vangelo.

§ http://www.farodiroma.it/dismettere-gli-abiti-pomposi-chiede-il-papa-sulla-base-del-vangelo-e-ricorda-gesu-e-non-la-chiesa-e-la-luce-del-mondo/

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“A Salvini dirò che insegno ai ragazzi a pensare sempre con la loro testa”

«Sono una donna libera, che ama i valori della Costituzione. Una moderata, se proprio lo vuole sapere. Che non ama esporsi e vive con disagio queste ore di celebrità: ho ricevuto più sms e whatsapp oggi che nel resto della mia vita».

[Bugiardino. Non si capisce a che titolo Salvini vuole incontrare la professoressa: come leader della Lega? come vice premier di riferimento di Bussetti? delegato da Conte? come parte “offesa” o chiamata in causa? a titolo di …. excusatio non petita? per chiederle scusa? per avere scuse in cambio della revoca della sanzione? un’altra occasione pubblicitaria con foto e video? v.p.]

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Rosa Maria Dell’Aria, 63 anni

Intervista
“A Salvini dirò che insegno ai ragazzi a pensare sempre con la loro testa”

Rosa Maria Dell’Aria, la docente di Palermo sospesa: “Sono una donna libera, una moderata che ama i valori della Costituzione. La notizia della sospensione mi ha dato dolore fisico”
PALERMO. È rimasta chiusa per ore nel suo appartamento della città moderna, mentre studenti e professori ne portavano a spasso l’immagine in due affollati cortei di solidarietà.

Rosa Maria Dell’Aria detta “Rosellina”, 63 anni, la prof divenuta simbolo degli antisalviniani, anche nel giorno dell’improvvisa popolarità ha voluto tener fede a un carattere schivo e riservato che l’ha portata a vivere con “disagio”, anzi “con sofferenza fisica” le polemiche seguite alla sua sospensione. Poi, a sera, il messaggio del ministro dell’Interno e un’ultima riflessione a cuore aperto.

Professoressa, Salvini ora vuole incontrarla.

«Sono sorpresa. Io non ho remore. Ma mi chiedo cosa voglia dirmi».

Poniamola in modo diverso: lei cosa gli dirà?

«Poche cose: il mio dovere di insegnante è quello di formare buoni cittadini, consapevoli e capaci di pensare con la propria testa, di confrontarsi e accettare anche le opinioni altrui. Questo ho sempre fatto e continuerò a fare finché sarò in servizio».

Insomma, non si rimprovera nulla.

«Il metodo che ho applicato in 40 anni di insegnamento non lo trovo sbagliato. Ruota attorno allo sviluppo del pensiero critico. Ciascuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, basta che siano frutto di elaborazione libera e non di pregiudizio».

Salvini, in realtà, dice che il paragone fra le leggi razziali e il decreto sicurezza, contenuto nel lavoro fatto dai suoi ragazzi, è una «forzatura sciocca e fuori dal tempo».

«Ognuno ha il suo punto di vista. Ma nulla vieta, credo, che in una discussione un gruppo di lavoro possa esprimere una visione critica del decreto sicurezza. Altri ragazzi, parlando in classe, hanno invece difeso la normativa. Il mio ruolo è far discutere tutti, non censurare».

Dica la verità: quanto c’è di suo in quel lavoro finito nel mirino?

«Il lavoro è dei ragazzi, ma si basa su fonti culturali autorevoli. Su romanzi, ad esempio, che ho proposto io, secondo una metodologia di tutti gli insegnanti: come il libro che ha vinto il premio Strega giovani, “Questa sera è già domani” di Lia Levi, o come “Il mare nero dell’indifferenza” di Civati e Segre. Non sono testi rivoluzionari».

Lei dice: non ho forzato le idee di nessuno.

«E ci mancherebbe. I ragazzi hanno esposto il loro pensiero e io sono intervenuta solo per sintetizzare i concetti e suggerire il lessico giusto».

Quando ha visto scorrere le immagini assemblate dai suoi studenti, seduta in aula magna, non ha avuto la minima percezione che fossero in arrivo guai?

«No, in alcun momento. I problemi sono nati quando un estremista ha manipolato e travisato il senso di quelle slide e l’ha proposto sui social. Ma non si è inneggiato contro nessuno, non c’è stato un paragone fra Salvini e Hitler. Un incidente, diciamo così, figlio dei tempi»

È figlia dei tempi anche una sospensione per motivi apparentemente ideologici?

«Ah, questo non lo so. Certo, non mi era mai capitato in 40 anni, ho sempre lavorato in armonia con tutti i miei allievi, che fanno a gara in queste ore per chiamarmi e ringraziarmi per avere insegnato loro a pensare. Il provveditore, in questo caso, ha invece ritenuto opportuno darmi questa sanzione. Quando ho avuto notificata la sospensione il dolore, senza iperboli, è stato immenso, fisico. Non mi stancherò di ripetere che in questa vicenda, da parte mia, non ci sono stati intenti politici né faziosità».

Un’ondata di dichiarazioni di sostegno da parte soprattutto del Pd. Ma lei è una donna di sinistra?

«Sono una donna libera, che ama i valori della Costituzione. Una moderata, se proprio lo vuole sapere. Che non ama esporsi e vive con disagio queste ore di celebrità: ho ricevuto più sms e whatsapp oggi che nel resto della mia vita».

E ora cosa attende? Salvini?

«Attendo che giunga il 27 maggio, fine del periodo di sospensione, per tornare finalmente nella mia scuola. Mi creda, mai l’ho sentita così mia».

§https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2019/05/17/news/la_prof_sospesa_a_palermo-226541621/
§ http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/a-salvini-diro-che-insegno-ai-ragazzi-a-pensare-sempre-con-la-loro-testa.flc
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Solidarietà alla docente di Palermo sanzionata dal provveditorato per reato d’insegnamento

Per Luigi Del Prete, dell’esecutivo nazionale Usb Scuola, ” la celerità dell’intervento da parte del ministero e del provveditore di Palermo evidenziano ormai un clima irrespirabile all’interno del paese e nelle scuole italiane” .

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Prof sospesa a Palermo, scuola in rivolta: “Censura che ci mortifica tutti”

Coro unanime a difesa dell’insegnante, dai colleghi fino al sindaco Leoluca Orlando: “Minaccia alla libertà di pensiero degli studenti e dei docenti”. Petizione dei sindacati

di Claudia Brunetto – 17 maggio 2019

“Un provvedimento eccessivo e vergognoso che minaccia la libertà di insegnamento e lo stesso mestiere del docente” . È rivolta nel mondo della scuola per la decisione di sospendere la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, colpevole secondo l’Ufficio scolastico provinciale di non aver vigilato sul lavoro dei suoi alunni che in una videoproiezione hanno accostato le leggi razziali al decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Ieri la Digos è arrivata all’istituto Tecnico industriale Vittorio Emanuele III per verificare la vicenda raccontata da ” Repubblica”. A scuola si respirava un clima di alta tensione. Il preside Carmelo Ciringione, trincerato dietro il silenzio, come la maggior parte dei colleghi di Dell’Aria che stanno comunque portando avanti una raccolta firme. Sconvolti gli studenti. “Un professore non può censurare a priori l’espressione degli alunni – dice Tiziano Saporiti, professore di Chimica del Vittorio Emanuele III – Il nostro è un lavoro complesso ” . Intanto alla prof è arrivata non solo la solidarietà del mondo della scuola, ma anche da esponenti della società civile, della politica e dei sindacati che hanno lanciato una petizione a difesa della docente.

La rivolta dei prof

“Legittimare un provvedimento del genere è pericolosissimo – dice Luigi Barbieri, professore di Lettere al liceo Danilo Dolci – La censura non fa parte del mondo della scuola” . I professori si interrogano sul loro compito. “Non si può impedire l’espressione di pensiero – dice Domenico Quaranta, docente di Storia e filosofia all’educandato Maria Adelaide – Non è questo il nostro compito. È al contrario stimolare il dibattito, il confronto critico. Ci sentiamo lesi nella nostra professionalità”. “Pare che i ragazzi e la prof di conseguenza abbiano fatto soltanto l’errore di aver toccato il cuore del potere. La cultura è libera e libero deve essere il suo insegnamento” , dice Giovanni Mannara che insegna Lettere all’istituto comprensivo Colozza-Bonfiglio.

L’accostamento della promulgazione delle leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini non è certo nuovo per chi ogni giorno varca la soglia degli istituti scolastici. “Accostare le due foto – dice Elio D’Anna, professore di Latino e greco al liceo Garibaldi da anni in pensione – è culturalmente lecito. C’è ampia letteratura in merito. Per i nazisti gli ebrei rappresentavano un’umanità inferiore e anche i migranti lo sono per una certa parte politica dei nostri giorni. La libertà dell’insegnamento è inviolabile, ne vale della nostra democrazia”.

Ieri, al liceo scientifico Benedetto Croce, non si parlava d’altro. “La professoressa non ha alcuna colpa – dice Ina Salerno, professoressa di Scienze al Croce – Si respira un clima dittatoriale che nulla ha a che vedere con la scuola” . Per professori come Domenico Buccheri dell’istituto Padre Pino Puglisi di Brancaccio si tratta di “un chiaro segnale politico”.

Palermo, la docente sospesa per il video su Salvini: “Ecco le immagini contestate, nessuno è stato offeso”

La società civile con la prof

“Soffia un vento antidemocratico allarmante nel nostro Paese che va arginato prima che sia troppo tardi ” , dice Pietro Bartolo medico di Lampedusa candidato al Parlamento europeo. La comunità di Santa Chiara all’Albergheria prende posizione. “La politica – dice Enzo Volpe, direttore di Santa Chiara a nome di tutta la comunità – pensa di potere controllare il diritto all’informazione e alla formazione di intelligenza critica. Si contesta una prof che ha fatto sempre con diligenza e passione il suo dovere e si resta indifferenti se un ministro della Repubblica si fa promotore di decreti chiaramente anti costituzionali. La scuola pubblica non è proprietà dello Stato, né può essere da questo controllato e condizionato ” . Difendono la prof anche tanti dirigenti scolastici, garanti della libertà di insegnamento dei loro docenti. “Il nostro Paese – dice Vito Lo Scrudato, preside del liceo classico Umberto – ha bisogno di capacità di confronto civile e rispettoso delle posizioni diverse senza demonizzazioni reciproche. Ecco perché penso che oggi più che mai la scuola deve rimanere un luogo e un tempo di formazione dove insegnare la libertà, il rispetto e il confronto civile”.

Bufera nel mondo politico

Il sindaco Leoluca Orlando, a nome di tutta la giunta, invita il ministero ” a favorire lo studio della storia e delle nefandezze che il nazifascismo ha compiuto contro gli italiani e nel mondo piuttosto che sanzionare docenti e attentare alla libertà di docenza ed espressione”. ” L’unico dato certo a oggi – dice il sindaco – è che il decreto sicurezza nella sua parte in cui lede i diritti dei migranti è stato giudicato da chi ha competenza formale a farlo, come illegittimo, inadeguato, lesivo appunto di diritti fondamentali. Infatti i giudici ne hanno già sanzionato alcuni effetti nefasti”. Insorge anche il Pd, dalla capogruppo in commissione Cultura alla Camera Anna Ascani, al segretario regionale ed ex sottosegretario all’I-struzione Davide Faraone. ” Il prossimo passo – si chiede Ascani – è il ritorno dell’Opera nazionale balilla? L’episodio di Palermo richiede immediati chiarimenti ufficiali del ministero dell’Istruzione”.

La petizione dei sindacati

Per Luigi Del Prete, dell’esecutivo nazionale Usb Scuola, ” la celerità dell’intervento da parte del ministero e del provveditore di Palermo evidenziano ormai un clima irrespirabile all’interno del paese e nelle scuole italiane” . Il sindacato Usb sta raccogliendo le firme del mondo della scuola per presentarle la prossima settimana la raccolta firme al provveditore Marco Anello.

§https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/05/17/news/prof_sospesa_a_palermo_scuola_in_rivolta_censura_che_ci_mortifica_tutti_-226491361/
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La storia dell’insegnante sospesa per due slide degli studenti su Salvini
Durante un lavoro in classe avevano autonomamente accostato la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza”
venerdì, 17 maggio 2019

 Rosa Maria Dell’Aria, 63 anni, insegnante all’istituto industriale Vittorio Emanuele III (ANSA)

Lo scorso 11 maggio un’insegnante di italiano dell’istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo è stata sospesa per due settimane dall’ufficio scolastico provinciale – con conseguente dimezzamento dello stipendio – perché non avrebbe «vigilato» sul lavoro di alcuni suoi studenti di 14 anni che, durante la Giornata della memoria, avevano presentato un video nel quale accostavano la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini. È una decisione che sta facendo discutere moltissimo, per l’atteggiamento apparentemente molto zelante dei funzionari del ministero e perché la normativa vigente sulla vigilanza degli insegnanti fa riferimento a un’attività di controllo volta a proteggere l’incolumità fisica degli studenti, e non riguarda il lavoro didattico.

L’ispezione che ha portato alla sospensione è nata da un tweet inviato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti a fine gennaio da Claudio Perconte, un attivista di destra di Monza (alcuni giornali scrivono di CasaPound) che si definisce sovranista e che non è chiaro come abbia ottenuto le informazioni sul video della scuola di Palermo. Nel primo tweet – a cui sono seguiti altri interventi simili sui social – diceva: «Salvini-Conte-Di Maio? Come il reich di Hitler, peggio dei nazisti. Una professoressa ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?».

La professoressa sospesa si chiama Rosa Maria Dell’Aria, ha 63 anni ed è insegnante di italiano da quaranta. Per quel che ne sappiamo, non ha «obbligato» i suoi studenti a fare niente. In occasione della Giornata della memoria, dopo alcune letture fatte dagli studenti durante l’estate e dopo le discussioni intorno al 3 settembre, Giornata del migrante, sulle violazioni dei diritti umani, la II E dell’istituto aveva deciso di produrre, come lavoro conclusivo, un elaborato in formato slide. Nella presentazione preparata dagli studenti, come ha raccontato la professoressa, c’erano due slide con l’immagine di Salvini: una presentava a sinistra la prima pagina del Corriere della Sera dell’epoca sulla promulgazione delle leggi razziali, e a destra Salvini all’approvazione del “decreto sicurezza”. La seconda slide mostrava una foto della conferenza di Évian del 1938 – durante la quale si tentò di stabilire delle quote di accoglienza dei rifugiati ebrei provenienti dalla Germania nazista – e una foto del vertice informale di Innsbruck del luglio 2018 tra i ministri della Giustizia e dell’Interno dell’Unione europea per parlare della questione dei migranti.

Il giorno dopo il primo tweet di Perconte, la sottosegretaria leghista ai Beni culturali Lucia Borgonzoni è intervenuta su Facebook commentando: «Se è accaduto realmente andrebbe cacciato con ignominia un prof del genere e interdetto a vita dall’insegnamento. Già avvisato chi di dovere». All’ufficio scolastico provinciale di Palermo è poi partita un’ispezione, con conseguenti interrogatori alla professoressa e ai ragazzi, ed è stato emesso un provvedimento di sospensione contro l’insegnante.

