Ancodis: convegno nazionale sul middle management / pulpito più alto per i presidi-ds

Venerdi 24 maggio 2019 un convegno nazionale con tema “Il middle management nella scuola italiana a 20 anni dall’istituzione dell’autonomia scolastica: innovazione culturale o utopia di sistema?”

[Bugiardino. 1) autonomia = ogni scuola un micro-miur! 2) La didattica marginalizzata, sottomessa e schiacciata dall’organizzazione, dalla burocrazia, dall’amministrazione. 3) Ovvero, la scuola dal gelminiano e offensivo “ammortizzatore sociale” per i docenti a pregevole trampolino per il “middle management” o staff o alte professionalità,  a piedistallo o pulpito più alto per i presidi-ds. 4) Non va bene per la scuola, la strada è sbagliata, i sindacati latitanti. v.p.]

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Ancodis: convegno nazionale sul middle management nella scuola italiana

A.N.Co.Di.S. (Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici) organizza Venerdi 24 maggio 2019 un convegno nazionale con tema “Il middle management nella scuola italiana a 20 anni dall’istituzione dell’autonomia scolastica: innovazione culturale o utopia di sistema?”

Lo scorso 10 marzo i Collaboratori di Ancodis hanno voluto ricordare i 20 anni dell’istituzione dell’autonomia scolastica (8 marzo 1999) con la proposta di uno spazio unitario di riflessione sull’autonomia (che ritengono di fatto essere una perfetta incompiuta!) e sul ruolo dei Collaboratori del DS nell’attività gestionale, organizzativa e didattica in ciascuna scuola (oggi di fatto contrattualmente inesistenti).

Il Convegno, dunque, sarà l’occasione per chiedersi se il riconoscimento dei “quadri intermedi” – che ai sensi dell’art. 25 comma 5 del D. Lvo 165/2001 e dell’art. 1 comma 83 della Legge 107/2015 operano nella visione dell’autonoma Istituzione scolastica al fianco dei DS, dei docenti, dei DGSA e del personale non docente – possa considerarsi una necessaria innovazione contrattuale o rimanere un’utopia nel sistema scolastico italiano.

Sarà un momento di confronto unitario per capire se è arrivato il tempo per sostenere nelle sedi proprie quelle azioni giuridiche e contrattuali finalizzate all’istituzione delle figure quadro nella scuola italiana attraverso la determinazione di procedure di accesso, di selezione, di carriera, di formazione.

I Collaboratori dei DS ritengono che il tema non possa più essere condizionato da posizioni ideologiche arcaiche che hanno discriminato il lavoro di alto profilo che essi quotidianamente espletano in favore delle Istituzioni scolastiche in ruoli, mansioni e tempi diversi.

Abbiamo, dunque, chiesto alle Associazioni dei DS (ANP, ANDIS, DISAL, UDIR, DIRIGENTISCUOLA), dei DSGA (ANQUAP), degli EE.LL. (Anci Sicilia piccoli comuni), alle OO.SS dei DS (CISL, CGIL, UIL), al MIUR di presentare le loro posizioni e di avanzare proposte costruttive su un tema che i Collaboratori dei DS ritengono sostanziale per le moderne Istituzioni Scolastiche.

Il coinvolgimento dell’ANCI Sicilia piccoli comuni è stato richiesto poiché è nelle piccole realtà locali che le relazioni istituzionali in prima istanza vengono tenute dai Collaboratori Fiduciari di plesso che quotidianamente si adoperano in tutti i modi per consentire all’Istituzione scolastica di espletare al meglio il proprio servizio per alunni e famiglie.

Siamo grati a tutti i partecipanti per la sensibilità manifestata e confidiamo sinceramente che il confronto possa far scaturire proposte innovative e sostenibili a partire dal prossimo rinnovo del CCNL, far emergere posizioni unitarie con l’unico obiettivo di garantire la qualità del funzionamento delle moderne autonome Istituzioni scolastiche e la loro offerta formativa.

Il convegno si terrà a Palermo presso l’Aula Magna dell’IC A. UGO dalle ore 8,00 alle ore 14,00.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/ancodis-convegno-nazionale-sul-middle-management-nella-scuola-italiana

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Verso gli Stati Generali della scuola / i presidi-DS della Sicilia ….

poi

Verso gli Stati Generali della scuola

La scuola è un sistema in cui tutte le categorie di lavoratori che vi operano sono essenziali: personale ATA, personale docente, collaboratori del dirigenti scolastico, Dsga e dirigenti scolastici.

I dirigenti scolastici delle scuole autonome, ai sensi del D.lgs n. 165/2001, sono i responsabili della gestione unitaria delle istituzioni scolastiche e dei risultati di servizio.
Ai dirigenti scolastici spettano autonomi poteri di coordinamento e valorizzazione delle risorse umane. I dirigenti scolastici, pertanto, si devono fare interpreti delle istanze di tutte le categorie e devono promuovere un’azione unitaria per la risoluzione delle problematiche relative alla scuola nel suo complesso.

Gli operatori della scuola siciliana firmatari del presente documento sono disponibili ad aprire il confronto col Miur, le OO.SS. e le associazioni delle diverse categorie e si fanno promotori della convocazione degli Stati generali della scuola.

A tal proposito, giorno 14 maggio alle ore 15,30, presso l’istituto Pietro Piazza di Palermo, si terrà un’assemblea plenaria.

Hanno già firmato:

Benita Licata (DS in quiescenza)
Riccardo Ganazzoli (DS in servizio)
Per A. S. I. (Area sostegno e inclusione) il Presidente prof. Giuseppe Ferla
Per Ass. Funzione Docente, Presidente Salvo Altadonna, Luigi Cona (DS in servizio), Diego Maggio (DS in quiescenza) Angela Mineo (DS in servizio) Valeria Catalano (DS in servizio)
Per ANCODIS il Prof. Rosolino Cicero (Presidente Territoriale Palermo)
Marilena Salemi (Vicepresidente Territoriale Palermo ANCODIS e Docente Sc. Secondaria di primo grado)
Ilaria Virciglio (DS in servizio)
Grazia Lo Monaco (DS in quiescenza)
Giuseppa Attinasi (DS in servizio)
Mario Veca (DS in servizio)
Geusina Garofalo (DS in quiescenza)
Giovanna Genco (DS in servizio)
Laura Pollichino (DS in servizio)
Irene Iannelli (DS in quiescenza)
Francesca Ragusa (DS in servizio)
Andrea Rinaldi (DSGA)

§ https://www.tecnicadellascuola.it/verso-gli-stati-generali-della-scuola

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Cgil. Colpo di mano del governo a pochi giorni dall’Intesa del 24/4 ?

A pochi giorni dall’Intesa firmata dal Presidente del Consiglio con le Organizzazioni sindacali del comparto “Istruzione e Ricerca” che al punto 4 dell’intesa afferma che “il Governo si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca” apprendiamo di una bozza di decreto ministeriale, distruttivo per il sistema universitario.

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Dal MIUR filtra una bozza di decreto che stravolgerebbe l’università italiana, sancendo definitivamente la fine dell’unitarietà del sistema

Svelare il tentativo in atto e fermare qualsiasi ipotesi di colpo di mano sull’università!

di Flc Cgil – 11/05/2019

A pochi giorni dall’Intesa firmata dal Presidente del Consiglio con le Organizzazioni sindacali del comparto “Istruzione e Ricerca” che al punto 4 dell’intesa afferma che “il Governo si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca” apprendiamo di una bozza di decreto ministeriale, distruttivo per il sistema universitario.

Con un vero e proprio colpo di mano, il decreto su cui la CRUI dovrebbe esprimere un parere già nei prossimi giorni, applicativo dell’articolo 1, comma 2 della legge 240/2010, prefigura la definitiva scomparsa dell’unitarietà del sistema universitario, già fortemente messa in discussione da un decennio di tagli e politiche sbagliate.
In estrema sintesi si prevede che le università che hanno alcune condizioni di “eccellenza” su bilanci, didattica e ricerca possano agire in deroga alla normativa nazionale in diverse materie, tra cui:

governance di ateneo; requisiti per l’attivazione dei dipartimenti; modalità proprie di valutazione della qualità della ricerca e della didattica; offerta didattica (entro e oltre ordinamenti e classi di laurea); chiamata diretta dei docenti; negoziazione individuale dei compiti di lavoro didattico e di ricerca dei docenti anche col concorso di specifici incentivi e forme premiali individuali.

Queste alcune delle possibilità riservate agli “atenei eletti”, che oltretutto possono incentivare economicamente anche il trasferimento di docenti e ricercatori da altri atenei, una sorta di calciomercato dell’istruzione.

Nel documento non si parla mai del personale tecnico e amministrativo, come non se ne parlava mai direttamente nella legge 240/2010, ma l’impatto è facile prevedere sarà altrettanto devastante.

Insomma, una sorta di turbo autonomia differenziata per il sistema universitario. In maniera definitiva si sancirebbe la divisione tra università di serie A e università di serie B o C., tra le aree scientifiche e tra gli stessi docenti.

Una deregulation che strizza l’occhio alle novità dell’autonomia differenziata, che persegue la logica delle eccellenze nel tentativo di nascondere il vero problema delle università italiane: il forte definanziamento del sistema, come impietosamente dimostrato da tutti i raffronti a livello internazionale.

Pertanto, smentendo clamorosamente quanto scritto nel contratto di Governo e quanto affermato ultimamente anche dal Vice-Ministro con il suo decalogo di interventi per l’università, nessun nuovo finanziamento all’orizzonte (anzi), nessun intervento di sistema, ma di nuovo, se questa bozza di decreto fosse confermata, i singoli atenei sempre di più in ordine sparso, a caccia di ulteriori risorse, per sopravvivere e magari per essere in grado di pagare di più qualche docente (a quanto pare quelli capaci di attrarre risorse economiche). In questo quadro, in tutta evidenza, assisteremo sempre di più allo sfruttamento del personale precario.

È nostro compito contrastare questa logica della diversificazione, delle autonomie rafforzate e delle eccellenze, per garantire invece qualità della didattica, sviluppo della ricerca e diritto allo studio in tutte le sedi e le aree del Paese.

Il nostro Paese sta compromettendo irrimediabilmente il suo futuro, come dimostra chiaramente il dato della percentuale di giovani sotto i 35 anni che conseguono la laurea, che in un decennio ha visto l’Italia passare dal 20 posto (nel 2007) al penultimo posto (nel 2017) rispetto ai 28 paesi dell’Unione Europa.
Anche il fatto che nel 2017 uno studente su quattro delle regioni del sud scelgono (quelli che in qualche modo se lo possono permettere) di studiare nelle università del nord è un dato che in quest’ottica dovrebbe far molto riflettere.

Ciò, inequivocabilmente, certifica il fallimento delle politiche sin qui adottate sull’università e anche il fatto che da soli in ogni caso non ci si salva e che a questo punto è assolutamente necessaria una inversione di marcia, con una politica di investimenti in una ottica unitaria del sistema universitario pubblico: altro che immobilismo e difesa del vecchio centralismo burocratico-ministeriale, si tratta invece di avere il coraggio di prendere atto del fallimento delle politiche sull’università iniziate con l’avvento della  legge 240 del 2010 e di porre al centro del dibattito il vero problema dell’università italiana, che non è certo la mancanza di autonomia, bensì quella del finanziamento! Rispetto a questo tema riteniamo sia maggiormente necessario chiamare a discutere e a fare squadra tutte le rappresentanze istituzionali e le diverse componenti del mondo universitario per avviare un processo di riforma democratico e di reale cambiamento del sistema.

Tante e più approfondite valutazioni e considerazioni si potrebbero fare sulla bozza di decreto e certamente, nei prossimi giorni, ci impegneremo a farle, soprattutto se non arriverà nel frattempo una secca smentita sui contenuti del testo e sul metodo di intervento, che non prevede alcun momento di confronto.

Ma adesso un imperativo abbiamo davanti: svelare il tentativo in atto e fermare qualsiasi ipotesi di colpo di mano sull’università!

§ http://m.flcgil.it/universita/dal-miur-filtra-bozza-decreto-stravolgerebbe-universita-italiana-sancendo-definitivamente-fine-unitarieta-sistema.flc

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Al via il tavolo tematico convocato in attuazione dell’intesa di Palazzo Chigi del 24 aprile

Relazioni sindacali, primo incontro politico 

dalla Gilda degli insegnanti, 13.5.2019


La mattina del 13 maggio si è svolto il primo incontro politico avente per oggetto l’applicazione dell’art.22, comma 4 lettera a4 (criteri per l’esercizio dei diritti e dei permessi sindacali ai sensi dell’art.30 del CCNQ 4/12/2017). Erano presenti per l’Amministrazione il dott. Chinè, il dott. Proietti, la dott.ssa Palumbo.

Il capo di gabinetto dott. Chinè ha presentato alle OO.SS. la proposta di arrivare in tempi brevi alla stesura di un CCNI specifico sulle relazioni sindacali partendo dalle indicazioni delle OO.SS. Per fare questo si apriranno tavoli tecnici dedicati alle materie oggetto di contrattazione dopo che le OO.SS. avranno definito una piattaforma comune di richieste.

La delegazione della FGU-Gilda degli Insegnanti e le altre delegazioni sindacali hanno concordato sulla presentazione all’Amministrazione di un documento unitario in cui inserire i principali temi di cui si è discusso sinteticamente con particolare riferimento a:

  • Correttezza dell’informazione alle OO.SS. nei tempi e modalità concordati
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  • Partecipazione a tavoli informativi preventivi su Formazione, ordinamenti con particolare attenzione ai riflessi della riforma sugli Istituti Professionali e i CPIA
    .
  • Partecipazione a tavoli di informazione preventiva sulle problematiche inerenti il funzionamento (e il malfunzionamento) delle piattaforme digitali di cui il MIUR si avvale. In questo senso, visti i problemi tecnici che hanno caratterizzato negli ultimi giorni l’accesso alla piattaforma per gli inserimenti in GAE, si è chiesto unitariamente una proroga dei tempi previsti (16 maggio).

Tutte le delegazioni hanno valutato positivamente l’apertura di questa fase contrattuale integrativa che da anni era stata di fatto non applicata.

§ https://www.gildavenezia.it/relazioni-sindacali-primo-incontro-politico/

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Domenico Lucano: Da Impastato a Riace, passando per la Sapienza, la resistenza continua

Mimmo Lucano: «Io sono venuto a parlare di come l’antropologia dei nostri luoghi sia fatta per creare ponti. È qualcosa di innato, da noi naturalmente si parla di porti aperti, della difficoltà vissute dagli emigranti, del bisogno di sentire solidarietà, di poter sperare in un futuro migliore. Per questo dico che l’immigrazione e la solidarietà alla Calabria fanno bene. Voglio dire questo agli studenti – e aggiunge polemico – oggi Salvini dice che mi rispetta, che ho diritto di parlare. Ma ha contribuito a creare questo clima d’odio, ad aver distrutto il sistema di accoglienza. Ora cerca di apparire meno disumano ma io il rispetto di una persona così non lo voglio.»