Il vicepreside della scuola, Pietro Corica, ha parlato di provvedimento «eccessivo». Diversi partiti politici e sindacati hanno difeso la professoressa Dell’Aria, e su alcuni giornali sono stati intervistati anche i suoi studenti e i rappresentanti dell’istituto. Uno di loro ha spiegato: «La professoressa Dell’Aria si è limitata a fare una lezione sul fascismo e sull’Olocausto. Sono stati invece gli studenti a realizzare il video e ad accostare le leggi razziali e il decreto sicurezza del ministro Salvini, esprimendo una loro personale e legittima opinione». E ancora: «Siamo stati noi stessi a notare che in alcune parti il decreto sicurezza lede diritti fondamentali».

La professoressa Dell’Aria, che il prossimo anno andrà in pensione, ha parlato della sospensione come della «più grande amarezza e la più grande ferita» della sua vita professionale. «Quel lavoro non aveva assolutamente alcuna finalità politica né tendeva a indottrinare gli studenti, che da sempre hanno lavorato in modo libero come essi stessi hanno dichiarato anche agli ispettori arrivati in istituto a fine gennaio». Dell’Aria ha spiegato di non aver visionato in anticipo la parte della presentazione con le immagini contestate e ha aggiunto: «Il video è il risultato dell’elaborazione dei ragazzi, si era parlato di diritti umani e nella loro elaborazione hanno fatto l’associazione tra il decreto sicurezza e la lesione dei diritti umani». Ha spiegato che il suo lavoro di insegnante consiste nel «modificare il libero convincimento laddove possa essere offensivo, denigratorio o osceno», ma non quello di reprimere le opinioni: «Il mio modus operandi è cercare che i ragazzi si formino un pensiero libero, critico, che siano attenti ai fatti della realtà e che imparino a ragionare e a pensare. Che si formino delle opinioni».

Il leader della Lega Matteo Salvini, commentando la vicenda, ha detto: «Non so chi sia stato a proporre, a controllare, a ordinare, a suggerire, però che qualcuno equipari il ministro dell’Interno, che può stare simpatico o antipatico, a Mussolini o addirittura a Hitler, mi sembra assolutamente demenziale». Nel frattempo il sindacato di base USB ha aperto una petizione online in solidarietà alla docente «sanzionata per reato di insegnamento». Il 16 maggio infine, come scrive Repubblica, nella scuola è arrivata la Digos: «I poliziotti stanno verificando l’accaduto parlando con preside e professori».

Ha detto anche cose buone

È vero che Salvini cita spesso Mussolini? Abbiamo provato a capirlo

§ https://www.ilpost.it/2019/05/17/storia-insegnante-sospesa-palermo-slide-salvini/

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Solidarietà alla docente di Palermo sanzionata dal provveditorato per reato d’insegnamento

§ https://www.change.org/p/quirinale-solidariet%C3%A0-alla-docente-di-palermo-sanzionata-dal-provveditorato-per-reato-d-insegnamento

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«Ordine e disciplina», la legge di Salvini non si discute / Solidarietà alla docente sospesa / mini dossier

Tante sono le prese di posizione a favore della prof soprattutto da sindacati e esponenti del centrosinistra che parlano di «censura di Stato», «abuso di potere» o di «macchina della paura». Il sindaco Leoluca Orlando bolla come «immotivato» il provvedimento di sospensione, manifestando tutta la solidarietà della giunta alla prof e la «condivisione» con le critiche espresse dagli studenti al decreto Salvini.

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Docente sospesa a Palermo, Grasso pubblica il video degli studenti: “Salvini teme i ragazzi intelligenti?”

di  | 17 Maggio 2019

“Visto che tutti coloro che ne parlano non l’hanno visto, a partire dalla sottosegretaria Borgonzoni, ho deciso di pubblicare il video completo dei ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale di Palermo (omettendo solo l’ultima slide con i nomi). Guardatelo e giudicate voi: su cosa avrebbe dovuto vigilare l’insegnante? Sulle opinioni degli studenti?”. Lo ha scritto il senatore Pietro Grasso (LeU), componente della Commissione Antimafia, in un post su Facebook, dove ha pubblicato in esclusiva il video dei ragazzi di Palermo che è costato la sospensione della professoressa Rosa Maria Dell’Aria. “Avrebbe dovuto censurare il pensiero degli alunni? In nessuna parte viene detto che Salvini è come Mussolini, come invece leggo ovunque. Vengono accostati provvedimenti e scelte di allora e di oggi, con acume e intelligenza: a chi lo guarda spetta trarre le conclusioni. Allora mi chiedo: perché la professoressa  è stata sospesa? Perché è intervenuta la Digos? Mi sembra, al contrario, che gli studenti abbiano ben compreso il significato più profondo della Giornata della memoria: non un rito stanco ma un pungolo per il presente. Forse è proprio l’intelligenza a spaventare Salvini e i suoi”

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/17/docente-sospesa-a-palermo-grasso-pubblica-il-video-degli-studenti-salvini-teme-i-ragazzi-intelligenti/5186563/

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Grasso pubblica il video degli studenti che criticano Salvini: “Perché prof è stata sospesa?”

Il senatore su Fb: “Salvini teme i ragazzi intelligenti?”. Zingaretti: “Docente deve poter tornare subito al lavoro”

Continua a far discutere il caso di Rosa Maria Dell’Aria, professoressa di italiano dell’istituto industriale Vittorio Emanuele di Palermo, sospesa da sabato scorso per due settimane dall’ufficio scolastico provinciale perché non avrebbe vigilato sul lavoro dei suoi studenti che nella Giornata della memoria avevano presentato una videoproiezione nella quale si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

L’ultimo a intervenire sul caso, pubblicando in esclusiva sul suo profilo Fb il video realizzato dagli studenti, è il senatore Pietro Grasso (LeU), componente della Commissione Antimafia.

“Visto che tutti coloro che ne parlano non l’hanno visto, a partire dalla sottosegretaria Borgonzoni, ho deciso di pubblicare il video completo dei ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale di Palermo (omettendo solo l’ultima slide con i nomi)”, scrive Grasso su Facebook. “Guardatelo e giudicate voi: su cosa avrebbe dovuto vigilare l’insegnante? Sulle opinioni degli studenti? Avrebbe dovuto censurare il pensiero degli alunni? In nessuna parte viene detto che Salvini è come Mussolini, come invece leggo ovunque. Vengono accostati provvedimenti e scelte di allora e di oggi, con acume e intelligenza: a chi lo guarda spetta trarre le conclusioni. Allora mi chiedo: perché la Professoressa Rosa Maria Dell’Aria è stata sospesa? Perché è intervenuta la Digos? Mi sembra, al contrario, che gli studenti abbiano ben compreso il significato più profondo della Giornata della memoria: non un rito stanco ma un pungolo per il presente. Forse è proprio l’intelligenza a spaventare Salvini e i suoi!”.

A chiedere la revoca immediata della sospensione è anche il segretario Pd Nicola Zingaretti, che sempre su Fb scrive: “Fatemi capire. In Italia Casa Pound deve essere libera di dire e fare quello che vuole. Mentre un’insegnante deve essere sospesa per le opinioni di un suo studente che critica Salvini e le leggi varate dal Governo Lega – 5Stelle. Ma siamo pazzi? Questa insegnante deve tornare subito al suo lavoro”.

§ https://www.huffingtonpost.it/entry/grasso-pubblica-il-video-degli-studenti-che-criticano-salvini-perche-prof-e-stata-sospesa_it_5cde6828e4b09e05780155d2

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«Ordine e disciplina», la legge di Salvini non si discute

Duces in fundo. A Palermo docente sospesa e senza stipendio per un video degli alunni sulle leggi razziali

 

La prima immagine ritrae la copertina del ’38 del Corsera, con la scritta «Ieri», sotto il titolo sparato: «Le leggi per la difesa della razza, approvate dal consiglio dei ministri».

A fianco, c’è la seconda foto: il ministro Salvini che tiene un foglio in mano, che fa riferimento al decreto sicurezza, sopra la scritta «Oggi». Ecco la slide dello scandalo.

A realizzarla sono stati sei studenti del secondo anno dell’istituto industriale Vittorio Emanuele, che hanno prodotto l’elaborato per la giornata della memoria: ragazzi di 15 anni.

IERI COME OGGI, la persecuzione degli ebrei accostata dagli studenti al provvedimento restrittivo sui migranti che sbarcano nel nostro Paese. Troppo, per l’ex provveditorato agli studi di Palermo. Che con una decisione senza precedenti ha sospeso l’insegnate di italiano degli studenti per omesso controllo.
Quindici giorni di stop, senza stipendio per una docente con 40 anni di servizio alle spalle, colpevole di non avere supervisionato l’elaborato dei propri ragazzi.

Un polverone, strumentalizzato in piena campagna elettorale per le europee, ancora più mortificante per chi ha fatto dell’insegnamento una missione di vita.

Da costretta a rimanere a casa da cinque giorni, Rosa Maria Dell’Aira, 63 anni, urla tutta la propria amarezza: «Quanto accaduto lo considero la più grande ferita della mia vita professionale e naturalmente non parlo del danno economico legato ai giorni di sospensione ma al danno morale e professionale dopo una intera vita dedicata alla scuola e ai ragazzi».

LA PROF DI LETTERE E STORIA, che fra un anno andrà in pensione, non ci sta a passare come una «sovversiva anti Salvini»: attorno a lei si stringono studenti e colleghi. La sospensione, con lo stipendio dimezzato è stata attuata al termine di una ispezione cominciata dopo una serie di post sui social. Tutto è nato dopo che un attivista di destra ha lanciato un tweet indirizzato al ministro: «Salvini-Conte-Di Maio? Come il reich di Hitler, peggio dei nazisti. Succede all’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, dove una prof per la Giornata della Memoria ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?».

Meno di 24 ore dopo, ecco l’intervento della sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni su Facebook: «Se è accaduto realmente andrebbe cacciato con ignominia un prof del genere e interdetto a vita dall’insegnamento. Già avvisato chi di dovere».

Sull’ufficio scolastico provinciale dunque le pressioni sono state immediate. Così come il provvedimento. Ma l’insegnante non ci sta a finire nel tritacarne.

«QUEL LAVORO – dice – non aveva alcuna finalità politica né tendeva a indottrinare gli studenti che da sempre hanno lavorato in modo libero, come essi stessi hanno dichiarato anche agli ispettori arrivati in istituto a fine gennaio. Ho soltanto proposto un lavoro sulla base di una serie di letture fatte sia nel corso dell’estate e poi anche il 3 settembre in occasione della Giornata del migrante».

Al suo fianco i ragazzi. «Siamo tutti profondamente dispiaciuti per quanto accaduto e solidali con la nostra insegnante. Nessuno di noi era stato obbligato a partecipare a quel progetto, le immagini inserite nel lavoro in power point non sono state scelte dalla professoressa che ci ha dato solo una mano nella sistemazione del testo sotto il profilo linguistico. Siamo stati noi stessi a notare che in alcune parti il decreto sicurezza lede diritti fondamentali», uno dei ragazzi di ragazzi di 16 anni che ha fatto parte del gruppo di lavoro. A CHIARIRE I CONTORNI del caso è Pietro Corica, uno dei due vice presidi dell’istituto: «Si trattava della presentazione di un progetto, un evento interno alla scuola, nessuna presenza esterna, ed erano coinvolte tre o quattro classi. È possibile, ma non posso esserne certo che tutto nasca dal fatto che quel lavoro non era stato controllato preventivamente, ma francamente il provvedimento mi pare eccessivo».

Tante sono le prese di posizione a favore della prof soprattutto da sindacati e esponenti del centrosinistra che parlano di «censura di Stato», «abuso di potere» o di «macchina della paura». Il sindaco Leoluca Orlando bolla come «immotivato» il provvedimento di sospensione, manifestando tutta la solidarietà della giunta alla prof e la «condivisione» con le critiche espresse dagli studenti al decreto Salvini.

§ https://ilmanifesto.it/salvini-razzismo/

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Chi ha sospeso la docente di Palermo deve dimettersi

Dichiarazione di Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola del Partito Comunista Italiano.

La sospensione della docente di Palermo accusata di non aver impedito ai propri studenti di esprimere le proprie idee, sgradite a chi governa, rappresenta una ferita gravissima– ha dichiarato Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola del PCI.

Chi si è assunta la responsabilità di erogare un provvedimento così grave ed estraneo allo spirito ed alla lettera della Costituzione della Repubblica, non può rimanere al proprio posto nell’amministrazione della scuola. Si deve dimettere o deve essere rimosso, immediatamente.

È necessario lanciare subito un segnale che contrasti la tendenza di settori delle amministrazioni pubbliche ad operare servilmente, fuori e contro i propri doveri d’ufficio, come braccio armato della destra che governa il paese.

In particolare bisogna respingere al mittente i sempre più ricorrenti tentativi intimidatori che colpiscono il mondo della scuola.

La scuola italiana ha bisogno di insegnanti colti, miti e aperti come la docente di Palermo non di ignoranti burocrati smaniosi di farsi notare dal potente altrettanto ignorante – ha concluso Cangemi.

§ https://www.facebook.com/luca.cangemi.1

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Solidarietà alla collega sospesa a Palermo da noi di Professione Insegnante

REDAZIONE E ADMIN GRUPPO – 17 MAGGIO 2019

In nessuna punto viene detto che Salvini è come Mussolini, come invece leggiamo ovunque. Vengono accostati provvedimenti e scelte di allora e di oggi, con acume e intelligenza: a chi lo guarda spetta trarre le conclusioni.

Allora ci chiediamo: perché la Professoressa Rosa Maria Dell’Aria è stata sospesa? Perché è intervenuta la Digos?

Ci sembra, al contrario, che gli studenti abbiano ben compreso il significato più profondo della Giornata della memoria: non un rito stanco, ma un pungolo per il presente.

Forse è proprio l’intelligenza a spaventare?

§ http://www.professioneinsegnante.it/index.php/news/632-solidarieta-alla-collega-sospesa-a-palermo-da-noi-di-professione-insegnante

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Così il Papa respinge Salvini: la Chiesa tifa il suo flop al voto

Il cardinale si alza da una poltrona granata col tessuto un po’ consunto, piazza San Pietro è un brulicare di fedeli e turisti, lì papa Francesco ha salutato la folla con otto bambini sbarcati in Italia tramite un corridoio umanitario in Libia, sono siriani, congolesi, nigeriani, scappano da persecuzioni, fame, guerre e vivono con le famiglie in alloggi di una cooperativa in provincia di Roma: “Francesco non può rinnegare se stesso, non può accettare Salvini. Gli italiani possono sostenere un avversario di un pontefice che di nome fa Francesco?”. Il cardinale sogghigna, e stringe la croce pettorale d’argento.

Così il Papa respinge Salvini: la Chiesa tifa il suo flop al voto

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Vaticano. Tutti i tentativi falliti del vicepremier

Così il Papa respinge Salvini: la Chiesa tifa il suo flop al voto

di Carlo Tecce – Il Fatto Quotiano – 17 Maggio 2019 – pagg. 1 e 6
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Il contrappasso. Il Vaticano di papa Francesco respinge Matteo Salvini, chiude le porte. Il ministro dell’Interno, che fa propaganda sui migranti, che ripudia l’accoglienza, che carezza le destre estreme propulsori di discriminazione, è un ospite non gradito. Un forestiero. Il sentimento di Jorge Mario Bergoglio va oltre il rifiuto, ormai ripetuto e ostentato, di ricevere Salvini in udienza privata e investe la Chiesa italiana. I “soliti vescovoni” – così parlano di sé nel clero per citare e irridere il vicepremier – confidano in una reazione dei cattolici con le Europee per sgonfiare il fenomeno leghista e scardinare un governo litigioso.