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Domenico Lucano: Da Impastato a Riace, passando per la Sapienza, la resistenza continua

di Stefano Galieni – 13 maggio 2019

Foto di Roberto Musacchio

Mimmo Lucano ricorderà a lungo e con emozione l’8 maggio di quest’anno. Era a Cinisi, per l’anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato a ritirare il premio a lui intitolato. Un premio ottenuto con una motivazione impeccabile “per aver costruito un modello di economia alternativa che ha messo al centro l’essere umano”. Tante le foto, gli abbracci collettivi, la commozione incontrando Giovanni Impastato, Umberto Santino, Marcella Stagno, Francesca Impastato, i tanti e le tante che mantengono viva la memoria di Peppino. «Io ero appena maggiorenne quando la mafia ha ammazzato Peppino – racconta il sindaco di Riace -. Il mio primo voto è andato a Democrazia proletaria, un nome che mi è sempre piaciuto e in cui mi sono riconosciuto e soprattutto a Peppino che rimase candidato anche dopo la morte. Sono già stato altre volte a Cinisi ma questa volta è stato tutto più forte e comprendo sempre di più il legame forte che c’è, nonostante siano passati tanti anni, con Riace. Le storie dei nostri due paesi sono storie di ribellione e di utopia». Sono passati 41 anni dalla morte di Peppino ma ad ogni anniversario sono migliaia le persone che arrivano da tutta Italia, i vecchi compagni, ragazzi che ne hanno sentito parlare, le generazioni che, non solo in Sicilia, non si sono mai arrese al potere mafioso. «Sono stati giorni intensi – riprende Mimmo -. Ho passato tante ore con Marcella Stagno che è stata con Peppino l’ultimo giorno. Mi ha raccontato delle sensazioni opprimenti che avevano, di come nell’aria ci fosse già qualcosa di tragico che stava per avvenire. E ho avvertito la tensione esistenziale legata ai problemi di quel luogo, lei mi ha raccontato di un vissuto carico di sofferenza, la pressione mafiosa (lo zio di Peppino era capo del “cartello di Cinisi che aveva sopra i corleonesi”), mi ha descritto i travagli interiori di un militante che aveva capito bene come per combattere le mafie bisognava rimuovere la divisione in classi della società. C’è un legame fra le differenze di classe e le mafie, ieri era il capitalismo oggi il neoliberismo, ma entrambi impongono una società basata sullo sfruttamento, sul controllo del territorio e dei sistemi economici e finanziari. Anche la ‘ndrangheta da noi non è più quella dei sequestri di persona ma quella che ha dato vita ad una borghesia mafiosa, composta da persone che magari neanche si rendono completamente conto di servire una organizzazione criminale e di subire un controllo politico. Ci sono voluti tanti anni per capire che l’autore dell’omicidio era stato Tano Badalamenti, a capire il senso di quei 100 passi che separano due case e un municipio in cui si voleva provare a vagheggiare una società democratica e giusta, come in tanti paesini del Sud». Lucano parla con fervore del riscatto di una terra, della sua immagine e insieme dell’urgenza di avere una sinistra “composta da tante isole che non riescono a costituire un arcipelago” «Io non mi sono mai tesserato ad un partito perché non voglio istituzionalizzare la militanza, rendere conto a qualcosa di gerarchico, avere una limitazione nel pensiero. Credo che anche questo mi sia servito a fare il indaco assumendomi le responsabilità del territorio con tutti i rischi che comporta l’esporsi in prima linea. Ho potuto fare il sindaco in mezzo alla strada, sulla spiaggia, aiutando durante gli sbarchi ma senza mai sentirmi una autorità. È stato naturale, avevo anni di preparazione alle spalle per questo ma non ho mai lavorato come burocrate. La burocrazia per me è uno spazio grigio in cui si confermano le differenze sociali e di classe. Io ho solo deciso da quale parte stare. Ad un livello più alto anche la magistratura, quando non applica le leggi che difendono il popolo partendo da chi è ai gradini più bassi, consolida il dominio di una classe sociale su un’altra. Facendo il sindaco ho imparato che l’immigrazione è al centro del dibattito politico perché rappresenta la nuova questione operaia. Per questo penso che sia necessaria una azione sindacale, che non sempre c’è stata in maniera chiara e netta». Mimmo teme di divagare nel provare a definire il filo rosso che lega Cinisi a Riace ma è solo un’impressione. Riprende citando Umberto Santino, della Fondazione Impastato che affermava nei giorni scorsi “non possiamo perdere su Riace e la questione è di carattere generale. Quello che si sta facendo è un processo politico”. E Lucano riprende il filone partendo da questo: «Chi si schiera a sinistra deve capire questo. La differenza con il mondo neo liberista e fascista che ci governa è semplice. Chi ci comanda vuole la castrazione chimica, invoca la legittima difesa, inventa decreti sicurezza, disumanizza il mondo contro rom e rifugiati con un assurdo “prima gli italiani”, una frase che ci porta diritti verso il nazismo. – E il sindaco di Riace insiste – La Storia di Cinisi ha contaminato positivamente il pensiero. Un film come I cento passi, al di là della coerenza rispetto alla cronaca, ha avuto il merito di divulgare la storia di Peppino e mettere di fronte ad un quesito semplice: da che parte devo stare? Dalla parte dello squallore o della luce? E mi entra nella testa un pensiero inquietante. Hanno permesso che si facesse un film su Peppino Impastato perché era morto e gli eroi sono sempre morti. Invece non vogliono trasmettere la fiction già ultimata su Riace e mi domando perché? Forse perché sono vivo? Secondo il mio avvocato nelle carte che mi accusano non c’è nulla, ci sono esclusivamente attacchi politici. La fiction su Riace avrebbe mostrato ad almeno 7 milioni di persone un messaggio di umanità che parte dalla Calabria ionica, dove grazie all’immigrazione si risorge». E in questo colloquio in cui si incontrano attraverso i due paesi, passato e presente, Mimmo Lucano parla di oscurantismo dilagante, di chi indica i migranti come dramma sociale e predica la disintegrazione. E cerca un filo nero che lega gli strumenti con cui viene infranto un sogno della sinistra: «La mafia prima, la lotta armata poi e quindi l’utilizzo di certa magistratura. Sembra che ci sia proibito raggiungere le utopie. La storia ci condanna a sognare e forse non finiremo mai di fare i nostri “cento passi”. Ma questa non è la sconfitta ma un insegnamento per continuare, da cui non ci dobbiamo distaccare». Il sindaco continua a vivere con genuina sorpresa il fatto che durante i suoi spostamenti trova sempre persone che si fermano ad attenderlo, volti noti e meno noti che gli confermano che non è da solo.

Mimmo Lucano è venuto a parlare all’Università di Roma “La Sapienza”, invitato dalla cattedra di Antropologia Culturale, dal professor Vito Teti su “Il senso dei luoghi e il senso degli altri”. Forza Nuova aveva minacciato una contestazione contro il “nemico d’Italia” ma questo ha portato studenti e democratici a mobilitarsi e la manifestazione neofascista è stata vietata. «Io sono venuto a parlare di come l’antropologia dei nostri luoghi sia fatta per creare ponti. È qualcosa di innato, da noi naturalmente si parla di porti aperti, della difficoltà vissute dagli emigranti, del bisogno di sentire solidarietà, di poter sperare in un futuro migliore. Per questo dico che l’immigrazione e la solidarietà alla Calabria fanno bene. Voglio dire questo agli studenti – e aggiunge polemico – oggi Salvini dice che mi rispetta, che ho diritto di parlare. Ma ha contribuito a creare questo clima d’odio, ad aver distrutto il sistema di accoglienza. Ora cerca di apparire meno disumano ma io il rispetto di una persona così non lo voglio. Mi accusano ancora di voler ripopolare il sud con “colonie africane” ma lo sanno bene che chi scappa non sceglie di venire da noi. Chi pensa il contrario offende i nostri luoghi e la nostra gente. Altro che “deportazione etnica”. E Mimmo Lucano parla anche delle prossime elezioni, in cui spera di poter votare. Non sa se gli daranno il permesso di recarsi al seggio anche se candidato come consigliere comunale. «Fanno candidare Berlusconi e io sono esiliato. Ma le cose stanno cambiando. A Cinisi sono stati mandati via i parlamentari M5S venuti con le telecamere. Li hanno allontanati dicendo loro che non è gradito chi governa con i razzisti». E con timidezza poi Mimmo Lucano parla anche delle elezioni europee: «Voto La Sinistra – afferma – e sostengo Eleonora Forenza che a Riace e ai migranti è stata tanto vicina».

§ https://left.it/2019/05/13/domenico-lucano-da-impastato-a-riace-passando-per-la-sapienza-la-resistenza-continua/
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Il video del corteo che lunedì 13 maggio 2019 ha accolto Domenico Lucano alla Sapienza
§ https://2i6kb72qca2z2iuxn42vec1h-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/2019/05/lucano.mp4?_=1
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BLOCCATA LA MANIFESTAZIONE DI FORZA NUOVA
Mimmo Lucano alla Sapienza: a Riace piccolo miracolo, migranti non hanno preso il posto di nessuno
di 13 maggio 2019
(Afp)

(Afp)

Si è sciolta davanti alla biblioteca nazionale a Castro Pretorio la manifestazione di Forza Nuova contro l’intervento dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a un seminario alla Sapienza a Roma. I militanti sono stati bloccati dalle forze dell’ordine e non sono arrivati a piazzale Aldo Moro come avevano annunciato nei giorni scorsi. Nel piazzale antistante l’Università si è tenuto invece un sit-in antifascista, sorvegliato dalle forze dell’ordine, con un grosso striscione “Il fascismo non è un’opinione” per protestare contro il comizio di Forza Nuova, vietato dalla Questura.

Più di mille persone hanno affollato invece l’aula 1 della facoltà di Lettere della Sapienza per l’intervento del sindaco “sospeso” di Riace Mimmo Lucano. Si è creata una fila anche fuori la porta d’ingresso. Mentre all’interno le persone sono in piedi, sedute sulle panche, per terra o sulle grandi finestre della sala semicircolare. Lucano era ospite di un seminario all’università sul tema dell’accoglienza.

L’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, nel corso del seminario all’Università La Sapienza a Roma

Lucano alla Sapienza: non vivere nel pregiudizio
«Bisogna avere fiducia nelle persone, non vivere nel pregiudizio» ha detto Lucano nel suo intervento. «Non ci vuole molto a far prevalere il senso dell’umanità e dell’uguaglianza, che è la condizione fondamentale per evitare
forme di discriminazione». E ha spiegato: «Spesso la sinistra quando diventa governo disattende quelli che sono i nostri ideali»

«Chi è venuto a Riace non ha preso il posto di nessuno»
«Non ho nulla da nascondere, quello che dico qui è quello che ho detto e dirò nelle aule giudiziarie» ha scandito ancora Lucano. E rivolto al ministro Salvini ha aggiunto: «Non si può essere forti con i deboli e poi votare per evitare i processi. Tutti possiamo sbagliare, ma poi a testa alta dobbiamo affrontare i processi e non trovare gli escamotoge per evitarli. Siamo in democrazia di fronte alla legge siamo tutti uguali». Poi ha chiosato: «Dicono che il sindaco di Riace vuole mettere in atto una sostituzione etnica, ma le persone che sono arrivate non hanno preso il posto di nessuno, c’erano solo spazi svuotati. Parlano di premeditazione di progetti. Ma non c’era nessun progetto, solo spontaneità, giorno dopo giorno». E ancora: «Riace si è ripopolata, hanno riaperto le scuole, c’è stato un piccolo miracolo. Non c’è stata premeditazione sulla nostra accoglienza, ma è stata un’idea spontanea».

L’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, nel corso del seminario all’Università La Sapienza a Roma

«Riace nasce da un’idea di un rifugiato kurdo»
«Io sono diventato militante del movimento di liberazione del popolo curdo e lo dico con orgoglio. Sono loro, arrivando come migranti, che mi hanno insegnato la lezione della democrazia partecipativa, il ruolo delle donne protagoniste della politica. Il mio sogno, nel tornare in Calabria, era di far diventare Riace un luogo in cui vivere queste conquiste» ha raccontato Lucano nel suo intervento. L’idea stessa di fare di Riace una città dell’accoglienza «viene proprio da un ragazzo kurdo, del kurdistan iraniano – ha detto ancora Lucano – che arrivato a Riace da rifugiatomi ha chiesto nel 1998: “Siamo capitati in un Paese con le case senza la gente. Ma c’è stata la guerra?” E io gli ho dovuto raccontare lo spopolamento di Riace. Il ragazzo mi ha risposto: noi siamo un popolo che ha bisogno di case, facciamolo insieme. Non c’è stata una premeditazione nell’accoglienza, uno studio di fattibilità economico, ma un’accoglienza spontanea. Nelle case vuote degli emigrati, che ci danno le loro case, entrano gli immigrati che chiedono l’asilo. Non ci sono i progetti, solo la spontaneità, giorno per giorno. I progetti del ministero per i rifugiati cominciano solo nel 2001».

Al suo arrivo Lucano era stato accolto da un lungo applauso e dal coro “Siamo tutti Mimmo Lucano” levatosi dal presidio degli studenti antifascisti. «Un’emozione indescrivibile, mi sento uno di voi. Sono emozionato – ha detto – Sono rimasto quello che ha seguito un sogno di umanità e democrazia. Il sogno continuerà fino alla fine».

§ https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-05-13/alla-sapienza-corteo-mimmo-lucano-blocca-manifestazione-forza-nuova-155834.shtml

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Scuola. Tre considerazioni contro l’intesa del 24/4, per lo sciopero del 17/5

Il 17 maggio dobbiamo scioperare insieme ai sindacati di base e insieme a tante e tanti lavoratori e lavoratrici, anche iscritte/i alla Flc, che sciopereranno comunque, a prescindere da quello che decide la Flc, per rilanciare il conflitto sul contratto e contro la regionalizzazione, e per rilanciare il ruolo del nostro sindacato ancorato agli interessi della classe lavoratrice.

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Cd FLC. F. Locantore: tre considerazioni contro l’intesa, per lo sciopero del 17 maggio.

Intervento di Francesco Locantore al Direttivo nazionale FLC, Roma 3 maggio 2019

Qui potete sentire l’audio (su youtube) dell’intervento.

Farò tre considerazioni sul merito dell’intesa sottoscritta con il governo il 24 aprile scorso e una considerazione di metodo.

Nel merito dell’intesa.

(1) Sul salario ci sono delle promesse a lungo termine, rinviate alla prossima legge di bilancio, proprio mentre il governo porta a casa il documento di economia e finanza, che è il provvedimento di programmazione triennale della politica economica. La legge di bilancio serve a fare correzioni al DEF e non a stabilire le linee fondamentali della politica economica. Nel DEF le risorse per il rinnovo contrattuale non ci sono. Senza considerare il fatto che la piattaforma unitaria Cgil Cisl e Uil si limita a richiedere il recupero del potere di acquisto nel triennio 2019-2021, mentre siamo andati nelle assemblee, quando chiedevamo il voto dei lavoratori e delle lavoratrici sul rinnovo del 2018, promettendo che quell’aumento misero era solo un anticipo e che il potere d’acquisto, perso nel decennio precedente, sarebbe stato recuperato nella prossima tornata contrattuale. Oggi ci accontentiamo di una promessa di recuperare solo il 4,1%.

(2) Sulla questione dei precari la Flc torna indieto. Appena pochi mesi fa abbiamo approvato al congresso la rivendicazione della stabilizzazione per tutti i precari con 36 mesi di servizio senza ulteriori selezioni e invece oggi la segreteria firma un’intesa che dice l’esatto contrario, sottoponendo i lavoratori e le lavoratrici precarie ad ulteriori selezioni concorsuali per una eventuale stabilizzazione.

(3) Sulla regionalizzazione tutti gli interventi hanno riconosciuto che quanto scritto nell’intesa è insufficiente. Secondo me è peggio: l’intesa è la legittimazione da parte sindacale dell’avvio del processo di regionalizzazione, in quanto ci sono scritte le stesse parole utilizzate in premessa alle intese con il governo delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Le stesse fumose dichiarazioni di mantenimento del quadro unitario dell’istruzione pubblica che poi vengono contraddette nei fatti; le stesse fumose dichiarazioni di mantenimento del ruolo  del contratto collettivo nazionale di lavoro, che poi vengono contraddette nei fatti. L’obiettivo del governo non è certo quello di cancellare da un giorno all’altro il CCNL, ma di svuotarlo di significato, attribuendo progressivamente alla contrattazione regionale la parte sostanziale, sia in termini salariali che normativi. Per questo non sono d’accordo con chi sostiene che bisogna separare i temi della regionalizzazione e del del rinnovo contrattuale. Non sono temi separati! Stiamo lavorando per il re di Prussia, mentre da una parte si svilisce il contratto, accettando aumenti miserabili come nel 2018 e come si profilano per il prossimo triennio, e dall’altra parte si legittima con la firma dell’intesa l’avvio del progetto di regionalizzazione.

Dal punto di vista del metodo, la segreteria della Flc-Cgil con questa firma si prende la responsabilità di rompere l’unità dei lavoratori:l’unità con i sindacati di base che mantengono giustamente lo sciopero del 17 maggio e l’unità con le tante associazioni che hanno promosso un appello per il mantenimento dello sciopero e con cui abbiamo costruito in questi mesi il percorso di lotta contro la regionalizzazione. Tutto questo in nome di un’unità di vertice con Cisl e Uil, il cui obiettivo è quello di impedire la mobilitazione dei lavoratori. Si è rotta anche la credibilità del nostro sindacato verso i lavoratori, a cui abbiamo spiegato per mesi nelle assemblee la gravità del progetto di autonomia differenziata. Abbiamo avuto il mandato di tantissime assemblee sindacali di arrivare allo sciopero contro la regionalizzazione.

Il 17 maggio dobbiamo scioperare insieme ai sindacati di base e insieme a tante e tanti lavoratori e lavoratrici, anche iscritte/i alla Flc, che sciopereranno comunque, a prescindere da quello che decide la Flc, per rilanciare il conflitto sul contratto e contro la regionalizzazione, e per rilanciare il ruolo del nostro sindacato ancorato agli interessi della classe lavoratrice.

Francesco Locantore

§ https://sindacatounaltracosa.org/2019/05/06/cd-flc-f-locantore-tre-considerazioni-contro-lintesa-per-lo-sciopero-del-17-maggio/

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Sciopero 17 maggio: un pezzo della Flc-Cgil sta con i sindacati di base

E così, i membri del direttivo che si riconoscono nel programma dell’area “Il sindacato è un’altra cosa” si dicono pronti e decisi a partecipare allo sciopero del 17 maggio che, al momento attuale, risulta confermato da Cobas, Unicobas, Cub e Anief.

[Bugiardino. La revoca dello sciopero 17/5, per di più mal mascherata da sospensione, è stata un errore madornale perché offerta in cambio di nulla di concreto, a un governo che a giugno potrebbe essere in grave crisi, cadere o doversi ristrutturare, offerta indebitamente a nome anche di altre sigle sindacali e associative, che avevano avviato l’iniziativa UNITARIA di protesta. v.p. 12.5.2019]

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Sciopero 17 maggio: un pezzo della Flc-Cgil sta con i sindacati di base

Non c’è pace in casa della Flc-Cgil: l’intesa sottoscritta con il Governo nella notte del 23 aprile dai sindacati maggiormente rappresentativi sta creando non pochi “mal di pancia” all’interno del sindacato.

Nel corso della riunione del direttivo nazionale svoltosi alcuni giorni addietro, la componente “Il sindacato è un’altra cosa” si è espressa in modo chiaro a proposito dell’ordine del giorno proposto dalla segreteria: “Votiamo contro perché, diversamente da altri, riteniamo negativi i contenuti dell’intesa sottoscritta il 24 aprile 2019 con il governo anche sulla parte contrattuale. Sono solo impegni politici. solo vaghe promesse. Senza scadenze, senza risorse, senza nessun provvedimento esigibile. Prima della prossima legge di bilancio, infatti, nessuna di queste promesse potrà concretizzarsi. E tra le liti degli attuali partner di governo e le molte partite su quella legge di bilancio (dall’IVA alla flat tax), che peso potranno mai avere le parole di oggi, in un altro tempo e in un’altra stagione politica?”

“Lo sciopero in ogni caso – aggiungono i sindacalisti ‘dissidenti’ – era convocato anche contro la regionalizzazione oltre che su ccnl e stabilizzazioni. In questi mesi sono state presentate le proposte preparate dal governo con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nel quadro di queste autonomie rafforzate, cosa dice l’intesa? Ribadisce principi astratti (unità e identità culturale; status giuridico; CCNL; reclutamento uniforme; unitarietà ordinamenti, curricola e governance). Nessuna Regione mette in discussione questi elementi. Con la gestione degli organici, fondi autonomi, la possibilità di integrare i curricola con l’attuale autonomia, possono comunque smantellare i sistemi nazionali come si propongono di fare”.
“Questo – concludono – era l’unico sciopero sulla regionalizzazione, nonostante le intese riguardino altri servizi universali (dalla sanità ai trasporti). In ogni caso, come nel 2015, proprio qui si poteva innescare una prima rottura di massa con le politiche del governo contro lavoro e diritti. In queste settimane si stavano infatti moltiplicando assemblee, comitati e prese di posizione. Con l’intesa, con la sospensione dello sciopero, si rischia invece di dare un sostanziale via libera alla regionalizzazione. Non a caso il primo a felicitarsi è stato Salvini”.

E così, i membri del direttivo che si riconoscono nel programma dell’area “Il sindacato è un’altra cosa” si dicono pronti e decisi a partecipare allo sciopero del 17 maggio che, al momento attuale, risulta confermato da Cobas, Unicobas, Cub e Anief.

Tutto questo non servirà certamente a spostare gli equilibri fra le diverse sigle, ma dimostra che persino all’interno del sindacato di Francesco Sinopoli non mancano coloro che considerano troppo morbida e arrendevole la posizione della Flc e della Cgil in materia di regionalizzazione.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/sciopero-17-maggio-un-pezzo-della-flc-cgil-sta-con-i-sindacati-di-base

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Attaccare i sindacati rappresentativi della scuola sono pratiche di inconsapevole acrimonia ?

[Bugiardino. 1) Acrimonia contro acrimonia?! Non serve, non è utile – secondo me – scendere sul piano dell’emotività e della contrapposizione. 2) La critica e la contestazione erano e vanno riferite non alle sigle, ma ai fatti, alle omissioni, all’operato, a tattiche e strategie errate o valutate tali. 3) La revoca dello sciopero 17/5, per di più mal mascherata da sospensione, è stata un errore madornale perché offerta in cambio di nulla di concreto, a un governo che a giugno potrebbe essere in grave crisi, cadere o doversi ristrutturare, offerta indebitamente a nome anche di altre sigle sindacali e associative, che avevano avviato l’iniziativa UNITARIA di protesta. 4) “sindacati rappresentativi”? sì, indubbiamente riconosciuti formalmente come tali, ma che appaiono scrivere – obbedienti e sotto dettatura – quello che vuole e gradisce la parte governativa in cambio della confermata loro rappresentatività formale (quasi che il “tavolo delle trattative” e poi accordi o intese fumose, basate su promesse e sul futuro, rappresentino il raggiungimento ottimale del loro scopo). 5) I “sindacati rappresentativi” sono indubbiamente corresponsabili, alla pari con i governi e i ministri succedutisi negli ultimi decenni, della situazione multi-critica e fallimentare della Scuola italiana e della mancanza di una proposta strategica per affrontarla e superarla. v.p.]

§ http://www.aetnascuola.it/attaccare-i-sindacati-rappresentativi-della-scuola-sono-pratiche-di-inconsapevole-acrimonia/

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TREELLLE. “Il coraggio di ripensare la scuola” / Buona Scuola 4.0?

L’associazione #TREELLLE presieduta da Attilio Oliva ed egemonizzata da Confindustria, dai direttori dei principali giornali e mass media, da vescovi e banchieri e (udite udite), recentemente appoggiata addirittura da CGIL, lancia il nuovo diktat a un Ministero dell’Istruzione che, da almeno quindici anni, indipendentemente dall’orientamento politico che di volta in volta lo contraddistingue, scrupolosamente segue ogni sua “istruzione”.

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“Il coraggio di ripensare la scuola” / TREELLLE Quaderno n. 15 / aprile 2019

da Bosco Ceduo – La pagina di Pietro Ratto – 12 maggio 2019 – 12:20

Io ne ho parlato tanto, probabilmente per primo, dal 2015. Potete cercare in rete i miei articoli o i miei video su questo tema, presenti sul mio canale YouTube e su ByoBlu. Quindi, adesso, sconvolto vi aggiorno.

L’associazione #TREELLLE presieduta da Attilio Oliva ed egemonizzata da Confindustria, dai direttori dei principali giornali e mass media, da vescovi e banchieri e (udite udite), recentemente appoggiata addirittura da CGIL, lancia il nuovo diktat a un Ministero dell’Istruzione che, da almeno quindici anni, indipendentemente dall’orientamento politico che di volta in volta lo contraddistingue, scrupolosamente segue ogni sua “istruzione”.

Nel recente “Quaderno numero 15”, dell’aprile 2019, intitolato “Il coraggio di ripensare la #Scuola“, “consiglia” misure come l’obbligo scolastico dai tre anni (anche, spiega, al fine di predisporre i bambini a saper distinguere la verità dalle fake news) e la frequenza di otto ore al giorno per tutto il primo ciclo di studi.

Non basta. Col tono perentorio di chi ha l’autorità per poter decidere le sorti dell’istruzione pubblica di un intero Paese, cassa i concorsi pubblici per docenti prescrivendo invece un sistema di lauree abilitanti da cui usciranno i futuri professori, tutti (supplenti e assunti in ruolo) rigorosamente chiamati dai presidi.

E per la gioia dei fautori di quel potente strumento chiamato “Orientamento scolastico”, finalizzato a pilotare la scelta dell’indirizzo di studi di milioni e milioni di adolescenti unicamente in direzione degli interessi delle multinazionali, col suo consueto tono autoritario, a pag. 22 testualmente sentenzia: “Al termine della scuola secondaria di primo grado, l’orientamento agli studi successivi sarà deciso dalla scuola, in collaborazione con psicologi e consulenti del lavoro e sentita la famiglia. Una volta espressa, l’indicazione orientativa sarà vincolante. Sarà prevista una possibile revisione di seconda istanza.”
Ecco. Io credo che non sia più possibile tollerare oltre. Questa situazione non può andare avanti così.

La lotta deve cominciare.

Pietro Ratto – BoscoCeduo.it

Cfr. ad esempio “Chi ha privatizzato la Scuola pubblica senza dircelo”, il mio video su ByoBlu meno visualizzato. Perché, va detto: l’importanza strategica della scuola pubblica l’hanno capita davvero in pochi. Più o meno gli stessi che si sono affrettati a monopolizzarla.

https://m.youtube.com/watch?spfreload=10&v=7gLi8J8fsp8

Nessuna descrizione della foto disponibile.

§ https://www.facebook.com/BoscoCeduo/

§ http://www.treellle.org/files/lll/Quaderno_Q15.pdf (pagg. 194)

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Obbligo dai 3 ai 14 anni, otto ore di scuola al giorno, meno docenti: la scuola “con TreeLLLe”

di redazione – 10 Apr 2019

Ieri, durante il convegno “Il coraggio di ripensare la scuola” presso l’Università Luiss di Roma, l’associazione TreeLLLe ha presentato una propria idea di scuola.

Obbligo

L’obbligo, secondo l’associazione, deve partire da tre anni e non andare oltre i 14. Quindi, un anticipo dell’obbligo all’infanzia, ma una riduzione in uscita che da 16 scenderebbe a 14 anni. Una proposta, per certi versi, controcorrente, dato che sono molte le realtà che vorrebbero lo spostamento della lancetta dell’obbligo a 18 anni.

8 ore di insegnamento obbligatorie

Non solo “lezioni”, ma anche attività pomeridiane formative che vanno dal gioco, ad attività sportive, artistiche, musicali, recupero e potenziamento. Chi si dovrà occupare delle ore in più? Non gli insegnanti, ma degli educatori con contratto a tempo determinato scelti direttamente dalle scuole.

Meno docenti

Secondo l’associazione, il numero “ideale” di docenti sarebbe di 800mila, inclusi i precari con un ruolo di insegnamento. Ciò permetterebbe di poterli pagare di più, ma con le dovute differenziazioni in base alla loro valutazione.

§ https://www.orizzontescuola.it/obbligo-dai-3-ai-14-anni-otto-ore-di-scuola-al-giorno-meno-docenti-la-scuola-con-treellle/
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Attaccare i sindacati rappresentativi della scuola sono pratiche di inconsapevole acrimonia ?

A conclusione noi di RTS chiudiamo: ” premesso che ognuno sia libero di scioperare, quanto ognuno sia libero di sospendere lo sciopero, l’assillo della critica a tutti i costi verso i sindacati rappresentativi della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) potrebbe essere interpretato dagli osservatori di settore come pratica di inconsapevole acrimonia “.

[Bugiardino. 1) Acrimonia contro acrimonia?! Non serve, non è utile – secondo me – scendere sul piano dell’emotività e della contrapposizione. 2) La critica e la contestazione erano e vanno riferite non alle sigle, ma ai fatti, alle omissioni, all’operato, a tattiche e strategie errate o valutate tali. 3) La revoca dello sciopero 17/5, per di più mal mascherata da sospensione, è stata un errore madornale perché offerta in cambio di nulla di concreto, a un governo che a giugno potrebbe essere in grave crisi, cadere o doversi ristrutturare, offerta indebitamente a nome anche di altre sigle sindacali e associative, che avevano avviato l’iniziativa UNITARIA di protesta. 4) “sindacati rappresentativi”? sì, indubbiamente riconosciuti formalmente come tali, ma che appaiono scrivere – obbedienti e sotto dettatura – quello che vuole e gradisce la parte governativa in cambio della confermata loro rappresentatività formale (quasi che il “tavolo delle trattative” e poi accordi o intese fumose, basate su promesse e sul futuro, rappresentino il raggiungimento ottimale del loro scopo). 5) I “sindacati rappresentativi” sono indubbiamente corresponsabili, alla pari con i governi e i ministri succedutisi negli ultimi decenni, della situazione multi-critica e fallimentare della Scuola italiana e della mancanza di una proposta strategica per affrontarla e superarla. v.p.]

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono

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Attaccare i sindacati rappresentativi della scuola sono pratiche di inconsapevole acrimonia ?

Era il 24 aprile 2019 quando al termine di un tour de force negoziale durato molte ore,  si raggiunse l’accordo tra i sindacati rappresentativi della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) e il Governo, presenti il ministro dell’Istruzione Bussetti e il premier Conte. L’intesa – che prevede tra l’altro più risorse per il rinnovo contrattuale nella prossima legge di bilancio e soluzioni per il precariato – aveva indotto i sindacati a sospendere lo sciopero che era stato proclamato per il prossimo 17 maggio. Si potrebbe sostenere che i sindacati rappresentativi della scuola abbiano fatto bene il loro lavoro e invece il germe della polemica sindacale prende il sopravvento attraverso osservazioni sullo sciopero del prossimo 17 maggio 2019, confermato dai sindacati di base e revocato ( sospeso ) dagli altri.  Il ragionamento si basa proprio sulla differenza tra i termini sospeso e revocato. Si incolpano i sindacati firmatari dell’intesa del 23/24 aprile che hanno sostenuto di aver sospeso l’azione di sciopero in attesa dell’esito dei tavoli di confronto aperti con il Ministero, affermando che se si consulta il sito della Commissione di Garanzia si scopre che già in data 24 aprile Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals e Gilda avevano revocato lo sciopero.A tal riguardo Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil sul perché sospendere lo sciopero della scuola del 17 maggio dice: “Perché impegna il governo a garantire il potere di acquisto, mentre nel Documento di Economia e Finanza (Def) aveva previsto la metà dell’inflazione programmata nel prossimo triennio. È un impegno notevole, non banale, preso in vista della prossima legge di bilancio. Non ha senso raccontarlo come se fosse una promessa senza fondamento. È un accordo politico con il presidente del consiglio Conte che andrà verificato. Semmai il problema è che il governo dovrebbe adottare lo stesso atteggiamento rispetto agli altri settori del lavoro pubblico. Siamo stati convocati prima ( della trattativa ) proprio perché di fronte alla minaccia dello sciopero il governo ha ritenuto necessario, visti i precedenti con Renzi, aprire un confronto con le organizzazioni sindacali. È abbastanza chiaro che ci fosse una preoccupazione da parte del governo. A questo punto il problema è del governo. Dovrà rispettare l’accordo. In ogni caso ricordo che lo sciopero è sospeso, non revocato“. Sempre sul tema regionalizzazione le parole della senatrice Bianca Granato (M5S) fanno capire che la ” secessione dei ricchi ” avrà vita difficile nel governo, avvalorando l’azione di accordo sindacati – governo del 24 aprile scorso. Infatti, la senatrice Bianca Granato (M5S),  una delle più attive sull’argomento, dice: “Quando nel Veneto la Lega ha preso in mano la Regione, la formazione professionale pubblica è stata dismessa e il “servizio” esternalizzato. Il tutto senza considerare che ovviamente ad accedere a questo segmento formativo spesso sono giovani svantaggiati economicamente e socialmente. Ecco come la Lega aveva in mente di “risolvere” il problema dell’efficientamento della scuola. Intanto mettere le mani su 2 miliardi di fondi pubblici per regione, distribuirli tra le scuole private e esternalizzare il servizio. 2 piccioni con una fava: sgravarsi del fardello dei diritti di studenti e lavoratori in un colpo solo e distribuire soldi agli amici degli amici. Tutto ciò grazie alla complicità del PD che con la preintesa del 28 febbraio 2018 aveva dato la liberatoria al delirio neoliberista più ignobile mai perpetrato nel nostro Paese , quello che avrebbe privato i nostri giovani capaci e privi di mezzi di quelle ignare regioni dell’unica opportunità di mobilità sociale che avrebbero mai avuto nella loro vita. Con lo specchietto per le allodole del quesito poi respinto dalla Corte Costituzionale sulla possibilità di trattenere i 9/10 del residuo fiscale, i Veneti hanno abboccato al referendum leghista che chiedeva l’autonomia anche sull’istruzione “ .