Il cardinale non ha la porpora, è in abito talare, indossa una croce pettorale d’argento, intarsiata con venature più scure ai bordi, scarta una caramella morbida ai frutti di bosco, l’annuario pontificio di 2.318 pagine ha inclinato la mensola, un quadro con la fotografia ufficiale di Francesco è rivolto verso un lucernario, la vista è monca per il motore del climatizzatore, si scorge piazza San Pietro con le seggioline grigio scure allineate dinanzi all’altare per l’incontro del mercoledì col Papa: “I Cinque Stelle sono di casa, bussano spesso e noi offriamo ascolto, è l’alleato Salvini che ha superato il limite, s’è infilato in una diatriba costante e diretta con Bergoglio, però ha tentato di ricucire”. Era in Sicilia, l’ultima volta.

Salvini ha celebrato il 25 aprile in campagna elettorale con un prologo istituzionale: il taglio del nastro a un commissariato di polizia a Corleone, che la Questura ha chiesto di benedire a monsignor Francesco Pennisi, arcivescovo antimafia di Monreale. Conclusa la cerimonia, prima dei selfie del ministro, Pennisi è rientrato in diocesi. Salvini era di passaggio a Monreale per un comizio, durato una decina di minuti, col candidato a sindaco del Carroccio. Il ministro ha insistito per visitare la cattedrale di Santa Maria Nuova, patrimonio dell’umanità, il duomo costruito nel XII secolo su ordine di Guglielmo II, il sovrano “buono”. Pennisi ha imposto una condizione: nessun codazzo, fuori la politica. Salvini era incuriosito dai mosaici bizantini, dagli affreschi di putti e di donne, da un’opera del pittore Francesco Manno su re Guglielmo II e s’è fermato, nella sala rossa, a colloquio con l’arcivescovo. E c’era pure una scusa: la fabbriceria che amministra la cattedrale dipende dal Viminale. Un approccio un po’ timido per ripristinare un dialogo civile, così l’hanno decriptato a Roma i “soliti vescovoni” che guidano la Conferenza episcopale e che monitorano il barometro della tensione col ministro.

Il cardinale Gualtiero Bassetti, il capo dei vescovi italiani, tra i principali collaboratori di papa Francesco, rintuzza sempre gli assalti verbali di Salvini: “Attacchi noi se vuole, non chi aiuta gli altri”. Eppure Bassetti, durante una frazione di quiete, ha parlato faccia a faccia col ministro dell’Interno e ha raccolto il suo desiderio di conoscere papa Francesco. È accaduto in prossimità del pranzo di metà gennaio in Vaticano tra il “capitano” leghista e il cardinale Angelo Becciu, prefetto per le Cause dei santi, già sostituto agli affari generali in Segreteria di Stato. Il pranzo era organizzato col sottosegretario Giancarlo Giorgetti, un interlocutore affidabile per la Santa Sede, poi il ministro ha ottenuto un posto a tavola. I cardinali Becciu e Bassetti, e altri vescovi italiani agganciati dal ministro, hanno riportato a papa Francesco il messaggio di Salvini: “Io vorrei un confronto”. Bergoglio è inflessibile: “Finché non cambia linguaggio e politiche, io non posso e non voglio stringergli la mano”.

Il Vaticano conferma: l’agenda del Papa non prevede appuntamenti col ministro dell’Interno. E lo scontro di Salvini con la Chiesa s’è acuito: la “sofferenza” di Bergoglio per sinti e rom, le intemerate sul populismo che genera l’odio. Non c’è più un contegno, chissà se c’è un rimedio. I vescovi italiani, da un anno, spronati da Bassetti, lavorano a un ritorno in politica dei cattolici, studiano scuole di formazione e però, in attesa che la classe dirigente riemerga dopo la diaspora democristiana e il trasversalismo di Camillo Ruini adottato per la Seconda Repubblica, s’aggrappano ai partiti tradizionali e ai Cinque Stelle per arginare Salvini.

Il cardinale si alza da una poltrona granata col tessuto un po’ consunto, piazza San Pietro è un brulicare di fedeli e turisti, lì papa Francesco ha salutato la folla con otto bambini sbarcati in Italia tramite un corridoio umanitario in Libia, sono siriani, congolesi, nigeriani, scappano da persecuzioni, fame, guerre e vivono con le famiglie in alloggi di una cooperativa in provincia di Roma: “Francesco non può rinnegare se stesso, non può accettare Salvini. Gli italiani possono sostenere un avversario di un pontefice che di nome fa Francesco?”. Il cardinale sogghigna, e stringe la croce pettorale d’argento.

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/17/cosi-il-papa-respinge-salvini-la-chiesa-tifa-il-suo-flop-al-voto/5185633/

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Agesc. Quali sono i disegni del Governo verso le famiglie e la libertà di scelta educativa?

Al Miur proseguono gli incontri intorno alla rivisitazione della legge 62/2000 con la richiesta da parte dell’AGeSC di passare ad una vera libertà di scelta educativa non condizionata dal fattore economico. Tutto bene, quindi? Non facciamoci illusioni.

Risultati immagini per www.agesc

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Quali sono concretamente i disegni del Governo verso le famiglie e la libertà di scelta educativa in un sistema plurale di scuole statali e non statali ?

di Giancarlo Frare – giovedì 16 maggio 2019

A pochi giorni dalle Elezioni Europee le istanze della famiglia sembrano tornate al centro del panorama politico. A margine della presentazione da parte del Forum delle Associazioni Familiari della proposta per un nuovo assegno familiare i politici presenti sono stati intrattenuti dal sottoscritto sul tema specifico della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie. Al Miur proseguono gli incontri intorno alla rivisitazione della legge 62/2000 con la richiesta da parte dell’AGeSC di passare ad una vera libertà di scelta educativa non condizionata dal fattore economico. Tutto bene, quindi? Non facciamoci illusioni. Altre volte gli interlocutori politici non sono stati di parola. Ma questa è la prima volta che il Governo in carica manifesta una attenzione per la famiglia in generale e per la libertà di scelta educativa in particolare. Nelle prossime settimane (dopo le Elezioni Europee) capiremo quali sono concretamente i disegni del Governo verso le famiglie e la libertà di scelta educativa in un sistema plurale di scuole statali e non statali. Nel frattempo procederemo a valutare il passaggio al Terzo Settore dell’Associazione per poter partecipare in un modo nuovo alla vita della società civile a tutela dei diritti delle famiglie italiane.

Giancarlo Frare – Presidente Nazionale AGeSC

§ http://www.agesc.it/associazione/editoriali-di-giancarlo-frare/quali-sono-concretamente-i-disegni-del-governo-verso-le-famiglie-e-la-libert%C3%A0-di-scelta-educativa-in-un-sistema-plurale-di-scuole-statali-e-non-statali

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Scuole paritarie e costo standard: dumping salariale e sfruttamento delle suore

§ https://www.tecnicadellascuola.it/scuole-paritarie-e-costo-standard-dumping-salariale-e-sfruttamento-delle-suore

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Vita consacrata: sabato a Casoria (Na) professione perpetua di dieci suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato

Al rito di sabato saranno presenti i rappresentanti dell’ambasciata indonesiana in Italia e le religiose della altre comunità della Congregazione di madre Cristina Brando, operanti in Italia e all’estero.

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Suor Maria Cristina Brando

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Vita consacrata: sabato a Casoria (Na) professione perpetua di dieci suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato

di AgenSir – 16 maggio 2019 @ 10:39

Sabato prossimo, alle 10, nella chiesa madre dell’Istituto delle suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato a Casoria (Napoli), dieci religiose emetteranno la loro professione perpetua nelle mani della superiora generale, madre Carla Di Meo. A presiedere la celebrazione eucaristica sarà l’abate del santuario mariano di Montevergine (Av), dom Riccardo Luca Guariglia. Le suore – tutte di origine indonesiana – sono Anastasia di San Giuseppe, Angela di Gesù Eucaristia, Caterina dell’Addolorata, Florinda di San Giuseppe, Josephina di San Michele, Mery del Cuore di Gesù, Mariaregina dei Santi Angeli, Sofia di San Michele, Teodora del Santissimo Sacramento, Giustina del Sacro Cuore. Alla professione perpetua, le suore si stanno preparando con un corso di esercizi spirituali, guidato da padre Antonio Rungi, passionista, delegato arcivescovile per la vita consacrata dell’arcidiocesi di Gaeta, sulla vocazione alla vita consacrata e sulla specificità del carisma di fondazione, che è la vittimalità, secondo l’insegnamento della santa napoletana, Maria Cristina Brando – fondatrice dell’istituto – che dedicò la sua vita alla contemplazione dell’Eucaristia, da cui attingeva l’energia e lo slancio con cui poi annunciava il Vangelo nel territorio di Casoria e di altre località dell’arcidiocesi di Napoli, attraverso il servizio della carità e dell’accoglienza. Al rito di sabato saranno presenti i rappresentanti dell’ambasciata indonesiana in Italia e le religiose della altre comunità della Congregazione di madre Cristina Brando, operanti in Italia e all’estero.

§ https://www.agensir.it/quotidiano/2019/5/16/vita-consacrata-sabato-a-casoria-na-professione-perpetua-di-dieci-suore-vittime-espiatrici-di-gesu-sacramentato/

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Suore vittime espiatrici di Gesù Sacramentato

§https://it.wikipedia.org/wiki/Suore_vittime_espiatrici_di_Ges%C3%B9_Sacramentato

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Istituto Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato

§ http://portal.sitecom.com/WLM-3600/v1001/upgrade/parent.php?lanIP=192.168.0.1&userRequest=www.santamariacristinabrando.it

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Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato della Beata Maria Cristina Brando

§ https://www.villamariacristinabrando.it/le-suore/

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La beata napoletana sarà presto proclamata Santa!

Suor Maria Cristina Brando sarà proclamata Santa da Papa Francesco a San Pietro il 17 Maggio 2015. E in attesa del grande giorno, fervono i preparativi, con tutta una serie di eventi dedicati alla Santa fondatrice delle suore “Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato“.

§ https://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/356-la-beata-napoletana-sara-presto-proclamata-santa/

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Amarcord 2013. Congresso Giovani padani: «Che vadano a fanculo i giovani del Sud!»

Tra cori evergreen («Noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore, bruciare il tricolore!»), improvvise folgorazioni («Che la si chiami macroregione, Padania o Topolinia non cambia nulla») e ardite citazioni («Patria o morte!, come Che Guevara, perché anche lui combatteva in un paese dai problemi molto simili a quelli che abbiamo in Piemonte, Veneto e Lombardia») si è tenuto, domenica, a Milano, il secondo Congresso dei Giovani padani.

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Congresso Giovani padani: «Che vadano a fanculo i giovani del Sud!»

di Daniele Sensi – 2 luglio 2013

(Audio in fondo al post).

Tra cori evergreen («Noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore, bruciare il tricolore!»), improvvise folgorazioni («Che la si chiami macroregione, Padania o Topolinia non cambia nulla») e ardite citazioni («Patria o morte!, come Che Guevara, perché anche lui combatteva in un paese dai problemi molto simili a quelli che abbiamo in Piemonte, Veneto e Lombardia») si è tenuto, domenica, a Milano, il secondo Congresso dei Giovani padani.

Presiedeva i lavori, il vicesegretario federale della Lega Matteo Salvini, il quale, nel suo discorso motivazionale sulla disobbedienza, ha citato Walt Disney («Se lo puoi sognare, lo puoi anche fare»), l’attivista nordirlandese Bobby Sands («Mi girano le palle, perché una delle poche città italiane che hanno dedicato una via a questo patriota è Firenze, con ‘Fonzie’ Renzi») ed Aaron Swartz, l’informatico statunitense suicidatosi lo scorso gennaio nella sua casa a Brooklyn («Questo ‘matto’ voleva la libertà, la libertà in Rete; questo matto voleva che gli studi scientifici fossero a disposizione del ricco e del povero – anzi, più del povero, che non se lo può permettere, che del ricco, che può pagare migliaia di euro per andare in qualche grande università»).

Nel pomeriggio, l’intervento di Roberto Maroni, che, subito dissociatosi dalle due bandiere europee con svastica e falce e martello esposte sul tavolo della presidenza, citando Berlinguer ha spronato il movimento giovanile a far da coscienza critica a chi, come lui, rappresenta «la Lega di governo» («non confondete tattica e strategia: la strategia è l’indipendenza, la tattica non deve farsi tatticismo ed io governo la Regione Lombardia non per governare la Regione Lombardia ma perché si formi la macroregione del Nord, che è la Padania. Sono stato io a leggere la dichiarazione di indipendenza a Venezia»).

Nel mezzo, a uno a uno sul palco, i coordinatori provinciali (solo quelli lombardi) e ‘nazionali’ (leggasi: regionali) del Movimento giovani padani. Recriminazioni («Della candidatura del Trota non ci ha dato fastidio che uno, magari poco capace, ci passasse davanti, bensì che Bossi preferisse il suo figlio biologico a ognuno di noi, che siamo comunque figli suoi»),  vicendevoli rimproveri («Si era detto niente pausa pranzo, ma alcuni di noi hanno parlato davanti alla platea vuota perché si è scappati tutti al McDonald’s dopo che un minuto prima avevamo gridato: “rivoluzione!“»), perorazioni dell’abusivismo, ché il rispetto delle regole è da ‘altri’ che lo si pretende («Questa è la strada per dire addio a questo stato di merda, testa bassa verso la meta con attacchinaggi abusivi e scritte abusive»).

E poi, capi delegazione all’Europarlamento (Lorenzo Fontana) che quando dicono ‘Europa dei popoli’ chissà a cosa pensano («Una cosa positiva, quelli dell’Europa, l’hanno fatta: hanno chiuso la tv greca. Speriamo facciano lo stesso anche in Italia») e antimeridionalismo spinto. Luca Salvetti, dei Giovani padani Valle Camonica: «Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!». Michael Quercia, Giovani padani della Romagna: «Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita. Sono così, loro ce l’hanno proprio dentro il culto di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo».

Di questi ultimi interventi, riporto, qui sotto, l’audio. In coda, Eugenio Zoffili, coordinatore uscente lombardo e attuale responsabile segreteria dell’Assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione della Regione Lombardia: «Chi tocca un giovane padano, tocca tutti i giovani padani. Se lo mettano in testa le forze dell’ordine e la magistratura, che per quattro scritte sui muri mandano in tribunale i nostri giovani. Le pattuglie della polizia e i magistrati non rompano i coglioni ai nostri giovani. Questo Stato italiano di merda non ci piegherà mai».