A conclusione noi di RTS chiudiamo: ” premesso che ognuno sia libero di scioperare, quanto ognuno sia libero di sospendere lo sciopero, l’assillo della critica a tutti i costi verso i sindacati rappresentativi della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) potrebbe essere interpretato dagli osservatori di settore come pratica di inconsapevole acrimonia “.

§ https://aldodomenicoficara.blogspot.com/2019/05/attaccare-i-sindacati-rappresentativi.html

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In banca mica so’ fessi? Certi preti sono clienti d’oro e se li tengono stretti / Quanto è ricco il Vaticano?

alla nostra banca, dopo la fusione con un istituto di credito vicino al Vaticano, venne imposto che la gestione dei patrimoni delle arcidiocesi e dei principali esponenti del clero campano fosse affidata ad un nominativo indicato dalla stessa curia, un diacono a libro paga della banca ma che fungeva da personal banker della Curia. Non potevamo rifiutarci, per “non perdere clienti d’oro” e, ovviamente, “benefit e premi”.

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In banca mica so’ fessi? Certi preti sono clienti d’oro e se li tengono stretti

di Vincenzo Imperatore – 11 Maggio 2019

In banca mica so’ fessi? Certi preti sono clienti d’oro e se li tengono stretti

Partiamo dai privilegi, “dall’abuso di questi, come dice De André, pericoloso gioco sociale”.

Patti Lateranensi sottoscritti nel 1929 dal governo fascista sono tutt’oggi citati nella Costituzione. Valgono ancora. 

L’articolo 29 del Concordato equiparò, dal punto di vista tributario, gli enti ecclesiastici agli enti di beneficenza; l’art.20 rese le merci in entrata per la Santa Sede e i suoi uffici esenti da dazi. Ma, continuiamo. Il concordato subì delle modifiche nell’84, la Chiesa trattò sul carattere esclusivo della religione Cattolica per aumentare i privilegi: maggiori esenzioni fiscali e doganali.

La Chiesa ha il diritto di percepire ogni anno l’otto per mille (più di un miliardo di euro all’anno), è esente da Ires, Irap, Iva, imposte sui redditi dei propri fabbricati, esente da Imu. Potremmo andare avanti, lo faremo, ma facciamo una pausa per arrivare pronti al più grande ed indiretto privilegio per le banche. 

Abbiamo bisogno di un intermezzo. Chiediamoci, ma quanto guadagna un uomo di Chiesa? Un prete semplice circa mille euro al mese, i parroci sui 1.200, i vescovi arrivano fino a 3.000, gli arcivescovi dai 3.000 ai 5.000, i cardinali in media 5.000.

Ecco, ora voglio soffermarmi su una vecchia inchiesta, andata in onda su Rai3 nel 2015, che, partendo dalla denuncia fatta dal sottoscritto nel libro Io vi accuso, portò alla ribalta un certo modo di fare, dei movimenti che gettavano ombre sulla reale ricchezza degli esponenti clericali.

Fu scoperchiato il pentolone di un portafoglio di un consulente bancario e, a titolo di esempio, analizzando il conto bancario di un prete semplice riscontrammo un’entrata fissa mensile di appunto circa mille euro. Sconvolgenti, invece, erano le uscite. Nell’arco di 30 giorni trovavamo: 50mila per sottoscrizione di titoli e fondi comuni + 20mila per acquisto titoli + un accredito di 50 mila, questa volta, per vendita titoli + un altro accredito di 29 mila, ancora per vendita titoli + un bonifico su conto estero di mille, regalo di compleanno ad un amico.

Vita finanziaria intensa per un modesto sacerdote di provincia, non trovate? Tutto ciò con soli mille euro di stipendio, notevole o forse no. Com’era possibile? Commercio illecito di donazioni dei fedeli? Evasione fiscale di ricche famiglie canalizzata sul conto del parente sacerdote per sfuggire ai controlli? Qualche domanda sorge opportuna.

Ma sapete quante operazioni simili degli uomini di Chiesa vengono segnalate dalle banche come “sospette” ai fini della legge antiriciclaggio? Zero, nessuna. In banca mica so’ fessi, si remano contro da soli? Assolutamente no. Ecco il grande privilegio.

Vi racconto un aneddoto. Ero capo-area della provincia di Napoli e alla nostra banca, dopo la fusione con un istituto di credito vicino al Vaticano, venne imposto che la gestione dei patrimoni delle arcidiocesi e dei principali esponenti del clero campano fosse affidata ad un nominativo indicato dalla stessa curia, un diacono a libro paga della banca ma che fungeva da personal banker della Curia. Non potevamo rifiutarci, per “non perdere clienti d’oro” e, ovviamente, “benefit e premi”. Lo avremmo fatto? In banca mica so’ fessi. Tutto questo in cambio di silenzio.

Ho visto conti correnti dell’arcidiocesi a sei cifre non giustificabili con le donazioni, ho visto bonifici di centinaia di migliaia di euro su conti di preti di provincia, mai segnalati. Ho visto sacerdoti fare trading. Tutto ciò, mi conferma un amico ancora in banca, succede tuttora mentre ve lo sto raccontando.

L’antiriciclaggio è una nota dolente per gli istituti di credito, le banche devono segnalare (per obbligo) tutte le operazioni sospette, se guadagno mille e faccio operazioni per 300mila devo essere segnalato. Se lo facesse un normale cittadino, al primo sospetto si troverebbe l’agente Peña (riferimento casuale al commissario della DEA che combatteva i Narcos) fuori la porta di casa, cani da droga e via di fuga bloccate. Nel caso dei preti, invece, nessun controllo. Conviene tacere e incassare. Il silenzio e d’oro per gli uni e per gli altri. L’antiriciclaggio se ne faccia una ragione.

§ https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/11/in-banca-mica-so-fessi-certi-preti-sono-clienti-doro-e-se-li-tengono-stretti/5168320/

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Quanto è ricco il Vaticano?

§ https://www.youtube.com/watch?v=PXepuGoqXDA

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Pif attacca Salvini: “Chiudiamo le pasticcerie siciliane, i cannoli portano assuefazione”

Il regista e scrittore siciliano, ai nostri microfoni, non ha risparmiato nessuno, passando dal libro all’attualità con battute su ministri, Padania, i partigiani, il problema della cannabis e i selfie. Un vero e proprio show.

[Bugiardino. «…che Dio perdona a tutti» …. un po’ come la nostra scuola. v.p.]

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Pif attacca Salvini: “Chiudiamo le pasticcerie siciliane, i cannoli portano assuefazione”

Comunicato a sostegno dello sciopero del 17 maggio

Invitano, pertanto, tutti i lavoratori della scuola – a qualunque sindacato essi siano o non siano iscritti – a partecipare e far loro lo sciopero che i sindacati di base (Cobas, Unicobas, Anief e SGB) hanno mantenuto, affinché esso risulti la concreta dimostrazione della volontà di esigere e ribadire  che  la nostra scuola, la scuola della Repubblica italiana, rimanga la scuola della Costituzione:  di tutte e di tutti, con le stesse opportunità per tutte e per tutti, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.

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Comunicato a sostegno dello sciopero del 17 maggio

Appello per la scuola pubblica, Associazione Nazionale Per la scuola della
Repubblica, Assur, Autoconvocati della scuola, Comitato 22 marzo per la difesa
della scuola pubblica, Lipscuola Per la scuola della Costituzione, NoInvalsi

Per il giorno 17 maggio p.v. era stato indetto uno sciopero unitario dei sindacati confederali, Gilda, Snals e dei sindacati di base contro la regionalizzazione della scuola (e per aumenti contrattuali e stabilizzazione dei precari). A seguito dell’accordo intercorso con il governo, confederali, Gilda e Snals hanno revocato lo sciopero, in attesa dello sviluppo delle trattative.

Alcune delle associazioni inizialmente presenti al tavolo unitario – Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica, No Invalsi, Lipscuola, Appello per la Scuola Pubblica, Assur, Autoconvocati della Scuola – restano convinte che la posta in gioco sia troppo alta e che occorra da subito dare un forte segnale di mobilitazione.

Invitano, pertanto, tutti i lavoratori della scuola – a qualunque sindacato essi siano o non siano iscritti – a partecipare e far loro lo sciopero che i sindacati di base (Cobas, Unicobas, Anief e SGB) hanno mantenuto, affinché esso risulti la concreta dimostrazione della volontà di esigere e ribadire  che  la nostra scuola, la scuola della Repubblica italiana, rimanga la scuola della Costituzione:  di tutte e di tutti, con le stesse opportunità per tutte e per tutti, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.

Le associazioni recepiscono, inoltre, la convocazione pervenuta oggi da parte di Flc, Cisl, Uil, Snals e Gilda, per una successiva riunione, da tenersi il giorno 20 Maggio p.v., in sede da definirsi.

§ http://lipscuola.it/blog/comunicato-a-sostegno-dello-sciopero-del-17-maggio/

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Comunicato delle associazioni che hanno partecipato alla riunione del 2 maggio del Tavolo per il No alla regionalizzazione

§ http://lipscuola.it/blog/comunicato-delle-associazioni-che-hanno-partecipato-alla-riunione-del-2-maggio-del-tavolo-per-il-no-alla-regionalizzazione/

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Dichiarazione in merito all’Intesa governo-sindacati del 24 aprile

§ http://lipscuola.it/blog/dichiarazione-in-merito-allintesa-governo-sindacati-del-24-aprile/

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Due settimane di fuoco: La Lega perde 6 punti, i 5 Stelle in recupero: +2,9%

Il segretario della Lega ha esasperato i toni, sia in termini di modalità, con una comunicazione sempre più diretta, che di posizionamento politico, con un sempre più netto spostamento a destra. Il vicepremier Di Maio ha ripreso un ruolo da protagonista, tenendo il punto su molte questioni e in particolare ottenendo la testa del sottosegretario Siri. Quest’ultima vicenda è pesata sull’opinione pubblica, come abbiamo visto nel sondaggio della scorsa settimana, insinuando dubbi rispetto alla Lega.

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Due settimane di fuoco: la Lega perde sei punti

Sondaggio | La Lega perde 6 punti, i 5 Stelle in recupero: +2,9%

Il Carroccio si assesta al 30,9 per cento di consensi, 6 punti in più degli alleati di governo. Sale anche il Pd: quasi 2 punti in più rispetto ad aprile

di Nando Pagnoncelli – Corriere della Sera – 10 maggio 2019
Sondaggio | La Lega perde 6 punti, i 5 Stelle in recupero: +2,9%

Oggi è l’ultimo giorno in cui si possono pubblicare sondaggi. Tentiamo quindi di individuare le attuali tendenze di voto degli italiani, in questa campagna spesso frenetica e in qualche caso al di sopra delle righe, che si è sempre più caratterizzata per la dualità, nelle ultime settimane quasi eccessiva, tra gli esponenti delle due forze che compongono il governo. Lo scontro fra Salvini e Di Maio è salito vieppiù di tono, alla ricerca di due obiettivi centrali: per Salvini consolidare un consenso potenziale importante, per Di Maio risalire la china riconquistando parte del voto che nei sondaggi appare potenzialmente perso.

Il segretario della Lega ha esasperato i toni, sia in termini di modalità, con una comunicazione sempre più diretta, che di posizionamento politico, con un sempre più netto spostamento a destra. Il vicepremier Di Maio ha ripreso un ruolo da protagonista, tenendo il punto su molte questioni e in particolare ottenendo la testa del sottosegretario Siri. Quest’ultima vicenda è pesata sull’opinione pubblica, come abbiamo visto nel sondaggio della scorsa settimana, insinuando dubbi rispetto alla Lega. I risultati delle due strategie sono evidenti nei dati che presentiamo oggi. Rispetto a poco meno di un mese fa la Lega fa segnare un pesante arretramento: era allora al suo punto più alto, con un consenso potenziale di quasi il 37%, oggi cala, in poche settimane, a poco meno del 31%. È evidente che, insieme al caso Siri, la tolleranza verso il crescere di manifestazioni apertamente filofasciste (da ultimo il caso del Salone del Libro di Torino, che pure non coinvolge direttamente Salvini, ma che lo spinge a definire surreale il fatto che oggi si parli di fascismo) e certi eccessi verbali hanno raffreddato una parte dell’elettorato, in particolare la componente più moderata che recentemente si era avvicinata alla Lega.

Al contrario il M5S, pur rimanendo distante dai livelli delle elezioni politiche, conferma la ripresa di consenso che già avevamo registrato il mese scorso. Oggi è accreditato del 25% circa, con una crescita di quasi tre punti in poche settimane. Si conferma quindi la bontà della strategia del vicepremier, tornato alla ribalta con evidenza e che riesce a posizionare politicamente in maniera più netta e riconoscibile la propria formazione, proprio distinguendosi dalla Lega: dal tema della corruzione, alle posizioni antifasciste prese in particolare in occasione del 25 Aprile, alla distinzione sui temi dei diritti, sino agli ultimi distinguo sulla cannabis light. Il Partito Democratico a sua volta segna una piccola crescita rispetto al dato del mese scorso, superando il 20%: con l’elezione del nuovo segretario consolida un campo e riaggrega un elettorato fino a poco fa deluso e senza riferimenti solidi. Forza Italia si colloca poco sotto l’8% e non è facile prevedere se ci potranno essere ricadute delle vicende lombarde che coinvolgono soprattutto questo partito.

Infine, tra i partiti che presumibilmente supereranno la soglia del 4% conquistando rappresentanti nel Parlamento Europeo, troviamo Fratelli d’Italia, che evidenzia un’apprezzabile crescita, avvicinandosi al 6% (+1% rispetto ad aprile). La strategia di Meloni paga, consentendole di recuperare pezzi di voto leghista e di consolidare il proprio posizionamento. Le altre formazioni non sembrano avere possibilità di superare la soglia: l’unica forza che potrebbe ancora combattere per questo obiettivo, +Europa, si colloca però poco sopra il 3% e sembra arduo, pur se non impossibile, che possa farcela. Se guardiamo agli spostamenti di voto per le due forze principali, le perdite della Lega vanno prevalentemente verso Fratelli d’Italia e verso l’astensione. Il M5s invece beneficia soprattutto di un rientro dei propri elettori dall’astensione, riconquistando chi si era raffreddato.

Questi risultati fotografano l’esito delle elezioni? Certo individuano tendenze ma, come è avvenuto nell’ultimo mese, le cose possono cambiare. Per due ordini di ragioni principalmente: l’andamento della campagna elettorale e il suo impatto sugli elettori, nonché la presenza di una fetta di elettori incerti, che molto probabilmente parteciperanno al voto ma non hanno ancora deciso cosa votare. Costoro si attestano al 9,6%. La partecipazione che stimiamo oggi è di circa il 58%, molto vicina a quella registrata per le Europee del 2014. È molto difficile dire come si comporteranno gli incerti e riattribuirne il voto è assai rischioso. Il profilo che evidenziano è infatti di elettori critici e attenti: con titoli di studio più elevati, una maggior presenza di ceto medio, di donne e di giovani e un orientamento leggermente prevalente a destra. Non resta quindi che aspettare i risultati veri, dandoci appuntamento per la consueta analisi post voto.

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GUARDA IL GRAFICO
L’ULTIMO SONDAGGIO PRIMA DELLE ELEZIONI EUROPEE

§ https://infosannio.wordpress.com/2019/05/10/due-settimane-di-fuoco-la-lega-perde-sei-punti/

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Intrighi. La riunione segreta di Arcore che doveva incoronare Giorgetti e Zaia / Salvini azzoppato?
 
“ora dobbiamo attirare Salvini nella trappola della crisi facendo cadere il governo e facendogli intravvedere Palazzo Chigi per via di ribaltone o di nuove elezioni; quando le Camere saranno sciolte, solo allora detteremo le nostre condizioni per una nuova intesa: Zaia o Giorgetti premier, oppure ognuno per conto suo e alleanze dopo il voto”.
 

Intrighi. La riunione segreta di Arcore che doveva incoronare Giorgetti e Zaia / Salvini azzoppato?

Certo è che Silvio ha rassicurato la corte con un discorso spietato e cinico da vero caimano: “tranquilli ragazzi” ha detto sfoderando uno dei suoi proverbiali sorrisi “ora dobbiamo attirare Salvini nella trappola della crisi facendo cadere il governo e facendogli intravvedere Palazzo Chigi per via di ribaltone o di nuove elezioni; quando le Camere saranno sciolte, solo allora detteremo le nostre condizioni per una nuova intesa: Zaia o Giorgetti premier, oppure ognuno per conto suo e alleanze dopo il voto”.

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Intrighi. La riunione segreta di Arcore che doveva incoronare Giorgetti e Zaia

Ad Arcore c’è stata una riunione riservata. Tutti d’accordo con Berlusconi su come usare Salvini per far cadere il governo. Ma il piano è saltato
11.05.2019 – Vincenzo Paolo Cappa
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Silvio Berlusconi. A sinistra Licia Ronzulli, dietro di lei si intravede Sestino Giacomoni (LaPresse)

La riunione doveva rimanere segreta, ma nella tradizione di Forza Italia il segreto consiste in chi spiffera tutto per primo. E stavolta la gara è stata spietata, visto che a noi sono giunte ben due versioni della medesima riunione segreta, entrambe ad opera di partecipanti tenuti teoricamente al segreto d’ufficio.

Partiamo dalla location: Arcore, villa Fara San Martino, residenza celebre di Silvio Berlusconi da più di trent’anni. L’occasione non era delle più felici: il padrone di casa è scampato a un’occlusione intestinale che ha tenuto col fiato sospeso famiglia, azienda, partito. Poi, come al solito, è intervenuto il miracolo berlusconiano: caso clinico risolto, lui pimpante più di prima e pronto a occupare il video scorrazzando da “Porta a porta” a “Mattino 5”. Nel frattempo però i notabili forzisti hanno costretto il degente appena dimesso a una delle cose che più gli procura l’orticaria: una riunione di partito, con annessa discussione sul che fare prima e dopo la campagna elettorale. Intorno al tavolo di Arcore c’erano i soliti odiosamati consiglieri del Cavaliere: Ghedini, Ronzulli, Gelmini e altri meno noti ma forse più influenti (o almeno più loquaci, per fortuna di noi vecchi giornalisti).

La novità è che stavolta i consiglieri erano tutto d’accordo: “basta con Salvini” poteva intitolarsi la commedia. Persino Ghedini e Ronzulli – considerati vere e proprie quinte colonne di Salvini presso Silvio – questa volta hanno detto che a Salvini bisogna dire basta. I maligni dicono che il Capitano ha lasciato squillare il cellulare dopo aver visto apparire il numero del superavvocato berlusconiano, e che questo abbia provocato un vero e proprio psicodramma. Verità o malizia di corte, chissà.

Certo è che Silvio ha rassicurato la corte con un discorso spietato e cinico da vero caimano: “tranquilli ragazzi” ha detto sfoderando uno dei suoi proverbiali sorrisi “ora dobbiamo attirare Salvini nella trappola della crisi facendo cadere il governo e facendogli intravvedere Palazzo Chigi per via di ribaltone o di nuove elezioni; quando le Camere saranno sciolte, solo allora detteremo le nostre condizioni per una nuova intesa: Zaia o Giorgetti premier, oppure ognuno per conto suo e alleanze dopo il voto”.

Un piano perfetto, non c’è che dire. Peccato che già due dei presenti siano corsi a spifferarlo ai giornalisti e dunque a Salvini. Che si guarderà bene dal far cadere questo governo, di cui detiene una golden share non contendibile.

§  https://www.ilsussidiario.net/news/politica/intrighi-la-riunione-segreta-di-arcore-che-doveva-incoronare-giorgetti-e-zaia/1881583/

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Granato (M5S): “Pd complice nel delirio neoliberista della regionalizzazione”

“Quando nel Veneto la Lega ha preso in mano la Regione, la formazione professionale pubblica è stata dismessa e il servizio esternalizzato. Il tutto senza considerare che ovviamente ad accedere a questo segmento formativo spesso sono giovani svantaggiati economicamente e socialmente”.

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Granato (M5S): “Pd complice nel delirio neoliberista della regionalizzazione”

Il tema della regionalizzazione è al centro del dibattito politico in tema di scuola.

La senatrice Bianca Granato (M5S) è una delle più attive sull’argomento. Sulla propria pagina Facebook rincara la dose sul tentativo della Lega di regionalizzare l’istruzione: “Quando nel Veneto la Lega ha preso in mano la Regione, la formazione professionale pubblica è stata dismessa e il servizio esternalizzato. Il tutto senza considerare che ovviamente ad accedere a questo segmento formativo spesso sono giovani svantaggiati economicamente e socialmente”.

“2 piccioni con una fava: sgravarsi del fardello dei diritti di studenti e lavoratori in un colpo solo e distribuire soldi agli amici degli amici”, aggiunge la senatrice.

Granato, però, attacca anche il Partito Democratico: “Tutto ciò grazie alla complicità del PD che con la pre-intesa del 28 febbraio 2018 aveva dato la liberatoria al delirio neoliberista più ignobile mai perpetrato nel nostro Paese, quello che avrebbe privato i nostri giovani capaci e privi di mezzi di quelle ignare regioni dell’unica opportunità di mobilità sociale che avrebbero mai avuto nella loro vita”.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/granato-m5s-pd-complice-nel-delirio-neoliberista-della-regionalizzazione

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L’insegnamento di scienza e fede nelle scuole cattoliche canadesi / un piccolo dogma estraneo alla ragione

I vescovi canadesi sembrano però rischiare a nostro avviso di cadere nell’errore contrario, e di dimenticare la complementarietà tra scienza, e fede, quando affermano che “la fede è al di sopra della ragione”. Spiegano però che “non ci può mai essere una reale discrepanza tra fede e ragione. Perché lo stesso Dio che rivela i misteri e infonde la fede ha conferito alla mente umana la luce della ragione”. E perché “Dio non può negare se stesso, né la verità può mai contraddire la verità”.

[Bugiardino. 1) “non ci può mai essere una reale discrepanza tra fede e ragione” questo è un piccolo dogma, perciò estraneo alla ragione. 2) E poi a quale fede e religione ci si riferisce? Ovviamente alla propria, l’unica vera? v.p.]

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L’insegnamento di scienza e fede nelle scuole cattoliche canadesi

di Paolo Centofanti, direttore RSM – 10 maggio 2019

La Conferenza episcopale canadese ha recentemente pubblicato l’opuscolo Science and Catholic Faith – Scienza e fede cattolica.

Elaborato dalla Commissione episcopale per la dottrina, il documento vuole promuovere e sostenere il dialogo tra fede e scienza nelle scuole cattoliche. Istituti di insegnamento che, si legge sul sito ufficiale, pur avendo riconosciuti prestigio nelle discipline umanistiche, artistiche, linguistiche, sociali, sembrano mostrare a volte delle carenze didattiche nella didattica delle scienze naturali. Oltre a questioni di completezza didattica, per i vescovi canadesi è necessario ricordare che scienza e religione, “in definitiva sono benefiche l’una per l’altra”.

Il documento riprende i testi Lo splendore della verità e Sul rapporto tra fede e ragione, opera di Papa Giovanni Paolo II. Con l’obiettivo di proporli nelle scuole cattoliche e farli inserire nei programmi di insegnamento, per docenti e studenti. Tra i punti fermi, l’attenzione verso  lo scientismo, una visione solamente materiale e deterministica della scienza, considerata come unico modo per capire gli esseri umani, l’universo e le sue leggi.

I vescovi canadesi sembrano però rischiare a nostro avviso di cadere nell’errore contrario, e di dimenticare la complementarietà tra scienza, e fede, quando affermano che “la fede è al di sopra della ragione”. Spiegano però che “non ci può mai essere una reale discrepanza tra fede e ragione. Perché lo stesso Dio che rivela i misteri e infonde la fede ha conferito alla mente umana la luce della ragione”. E perché “Dio non può negare se stesso, né la verità può mai contraddire la verità”.

Il documento riprende i grandi scienziati che hanno vissuto in equilibrio tra fede e ragione.

Studiosi che hanno fatto la storia della scienza e del progresso umano, senza dimenticare la propria spiritualità, né rinnegare ciò in cui credevano. Scienziati e uomini di fede, quindi, che mostrano come scienza e fede possano dialogare e essere strumenti complementari per cercare di capire il Creato, il mondo in cui viviamo, noi stessi. E che possono essere di esempio, con le loro vite e la loro coerenza intellettuale e spirituale, per gli insegnanti  e per i loro allievi.

I vescovi ricordano nel documento che gli esseri umani “desiderano ardentemente sperimentare ciò che è bello, buono e vero”. E che è quindi possibile “consentire alla fede e alla ragione – che include la scienza – di coesistere e arricchirsi reciprocamente”. Opponendoci e anzi resistendo “alla frammentazione del significato che lo scientismo comporta”. Perché in questo modo “impediamo la frammentazione di noi stessi”.

Fonti: Canadian Conference of Catholic Bishops – The Catholic Register.

§ https://www.srmedia.info/2019/05/10/linsegnamento-di-scienza-e-fede-nelle-scuole-cattoliche-canadesi/

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Paolo Centofanti

Editore e Direttore at Rivista scientifica SRM – Science and Religion in Media

§ https://it.linkedin.com/in/paolocentofanti

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Il pensiero laico nei confronti del razzismo e della religione

§ https://www.uaar.it/uaar/documenti/01.html/

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Contra fidem / Negli ultimi tre millenni molti sono stati spinti alla violenza proprio dalla loro religione monoteista.

§ https://www.wired.it/play/cultura/2016/03/25/violenza-fede/

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La fede e la ragione sono i due pilastri della vita del cristiano. La fede è la prima virtù cristiana, il fondamento di tutte le altre, che da essa derivano. Il catechismo ci insegna che la fede è l’adesione della nostra ragione, mossa dalla grazia, alle verità rivelate da Dio, per l’autorità di Dio stesso che ce le rivela. Le verità rivelate sono dette tali perché sono contenute, in maniera esplicita o implicita, nella rivelazione divina, conclusa con la morte dell’ultimo apostolo. La Sacra Scrittura e la Tradizione raccolgono queste verità, che formano la fede oggettiva e immutabile della Chiesa. In alcuni casi queste verità oltrepassano la nostra ragione e sono dette misteri. I due misteri centrali del Cristianesimo sono la Trinità e l’Incarnazione del Verbo. Essi sono superiori alla nostra ragione, ma non le si oppongono. La fede resta infatti una forma di conoscenza razionale, distinta da quella filosofica perché soprannaturale.

§ https://www.radicicristiane.it/2013/12/editoriali/fede-e-ragione-per-illuminare-il-buio-del-tempo-presente/

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La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).

§ http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091998_fides-et-ratio.html

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Tra fede e ragione / Le religioni monoteiste e l’etica laica

§ http://www.sassuolo2000.it/2017/03/09/tra-fede-e-ragione-quattro-appuntamenti-a-fiorano-al-bla/

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++NO REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA++ / di Bianca Laura Granato

Quando nel Veneto la Lega ha preso in mano la Regione, la formazione professionale pubblica è stata dismessa e il “servizio” esternalizzato. Il tutto senza considerare che ovviamente ad accedere a questo segmento formativo spesso sono giovani svantaggiati economicamente e socialmente.

Ecco come la Lega aveva in mente di “risolvere” il problema dell’efficientamento della scuola.

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++NO REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA++

Lo stop arriva dal Vice Premier Luigi Di Maio e dalla Ministra per il SUD Barbara Lezzi.

di Bianca Laura Granato – 10 maggio 2019 – 9:00

Quando nel Veneto la Lega ha preso in mano la Regione, la formazione professionale pubblica è stata dismessa e il “servizio” esternalizzato. Il tutto senza considerare che ovviamente ad accedere a questo segmento formativo spesso sono giovani svantaggiati economicamente e socialmente.

Ecco come la Lega aveva in mente di “risolvere” il problema dell’efficientamento della scuola. Intanto mettere le mani su 2 miliardi di fondi pubblici per regione, distribuirli tra le scuole private e esternalizzare il servizio. 2 piccioni con una fava: sgravarsi del fardello dei diritti di studenti e lavoratori in un colpo solo e distribuire soldi agli amici degli amici.

Tutto ciò grazie alla complicità del PD che con la preintesa del 28 febbraio 2018 aveva dato la liberatoria al delirio neoliberista più ignobile che si fosse mai conosciuto, quello che avrebbe privato i nostri giovani capaci e privi di mezzi di quelle ignare regioni dell’unica opportunità di mobilità sociale che avrebbero mai avuto nella loro vita.

Con lo specchietto per le allodole del quesito respinto dalla Corte Costituzionale sulla possibilità di trattenere i 9/10 del residuo fiscale, i Veneti hanno abboccato al referendum leghista che chiedeva l’autonomia anche sull’istruzione .

Marco Esposito sul Mattino a proposito dell’audizione della Ministra per il Sud: La Lezzi non si è soffermata sulle cifre economiche bensì sull’organizzazione scolastica citando il punto 22 del Contratto di governo, in cui «è stato scritto che il legame dei docenti con il loro territorio non può essere declinato in chiave semplicemente autonomistica o regionalistica, nelle parti in cui ciò si traduce in una mera duplicazione di procedure e competenze che rischiano di inficiare il buon andamento del sistema scolastico». Nel sistema di istruzione, insomma, si rischiano «derive a carattere localistico» e invece di semplificare si arriverebbe a un sistema in cui «due scuole in uno stesso Comune potrebbero avere in organico un dirigente scolastico statale o regionale e il personale docente in parte statale e in parte regionale». Anche sui programmi regionali c’è un rischio, quello che ci si appiattisca sulla formazione professionale con «un ulteriore depauperamento di quelle competenze maggiormente correlate al libero sviluppo della persona». Una vera e propria controrelazione rispetto a quella del ministro dell’Istruzione in quota Lega, Marco Bussetti.