§ http://sensi.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/02/congresso-giovani-padani-%C2%ABche-vadano-a-fanculo-i-giovani-del-sud%C2%BB/

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La rivolta delle lenzuola come sfida continua a Salvini

Un Vauro Senesi, disegnatore satirico, seduto comodamente in poltrona davanti alla tv e all’ennesimo talk show politico, scaglia, affranto, qualcosa contro lo schermo: “Match Salvini-Di Maio al milleduecentoventunesimo round… gli italiani gettarono la spugna”. La vignetta campeggia dalla prima pagina de Il Fatto Quotidiano e segnala il crescere di un umore. Di un sentimento.

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La rivolta delle lenzuola come sfida continua a Salvini

Alcuni la chiamano opposizione dei balconi, per altri sono le lenzuola il simbolo di opposizione a Salvini. Breve storia di un fenomeno nato a Sud e che adesso arriva a Milano nelle analisi dei quotidiani in edicola

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 Massimo Lovati / AGF

Manifestazione: “Fuori Salvini da Genova, Porti chiusi ai razzisti”

Un Vauro Senesi, disegnatore satirico, seduto comodamente in poltrona davanti alla tv e all’ennesimo talk show politico, scaglia, affranto, qualcosa contro lo schermo: “Match Salvini-Di Maio al milleduecentoventunesimo round… gli italiani gettarono la spugna”. La vignetta campeggia dalla prima pagina de Il Fatto Quotidiano e segnala il crescere di un umore. Di un sentimento.

Però non dev’esser solo di fastidio. O d’insofferenza verso l’eccesso di dibattito o l’escalation dei toni, non solo televisivi. Il quotidiano diretto da Marco Travaglio segnala, dunque, un fenomeno che definisce “L’opposizione dei balconi”, in particolare anti-leghisti. Striscioni, che “ormai rimuoverli è come svuotare il mare col cucchiaio” si legge, forse esagerando un po’ in termini di proporzioni.

Tuttavia, “La rivolta delle lenzuola dal Sud arriva a Milano”, racconta il quotidiano in un articolo, è una “disfida continua e si moltiplica”. Una piccola foto di uno striscione contro Salvini esposto a Firenze è segnala anche da Il Giornale. E da Il Messaggero. O da Libero, che nel ritrarre i balconi da cui le lenzuola pendono, segnala “Alta tensione a Milano” in quanto “La sinistra prepara un agguato contro Salvini e la Le Pen in piazza” per il comizio di sabato al Duomo. Mentre la Repubblica segnala che “La protesta delle lenzuola insegue Salvini in tour”.

Nel tratteggiare la mappa delle lenzuola rimosse dalle Questure o fatte rimuovere da Prefetti o sindaci, Il Fatto fa anche una graduatoria di chi si è aggiudicato “il premio simpatia” per la rimozione, come lo striscione appeso su un balcone al centro di Firenze: “Portatela lunga la scala… sono al quinto piano”. “Una zelante repressione del fenomeno la denuncia alla Camera il deputato Riccardo Magi (+Europa): ‘Vengono rimossi in queste ore gli striscioni contro Salvini, ma a Roma sono stati tollerati reati a Torre Maura e Casal Bruciato”, dice riferendosi ai blitz di CasaPound contro le famiglie rom assegnatarie di alloggi popolari” scrive il quotidiano diretto da Travaglio.

La Repubblica scrive di “effetto boomerang dopo la rimozione” forzata di alcuni striscioni. Quindi una moltiplicazione del fenomeno in un processo imitativo che a Campobasso, per esempio, porta a esporre “200 striscioni alle finestre”. “Mentre a Milano ci si prepara a fare lo stesso in attesa della manifestazione sovranista di sabato prossimo in piazza Duomo. Anche la Cgil srotolerà il proprio striscione fuori dalla Camera del Lavoro: “Quarantanove milioni di balconi” sarà la scritta principale, e poi dopo, sotto, “vigili del fuoco professionisti del soccorso e non della propaganda”, chiaro riferimento a quello contro Salvini fatto togliere dai pompieri in provincia di Bergamo. “Se dovessero essere rimossi striscioni di critica politica mi farò sentire”, avverte il sindaco Giuseppe Sala” si legge sulle stesse colonne.

“Salvini ha superato il limite”

E in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, il sociologo torinese Marco Revelli paragona questo fenomeno ai “girotondi” fatti ai tempi del governo Berlusconi, “ma più popolari, creativi e… stanchi”. “C’è una società che svolge un ruolo di supplenza rispetto a quello che dovrebbe fare la politica” spiega Revelli. Con una differenza: “I girotondi erano la denuncia dell’impotenza dell’opposizione a Berlusconi e l’assunzione in prima persona dell’impegno da parte di cittadini che si auto-organizzavano. Ma mentre i girotondi avevano come protagonisti gli esponenti di quello che Paul Ginsborg definiva ‘il ceto medio riflessivo’, questa contestazione a Salvini è un fenomeno molto più popolare. Quelli dei selfie-trabocchetto non sono professori di università orfani della sinistra storica, sono giovani creativi infastiditi da una figura così rozzamente intrusiva. Più fastidio che supplenza della politica tradizionale”.

Per Revelli, dunque, “Salvini ha superato un limite. Non solo dal punto di vista del contenuto politico, e mi riferisco a un’ostentazione di disumanità verso gli ultimi divenuta esasperata”. Quindi “un messaggio che era indirizzato, e in qualche misura incontrava anche, ai cattivi sentimenti delle maggioranze silenziose, ma che è diventato troppo rumoroso. Troppo radicale perché si è coniugato con forme di estremismo politico di destra che non rassicurano le maggioranze silenziose”.

Ciò che per il sociologo torinese si è trasformato in “un clamoroso errore comunicativo nell’agire del ministro, che è lo sbaglio in cui incorrono tutti quelli che puntano tutto sull’esibizione di se stessi e sulla messa in scena della propria persona”, anche e non solo attraverso l’uso delle felpe, delle divise e dei simboli in genere.

Libero lancia invece un appello nel titolo di apertura della prima pagina: “Salvate il capitano Matteo. Contro di lui un plotone di esecuzione” fatto di “aggressioni quotidiane da avversari politici, giornali e banche” che “gli danno colpa di qualsiasi evento negativo”. Un consiglio? “Deve tener duro, la maggioranza silenziosa è con lui”.

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MATTEO SALVINI

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Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.

§ https://www.agi.it/politica/salvini_lenzuola-5494339/news/2019-05-16/

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La rivolta delle lenzuola dal Sud arriva a Milano

Ormai rimuoverli (ieri altri episodi a Carpi e in Molise) è come svuotare il mare col cucchiaio: si moltiplicano Oggi l’attesa è a Napoli
di Giampiero Calapà | 16 Maggio 2019
La rivolta delle lenzuola dal Sud arriva a Milano

È più facile contare i balconi senza uno striscione contro Matteo Salvini, il governo e la Lega ieri a Campobasso, capoluogo di quel Molise dimenticato tra un’elezione e l’altra. La disfida delle lenzuola continua e si moltiplica, dal Sud fino a Milano dove andrà in scena dopodomani grazie a Sentinelli, Nonunadimeno, Mediterranea, Insieme senza muri, Sinistra […]

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/16/la-rivolta-delle-lenzuola-dal-sud-arriva-a-milano/5182734/

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Salvini a Foggia, manifesti di protesta

Attribuite a leader Lega frasi contro Sud. “Non si dimentica”

Redazione ANSAFOGGIA – 16 maggio 2019 – 09:32

(ANSA) – FOGGIA, 16 MAG – Manifesti con frasi offensive sui meridionali che vengono attribuite al leader della Lega, Matteo Salvini, sono stati affissi in via Arpi a Foggia, città dove a mezzogiorno il ministro dell’Interno arriverà per un comizio in sostegno del candidato sindaco uscente Franco Landella. “Al di là di tutto ci sono bellissimi paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita. Sono così, loro ce l’hanno proprio dentro il culto di non fare un c…. dalla mattina alla Sera (Matteo Salvini)”. E’ questa una delle frasi che, secondo i responsabili dell’affissione, avrebbe pronunciato in passato Salvini che sui manifesti compare in una foto con gli occhi coperti da una fascia nera. Sulla sua testa, invece, è scritto a caratteri più grandi: “Non si dimentica”

§ http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/05/16/salvini-a-foggia-manifesti-di-protesta_5ae4e16c-f223-46dd-a770-226a2505f6d0.html

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Scuola, il 17 maggio in piazza per dire NO all’autonomia differenziata / le ragioni del NO

Il 28 febbraio del 2018, a Camere sciolte e a 4 giorni dalle elezioni politiche, il governo Gentiloni siglava le pre-intese tra Governo e Regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna che chiedono l’autonomia su tutte o su alcune delle 23 materie. L’intervento improprio di un governo che avrebbe dovuto provvedere esclusivamente al “disbrigo degli affari correnti” ha riattivato il pericoloso percorso, che era stato – più o meno – silente nei quasi 20 anni precedenti.

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Scuola, il 17 maggio in piazza per dire NO all’autonomia differenziata

di Marina Boscaino – 16 maggio 2019

È davvero incredibile come la gravissima questione dell’autonomia differenziata stia passando sotto traccia, tra ignoranza e/o indifferenza dei più.

Nel 2001, nell’infausto tentativo di arginare le mire secessioniste della Lega, i DS con D’Alema e Forza Italia di Berlusconi si accordarono per riformare il Titolo V della Costituzione. Nell’art. 117 vennero previste materie di legislazione esclusiva dello Stato, delle regioni e di legislazione concorrente (23, tra cui sanità, beni culturali, ricerca scientifica, sicurezza sul lavoro). Al terzo comma dell’art 116 si individua un possibile accesso all’autonomia da parte delle regioni in due ambiti di competenza esclusiva dello stato: istruzione e ambiente, nonché le modalità per rendere effettiva l’autonomia richiesta eventualmente dalle regioni.

Il 28 febbraio del 2018, a Camere sciolte e a 4 giorni dalle elezioni politiche, il governo Gentiloni siglava le pre-intese tra Governo e Regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna che chiedono l’autonomia su tutte o su alcune delle 23 materie. L’intervento improprio di un governo che avrebbe dovuto provvedere esclusivamente al “disbrigo degli affari correnti” ha riattivato il pericoloso percorso, che era stato – più o meno – silente nei quasi 20 anni precedenti.

Infatti il nuovo governo giallo/verde ha subito sviluppato la trattativa ed al termine del Consiglio dei Ministri del 14 febbraio scorso il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Stefani (Lega Nord) dichiarava: “Con un giorno di anticipo abbiamo chiuso la fase tecnica. L’impianto generale e la parte finanziaria delle intese sono chiuse. Già questa settimana si riunisce il tavolo del governo sull’autonomia per formulare la proposta definitiva per le regioni per arrivare alla firma delle intese.”

La questione registra attualmente qualche rallentamento, per via delle imminenti elezioni. Occorre ricordare che l’autonomia differenziata è prevista al punto 20 del “contratto di governo”, siglato da Lega e M5S. E che nei 3 consigli regionali (due a guida Lega, una – l’Emilia Romagna – a guida PD) gli esponenti pentastellati si sono espressi a favore.

Il senso è: paghiamo più tasse, pretendiamo di gestire noi istruzione, sanità, ambiente e così via; e che il gettito fiscale rimanga in buona parte a disposizione della NOSTRA regione. Alla faccia del principio di solidarietà, previsto dalla Costituzione. La questione – che investe settori strategici della nostra vita quotidiana – è estremamente grave e quando tutti ne saremo consapevoli sarà tardi; se si dovessero avverare le previsioni elettorali, dopo il 26 maggio una Lega decisamente potenziata potrebbe – come del resto Salvini e i suoi minacciano da tempo- avere gioco facile nell’esigere quello che è sempre stato uno dei suoi cavalli di battaglia.

Per la scuola la questione è serissima. L’autonomia sulle “norme generali del sistema di istruzione” significa determinare un volto differente della scuola (lo strumento che la Repubblica ha per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”) in ciascuna regione. Facendo venir meno il principio di uguaglianza e smantellando di fatto l’unità culturale del Paese. Scuole diverse con marce (e risorse) differenti, configurate attraverso la legislazione regionale su: finalità, funzioni e organizzazione dell’istruzione e formazione; valutazione degli studenti con indicatori territoriali specifici; percorsi di alternanza scuola-lavoro e formazione dei docenti; contratti regionali per il personale; programmazione integrata tra istruzione e formazione professionale; definizione del fabbisogno regionale del personale e sua distribuzione nel territorio; criteri per il riconoscimento della parità scolastica e dei finanziamenti; organi collegiali e loro funzionamento; istruzione degli adulti e tecnica superiore; fondo pluriennale per l’Università; trasferimento delle risorse umane e finanziarie dell’USR e Ambiti Territoriali alla regione; procedure concorsuali con ruolo regionale; percentuale del personale che si può trasferire dalle altre regioni, esclusi i DS; applicazione della disciplina del personale iscritto con ruolo regionale ai docenti non abilitati. Una scuola sottoposta definitivamente ai diktat politici della regione, con regole completamente differenti, annullamento della libertà di insegnamento, abbandono delle regioni più svantaggiate ad un destino di arretratezza inarrestabile, diritto allo studio e all’apprendimento diversamente (o non) garantito; sullo sfondo, inoltre, l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Per molti mesi il tavolo Restiamo uniti – realizzando una inedita convergenza, essendovi presenti tutti i maggiori sindacati confederali e di base e molte associazioni della scuola democratica – ha lavorato per contrastare il progetto dell’AD. La dichiarazione di uno sciopero unitario per il 17 maggio aveva attivato il percorso di una mobilitazione da anni assente nelle scuole. Nella notte del 24 aprile, però, Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, Snalse Gilda hanno firmato con il presidente del Consiglio Conte un accordo che ha portato alla revoca dello sciopero. Che però e fortunatamente Cobas, Unicobas, SGB, CUB e Anief hanno confermato, e al quale sarebbe importante aderissero docenti – a qualunque sindacato appartengano – consapevoli delle conseguenze disastrose che l’autonomia differenziata comporterebbe. Il dietro front delle massime sigle sindacali ha determinato l’effetto più deleterio: bloccare una mobilitazione della scuola che stava crescendo e che avrebbe potuto rappresentare l’avanguardia per coinvolgere i molti altri settori (dalla ricerca all’ambiente; dai beni culturali alla sanità) che oggi ancora tacciono. L’inserimento nella piattaforma dello sciopero di elementi eterogenei, taluni di materia propriamente sindacale (salari e precariato soprattutto) assieme ad un tema assolutamente politico (l’autonomia differenziata, appunto) ha dato al Governo la possibilità di iniziare una trattativa, che per il momento prevede molti “pagherò” privi di concrete risorse, ma – al contempo – anche alcune dichiarazioni generiche sul tema dell’A.D. I firmatari dell’accordo sostengono che quelle affermazioni (relative alla garanzia di unitarietà del sistema scolastico, come si legge al punto 4) saranno pietre per esigere dal governo il rispetto dei patti. Purtroppo sfugge (o pare sfuggire) che l’AD è prevista al punto 20 del “contratto di governo” (sic!); e che il sindacato nazionale – se il progetto dovesse andare in porto – rischia la sua stessa esistenza e la funzione costituzionale che gli è propria. Infine, che un tema politico di straordinarie dimensioni merita uno sciopero politico, una presa di posizione inequivocabile contro qualsiasi forma di autonomia: non sarà assestandosi su accordi intermedi che si scongiurerà la progressiva degenerazione del sistema.