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, testo

§ https://www.facebook.com/biancalaura.granato/

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Scuole paritarie, quattro questioni all’attenzione dei candidati alle Europee / déjà vu

Persino il MIUR, notoriamente elefantiaco, si è mosso aprendo un tavolo sul costo standard di sostenibilità per allievo, senza il quale – lo sanno bene gli Amministrativi del Ministero – andiamo velocemente verso il tracollo della scuola pubblica statale tutta, perché la spesa è notoriamente fuori controllo.

[Bugiardino. 1) Già, che fine ha fatto il tavolo sul costo standard di Fedeli e Berlinguer? tavolo che doveva validare o meno proprio il costo standard. 2) Dopo la “Lettera ai politici sulla libertà di scuola” rimasta senza risposte né riscontro, l’articolo si rivolge ora ai candidati – soli italiani? – alle Europee per questioni che sono essenzialmente nazionali. 3) Estremamente riduttivo e miope limitare le problematiche della Scuola alle sole 4 questioni di proprio interesse e che riguardano le scuole private, paritarie e cattoliche per eludere il ben noto vincolo “senza oneri per lo Stato”; nessunissimo cenno alla questione critica attuale della regionalizzazione o “secessione dei ricchi”, alle risorse economiche insufficienti e in continua diminuzione, alla carenza di asili-nido e scuole dell’infanzia, alla dispersione scolastica e a tutto il resto. v.p.]

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Scuole paritarie, quattro questioni all’attenzione dei candidati alle Europee

Caro direttore, come cittadina, ho il dovere di interessarmi ai programmi delle diverse coalizioni che si presenteranno alle Elezioni Europee del 26 Maggio 2019. I cittadini pensano, leggono, valutano e scelgono. La conoscenza, la cultura, la formazione devono essere il fondamento del dialogo con le Istituzioni, se si vuole che la “Res-Publica” sia davvero tale.

I programmi politici, da sempre, offrono ampio spazio alla povertà e al disagio. Una povertà abissale e senza speranza è quella culturale, che è causa ed effetto di varie forme di ideologia, radice di ogni male. Conseguentemente, da parte dei cittadini consapevoli – poveri e non – il diritto da difendere è quello della libertà di scelta educativa da parte dei genitori, anche nullatenenti, diritto riconosciuto in tutta Europa, ad eccezione della Grecia e dell’Italia.

Le consapevolezze raggiunte in questi ultimi anni hanno mostrato chiaramente a tutti quanto il comparto scuola sia indispensabile. E non c’è riforma sensata della scuola che non passi dalla rivisitazione dei costi: per uscire dal diffuso clima omertoso che da anni alimenta l’ingiustizia e legittima l’inerzia, si domandano chiarezza e trasparenza.

Sappiamo per esperienza che le soluzioni ispirate alla medesima logica dei problemi che hanno generato il disastro non soltanto non sono praticabili, ma – peggio – lasciano un amaro senso di frustrazione e tendono a convincere che non ci sia più nulla da fare. Pensiamo a chi ha creduto che tutti i docenti precari avrebbero ottenuto magicamente un posto, o che si sarebbe potuto accedere a scuola senza vaccino in forza di una superiorità della promessa politica sui NAS; pensiamo a chi si è illuso che, per risolvere il problema della scuola, bisognasse tagliare i contributi “milionari” alla paritaria, salvo poi verificare, sulla base di studi laici, anzi laicissimi (caso mai la fede potesse rendere meno obiettivi…), il contrario. Infatti, lo studio degli economisti di Civicum con Deloitte, pubblicato sul Corriere della Sera il 23 settembre 2018, lo dice chiaramente, numeri alla mano (a conferma dei dati riportati nello studio Il diritto di apprendere, Giappichelli 2015): un allievo della scuola pubblica statale costa ai cittadini, in tasse a loro carico, 10 mila euro annui, mentre un allievo che frequenta la pubblica paritaria (conseguendo, in molti casi, risultati brillanti, riconosciuti da Eduscopio 2018) costa ai cittadini, in tasse, solo 480 euro. Ergo, le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato 6 miliardi di euro annui.

Quattro punti all’attenzione dei candidati:

1a Questione – Oggi gli studenti sono discriminati, per ragioni economiche, nel loro diritto di apprendere. In questo aspetto l’Italia è totalmente fuori dall’Europa. Chi lo nega mente, sapendo di mentire. Infatti, sono i genitori che hanno il diritto di «istruire ed educare i figli» (art. 30 della Costituzione), il diritto «di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» (art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo). Gli Stati europei sono dunque tenuti a «rispettare il diritto dei genitori di provvedere nel campo dell’insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche» (art. 2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo). Tutti lo fanno, tranne l’Italia e la Grecia.

2a Questione – Ciò premesso, la libertà di scelta educativa necessita di un pluralismo educativo composto da scuole statali (attualmente frequentate da 7.682.635 studenti)e scuole paritarie (attualmente in numero di 12.662, frequentate da 879.158 studenti), entrambe pubbliche di diritto e di fatto, tant’è che le paritarie licenziano migliaia di allievi con titolo equipollente ai compagni della statale. L’esistenza della sola scuola pubblica statale comporterebbe un monopolio educativo e la Repubblica cederebbe il passo al Regime. È evidente che la chiusura di 380 scuole paritarie all’anno costituisce allora un allarme sociale, perché, di questo passo, nel giro di sei anni ci saranno solo scuole statali e le poche paritarie sopravvissute avranno una retta dai 5mila euro in su…improponibile per il genitore povero. Per contro, avremo perso un patrimonio storico e culturale enorme, che ha contribuito a sanare l’Italia del dopoguerra: le piccole, sane scuole paritarie accessibili ai più, quelle cioè con retta inferiore ai tremila euro.

3a Questione – Stride maggiormente, semmai fosse possibile, la discriminazione perpetrata ai danni dell’allievo disabile. Per lui c’è posto nella scuola statale, dove il docente di sostegno è assicurato (…appena si trovano i 50mila che mancano). Ma, se prende sul serio la legge 62/2000 e sceglie la paritaria, ecco che lo Stato italiano lo ripudia: «Il docente di sostegno se lo paghi lui! Oppure lo paghino le altre famiglie, o la scuola!». Però i 40 mila euro annui necessari non sono noccioline, e le scuole sono costrette a chiudere… Chiunque abbia un po’ di razionalità e di senso civico rabbrividisce di fronte a questa situazione, perché si tratta chiaramente di un capolavoro di ingiustizia, che appare giusta senza esserlo. Eppure, c’è ancora qualcuno che dagli schermi TV rimprovera la scuola paritaria di accogliere pochi disabili e stranieri, e di far pagare la retta. Da non credere: le si attribuisce la responsabilità di un’ingiustizia che essa per prima subisce!

4a Questione – L’ingiustizia produce sempre altra ingiustizia, a catena: ciò risulta evidente qualora si consideri la discriminazione professionale dei docenti. Sono, infatti, esclusi dal “concorsone” indetto dal Ministero dell’Istruzione anzitutto le maestre ed i maestri delle scuole paritarie, primarie e dell’infanzia, che hanno concluso gli studi entro il 2001/2002. Ma non basta: alla prova possono partecipare soltanto coloro che hanno lavorato per almeno 36 mesi negli ultimi otto anni nelle sole scuole statali; pertanto sono esclusi i docenti delle scuole paritarie, con la conseguenza di una grave discriminazione professionale a danno di duemila lavoratori che, con gli stessi titoli dei colleghi statali, hanno prodotto gli stessi effetti: alunni regolarmente promossi e inseriti nel Servizio Nazionale di Istruzione. Questo concorsone, che avrebbe l’obiettivo di fermare il precariato, in realtà farà diventare precario chi non lo era mai stato prima!

I candidati alle elezioni europee, che si presenteranno in un consesso dove tali questioni sono felicemente risolte da anni,  non possono sottrarsi, nel redigere i propri programmi elettorali, alla responsabilità di prospettare soluzioni reali alle questioni sopraelencate sulle quali l’Europa ha le idee chiare. Auspicando che spieghino con chiarezza agli elettori quanto intendono fare in proposito, chiedo, in sintesi, che vengano garantiti: 1) il diritto degli alunni a studiare in buone scuole pubbliche – statali & paritarie –  senza alcuna discriminazione economica; 2) il pluralismo educativo in Italia, garantito da scuole veramente buone, pubbliche statali e pubbliche paritarie, entrambe certificate dallo Stato, come avviene in tutta Europa; 3) il diritto dei docenti, a parità di titolo e stipendio, di scegliere se insegnare in una scuola pubblica statale o pubblica paritaria, come pure avviene nella Comunità europea.

Ricerche accurate hanno già ampiamente dimostrato che l’unica strada possibile per uscire da una situazione già drammatica, sia per la scuola pubblica statale che per la pubblica paritaria, è quella di riconoscere alla famiglia il suo diritto di educare liberamente i figli. Come? Attraverso il costo standard di sostenibilità: esso prevede che alla famiglia venga data una quota (di circa 5.500 euro annui per studente) da spendere per l’istruzione dei figli. Sarà poi la famiglia stessa a decidere dove spendere tale quota, se in una scuola pubblica statale o in una scuola pubblica paritaria. Il ruolo dello Stato in tutto questo? Quello di garante e controllore, non di gestore e controllore… di se stesso! Persino il MIUR, notoriamente elefantiaco, si è mosso aprendo un tavolo sul costo standard di sostenibilità per allievo, senza il quale – lo sanno bene gli Amministrativi del Ministero – andiamo velocemente verso il tracollo della scuola pubblica statale tutta, perché la spesa è notoriamente fuori controllo.

Non ci può essere libertà di scelta educativa se non viene garantita la libertà economica per il suo esercizio. Il costo standard costituisce da questo punto di vista l’unica risposta possibile, onesta e di buon senso, capace di innescare un meccanismo virtuoso di garanzia dei diritti riconosciuti, a costo zero. Questo l’impegno concreto richiesto all’Italia che vuole stare in Europa. Tertium non datur.

Anna Monia Alfieri

www.ildirittodiapprendere.it

§ https://www.tempi.it/scuole-paritarie-quattro-questioni-candidati-europee/

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5.500 euro a famiglia per istruzione figli, appello ai candidati alle Elezioni Europee

§ https://www.orizzontescuola.it/5-500-euro-a-famiglia-per-istruzione-figli-appello-ai-candidati-alle-elezioni-europee/

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Autonomia differenziata: Landini, Furlan e Barbagallo firmano l’appello #restiamouniti

Al termine dell’iniziativa ‘La nostra Europa. La cultura, il lavoro. La cultura del lavoro’ promossa da Cgil, Cisl e Uil, i segretari generali delle tre confederazioni hanno firmato l’Appello contro la regionalizzazione del sistema di istruzione – #restiamouniti promosso dai sindacati del comparto scuola, università e ricerca e da un ampio cartello di associazioni.

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Autonomia differenziata: Landini, Furlan e Barbagallo firmano l’appello #restiamouniti

I segretari generali delle tre confederazioni sottoscrivono l’Appello contro la regionalizzazione del sistema di istruzione.

di Flc Cgil – 07/05/2019

Al termine dell’iniziativa ‘La nostra Europa. La cultura, il lavoro. La cultura del lavoro’ promossa da Cgil, Cisl e Uil, i segretari generali delle tre confederazioni hanno firmato l’Appello contro la regionalizzazione del sistema di istruzione – #restiamouniti promosso dai sindacati del comparto scuola, università e ricerca e da un ampio cartello di associazioni.

Qui di seguito un breve resoconto delle due giornate a Matera.

“Abbiamo deciso di dedicare queste due giornate ad una discussione pubblica sull’Europa, il lavoro, la cultura. Lo facciamo qui a Matera, capitale europea della cultura per il 2019 perché qui in modo emblematico si evidenziano tutti i problemi che penalizzano il Mezzogiorno e che ne fanno una grande questione nazionale. Senza il rilancio del Mezzogiorno, a partire da una infrastrutturazione sociale e materiale, non c’è sviluppo né per l’Italia né per l’Europa”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini dall’Auditorium Serra Cava del Sole di Matera ha dato il via alla due giorni ‘La nostra Europa. La cultura, il lavoro. La cultura del lavoro’ promossa da Cgil, Cisl e Uil.(Leggi la relazione completa – Ascolta l’intervento)

Dopo il saluto del Sindaco di Matera, Raffaello De Ruggeri e l’intervento del segretario generale è seguita la tavola rotonda moderata dal Presidente dell’Ordine dei giornalisti Basilicata, Mimmo Sammartino con Sergio Rizzo, editorialista de “la Repubblica”, Salvatore Adduce, Presidente della Fondazione Matera 2019, la ricercatrice dell’Università del Salento Francesca ImperialeMassimo Bonelli, Amministratore Delegato ICompany (ascolta).

Martedì 7 maggio ha aperto i lavori l’intervento introduttivo del Segretario Generale Uil Carmelo Barbagallo (ascolta). A seguire la Lectio Magistralis a cura di Romano Prodi sul tema dell’Europa (ascolta). I lavori sono proseguiti con il dibattito e le conclusioni affidate alla Segretaria Generale della Cisl Annamaria Furlan (ascolta).

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Leggi gli approfondimenti su Rassegna.itLandini: «Cambiare l’Europa per farla vivere» – «Un social compact per il rinascimento europeo»

Contenuti Correlati

La CGIL e la FLC CGIL sono inequivocabilmente contro l’autonomia differenziata del governo

§ http://www.flcgil.it/attualita/autonomia-differenziata-landini-furlan-barbagallo-firmano-appello-restiamouniti.flc

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La regionalizzazione porterà stipendi e concorsi differenziati, per Di Maio non si può / 5S e Lega se davvero vogliono arrivare al 2013 ….

“Possiamo non essere d’accordo sull’autonomia scritta così. Abbiate pazienza: posso essere d’accordo che Lombardia e Veneto debbano avere l’autonomia perché hanno votato con referendum, ma non per creare sanità serie A e sanità di Serie B o scuole di serie A e scuole di serie B”, ha concluso Di Maio.

[Bugiardino. Le proteste servono a qualcosa. Lo sciopero del 17/5 potrebbe fare la differenza, malgrado la rinuncia dei Sindacatoni. 5S e Lega se davvero vogliono arrivare al 2013 devono rivedere il “contratto per il governo del cambiamento” dialogando con i cittadini elettori e tenendo finalmente conto delle proteste e di ciò che dice il mondo della scuola. v.p.]

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La regionalizzazione porterà stipendi e concorsi differenziati, per Di Maio non si può

No secco del M5S ai concorsi regionali e alle gabbie salariali: le selezioni per diventare docenti e gli stipendi devono rimanere uniformi su tutto il territorio nazionale. La forte presa di posizione, che cozza contro le iniziative della Lega, giunge direttamente da vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Con il tempo cancelleremo la Buona Scuola

“Non posso accettare – ha detto il grillino a Campobasso – che in Veneto si voglia fare un concorso per gli insegnanti che vale solo in Veneto con degli stipendi più alti per gli insegnanti del Veneto a scapito di tutti quanti gli insegnanti io ho promesso agli insegnanti italiani che quella legge sulla Buona Scuola l’avremmo abolita un po’ alla volta: vediamo”.

Di Maio crede che alla lunga, la Legge 107 del 2015 (che però non ha nulla a che vedere con la regionalizzazione, gli stipendi e il reclutamento su base locale) sarà cancellata: bisogna però fare “una cosa alla volta come ho fatto con il reddito”.

Autonomia sì ma stiamo attenti

Il leader politico del Movimento 5 Stelle non è contrario in assoluto all’autonomia differenziata, ma cassa a priori il modello di regionalizzazione tanto caro all’alleato leghista.

“Possiamo non essere d’accordo sull’autonomia scritta così. Abbiate pazienza: posso essere d’accordo che Lombardia e Veneto debbano avere l’autonomia perché hanno votato con referendum, ma non per creare sanità serie A e sanità di Serie B o scuole di serie A e scuole di serie B”, ha concluso Di Maio.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/la-regionalizzazione-portera-stipendi-e-concorsi-differenziati-per-di-maio-non-si-puo

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Di Maio sulla regionalizzazione: “Possiamo non essere d’accordo sull’autonomia scritta così”

§ http://www.oggiscuola.com/web/2019/05/09/di-maio-sulla-regionalizzazione-possiamo-non-essere-daccordo-sullautonomia-scritta-cosi/

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La scuola che non “Invalsi alla vita” / “Maestro, non capisco cosa devo fare!”

Nella scuola dell’Invalsi non ci sono i quaderni: ci sono i fascicoli. Sono numerati da uno a quattro. In ogni fascicolo ci sono le stesse prove; cambia soltanto l’ordine delle risposte multiple. Il fascicolo del primo bambino lo si ritroverà in quello del quinto. L’isolamento è cosmico: una garanzia per la costruzione del futuro “homo ipsum”.

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La scuola che non “Invalsi alla vita”

“Maestro, non capisco cosa devo fare!”. “Mi dispiace, non posso aggiungere altro a quello che ho detto prima dell’inizio della prova”, “Posso solo consigliarti di rileggere meglio la consegna”.

Per 45 lunghi minuti sono stato catapultato nella scuola dell’Invalsi. In questo ambiente il maestro è un gendarme e gli alunni delle monadi.

Ogni bambino è confinato nel proprio spazio e, in un tempo prestabilito, deve mostrare di sapersela cavare senza alcun aiuto.

Vietato chiedere e dubitare.

Davanti a sé un campo di battaglia, dove apporre croci sotto cui si spera vengano seppellite le giuste risposte.

Nella scuola dell’Invalsi non ci sono i quaderni: ci sono i fascicoli. Sono numerati da uno a quattro. In ogni fascicolo ci sono le stesse prove; cambia soltanto l’ordine delle risposte multiple.

Il fascicolo del primo bambino lo si ritroverà in quello del quinto. L’isolamento è cosmico: una garanzia per la costruzione del futuro “homo ipsum”.

Nella scuola dell’Invalsi c’è un altro fascicolo: il numero 5. Il fascicolo numero 5 è il parto di una mente geniale.

Grazie al fascicolo numero 5 le prove, nella scuola dell’Invalsi, possono essere sostenute anche dai bimbi che presentano delle difficoltà certificate. Prove rimodulate? Alleggerite? Calibrate? Individualizzate? Semplificate? Naaa. Semplicemente le stesse prove: tale e quali a quelle degli altri. E allora? Si dirà. Qual è la differenza tra il fascicolo numero 5 e gli altri? La differenza sta nella magia del numero. Distribuendo il fascicolo numero 5 all’alunno in situazione di handicap, lo si potrà poi facilmente individuare.

Una volta isolato, l’esito delle prove del bambino potrà non comparire nella griglia di valutazione e il gioco è fatto. Il bambino c’è, ma non si vede. Geniale, no!

Maurizio Campanella

§ https://www.tecnicadellascuola.it/la-scuola-che-non-invalsi-alla-vita

§ https://www.orizzontescuola.it/la-scuola-che-non-invalsi-alla-vita-lettera/

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INVALSICOMIO & MERITOMANIA

§ https://www.facebook.com/groups/invalsicomio/

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Papa Francesco e le presunte eresie, riflessioni e note storiche

Capisco che per un certo mondo lo stile essenziale di Papa Bergoglio può non soddisfare, ma la sua attenzione per le periferie esistenziali che emerge dalla sua profonda spiritualità del mistero di Dio misericordia e Padre di amore per gli ultimi, è evangelico e suggerito dallo Spirito per una Chiesa capace di stupire l’uomo d’oggi secondo i criteri di Cristo: «Come puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il prossimo che vedi?» (cfr 1 Gv 4, 20).

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Papa Francesco e le presunte eresie, riflessioni e note storiche

Alcune considerazioni sulla recente “Lettera aperta” in cui si accusano posizioni del Pontefice che si vorrebbero indicare come fuorvianti dalla verità cattolica nel magistero
di Ettore Malnati* – Trieste – 08/05/2019
Papa Francesco

Alcuni studiosi, ecclesiastici e laici per lo più dell’area dei cattolici tradizionalisti, in data 30 aprile hanno inviato una “lettera aperta” ai vescovi e alla Chiesa per accusare Papa Bergoglio di eresia. Che nella Chiesa vi debba essere un dialogo sulle questioni che riguardano la fedeltà e la legittima interpretazione del dato rivelato è un diritto-dovere auspicato e riconosciuto già da Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam suam e oggi dallo stesso Codice di Diritto canonico del 1983 (can. 212 par 3). Fatta questa doverosa premessa, veniamo a considerare i due obiettivi che si prefigge questa lettera aperta: primo, accusare Papa Francesco del delitto di eresia; secondo sollecitare i vescovi della Chiesa cattolica ad assumere le misure necessarie per affrontare la grave situazione che implica la presenza di un Papa eretico.

Nel testo della lettera, i firmatari di essa, dopo aver esposto le loro tesi circa la presunta eresia di Papa Francesco, ammettono però che «non spetta a noi dichiarare il Papa colpevole del delitto di eresia, in modo tale che la dichiarazione abbia conseguenze canonicamente rilevanti per i cattolici. Facciamo pertanto appello a Voi (cioè ai vescovi, nda)… affinché ammoniate pubblicamente Papa Francesco ingiungendogli di abiurare le eresie che ha professato».

Le prove degli errori che potrebbero essere stigmatizzati come eretici vanno dalla concezione della persona giustificata e il suo agire; dalla valutazione della coscienza nei rapporti dei suoi atti (anche sessuali) e la loro giustizia morale; dalla considerazione che i rapporti sessuali sono buoni e nel loro genere moralmente leciti non solo quelli tra marito e moglie; dalla consapevolezza che i principi morali contenuti nella Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni di carattere negativo in modo assoluto per certi tipi di atti intrinsecamente negativi; dal fatto che Dio non nega il pluralismo e la diversità delle religioni, cristiane e non cristiane, ma lo permette e lo vuole positivamente.

Queste accuse e perplessità estrapolate da un contesto di rispetto delle verità rivelate, dallo sviluppo della Tradizione e dalle affermazioni del Magistero pontificio per una evangelizzazione non certo imbevuta di modernismo, ma doverosamente attenta alla adeguata lettura dei segni dei tempi, perdono della loro pregnanza valoriale. Non basta citare i documenti del Magistero dei vari secoli, che rimangono validi nella loro oggettività, ma vanno letti nel contesto scritturistico e secondo le istanze emerse dal Concilio Vaticano II, dal Magistero contemporaneo, anche quello di Papa Francesco, e dal tenere presente la situazione reale, psicologica, morale, culturale e spirituale dei destinatari. Gesù già disse: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2, 27).

Vediamo singolarmente le sette quaestio, presentate dai firmatari della lettera come affermazioni ereticali da parte di Papa Francesco e diamone un’interpretazione “altra”.

1. La prima quaestio tratta della giustificazione: «Una persona giustificata non ha la forza di osservare – con l’aiuto della grazia di Dio – i comandamenti oggettivi della legge divina». Tale affermazione darebbe adito al fatto che alcuni comandamenti di Dio sarebbero impossibili da osservarsi da parte della persona giustificata. Ma ciò è da intendersi nel senso che la persona può liberamente sciupare il dono della grazia e non corrispondere ad esso e quindi sentirsi incapace – per sua colpa – a corrispondere, in quel frangente, al piano di Dio. Questo non significa che una persona giustificata, in quanto giustificata, non abbia la forza di osservare i comandamenti oggettivi della legge divina, ma le circostanze e la volontà del soggettoche mediante il libero arbitrio dice il suo “no” provano la sua incapacità.

2. La seconda qaestio riguarda il fatto che: «Un fedele cristiano può possedere la piena conoscenza di una legge divina e decidere di sua spontanea volontà di trasgredirla in materia grave e ciononostante non trovarsi in stato di peccato mortale come conseguenza della sua azione». Le citazioni portate dagli autori della lettera aperta sono in sé pertinenti. Bisogna però tener conto se la persona ha una reale consapevolezza oggettiva degli effetti della trasgressione in materia grave, sulla sua anima, sull’offesa a Dio e sulla perdita della vita di grazia. Se tutto ciò in toto non è di piena consapevolezza del soggetto, l’azione rimane grave, ma non è imputazione gravemente, ergo… Questo è ciò che viene offerto dall’Amoris laetitia, ma prima ancora dallo stessa Catechismo della Chiesa cattolica.

3. Terza quaestio: «Una persona che osserva una divina proibizione può peccare contro Dio per via di quello stesso atto di obbedienza». Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor afferma che: «La libertà dell’uomo e la legge di Dio si incontrano e sono chiamate a compenetrarsi tra loro, nel senso della libera obbedienza dell’uomo a Dio e della gratuita benevolenza di Dio all’uomo» (n. 41). Il Levita del Vangelo, che di fronte all’homo quidam che, lasciando Gerusalemme, va verso Gerico e viene derubato e picchiato ed è sul ciglio della strada, e non si ferma ad aiutarlo per non contaminarsi e poter svolgere il suo servizio come richiede la Legge, ha certo peccato contro il comando di Dio che chiede amore e attenzione per chi è impoverito pur avendo osservato una prescrizione (Lc 10, 31-37). Prima è il soccorrere l’uomo, che è la gloria di Dio e poi le cose pur buone che riguardano il culto. Sant’Ambrogio non esitò a vendere i tesori della Chiesa per aiutare il popolo.

4. Quarta quaestio: tratta dei rapporti sessuali tra persone che hanno contratto matrimonio civile dopo un divorzio e che vengono considerati moralmente giusti o persino comandati da Dio. Siamo d’accordo che la valutazione morale in tal caso non può essere giudicata secondo l’etica della situazione, ma non può prescindere dalla valutazione della situazione stessa in cui si trovano i soggetti. È doveroso formare la coscienza delle persone ad essere educata ad un giudizio morale illuminato (CCC 1783). Per giudizio morale illuminato si deve intendere la conoscenza reale della situazione venutasi a creare con la separazione, quale effetto di diverse cause, anche gravi, per i coniugi. Il coniuge non colpevole, che rimane solo, può accedere ai sacramenti, compresa l’Eucarestia. Già lo affermò la Cei nel 1979. Se dopo un abbandono coniugale, per dare la figura paterna o materna ai figli, il coniuge si unisce ad un’altra persona in modo stabile, in tale situazione è doveroso e necessario che questa coppia faccia un percorso di discernimento nella Comunità cristiana, affinchè questa la aiuti a dare un giudizio retto, in accordo sia con la realtà venutasi a creare, sia con la ragione e la legge divina. In tal modo, dopo un illuminato e reale discernimento, le persone dovranno prendere una decisione che le porti a chiarire in verità e retta coscienza la realtà del loro rapporto (cfr CCC 1786-1787) e decidere, nella loro retta coscienza, la bontà degli atti da vivere come coppia ferita ma stabile. Questo credo sia la mens di Papa Francesco.

5-6. Poi ci sono la quinta e la sesta qaestio che riguardano una presunta legittimazione della bontà di ogni rapporto sessuale, compresa l’omosessualità. Papa Francesco nel suo operato ha stigmatizzato sia l’azione omosessuale che gli abusi contro i minori e lo stupro. L’Amoris laetitia non confuta né l’Humanae vitae, né l’Evangelium vitae. La pulizia che Papa Francesco sta operando nella Chiesa è davanti al mondo, quindi su questo argomento penso non vi siano dubbi sul suo Magistero e operato.

7. La settima quaestio riguarda il dialogo interreligioso e ovviamente l’ecumenismo.Qui sia il Concilio Vaticano II che i Pontefici Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno indicato nell’ecumenismo la via della Chiesa e nel dialogo interreligioso la via della concordia e della pace per l’intera famiglia umana. Nessuno di noi abdica alla verità offerteci dal Concilio Vaticano II: «Cristo colui che rivela all’uomo tutto l’uomo e ad ogni uomo» (GS 22).

Mi sono sentito interpellato dagli studiosi firmatari della lettera aperta ad offrire alcune mie considerazioni sulle posizioni che si vorrebbero indicare come fuorvianti dalla verità cattolica nel magistero di Papa Francesco. Capisco che per un certo mondo lo stile essenziale di Papa Bergoglio può non soddisfare, ma la sua attenzione per le periferie esistenziali che emerge dalla sua profonda spiritualità del mistero di Dio misericordia e Padre di amore per gli ultimi, è evangelico e suggerito dallo Spirito per una Chiesa capace di stupire l’uomo d’oggi secondo i criteri di Cristo: «Come puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il prossimo che vedi?» (cfr 1 Gv 4, 20).

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura per la Diocesi di Trieste

LEGGI ANCHE – Papa Francesco, nuova mossa dei tradizionalisti: una Lettera aperta lo accusa di “eresia”

§ https://www.lastampa.it/2019/05/08/vaticaninsider/papa-francesco-e-le-presunte-eresie-riflessioni-e-note-storiche-kiWhDjpqA7MT3kbJVM0aNL/pagina.html

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Regioni, l’autonomia come sopruso / di Michele Ainis

Il Veneto reclama 23 materie, 20 la Lombardia, 16 l’Emilia. E insieme alle materie, quattrini e personale (per esempio gli insegnanti, scuciti al ministero dell’Istruzione). Alla faccia delle diete, e soprattutto delle regole. Giacché neppure le regioni speciali hanno questo po’ po’ di competenze; e i loro statuti sono figli di altrettante leggi costituzionali, non d’una leggina regionale. Ma dopotutto è un nostro specifico talento, quello d’inventarci interpretazioni truffaldine della Costituzione.

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Regioni, l’autonomia come sopruso

In Consiglio dei ministri l’intesa con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Che non rispetta i cittadini né le Camere. Ed è ancora tutta da scrivere
di Michele Ainis – la Repubblica – 8 maggio 2019 – pag. 26
L’autonomia differenziata fu il colpo di coda della legislatura scorsa. Che ci colpì sul muso quando il governo Gentiloni siglò tre «accordi preliminari » con Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, accogliendo la richiesta di maggiori competenze. La firma risale al 28 febbraio 2018, quattro giorni dopo abbiamo celebrato le elezioni. Dunque una promessa elettorale, un’arma di propaganda del Pd per raccattare qualche voto. Invece ha rastrellato veti. Ma nel frattempo la promessa è diventata una minaccia. E dopo un tira e molla fra Lega e 5 Stelle, oggi la pallina da ping pong rimbalza in Consiglio dei ministri.

Ma che minaccia il minacciante? Un bene invisibile come l’aria, però altrettanto indispensabile: l’unità degli italiani. Sacrificata all’egoismo dei territori ricchi, all’astio che giocoforza monta fra le regioni povere. Sennonché figura un’altra vittima di questa prova muscolare: la Costituzione. Tradita nell’atto stesso in cui viene applicata, giacché la procedura dell’articolo 116 viene di fatto elusa, frodata, raggirata. In primo luogo per una ragione sostanziale, che investe il senso stesso di quella procedura. Ovvero la possibilità d’estendere il catalogo delle attribuzioni regionali, trasformando in potestà esclusiva la loro potestà legislativa concorrente dentro un elenco di 23 materie. Sottinteso: in via eccezionale, e soltanto quando la nuova competenza rifletta una precisa vocazione di quel particolare territorio.

In questo caso, viceversa, i commensali hanno ordinato all’oste tutte le pietanze del menù. Il Veneto reclama 23 materie, 20 la Lombardia, 16 l’Emilia. E insieme alle materie, quattrini e personale (per esempio gli insegnanti, scuciti al ministero dell’Istruzione). Alla faccia delle diete, e soprattutto delle regole. Giacché neppure le regioni speciali hanno questo po’ po’ di competenze; e i loro statuti sono figli di altrettante leggi costituzionali, non d’una leggina regionale. Ma dopotutto è un nostro specifico talento, quello d’inventarci interpretazioni truffaldine della Costituzione. Difatti pure l’articolo 138 — che ne disciplina revisioni chirurgiche e puntuali — è stato adoperato contro se stesso, prima da Berlusconi (2005) poi da Renzi (2016), con l’ambizione di scrivere daccapo tutte le regole del gioco.