Siamo molto vicini all’approvazione di un provvedimento che rappresenta una minaccia ancora più grave di quella che sventammo 2 anni fa con il NO al referendum. Oggi, più di allora, la lotta è tra Davide e Golia: oltre alla Lega, parti consistenti di M5S, PD, Forza Italia vogliono questa riforma. Il volto istituzionale e costituzionale dell’Italia ne uscirebbe inevitabilmente e irrimediabilmente modificato; la riforma non sarebbe sottoponibile a referendum e gli accordi tra le regioni e la presidenza del Consiglio non rivedibili prima di 10 anni. Come allora e più di allora è necessario che ciascuno di noi faccia la propria parte; che venga ritrovata un’unità sindacale e che il sindacato assuma in maniera inequivocabile anche la sua responsabilità politica; che donne e uomini di buona volontà (come ai tempi del comitato per il No) si mobilitino per sventare quello che si annuncia come il più grave attacco alla Costituzione (già tramortita dall’inserimento del pareggio in bilancio, art. 81). Sono a rischio i principi, ma soprattutto i diritti fondamentali delle persone. Diamo(ci) una mano.

Marina Boscaino

(16 maggio 2019)

§ http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=27205

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Autonomia differenziata, le ragioni del NO

Una misura utile solo ai padroni che non a caso è la nuova “priorità” del governo.

di  17/03/2019

Autonomia differenziata, le ragioni del NO

Col dibattito sulla autonomia regionale differenziata, i due alleati di governo da un lato si dimostrano fedeli cani da guardia degli interessi del capitale e dall’altro fanno emergere tutte le contraddizioni esistenti nel gioco della politica nel momento in cui, al di là di slogan e consensi elettorali, c’è bisogno di attuare misure antipopolari dettate dalle necessità dell’accumulazione di profitto in crisi.

Su questo giornale ci siamo già occupati in passato di tale tematica (leggi qui,qui,qui equi), essendoci schierati apertamente per il NO all’epoca del referendum consultivo tenutosi in Lombardia e in Veneto, denunciando come l’intero arco politico fosse compattamente schierato per il SI (Lega -promotrice- assieme a tutti i partiti di destra ma anche a PD e 5stelle) e al contempo come la larga parte della “sinistra d’alternativa” si fosse mantenuta su posizioni inerti, optando per una campagna di astensione attiva anziché per il NO e ponendosi, in tal modo, innocuamente e mansuetamente alla coda dei partiti padronali.

A distanza di pochi mesi e ora che il governo del paese è passato saldamente in mano a forze reazionarie e populiste, la questione della realizzazione formale dell’autonomia differenziata sottoscritta dal passato governo Gentiloni nel febbraio 2018 si ripropone sulla scorta di una finta contrapposizione tra la Lega, storica promotrice del tema propagandato al Nord come attuazione della tanto agognata secessione, e il Movimento 5 Stelle che, appurato di avere un forte bacino elettorale al Sud e di essere in crisi di consensi, si mostra per tali ragioni titubante su una manovra di fatto penalizzante per tutte le altre regioni italiane.

Come già sottolineato, l’autonomia differenziata o autonomia rafforzata di LombardiaVeneto e Emilia-Romagnarappresenta una sorta di “secessione dei ricchi” dal momento che queste tre regioni da sole fanno il 40% del Pil del paese. Con questa riforma, le locomotive d’Italia puntano ad accaparrarsi una quota maggiore del c.d. “residuo fiscale”, vale a dire della differenza (che in quelle regioni è positiva) tra le entrate fiscali e tributarie prelevate in quei territori e le risorse che in quei territori vengono spese dalle pubbliche amministrazioni. Il conseguente “reinvestimento nei servizi”, come sostengono i leghisti, dei 30 miliardi recuperabili con l’autonoma gestione delle risorse altro non è che la solita, ridicola menzogna prodromo dello smantellamento dei servizi (alias privatizzazioni) e non del loro rafforzamento. Uno specchietto per le allodole che oscura il vero obiettivo della riforma, che è quello di vedersi riconosciute ex lege prerogative e competenze indispensabili per una maggiore integrazione all’interno dei circuiti produttivi, commerciali e finanziari dell’Europa che conta e quindi per il consolidamento del loro primato nel belpaese.

I maggiori ritmi di crescita di queste regioni rispetto alle altre, la maggior concentrazione del capitale e del progresso tecnologico, hanno già portato Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ad essere di fatto molto più simili e integrate alla Baviera che alla Calabria (se non altro da un punto di vista economico). Ne consegue la necessità di svincolarsi sempre più dai lacci costituzionali attualmente vigenti e che ancora le ancorano allo Stato e alle altre regioni italiane tramite una ripartizione di competenze e una condivisione di risorse che non è più funzionale allo sviluppo del capitale europeo e transnazionale di cui sono parte costitutiva e quindi non più funzionale al loro proprio sviluppo ed al suo mantenimento.

Ecco il motivo per cui entra nel dibattito politico italiano in maniera prepotente e, potrebbe dire, a cose ormai fatte, la necessità di pervenire ad un regime differenziato per queste regioni, che attui concretamente lo scaricamento delle zavorre e gli lasci mano libera anche nei rapporti internazionali e con l’Ue [1].

È del tutto ovvio che la rappresentazione che si fa di questa realtà è in parte una vulgata propagandistica, poiché si inserisce e resta in piedi solamente all’interno di un contesto politico e culturale in cui si è stati abituati a pensare che un Paese (o una regione, un’azienda, una persona) sia ricca per bontà e virtù proprie e non grazie alla depredazione delle risorse altrui: l’accaparramento da parte delle imprese lombarde, venete e emiliano-romagnole delle risorse del resto d’Italia, a partire dallo sfruttamento della forza-lavoro proveniente dal sud (d’Italia e del mondo) e costretta alla migrazione. D’altra parte avremmo già dovuto imparare a chi hanno giovato le emigrazioni in massa di italiani all’estero (che non cessano affatto) e il caporalato che, oltre ai braccianti africani pagati 2 euro l’ora, non risparmia neanche gli italiani, come Paola Clemente, la bracciante pugliese morta di fatica nei campi quattro estati fa. Senza considerare il ricorso agli aiuti del tanto vituperato Stato-centrale ogniqualvolta la crisi morde.

Esattamente come l’Unione europea è una organizzazione di interessi tali per cui i Paesi maggiormente ricchi possono arricchirsi ancor di più giovandosi della deindustrializzazione di intere aree del continente, dello scambio ineguale con le zone meno sviluppate e dell’utilizzo di manodopera a basso costo proveniente da tali aree, egualmente l’autonomia serve ad agevolare sempre di più e con ogni mezzo le regioni italiane già ricche a discapito delle altre. E l’obiettivo è sempre lo stesso: arricchire i ricchi impoverendo i poveri.

L’autonomia differenziata è un meccanismo che va ad inserirsi meravigliosamente all’interno di un simile contesto e a soddisfare le necessità in questione, di modo tale che, anziché “staccarsi” e realizzare una inutile e anacronistica indipendenza politica, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna continuerebbero a operare nel contesto nazionale ed europeo attraverso la stessa dinamica esistente attualmente ma con più fluidità. La gestione economica della Regione sarebbe resa autonoma senza “inutili sprechi” di denaro, potendo, però, avvalersi di vaste e comode aree di smercio dei propri vantaggiosi prodotti (il resto d’Italia e d’Europa) e dell’utilizzo di forza-lavoro qualificata formatasi nelle scuole e nelle università del Sud Italia, ad esempio, e costretta a emigrare a Nord (o all’estero, come già attualmente accade) nelle cui aree produttive avviene l’estrazione del plusvalore, ingenerando dunque una spirale per cui neanche un atomo di plusvalore deve essere “sprecato” per innalzare le regioni destinate a mera fornitura di risorse.

L’aver sostenuto a gran voce durante il referendum consultivo del 22 ottobre 2017 l’inutilità dello stesso, degradato a mera iniziativa grottesca della Lega, mentre, tuttavia, tutte le forze padronali agivano di fatto in appoggio all’autonomia differenziata, dimostra purtroppo ancora una volta la grande e sconfortante miopia di quel che rimane della sedicente sinistra in Italia, barricata nei propri teatri a sognare Europe diverse o lacerata in dibattiti interni sterili, incapace di analisi e azioni incisive nella realtà delle cose che, volenti o nolenti, oggi sono totalmente determinate dal nemico di classe pressoché senza ostracismi, al netto di frettolose e disorganizzate reazioni dell’ultimo momento.

Non si tratta di negare il valore dell’autonomia territoriale né di fare digressioni di natura giuridica, utili solamente a chi confida illusoriamente nel diritto borghese come strumento di difesa degli oppressi. Al contrario, la regionalizzazione differenziata deve essere ostacolata in un’ottica di classe da tutti i lavoratori (disoccupati, studenti, pensionati) ed in generale dalle classi subalterne in quanto profondamente contraria ai nostri interessi.

Se questa riforma venisse attuata, l’ulteriore arricchimento delle aree del Nord sarebbe accompagnato da un drastico impoverimento non solo del Sud, che pagherebbe a caro prezzo ulteriori ed inevitabili tagli alla spesa sociale, ma anche degli stessi lavoratori “padani” ancora più divisi dagli altri lavoratori dalle nuove “gabbie” (salariali e non solo) che si andranno costruendo. La burocrazia, poi, lungi dal ridursi, aumenterebbe, vedendosi quella statale affiancata da quella locale “rafforzata” nella sua sottomissione ai diktat del grande capitale e senza alcuna possibilità di determinare i “programmi e controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali” che il ben più forte Stato centrale ha lasciato lettera morta non essendo funzionali allo sviluppo capitalistico.

I lavoratori e le classi popolari del Nord, dunque, da tale riforma non possono trarre alcun giovamento dal momento che ci troviamo all’interno di un sistema che si fonda sullo sfruttamento del lavoro dei subalterni, dal quale gli operai “padani” non sono certo dispensati. Tanto che la Lombardia è in testa per numero di richieste del reddito di cittadinanza.

Note:

[1] L’articolo 117 della costituzione dice: “Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Secondo l’articolo 116 della costituzione le regioni possono chiedere allo Stato “condizioni particolari di autonomia” che sono decise attraverso un’intesa con lo Stato che poi deve essere approvata con una legge votata a maggioranza assoluta dalle Camere. Lombardia e Veneto hanno chiesto l’autonomia su tutte e 23 le competenze concorrenti. L’Emilia-Romagna si è fermata a 15.

17/03/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

§ https://www.lacittafutura.it/editoriali/autonomia-differenziata-le-ragioni-del-no

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No regionalizzazione scuola, Gissi (Cisl): nostro impegno continua. Premier ha sottoscritto impegni precisi

“Consideriamo molto importante ciò che dice su questo tema l’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi: salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema d’istruzione, uniformità del reclutamento e stato giuridico regolato dal CCNL, unitarietà degli ordinamenti, dei curricoli e dei sistemi di governo delle istituzioni scolastiche. Impegni sottoscritti dal Governo nella sua massima rappresentanza e di cui ci attendiamo il pieno rispetto”.

[Bugiardino. Da questo comunicato Cisl traspare incertezza e disagio. Gli “impegni precisi” non sono affatto precisi ma generici, vaghi e soprattutto legati alla vita dell’attuale governo che a breve potrebbe essere messa in discussione o cambiare orientamento. v.p.]

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No regionalizzazione scuola, Gissi (Cisl): nostro impegno continua. Premier ha sottoscritto impegni precisi

Comunicato Cisl Scuola – 15 maggio 2019

“Non ci interessa entrare nelle polemiche fra i partner di governo, che stanno esplodendo a quanto pare anche in materia di autonomia alle regioni: ci interessa invece che sulla questione finalmente si discuta in modo aperto, essendo ormai chiaro a tutti che l’attribuzione di maggiori poteri non può essere considerata un fatto che riguarda soltanto le regioni che li richiedono, ma tocca inevitabilmente tutti. Vi sono aspetti di interesse generale sui quali è l’intero Paese a dover essere coinvolto”.

Così la segretaria generale della CISL Scuola, Maddalena Gissi, commenta l’intervista alla ministra Stefani apparsa oggi su Repubblica.

“Chi invoca il rispetto della democrazia avendo in mente i referendum svolti in singole regioni – prosegue la leader della CISL Scuola – si chieda se è possibile, e quanto sia democratico, mettere mano agli assetti di un sistema nazionale, come quello dell’istruzione, senza che la questione sia sottoposta a tutti i cittadini italiani, attraverso la loro rappresentanza in parlamento o direttamente. Come è avvenuto, ad esempio, quando il Governo Berlusconi affrontò il tema della devolution non utilizzando l’art.116 della Costituzione, ma seguendo la via indicata dall’art. 138, cioè una legge costituzionale sottoposta poi a referendum. Che per inciso vide gli elettori bocciare la proposta di riforma”.

“Non è poi passato moltissimo tempo da quel pronunciamento del popolo sovrano – fa notare la Gissi – del quale tuttavia oggi non si tiene alcun conto, tentando di ottenere, per vie diverse, ciò che allora fu respinto dalla maggioranza degli elettori: la soluzione è semplice, basta evitare di consultarli. In nome della democrazia…”

“Non si può invocare ‘a spizzichi’ la Costituzione – aggiunge – richiamandone solo alcune parti e ignorandone altre: l’ambito di attuazione dell’articolo 116 non può essere esteso a proprio piacimento in modo incondizionato, trova precisi limiti in altre parti della Costituzione, che non possono essere ignorate”.

“Il nostro impegno in difesa del carattere unitario e nazionale del sistema d’istruzione continua – conclude la segretaria generale CISL Scuola – sono sempre di più le persone che aderiscono all’appello promosso dai maggiori sindacati e da tantissime associazioni di ispirazione e matrice diversa. Consideriamo molto importante ciò che dice su questo tema l’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi: salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema d’istruzione, uniformità del reclutamento e stato giuridico regolato dal CCNL, unitarietà degli ordinamenti, dei curricoli e dei sistemi di governo delle istituzioni scolastiche. Impegni sottoscritti dal Governo nella sua massima rappresentanza e di cui ci attendiamo il pieno rispetto”.

§ https://www.orizzontescuola.it/no-regionalizzazione-scuola-gissi-cisl-nostro-impegno-continua-premier-ha-sottoscritto-impegni-precisi/
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Appello ai candidati europei: “Salvate la scuola paritaria” / déjà vu

Difendere le scuole paritarie. È da tempo che suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, esperta di politiche scolastiche, lancia un disperato appello contro quella che ritiene una situazione gravissima. Se le scuole paritarie periscono – sostiene – viene meno la libertà di scelta educativa dei genitori e si impoverisce l’offerta formativa.

[1) Al solito si omette il fatto che le scuole paritarie in questione sono strutture “private”, che non sono affatto in crisi, anche se hanno un calo di iscritti del tutto simile e paragonabile a quello della scuole pubbliche dovuto al calo delle nascite e che non si capisce perché dovrebbero essere salvate dallo Stato o tramite i candidati alle Europee. 2) Estremamente riduttivo e miope limitare le problematiche della Scuola alle sole 4 questioni* di proprio interesse e che riguardano le scuole private, paritarie e cattoliche per eludere il ben noto vincolo “senza oneri per lo Stato”; nessunissimo cenno alla questione critica attuale della regionalizzazione o “secessione dei ricchi”, alle risorse economiche insufficienti e in continua diminuzione, alla carenza di asili-nido e scuole dell’infanzia, alla dispersione scolastica e a tutto il resto. v.p.]

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Appello ai candidati europei: “Salvate la scuola paritaria”

A lanciarlo è suor Anna Monia Alfieri, rivolgendosi a quanti correranno alle Europee

di Federico Cenci – 16 maggio 2019
Difendere le scuole paritarie. È da tempo che suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, esperta di politiche scolastiche, lancia un disperato appello contro quella che ritiene una situazione gravissima. Se le scuole paritarie periscono – sostiene – viene meno la libertà di scelta educativa dei genitori e si impoverisce l’offerta formativa. Coautrice del libro “Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento”, ora suor Alfieri ha lanciato un appello ai candidati al Parlamento europeo (qui si può ascoltare) affinché si facciano garanti in Europa della libertà di scelta educativa e del costo standard per le scuole paritarie. Di cosa si tratta lo spiega nell’intervista ad In Terris che segue.

In che stato versa la scuola paritaria in Italia?
“È in grave difficoltà, perché lo è la sua utenza media, cioè i figli di genitori che guadagnano stipendi normali, hanno già pagato le tasse e magari hanno anche due o più figli, con il mutuo della casa appena acceso. Premetto che la libertà di scelta educativa – ancora inesistente in Italia – necessita ovviamente di un pluralismo educativo composto da scuole pubbliche statali (attualmente frequentate da 7.682.635 studenti) e scuole pubbliche paritarie (attualmente in numero di 12.662, frequentate da 879.158 studenti), entrambe pubbliche di diritto e di fatto, secondo la legge 62/2000”.

Perché è così importante sostenere la scuola paritaria?
“L’esistenza della sola scuola pubblica statale comporterebbe un monopolio educativo e la Repubblica democratica cederebbe il passo al Regime totalitario. È evidente che la chiusura di 380 scuole paritarie all’anno costituisce allora un allarme sociale, perché, di questo passo, nel giro di sei anni ci saranno solo scuole statali e le poche paritarie sopravvissute avranno una retta dai 5mila euro in su…improponibile per il genitore povero anche se lavora. Per contro, avremo perso un patrimonio storico e culturale enorme, che ha contribuito a sanare l’Italia del dopoguerra: le piccole, sane scuole paritarie accessibili ai più, quelle cioè con retta inferiore ai tremila euro”.

Eppure da anni si assiste a campagne contro l’elargizione di soldi pubblici alle scuole private. Cosa c’è di vero?
“Nessuna elargizione, anzi! Sono le paritarie che elargiscono un risparmio di 6 miliardi di euro annui allo Stato. Al contribuente, un alunno delle scuole pubbliche paritarie costa 50,00 euro annui; uno della pubblica statale ne costa 10.000”.

E a suo avviso da cosa nasce questa idiosincrasia diffusa verso le scuole che non siano pubbliche?
“Purtroppo l’ideologia uccide il cervello. E l’ignoranza fa il resto. Anzitutto ‘pubblico’ non è sinonimo di ‘statale’. Infatti esistono servizi pubblici (cioè per tuttiche non sono gestiti dallo Stato. Il S. Raffaele, ad esempio, eroga un servizio ‘pubblico’ ma ‘non statale’ quanto alla gestione. Scuola ‘pubblica paritaria’, anche cattolica, non significa luogo dove tutta l’utenza sia di un determinato colore religioso o politico, ma ambiente qualitativamente curato, dove l’allievo è al centro, dove esiste un chiaro progetto educativo e culturale condiviso dal corpo docente, che affronta le difficoltà quotidiane in modo compatto, intelligente e professionale. Se una scuola pubblica paritaria non fosse così, andrebbe semplicemente chiusa. Se ne faccia una casa di riposo”.

Concretamente, in tal senso cosa può fare un eurodeputato?
“Il candidato italiano alle europee ha il preciso dovere di ricordare da dove viene e dove va, soprattutto sul piano dei diritti della persona. Se si candida, è per un maggior bene, sia del proprio Paese che della compagine europea. Non certo a danno dell’uno o dell’altra. È impensabile, per il candidato italiano, di qualunque colore egli sia, presentarsi in Europa con il vulnus mortale della libertà negata in educazione. Sarebbe come dire: ‘L’Italia propone il proprio modello di Istruzione Unica di Stato, cioè di Regime’. O è disposto, il candidato italiano, ad esprimersi anche per il proprio Paese a favore di questa libertà fondamentale dell’umano, radicata in Europa (ad eccezione di Italia e Grecia), o è meglio che non si faccia vivo. Faccia altro”.

Il suo è un duro appello. Ma quali azioni bisogna intraprendere?
“Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Per questo, l’unico modo per rispettare fedelmente il dettato costituzionale è quello di assegnare una dote a ciascuno studente, pari ad un costo standard di sostenibilità da riconoscere a ciascuna scuola pubblica – statale e paritaria – sulla base di parametri certi”.

§ https://www.interris.it/sociale/appello-ai-candidati-europei–salvate-la-scuola-paritaria

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Libertà educativa, una emergenza democratica

Non è una battaglia confessionale, ma di sostegno alla libertà di scelta così come avviene già in molti Stati europei. Risposta a Anna Monia Alfieri

La pressoché totale assenza di libertà di scelta educativa in Italia è un’emergenza democratica che bisogna affrontare con forza e urgenza. La politica non può far finta di nulla di fronte a un aspetto così preoccupante, che fa del nostro Paese la pecora nera dell’Europa, insieme alla Grecia. L’invito pertanto di suor Anna Monia Alfieri rivolto ai candidati alle elezioni europee a prendere posizione sul tema della libertà di educazione è per me un richiamo straordinario.

Trovo particolarmente significativo il fatto che Anna Monia Alfieri sgomberi completamente il campo da ogni tipo di impostazione confessionale o ideologica (elemento che continua a essere il vero freno per un libero dibattito sul tema nel nostro Paese). Non si parla qui, nemmeno lontanamente, di sostegno alla scuola cattolica o di elargizioni dello Stato alla Chiesa. Tutt’altro. Si tratta, attraverso la proposta di applicazione dei costi standard, di efficienza del sistema scolastico e di risparmi per lo Stato.

Il tutto applicando una rivoluzione fiscale che dovrebbe essere attuata in tanti altri settori e non solo in quello scolastico: il cittadino libero che usa i propri soldi e decide la modalità con cui usufruire dei servizi, e non il suddito che butta il proprio danaro nel calderone della finanza pubblica senza sapere in che modo e con quale oculatezza quei soldi vengono poi utilizzati. Il calcolo dei costi standard permette di quantificare quanto oggettivamente viene a costare l’esercizio del diritto allo studio, ed è giusto, oltre che sancito dalla Costituzione, che la famiglia sia libera di decidere come utilizzare quel denaro, cioè che tipo di educazione dare ai propri figli, all’interno del ventaglio delle proposte pubbliche, statali o non statali che siano.

D’altronde, la libera scelta educativa garantita anche economicamente, oltre ad essere un elemento di buon senso, è anche ciò che viene attuato in tutti gli altri Paesi d’Europa. Stati laicissimi, come la Francia e l’Olanda, garantiscono alti livelli di parità scolastica, senza poter essere nemmeno lontanamente criticati per sostegno indebito alla Chiesa cattolica. Solo noi italiani siamo schiavi, grazie a decenni di indegna propaganda culturale mistificatoria da parte della sinistra, di un anacronistico pregiudizio ideologico. Un pregiudizio che, per una stravagante eterogenesi dei fini, ha portato al fatto che l’Italia sia veramente un Paese classista, dove la libertà di scelta educativa è garantita solo ai ricchi, cioè a chi se la può “comprare” pagando la retta.

Vale infine la pena ricordare che tutti i più aggiornati studi in temi di efficacia dei sistemi scolastici (basti pensare ai lavori prodotti dall’Associazione TreeLLLe) chiariscono in maniera inequivocabile che il monopolio statale è uno dei fattori più limitanti per il miglioramento del sistema di istruzione di un Paese, mentre la libera concorrenza tra istituzioni scolastiche autonome, statali e non statali, accompagnata da un adeguato sistema di valutazione, porta a un miglioramento della qualità dell’istruzione a tutto vantaggio degli studenti e delle famiglie.

Sono concetti su cui mi batto da tempo, e che sono sempre stati al centro del mio impegno politico. Per questo motivo, ripeto, accolgo con grande favore l’invito di suor Anna Monia Alfieri ed esprimo con chiarezza la volontà di proseguire nel mio impegno affinché la libertà di educazione venga garantita nel nostro Paese, in accordo con quanto avviene in Europa e seguendo anche le indicazioni che la stessa Unione Europea ha più volte rivolto all’Italia. Il tutto a tutela di un diritto costituzionale oggi non attuato, e al fine di migliorare la qualità e l’efficienza del nostro sistema scolastico.

L’autore di questo articolo è candidato per le liste di Forza Italia alle elezioni europee del 26 maggio nella circoscrizione Nord Ovest.

§ https://www.tempi.it/liberta-educativa-una-emergenza-democratica/

§ https://www.massimilianosalini.it/

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[Bugiardino. 1) Già, che fine ha fatto il tavolo sul costo standard di Fedeli e Berlinguer? tavolo che doveva validare o meno proprio il costo standard. 2) Dopo la “Lettera ai politici sulla libertà di scuola” rimasta senza risposte né riscontro, l’articolo si rivolge ora ai candidati – soli italiani? – alle Europee per questioni che sono essenzialmente nazionali. 3) Estremamente riduttivo e miope limitare le problematiche della Scuola alle sole 4 questioni di proprio interesse e che riguardano le scuole private, paritarie e cattoliche per eludere il ben noto vincolo “senza oneri per lo Stato”; nessunissimo cenno alla questione critica attuale della regionalizzazione o “secessione dei ricchi”, alle risorse economiche insufficienti e in continua diminuzione, alla carenza di asili-nido e scuole dell’infanzia, alla dispersione scolastica e a tutto il resto. v.p.]

*Scuole paritarie, quattro questioni all’attenzione dei candidati alle Europee / déjà vu

§ http://www.aetnascuola.it/scuole-paritarie-quattro-questioni-allattenzione-dei-candidati-alle-europee/
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Flc Cgil: nessuna autonomia differenziata regionale è possibile / a pensar male ….

Regionalizzazione, Flc Cgil: nessuna autonomia differenziata regionale è possibile. L’Intesa governo-sindacati la esclude alla radice

Nessuna ulteriore autonomia è possibile a favore delle Regioni a statuto ordinario in tema di scuola e di tutto  il comparto Istruzione e Ricerca. Questo perché lo prevede l’intesa tra governo e sindacati di scuola e istruzione, sottoscritta dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il 24 aprile scorso.

A ribadirlo è in un suo comunicato la FLC CGIL, in risposta “al persistente chiacchiericcio attorno all’autonomia regionale differenziata“.

Infatti, alcuni esponenti governativi o della maggioranza continuano a parlare di questo argomento “che una politica responsabile – scrive il Sindacato – dovrebbe definitivamente abbandonare“.

La nostra Costituzione prescrive unità e indivisibilità della Repubblica, uguaglianza di diritti civili e sociali – e l’istruzione è fra questi – da garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale indipendentemente dai confini territoriali dei governi locali, uguaglianza di trattamento degli alunni tramite l’uguaglianza di trattamento del personale.

In questo quadro – sottolinea il comunicato – risultano inaccettabili gli intenti della Ministra Bongiorno di istituire un reclutamento regionale e di mettere lacci e lacciuoli ai lavoratori nello spostamento da sede di servizio ad un’altra.”

Noi ribadiamo al governo il nostro NO a qualsiasi ipotesi di regionalizzazione della scuola e dell’istruzione. – E conclude – Si rispettino i patti sottoscritti, si smetta di agitare un tema divisivo e disgregatore dell’unità del Paese, si pensi al bene di quelle istituzioni che garantiscono diritti costituzionali fondamentali per la crescita e lo sviluppo della persona“.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/regionalizzazione-flc-cgil-nessuna-autonomia-differenziata-regionale-e-possibile-lintesa-governo-sindacati-la-esclude-alla-radice

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La FLC CGIL di fronte al persistente chiacchiericcio attorno all’autonomia regionale differenziata, ribadisce: nessuna ulteriore autonomia è possibile a favore delle Regioni a statuto ordinario in tema di scuola e di tutto il comparto “Istruzione e Ricerca”.

[Bugiardino. Il “persistente chiacchiericcio” nasce proprio dalla fragilissima e illusoria Intesa del 24/4 che non andava firmata e dalla revoca gratuita dello sciopero del 17/5. v.p.]

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Nessuna autonomia differenziata regionale è possibile. L’Intesa tra governo e sindacati la esclude alla radice

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

15/05/2019
Roma, 15 maggio – La FLC CGIL di fronte al persistente chiacchiericcio attorno all’autonomia regionale differenziata, ribadisce: nessuna ulteriore autonomia è possibile a favore delle Regioni a statuto ordinario in tema di scuola e di tutto il comparto “Istruzione e Ricerca”.

È quanto il governo ha sottoscritto, al massimo livello, con la firma del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme con i sindacati del comparto “Istruzione e Ricerca” il 24 aprile scorso. Leggi il testo dell’Intesa.

Si continua invece a leggere di questo o quell’esponente governativo o della maggioranza che si esercita a parlare di questo argomento che una politica responsabile dovrebbe definitivamente abbandonare.

Lo vuole il mondo della scuola e dell’istruzione, lo vuole la maggioranza dei cittadini. Lo vuole la Costituzione che prescrive unità e indivisibilità della Repubblica, uguaglianza di diritti civili e sociali – e l’istruzione è fra questi – da garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale indipendentemente dai confini territoriali dei governi locali, uguaglianza di trattamento degli alunni tramite l’uguaglianza di trattamento del personale.

In questo quadro risultano inaccettabili gli intenti della Ministra Bongiorno di istituire un reclutamento regionale e di mettere lacci e lacciuoli ai lavoratori nello spostamento da sede di servizio ad un’altra.

Noi ribadiamo al governo il nostro NO a qualsiasi ipotesi di regionalizzazione della scuola e dell’istruzione. Si rispettino i patti sottoscritti, si smetta di agitare un tema divisivo e disgregatore dell’unità del Paese, si pensi al bene di quelle istituzioni che garantiscono diritti costituzionali fondamentali per la crescita e lo sviluppo della persona.

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“In quale paese vuoi vivere?” Una campagna contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

Istruzione e ricerca a palazzo Chigi, firmata l’intesa per il rilancio dei settori della conoscenza

§ http://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/nessuna-autonomia-differenziata-regionale-possibile-l-intesa-governo-sindacati-esclude-radice.flc

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Regionalizzazione e docenti: soldi ed efficienza o asservimento e fatica moltiplicata? / la seconda che hai detto

C’è fermento nelle scuole italiane. La regionalizzazione (pronta a passare, se lo sciopero del 17 maggio fosse un flop) fa discutere: col diffondersi dell’informazione aumenta la consapevolezza, tra docenti e ATA, circa le incognite dell’“autonomia differenziata” (persino nella versione soft — quella del “federalismo cooperativo e solidale” — che la CGIL ha ammesso più volte di gradire).

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Regionalizzazione e docenti: soldi ed efficienza o asservimento e fatica moltiplicata? 

C’è fermento nelle scuole italiane. La regionalizzazione (pronta a passare, se lo sciopero del 17 maggio fosse un flop) fa discutere: col diffondersi dell’informazione aumenta la consapevolezza, tra docenti e ATA, circa le incognite dell’“autonomia differenziata” (persino nella versione soft — quella del “federalismo cooperativo e solidale” — che la CGIL ha ammesso più volte di gradire).

Parole d’ordine dell’”autonomia differenziata” sono “efficienza”, “concorrenza”, “merito”, “rendicontazione”: le stesse del neoliberismo più sfrenato, l’ideologia economica (e antropologica) che negli ultimi 40 anni ha cambiato il volto del pianeta, svuotando il welfare state che aveva caratterizzato Europa e mondo “libero” dal 1945 agli anni ’70. In nome di queste parole d’ordine non si rischia però di togliere de facto agli insegnanti dell’Italia regionalizzata tutte le libertà che scienza e coscienza hanno sempre concesso ai docenti dei Paesi democratici?

Trentino: è tutt’oro quel che luccica?

Per rispondere a questo quesito, analizziamo, sulla base dell’ottimo studio di Rossella Latempa pubblicato da Roarsla situazione di una provincia ove la Scuola è già gestita a livello locale da 12 anni: quella di Trento, in una regione ricca, con una situazione quindi ideale per la retribuzione dei docenti e la loro organizzazione; e comunque migliore del resto d’Italia (soprattutto rispetto al Sud). Basti leggere alcune frasi delle “Linee guida”del “Comitato Provinciale di Valutazione del sistema educativo della Provincia Autonoma di Trento” (intitolate “La valorizzazione del merito del personale docente”). Vi si parla esplicitamente di «responsabilità dei dirigenti di adottare, in autonomia, modalità e strumenti che meglio si integrano con il singolo contesto territoriale e professionale, lasciando aperti spazi di discrezionalità»; ogni docente di Trento e provincia deve ogni anno «attivare il procedimento di valutazione» con un’autocertificazione provinciale, che il Dirigente Scolastico può «integrare o rivedere» fissando, “nella sua autonomia” — cioè a piacer suo — il peso degli indicatori”, ossia le “competenze” organizzative, metodologiche e didattiche. Che spazio rimane, in un simile quadro, alla libertà d’insegnamento?

Pagati di più?

«Sì», qualcuno dirà, «ma i docenti tridentini sono pagati di più». Niente di più falso, perché lavorano di più; quindi vengono semplicemente pagati (poco) per le tante ore in più (prestazioni aggiuntive) che svolgono. Inoltre il loro lavoro è estremamente più flessibile: guadagnano, sì, mediamente 190 euro lordi al mese, che si aggiungono a un “bonus flessibilità” di circa 100 euro lordi al mese (però per soli 10 mesi su dodici, e non pensionabili); ma il loro contratto (provinciale) prevede per questi benefit un prezzo salatissimo in termini di fatica, stress e lavoro aggiuntivo. Infatti le ore di insegnamento in classe sono di 50 minuti. Aspetto di per sé didatticamente utile. In questo modo, però, i docenti sono anche costretti a recuperare 10 minuti per ogni ora d’insegnamento: tre ore a settimana, per un monte ore annuale enorme (dalle 70 alle 99 ore), da recuperare nel pomeriggio. Come? Con attività di ogni tipo: assistenza mensa, sorveglianza prescuola (e post), sostituzioni, supplenze brevi, tutoraggio. In questo modo, l’Amministrazione viene a disporre di un “tesoretto” di ore di cui disporre per usare i docenti come manovalanza per compiti ai limiti della funzione docente: il che riprende e potenzia i lati peggiori della legge 107/2015 (la “Buona Scuola” di renziana memoria). Puro babysitting in certi casi.

Docenti, babysitter o tappabuchi?

Non basta: in Trentino è obbligatorio accettare variazioni del proprio orario, delle quali si può venire a conoscenza anche nel giorno stesso. Altra chicca (avvelenata): la reperibilità fino alle ore 19,00 di ogni giorno (perché solo alle 19,00 un docente può “disconnettersi”). Si aggiunga che, oltre alle 80 ore “funzionali all’insegnamento”, il docente trentino deve farne 40 di “potenziamento formativo”.

Si realizza il sogno di tutti i Governi degli ultimi 30 anni: inchiodare a scuola i docenti tutto il giorno. Ma ciò non trasformerebbe definitivamente gli insegnanti in travetdell’istruzione? Docenti ridotti così non somigliano a basso ceto impiegatizio esecutivo? Non diventeranno una categoria privata di rispetto sociale e autorevolezza? Come si concilia un quadro simile con l’articolo 33 della Costituzione? Una simile perdita della propria autonomia nell’organizzarsi lavoro e tempo (necessario per studiare, aggiornarsi, prepararsi alle lezioni e — perché no? — riposarsi) vale davvero i 290 euro lordi in più al mese (di cui 100 per soli 10 mesi, e non pensionabili!)? Ed è davvero favorevole alla Scuola del Paese? Ripetiamo: il Trentino (regione ricca) è la situazione migliore d’Italia. Che accadrebbe nelle regioni centromeridionali?

Tra favorevoli e “diversamente contrari”

Da quando il “contratto di governo” Lega/5 Stelle ha rilanciato la regionalizzazione leghista, quasi tutte le Regioni si sono fatte avanti per ottenerla. I Sindacati maggiori hanno detto di non volerla in primis, per poi revocare lo sciopero del 17 maggio prossimoin secundis (dopo un vago accordicchio notturno senza definizioni precise), e per dichiararsi in tertiis favorevoli a un “federalismo solidale” (o “dell’amore”, come qualcuno sarcasticamente lo definisce) che sa tanto di porta spalancata, e sul quale tutti i partiti sono fondamentalmente d’accordo (dichiarazioni di facciata a parte).

Perché i centri di potere sono tutti favorevoli?

Quali interessi reali muovono una così entusiastica adesione? Perché i media mainstream parlano pochissimo di una riforma epocale che potrebbe disgregare la coesione nazionale creando 20 Italie diverse per mezzi, investimenti, stipendi e diritti? Questa e altre perplessità grideranno in Piazza Montecitorio docenti e ATA che sciopereranno il 17 maggio insieme a COBAS, UNICOBAS, ANIEF, CUB, SGB. La posta in gioco è altissima: lo dimostra il fatto che persino UDIR, sindacato di Dirigenti Scolastici, ha aderito.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/regionalizzazione-e-docenti-soldi-ed-efficienza-o-asservimento-e-fatica-moltiplicata

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Flc Cgil paladina sul blocco dell’autonomia differenziata e sul rinnovo del contratto

La Flc, che non parteciperà allo sciopero del 17 maggio, rimane insieme agli altri sindacati rappresentativi della scuola, uno dei più grandi ostacoli al progetto di autonomia differenziata, promosso dalle regioni Lombardia e Veneto.

 

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Flc Cgil paladina sul blocco dell’autonomia differenziata e sul rinnovo del contratto

di Aldo Domenico Ficara – 14 maggio 2019

La Flc, che non parteciperà allo sciopero del 17 maggio, rimane insieme agli altri sindacati rappresentativi della scuola, uno dei più grandi ostacoli al progetto di autonomia differenziata, promosso dalle regioni Lombardia e Veneto. Di seguito si vuole esporre la posizione della Flc sia sulla cosiddetta autonomia differenziata sia sul rinnovo del contratto ed eliminazione del precariato:

Autonomia differenziata

La Flc ha chiesto che il disegno della cosiddetta autonomia differenziata perseguito dall’attuale governo venga immediatamente bloccato. La Flc è convinta che andare avanti nel processo di autonomia differenziata sia profondamente sbagliato, perché la regionalizzazione stravolgerebbe il senso stesso della contrattazione nazionale e conseguentemente il diritto allo stesso trattamento stipendiale in tutte le scuole del Paese come base fondamentale dell’eguale trattamento dell’alunno.

L’organizzazione sindacale ha sottolineato che non si tratta però solo di un problema contrattuale, ma di qualcosa di più profondo: l’autonomia differenziata in materia di istruzione non rispetta il comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, ma ne è una palese distorsione dal momento che non sono stati determinati i Lep e che non è stata mai varata una legge di principi a livello nazionale sulla legislazione concorrente. Senza queste condizioni preliminari previste dalla Costituzione, l’autonomia differenziata sarebbe un “cavallo di Troia” per smontare l’unità della scuola nazionale.

Rinnovo del Contratto

Secondo la Flc la legge di bilancio ha stanziato risorse per garantire a regime un aumento delle retribuzioni di rutta la PA dell’1,95%: per la PA rappresenta un aumento medio di circa 49 euro, per la scuola rappresenta un aumento di circa 43 euro. Le nostre retribuzioni come ha certificato recentemente la ragioneria generale dello Stato sono le più basse del settore pubblico. Mentre chi ha la responsabilità di formare le future generazioni, così come avviene nel resto d’Europa, dovrebbe essere ben formato e adeguatamente pagato.

Sempre per la Flc Cgil per salvaguardare gli stipendi rispetto all’inflazione e mantenere l’elemento perequativo per tutta la PA occorrerebbero circa 4,1 miliardi di euro rispetto ai 1.775 euro stanziati dalla legge di bilancio. Occorrono poi risorse aggiuntive per traguardare gli stipendi italiani a quelli europei. La differenza di stipendio di un docente italiano ed un docente europeo è mediamente del 24% (dati Rapporto Ocse 2018).

Precariato

La Flc Cgil ha ribadito con forza che non potrà migliorare la qualità del servizio scolastico se non si elimina il precariato dalle nostre scuole e dai nostri settori. Solo dando stabilità e serenità al personale si potrà assicurare la continuità didattica e conseguentemente aumentare la qualità dell’offerta formativa. Sono tantissimi gli insegnanti sia a tempo indeterminato che a tempo determinato che seguono con fiducia queste linee guida per evitare il concretizzarsi dello spettro autonomia differenziata, per l’eliminazione definitiva del precariato e per avere retribuzioni più vicine a quelle dei colleghi del resto d’Europa.

§ http://www.oggiscuola.com/web/2019/05/14/flc-cgil-paladina-sul-blocco-della-autonomia-differenziata-e-sul-rinnovo-del-contratto/

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Accordo raggiunto col governo: intesa su rinnovo CCNL, sistema scuola nel Paese e stabilizzazione dei precari

Lo sciopero è solo sospeso. Si prenderà una decisione definitiva dopo le prime verifiche della prossima settimana.

di Flc Cgil Lombardia – 25 aprile 2019

Autonomia differenziata

Abbiamo innanzitutto chiesto che il disegno politico della cosiddetta autonomia differenziata perseguito dall’attuale Governo venga immediatamente bloccato. Siamo infatti convinti – e con noi lo sono gli insegnanti e tutto il personale che rappresentiamo – che andare avanti nel processo di autonomia differenziata sia profondamente sbagliato, perché la regionalizzazione stravolgerebbe il senso stesso della contrattazione nazionale e conseguentemente il diritto allo stesso trattamento stipendiale in tutte le scuole del Paese come base fondamentale dell’eguale trattamento dell’alunno. Abbiamo sottolineato che non si tratta però solo di un problema contrattuale, ma di qualcosa di molto più profondo: l’autonomia differenziata in materia di Istruzione non rispetta il comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, ma ne è una patente distorsione, dal momento che non sono stati determinati i Lep e che non è stata mai sia varata una legge di principi a livello nazionale sulla legislazione concorrente. Senza queste condizioni preliminari previste dalla Costituzione, l’autonomia differenziata sarebbe un “cavallo di Troia” per smontare l’unità della scuola nazionale: avremmo una scuola diseguale, a base regionale, con personale reclutato dalle regioni e con indirizzi culturali  e valutazione regionali; sarebbe la fine di uno strumento di eguaglianza quale è l’esercizio del diritto all’istruzione, in un momento in cui ancora occorre recuperare le distanze che invece esistono fra le varie aree del Paese.

Rinnovo del Contratto

La legge di bilancio ha stanziato risorse per garantire a regime un aumento delle retribuzioni di tutta la PA dell’1,95%: per la PA rappresenta un aumento medio di circa 49 euro, per la scuola rappresenta un aumento di 43 euro. Le nostre retribuzioni come ha certificato recentemente la ragioneria generale dello Stato sono le più basse del settore pubblico. Mentre chi ha la responsabilità di formare le future generazioni, così come avviene nel resto d’Europa, dovrebbe essere ben formato e adeguatamente pagato. Se poi consideriamo che la cifra indicata è comprensiva anche di quanto necessario per mantenere l’elemento perequativo riconosciuto con il CCNL 2018 ci rendiamo conto che l’aumento effettivo è inferiore a quanto indicato, per la scuola ad esempio sarebbe 37,55 euro.

Questa percentuale non basta a coprire neanche l’inflazione (Ipca) del triennio che l’Istat prevede al 4,1%.

Per salvaguardare gli stipendi rispetto all’inflazione e per mantenere l’elemento perequativo per tutta la PA occorrerebbero circa 4,1 miliardi di euro rispetto ai 1.775 euro stanziati dalla legge di bilancio.

Occorrono poi risorse aggiuntive per traguardare gli stipendi italiani a quelli dei colleghi europei. La differenza tra lo stipendio di un docente italiano e di un docente europeo è mediamente del 24% (dati Rapporto Ocse 2018).

Il precariato

Un’altra grande emergenza del mondo della scuola portata all’attenzione del Presidente del Consiglio è stata quella del precariato. Abbiamo ribadito che non potrà migliorare la qualità dl servizio scolastico se non si elimina il precariato dalle nostre scuole e dai nostri settori. Solo dando stabilità e serenità al personale si potrà assicurare la continuità didattica e conseguentemente aumentare la qualità dell’offerta formativa.

Questi i dati forniti: a settembre 2018 32.000 posti destinati alle immissioni in ruolo rimasti scoperti per mancanza di personale da poter stabilizzare. Il prossimo settembre 2019 la situazione si aggraverà perché al contingente rimasto non assegnato nel 2019 si aggiungeranno i posti che si libereranno per effetto del normale turn over (16.000)  e delle domande di pensione dei “quota 100” e di altri recenti interventi di legge (22.000)Il numero complessivo dei posti di docenti in organico di diritto che a settembre risulteranno vacanti è di non meno di 70.000.

Sul sostegno in particolare abbiamo illustrato al Governo che la questione si presenterà nel prossimo anno scolastico con aspetti di carattere emergenziale (quest’anno sono state possibili poco più di 1.000 assunzioni, il 10% sul totale dei posti messi a disposizione, per assenza di personale specializzato).

Per sanare questa situazione abbiamo perciò proposto:

  • la stabilizzazione nell’organico di diritto degli attuali posti autorizzati nel fatto, compresi i posti dati in deroga sul sostegno (è un numero che va incrementandosi), per garantire diritto allo studio e continuità didattica agli alunni svantaggiati;
  • l’assunzione attraverso una procedura transitoria e straordinaria per il 2019/20 dei docenti abilitati e dei docenti con tre annualità che hanno acquisito competenze e professionalità già in servizio.

Abbiamo inoltre evidenziato che le stesse misure straordinarie devono essere prese per l’assunzione su tutti i posti liberi del personale ATA per il quale vanno recuperati i tagli di organico operati dalle diverse finanziarie e riattivata la mobilità professionale per i passaggi di profilo a partire dagli amministrativi facenti funzioni come Dsga.

Fondo Unico Nazionale (FUN) dei dirigenti scolastici

Anche per la dirigenza scolastica abbiamo ricordato al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’istruzione che, mentre ancora si attende, dopo quasi 5 mesi, la certificazione dell’ipotesi di CCNL dei dirigenti scolastici, firmata il 13 dicembre scorso, si sta ripresentando, come avvenuto quattro anni fa, il rischio di una pesante decurtazione del Fondo unico nazionale che rischia di riportare indietro le retribuzioni dei dirigenti scolastici e vanificare gli effetti del CCNL 2016-2018. Abbiamo perciò sollecitato la certificazione del FUN 2017/2018, così come correttamente quantificata dal MIUR, senza decurtazioni e ulteriori ritardi.

Il controllo biometrico

Altro elemento che abbiamo evidenziato nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi è il cosiddetto controllo biometrico agli ingressi della scuola e degli uffici che è previsto dal DDL Concretezza. Abbiamo sostenuto  che tale misura, già eliminata per i docenti,  deve essere cassata anche per i dirigenti, per il personale tecnico amministrativo e per il restante personale dell’intero comparto , perché inadatta  ad essere applicata ai contesti lavorativi come quelli della scuola e l’istruzione  dove si esplica il confronto fra le generazioni e dove ai minori e ai nostri giovani non va dato un messaggio che noi riteniamo diseducativo: il controllo intrusivo, addirittura biometrico, perché si faccia il proprio dovere.

Investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo: per noi l’Europa è ancora un traguardo lontano

Abbiamo infine chiesto al Governo di aumentare gli investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo, settori nei quali siamo lontanissimi dai livelli europei. Come evidenziano le statistiche, abbiamo ricordato che  in Europa per l’Istruzione mediamente si investe il 4,6% del PIL, mentre in Italia si investe il 3,9%; la differenza è di 0,7% pari a circa 11 miliardi di euro (dati Rapporto Ocse 2018). Per il 2020 l’Unione Europea si è posta l’obiettivo di investire in ricerca e sviluppo il 3% del proprio PIL. Mentre la Germania è già al 3,2%, l’Italia investe solo 1,35% con una spesa di 23.355 miliardi di euro (Eurostat relazione gennaio 2019).

In conclusione abbiamo espresso la nostra preoccupazione per il fatto che la scuola, anziché essere uno strumento di crescita culturale del Paese, rischia di diventare uno strumento di diseguaglianza.

Su tutte le materie illustrate abbiamo perciò chiesto al Governo un segnale di attenzione che si concretizzi:

  • nell’immediato, attraverso l’assunzione delle misure straordinarie di stabilizzazione del precariato entro il mese di maggio, al fine di garantire il regolare avvio dell’anno scolastico
  • nella prossima legge di bilancio, al di là delle buone intenzioni manifestate nel DEF, con un impegno concreto per il rinnovo del CCNL e con investimenti specifici per tutti i settori della conoscenza.

Dopo una nottata di discussione è stata siglata un’intesa che impegna il Governo (rappresentato durante l’incontro dal Presidente Giuseppe Conte) su tematiche particolarmente sensibili per la crescita della qualità del lavoro e del servizio nel comparto Istruzione e Ricerca.

L’intesa prevede:

  • un impegno del governo a reperire i fondi per il rinnovo del CCNL già dal prossimo DEF per programmare nel triennio un recupero salariale che comporti un sensibile aumento stipendiale che allinei i salari del personale del comparto Istruzione e Ricerca alla media europea
  • Una particolare attenzione alla stabilizzazione del personale precario con la previsione di percorsi di abilitazione e concorso straordinari per il personale con 3 annualità di servizio
  • La garanzia di un sistema di reclutamento del personale della scuola uniforme in tutto il Paese con inquadramenti giuridici regolati esclusivamente dal CCNL e la tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curriculi e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome
  • Si riconosce l’importanza della valorizzazione delle progressioni di carriera del personale ATA attraverso l’attuazione delle disposizioni contrattuali tuttora vigenti
  • Il governo si impegna a garantire maggiore flessibilità nella determinazione e nell’utilizzo dei fondi di salario accessorio dei settori dell’Università e della Ricerca
  • Si riporta inoltre l’impegno a completare in tempi brevi le procedure di statizzazione degli istituti musicali pareggiati e delle accademie delle belle arti non statali
  • È prevista la promozione di tavoli tematici e di settore sui temi discussi nell’accordo (salari, ordinamento professionale, stabilizzazione del personale …).

Università e enti di ricerca

  • Superamento dei vincoli, attraverso uno specifico intervento normativo, rispetto alla definizione e utilizzo del salario accessorio.
  • completamento del processo di stabilizzazione del personale precario negli enti di ricerca e ad un piano straordinario di assunzioni per il personale che svolge attività di ricerca e docenza nelle università (a cui non si è applicata la stabilizzazione prevista dal DLgs 75/2017).
  • Per l’AFAM il completamento in tempi brevi delle procedure di statizzazione degli istituti musicali pareggiati e delle accademie di belle arti non statali.

L’accordo è stato sottoscritto da tutte le sigle sindacali che hanno indetto lo sciopero del 17 maggio, dal presidente Conte e anche dal ministro Marco Bussetti.

C’è soddisfazione per l’impegno del governo sui punti dell’Intesa che sono il cuore delle nostre rivendicazioni sindacali. Si tratta di un primo passo per aprire il dialogo con una controparte finora poco impegnata sui temi peculiari dell’Istruzione e Ricerca.

L’intesa sottoscritta è il frutto della continua e determinata azione di informazione della categoria iniziata già in autunno attraverso la convocazione di assemblee territoriali sui temi del contratto, della stabilizzazione dei precari e dell’autonomia differenziata, culminati con la proclamazione dello stato di agitazione e dello sciopero. È un risultato importante, ma costituisce il punto di partenza e non di arrivo della nostra azione sindacale che ci ha visti impegnati in questi mesi con le RSU e le lavoratrici ed i lavoratori in continui confronti ed elaborazioni.

Resta il nostro impegno a vigilare sul rispetto dell’accordo e sugli altri punti di rivendicazione della nostra piattaforma di rinnovo contrattuale, a partire dal primo tavolo tecnico che tratterà il tema del precariato.

Continua la raccolta delle firme per l’appello promosso dalla FLC insieme ai sindacati scuola e a numerosissime associazioni, contro la regionalizzazione del sistema di istruzione.

§ http://www.flccgil.lombardia.it/cms/view.php?cms_pk=5927&dir_pk=112

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Sciopero scuola 17 maggio: sindacati di base contro la regionalizzazione

E anche sulla “regionalizzazione” non mancano problemi: le clausole inserite nell’intesa del 23-24 aprile sono talmente ovvie (l’autonomia differenziata si potrà fare ma solo nel rispetto della Costituzione) da risultare pressoché inutili, tanto è vero che proprio pochi giorni fa si è diffusa la notizia secondo la quale il Governo sarebbe intenzionato ad approvare un provvedimento teso ad ampliare ulteriormente l’autonomia delle università.

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Sciopero scuola 17 maggio: sindacati di base contro la regionalizzazione

Lo sciopero del 17 maggio ci sarà anche se non sarà più largamente unitario come previsto al momento della sua proclamazione: Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals e Gilda, dopo la firma dell’intesa con il Governo, hanno deciso di ritirare la propria adesione mentre i sindacati di base (Cobas, Unicobas, CUB e Anief) confermano la protesta.

Nella giornata del 16 è previsto un nuovo incontro fra Ministero e sindacati firmatari dell’intesa per continuare ad affrontare il tema del precariato sul quale però le posizioni appaiono ancora piuttosto distanti.

Il 20 è invece in programma un incontro sul problema delle risorse contrattuali la cui soluzione si preannuncia non solo difficile ma forse persino impossibile: in questo momento, infatti, il Governo non è assolutamente in grado di fornire garanzie concrete dal momento che solo a settembre ci sarà una prima bozza della legge di stabilità 2020.

Gli ostacoli da superare sono molteplici: si tratta infatti non solo di reperire i soldi ma anche di convincere i sindacati del pubblico impiego della necessità di un “trattamento speciale” per il comparto scuola (la firma dell’intesa del 23-24 aprile aveva provocato la protesta proprio dei sindacati degli altri comparti pubblici che non ci stanno ad essere messi in seconda posizione).

Il Ministro parla di aumenti a 3 cifre, ma non si capisce davvero con quali risorse si possa raggiungere l’obiettivo, a meno di non usare tutte le risorse già disponibili, dalla carta del docente allo stesso fondo di istituto.

E anche sulla “regionalizzazione” non mancano problemi: le clausole inserite nell’intesa del 23-24 aprile sono talmente ovvie (l’autonomia differenziata si potrà fare ma solo nel rispetto della Costituzione) da risultare pressoché inutili, tanto è vero che proprio pochi giorni fa si è diffusa la notizia secondo la quale il Governo sarebbe intenzionato ad approvare un provvedimento teso ad ampliare ulteriormente l’autonomia delle università.

La stessa Flc-Cgil, disponibile a discutere di forme di “federalismo cooperativo” ma non di “regionalizzazione della scuola”, si mostra preoccupata e sta accusando il Governo di non rispettare l’intesa sottoscritta con i sindacati.

“Ma di che si meraviglia la Flc? – ironizza Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas – l’accordo del 23-24 aprile è solo fuffa e c’era già da mettere in conto che il Governo sarebbe andato avanti per la sua strada. Ed è per questo che consideriamo grave la revoca dello sciopero”.

Anche i Cobas, nel loro comunicato stampa del 15 maggio, mettono l’accento sulla questione della regionalizzazione che farebbe venir meno il carattere unitario del sistema scolastico nazionale accentuando ulteriormente le differenze regionali e territoriali.

“Senza dimenticare – sottolinea Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas – la necessità di un contratto con aumenti salariali che recuperino almeno il 20% di salario perso negli ultimi anni oltre all’assunzione di tutti/e i precari/e con 36 mesi di servizio”.

Per la mattinata del 17 maggio è in programma anche una manifestazione nazionale a Roma davanti al Parlamento.

Allo sciopero e alla manifestazione potrebbero partecipare anche “pezzi” della Flc-Cgil che già si sono dichiarati contrari all’intesa firmata con il Governo e che contano anche sul fatto che la stessa revoca dello sciopero è stata decisa in casa Flc non senza contrasti interni.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/sciopero-scuola-17-maggio-sindacati-di-base-contro-la-regionalizzazione

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La Spezia. Passa la mozione sulle scuole paritarie / La questione paritarie è duplice

“Nonostante la legge 62/2000 detta Legge Berlinguer preveda pieno accreditamento delle scuole paritarie e loro riconoscimento come servizio pubblico spesso e volentieri la legge è ancora rimasta lettera morta”.

Le “scuole private paritarie che svolgono un servizio pubblico” …. “vanno ripartite in due gruppi diversi: 1°) quelle, come le scuole dell’infanzia, che operano in situazione di quasi-monopolio per l’insufficienza o l’assenza di scuole statali dello stesso tipo e 2°) le altre private che affiancano le pubbliche”*.

[Bugiardino. 1) la legge 62/2000 è attualmente applicata in conformità all’art. 33. Cost. Sono le scuole paritarie a sostenere che detta legge è incompleta, ma questa è un’opinione minoritaria e il Parlamento non ha i numeri per modificarla. 2) Peraltro, la questione scuole privare paritarie va affrontata a livello nazionale e non solo comunale, distinguendo la situazione delle scuole d’infanzia, per le quali lo Stato è carente e la situazione va tamponata con contributi alle famiglie, dalle altre scuole, per le quali lo Stato è attrezzato (pur con tutti i difetti e le critiche). v.p.]

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Passa la mozione sulle scuole paritarie

Passa la mozione sulle scuole paritarie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oscar Teja (Gruppo Toti-Forza Italia)

 

Al termine del lungo consiglio comunale di ieri si è discussa una mozione sottoscritta da Oscar Teja che impegnava il Comune della Spezia a stipulare una convenzione a favore delle scuole paritarie cittadine. Tema storicamente divisivo fra centrodestra e centrosinistra con mozione che passa grazie ai numeri della maggioranza: “Non è un dibattito confessionale o a favore delle scuole dei preti rispetto alla scuola statale. Sostenere le scuole paritarie significa sostenere un pluralismo educativo che non può che far bene alla nostra città. Una scuola paritaria è inoltre un minor costo per lo Stato, se dovessero chiudere tutte le scuole si avrebbe un aumento di spesa di circa 7 miliardi di euro per 1 milione di studenti che sono quelli iscritti alle paritarie”. Conclude Teja, a margine della seduta: “Nonostante la legge Berlinguer preveda un pieno accreditamento delle scuole paritarie e un loro riconoscimento come servizio pubblico spesso e volentieri la legge è rimasta lettera morta”.

Martedì 14 maggio 2019 alle 19:18:11
§ http://www.cittadellaspezia.com/la-spezia/politica/passa-la-mozione-sulle-scuole-paritarie-286046.aspx
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SCUOLA STATALE O PARITARIA, PURCHÉ SIA MIGLIORE, E PER TUTTI

di Oscar Teja – 14 maggio 2019 – 12:00 

Questa notte abbiano discusso e votato in Consiglio una mozione che ho sottoscritto che impegna il Comune a stipulare una convenzione a favore delle scuole paritarie cittadine.

Non è un dibattito confessionale o a favore delle scuole dei preti rispetto alla scuola statale.

Sostenere le scuole paritarie significa sostenere un pluralismo educativo che non può che far bene alla ns. città. Inoltre una scuola paritaria è un minor costo per lo Stato, se dovessero chiudere tutte le scuole si avrebbe un aumento di spesa di circa 7 miliardi di euro per 1 milione di studenti (n. studenti scuole paritarie).

Nonostante la legge 62/2000 detta Legge Berlinguer preveda pieno accreditamento delle scuole paritarie e loro riconoscimento come servizio pubblico spesso e volentieri la legge è ancora rimasta lettera morta.

#tejaconsigliere #consigliereteja #peracchinisindaco#gruppototiforzaitalia

§ https://www.facebook.com/scelgoteja/
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* Sempre a proposito di “scuole private paritarie che svolgono un servizio pubblico” (come stabilisce la legge 62/2000) conviene fare una distinzione sulle problematiche che le riguardano. Appare evidente – anche se è un aspetto finora stranamente trascurato – che dette private vanno ripartite in due gruppi diversi: 1°) quelle, come le scuole dell’infanzia, che operano in situazione di quasi-monopolio per l’insufficienza o l’assenza di scuole statali dello stesso tipo e 2°) le altre private che affiancano le pubbliche.
Scuole paritarie e promesse elettorali. La questione paritarie è duplice
§ https://www.tecnicadellascuola.it/scuole-paritarie-promesse-elettorali-la-questione-paritarie-duplice
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§ https://www.facebook.com/groups/1435436220029520/
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