Nella vicenda dell’autonomia differenziata, però, s’aggiunge un’aggravante, perché le 23 materie non sono tutte uguali. Talune (la sanità, il lavoro, la scuola) toccano i diritti fondamentali, dunque non sono in vendita; altrimenti torneremmo all’epoca feudale, con garanzie diverse in ogni singola contrada. Anche perché i Lep — i “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” — fin qui sono rimasti sulla carta: evocati dalla riforma costituzionale del 2001, nessun governo ne ha mai determinato per intero lo spessore.

Insomma, questo procedimento è un abuso, ed è pure un sopruso. Ai danni del Parlamento, in primo luogo. Siccome a febbraio il governo Conte ha firmato un’intesa con le tre Regioni, siccome l’intesa va poi recepita in legge, i nostri eroi dichiarano che le Camere non avrebbero il potere d’emendarla. Prendere o lasciare, come a Chemin de fer. E perché mai? Si può (si deve) viceversa ammettere la possibilità di un atto parlamentare d’indirizzo, che obblighi l’esecutivo a rinegoziare i vecchi accordi sulla base di precise direttive. Nessun Parlamento è un passacarte.

Oltretutto, a leggere il testo delle intese, gli spazi bianchi prevalgono rispetto a quelli anneriti dall’inchiostro. Li riempiranno, infatti, futuri decreti del presidente del Consiglio, cui spetta stabilire quali beni dello Stato, quali risorse finanziarie, quali dipendenti verranno trasferiti alle Regioni. Tutto l’opposto della procedura osservata in passato (nel 1972 e nel 1977), in occasione del primo decentramento di funzioni. Allora intervennero leggi di delega ( e dunque le assemblee parlamentari), seguite da decreti legislativi ( e dunque il Consiglio dei ministri). Stavolta, viceversa, basta un atto solitario deciso in solitudine dal premier, con l’aiuto d’una commissione. Né Mattarella, né la Consulta, né i deputati, né i senatori, né i ministri potranno mai metterci bocca. No, questa non è più l’autonomia differenziata. È un rifiuto giuridico, è raccolta differenziata.

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Michele Ainis costituzionalista è ordinario all’università di Roma Tre Il suo ultimo libro è “Il regno dell’Uroboro” (La nave di Teseo, 2018) Mail: michele.ainis @uniroma3.it

§https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2019/05/07/news/lombardia_veneto_emilia_romagna_l_autonomia_come_sopruso-225711185/
§ http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/l-autonomia-come-sopruso.flc
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Autonomia differenziata: Accordi preliminari con le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto

Lo scorso 28 febbraio 2018, presso la sala Verde di Palazzo Chigi, sono stati firmati gli Accordi preliminari in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, tra il Governo e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Di seguito i testi degli accordi:

>>> Accordo preliminare tra il Governo e la Regione Emilia-Romagna (file .pdf)

>> Accordo preliminare tra il Governo e la Regione Lombardia (file .pdf)

>>> Accordo preliminare tra il Governo e la Regione Veneto (file .pdf) 

§http://www.affariregionali.gov.it/comunicazione/notizie/2018/giugno/autonomia-differenziata-accordi-preliminari-con-le-regioni-emilia-romagna-lombardia-e-veneto/

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Perché è stato revocato lo Sciopero della Scuola del 17 Maggio 2019

Nello specifico viene praticamente cancellata l’ipotesi della cosiddetta Autonomia Differenziata delle scuole che voleva quindi una regionalizzazione degli istituti: la scuola resta nazionale.

[Bugiardino. 1) Dall’intervista odierna di Francesco Sinopoli (Flc-Cgil) su Il Manifesto traspare preoccupazione o incertezza sulle intenzioni del governo di mantenere gli impegni presi: Sinopoli insiste nel dire che lo sciopero non è stato revocato ma solo sospeso; peraltro Anna Angelucci segnala che “Non esiste l’istituto giuridico dello sciopero ‘sospeso'”. Nei fatti sembra molto improbabile che Flc-Cgil e c. possano recuperare la loro partecipazione allo sciopero del 17/5. 2) Appare comunque non lineare, sbrigativa, precipitosa la revoca, da parte di 5 sigle sindacali (sia pure maggioritarie), di uno sciopero e di una protesta concordati e avviati insieme ad altre sigle sindacali e associative, e in cambio di assicurazioni generiche e improbabili. 3) In particolare, non risulta o è controverso il fatto che “viene praticamente cancellata l’ipotesi della cosiddetta Autonomia Differenziata”, tanto che la stessa Flc-Cgil si è dovuta richiamare (quasi giustificandosi) a un suo “federalismo solidale”. v.p.]

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Perché è stato revocato lo Sciopero della Scuola del 17 Maggio 2019

di Aldo Domenico Ficara – mercoledì, 8 maggio 2019

Dopo una notte lunghissima, conclusasi alle prime ore dell’alba del 24 aprile  Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals e Gilda i maggiori sindacati della scuola, hanno trovato un accordo con il MIUR e il Ministro Bussetti sulle principali problematiche ed emergenze del comparto scolastico. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, presente all’incontro, ha spiegato che è consapevole di dover fare di più per la scuola, ma che in un momento finanziariamente complicato come questo è importante anche fare dei piccoli passi e trovare quindi le risorse per il rinnovo dei contratti e aumentando gli stipendi che diventano congrui alle responsabilità cui sono sottoposti i docenti.

Revocato Sciopero 17 Maggio Scuola: gli accordi tra MIUR e Sindacati

Nello specifico viene praticamente cancellata l’ipotesi della cosiddetta Autonomia Differenziata delle scuole che voleva quindi una regionalizzazione degli istituti: la scuola resta nazionale. Inoltre, per quanto riguarda il rinnovo del contratto dei docenti, scaduto lo scorso 31 dicembre, il Governo ha dichiarato l’intenzione di iniziare al più presto la stesura del nuovo contratto di lavoro. Stessa celerità anche per cercare di adeguare, nel prossimo triennio, gli stipendi dei professori ai livelli europei. In ultimo, per quanto riguarda la posizione dei precari, nell’incontro tra Sindacati e Governo, si è deciso che coloro che hanno già maturato 36 mesi di supplenza nella scuola potranno accedere ad un concorso semplificato per l’immissione in ruolo, oppure un percorso abilitante selettivo con assunzione semplificata.

§ https://aldodomenicoficara.blogspot.com/2019/05/perche-e-stato-revocato-lo-sciopero.html

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Sciopero Scuola 17 maggio revocato: l’accordo tra MIUR e Sindacati

di Selena pubblicato il 24 aprile 2019

Sciopero Scuola cancellato: il 17 maggio si torna in classe

Dopo una notte lunghissima, conclusasi alle prime ore dell’alba di oggi, 24 aprile,  Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals e Gilda i maggiori sindacati della scuola, hanno trovato un accordo con il MIUR e il Ministro Bussetti sulle principali problematiche ed emergenze del comparto scolastico. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, presente all’incontro, ha spiegato che è consapevole di dover fare di più per la scuola, ma che in un momento finanziariamente complicato come questo è importante anche fare dei piccoli passi e trovare quindi le risorse per il rinnovo dei contratti e aumentando gli stipendi che diventano congrui alle responsabilità cui sono sottoposti i docenti.

Revocato Sciopero 17 Maggio Scuola: gli accordi tra MIUR e Sindacati

Nello specifico viene praticamente cancellata l’ipotesi della cosiddetta Autonomia Differenziata delle scuole che voleva quindi una regionalizzazione degli istituti: la scuola resta nazionale. Inoltre, per quanto riguarda il rinnovo del contratto dei docenti, scaduto lo scorso 31 dicembre, il Governo ha dichiarato l’intenzione di iniziare al più presto la stesura del nuovo contratto di lavoro. Stessa celerità anche per cercare di adeguare, nel prossimo triennio, gli stipendi dei professori ai livelli europei. In ultimo, per quanto riguarda la posizione dei precari, nell’incontro tra Sindacati e Governo, si è deciso che coloro che hanno già maturato 36 mesi di supplenza nella scuola potranno accedere ad un concorso semplificato per l’immissione in ruolo, oppure un percorso abilitante selettivo con assunzione semplificata.

§ https://www.scuolazoo.com/info-studenti/news/sciopero-17-maggio-scuola-revocato-accordo-miur-sindacati/

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Cgil: «Il governo rispetti l’intesa sulla scuola, abbiamo solo sospeso lo sciopero» / hanno preso un grosso granchio

§ http://www.aetnascuola.it/cgil-il-governo-rispetti-lintesa-sulla-scuola-abbiamo-solo-sospeso-lo-sciopero-hanno-preso-un-grosso-granchio/

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Nessun ‘federalismo solidale’ per scuola e università. Lettera aperta a Maurizio Landini

Ma soprattutto siamo fermamente convinti che nessuna scuola del Veneto o della Lombardia possa godere di privilegi economici o essere sottoposta a un sistema di governo regionale, e dunque politicamente determinato, diverso dalle scuole di qualunque altra regione d’Italia. L’autonomia scolastica, nell’ultimo ventennio, ha già fatto danni che sono sotto gli occhi di tutti e creato intollerabili iniquità per consentire ulteriori forme di differenziazione tra le scuole italiane.

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Nessun ‘federalismo solidale’ per scuola e università. Lettera aperta a Maurizio Landini

di Anna Angelucci – 8 maggio 2019


 

Gentile Landini, noi non ci conosciamo e dunque, nel rivolgermi a lei, mi presento: mi chiamo Anna Angelucci, sono un’insegnante di liceo e presiedo l’associazione nazionale “Per la scuola della Repubblica”.

Le richieste di ‘autonomia differenziata’ su base fiscale, ovvero di autonomia legislativa diversificata tra le Regioni, avanzate in molte materie e anche nel campo dell’istruzione, preoccupano moltissimo il mondo della scuola e dell’università. Né condividiamo la formula proposta dalla CGIL di ‘federalismo solidale’, che rimanda a un modello di Stato federale tale da mettere radicalmente in discussione l’attuale impianto repubblicano. Ma soprattutto siamo fermamente convinti che nessuna scuola del Veneto o della Lombardia possa godere di privilegi economici o essere sottoposta a un sistema di governo regionale, e dunque politicamente determinato, diverso dalle scuole di qualunque altra regione d’Italia. L’autonomia scolastica, nell’ultimo ventennio, ha già fatto danni che sono sotto gli occhi di tutti e creato intollerabili iniquità per consentire ulteriori forme di differenziazione tra le scuole italiane.
L’istruzione, la cultura, i saperi, ovvero la ‘carne viva’ del lavoro degli insegnanti e degli studenti, e i luoghi in cui quei saperi si incarnano, le scuole, sono fatti per unire, non per dividere. Sono fatti per includere, non per separare.
La scuola, in Italia, è stata un collante fondamentale nel processo di costruzione dello Stato nazionale, prima monarchico, poi repubblicano. È stata, ed è, un irrinunciabile fattore identitario e unitario, in questa Italia da sempre storicamente e antropologicamente segnata da divisioni e particolarismi. Oggi, nel processo di costruzione di dimensioni istituzionali anche sovranazionali, la scuola assolve a un compito ancora più arduo e significativo, che non si limita più ad attivare percorsi di soggettivizzazione personale e di cittadinanza critica in una dimensione nazionale, ma li assume in un orizzonte assai più ampio, internazionale e globale.
Non a caso, infatti, la scuola è un organo costituzionale, come spiegò bene Piero Calamandrei nel suo ‘Discorso agli studenti’ del 1955, un discorso che tutti oggi dovrebbero riascoltare. È un organo costituzionale che assolve al compito ben delineato nell’articolo 3 e che è garantito dagli articoli 33 e 34 della nostra Carta. Una istituzione con un mandato costituzionale, dunque, non un semplice servizio pubblico.
In questa prospettiva culturale, politica e giuridica, parlare di autonomia regionale, di regionalismo differenziato o di federalismo solidale anche per la scuola e per l’istruzione è una contraddizione inaccettabile. Nessuna formula lessicale o semantica può giustificare la disarticolazione del Sistema Nazionale dell’istruzione, tanto più se in ragione di differenziazioni economiche che potrebbero non solo rendere inesigibile questo diritto nei tanti luoghi più poveri d’Italia ma addirittura far scomparire proprio in quei luoghi una irrinunciabile istituzione dello Stato.
Perché questo è ogni asilo, ogni scuola, ogni università italiana: una istituzione dello Stato, un presidio di democrazia e cultura, che non può essere subordinato a scelte politiche e amministrative locali.
Gentile Landini, è in nome di questo principio che abbiamo promosso fin dallo scorso novembre un Tavolo unitario con i sindacati confederali, i sindacati di base e le associazioni del mondo della scuola. Un Tavolo da cui, con la firma dell’intesa col Governo e la revoca dello sciopero unitario del 17 maggio, la CGIL si è, di fatto sfilata.
Non bastano le firme su un Appello, né le assemblee informative. Il 17 maggio solo chi sciopererà e sarà in piazza, e poi ancora in una mobilitazione che non si dovrà arrestare, testimonierà la sua difesa della scuola della Repubblica e della Costituzione da qualunque, inaccettabile, ipotesi secessionista.
(8 maggio 2019)
§ http://temi.repubblica.it/micromega-online/nessun-federalismo-solidale-per-scuola-e-universita-lettera-aperta-a-maurizio-landini/
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Cgil: «Il governo rispetti l’intesa sulla scuola, abbiamo solo sospeso lo sciopero» / hanno preso un grosso granchio

Come Cgil proponete il «federalismo cooperativo» al posto del progetto di autonomia differenziata di Lega e Cinque Stelle. Che ruolo avrà l’istruzione?

Questa posizione nasce prima dell’autonomia differenziata di questo governo, ma vorrei sottolineare che questo progetto non riguarda l’istruzione pubblica. Il punto che dev’essere chiaro, al di là di letture strumentali sulle posizioni della Cgil, è che sull’istruzione siamo indisponibili a qualsiasi forma di regionalizzazione. L’istruzione deve restare nell’attuale ordinamento dello Stato e deve essere rifinanziata.

[Bugiardino. 1) Cominciano a capire che hanno preso un grosso granchio e che governo e Miur li hanno giocati, oppure 2) cercano di raccontarla diversamente di come è andata, e comunque 3) lo sciopero contro la regionalizzazione andava sicuramente mantenuto e al più bisognava confrontarsi con i sindacati di base e con le associazioni, ma 4) ormai è troppo tardi. v.p.]

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Sinopoli (Flc-Cgil): «Il governo rispetti l’intesa sulla scuola, abbiamo solo sospeso lo sciopero»

Intervista. Il segretario della Flc-Cgil: «Per mantenere gli impegni devono investire almeno due miliardi di euro per la pubblica amministrazione, di cui l’istruzione è una grande parte»

Francesco Sinopoli (Flc Cgil)
 Francesco Sinopoli (Flc Cgil)

Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil, perché sospendere lo sciopero della scuola del 17 maggio indetto con Cisl e Uil, Snals e Gilda (Unicobas, Anief e Cobas lo hanno confermato, Usb sciopera il 10 maggio) senza prima avere ottenuto dal governo l’esatto importo dell’aumento degli stipendi e le modalità di erogazione?

Perché impegna il governo a garantire il potere di acquisto, mentre nel Documento di Economia e Finanza (Def) aveva previsto la metà dell’inflazione programmata nel prossimo triennio. È un impegno notevole, non banale, preso in vista della prossima legge di bilancio. Non ha senso raccontarlo come se fosse una promessa senza fondamento. È un accordo politico con il presidente del consiglio Conte che andrà verificato. Semmai il problema è che il governo dovrebbe adottare lo stesso atteggiamento rispetto agli altri settori del lavoro pubblico.

Di solito uno sciopero generale, una volta convocato, si fa, e poi si va alla trattativa. Non si revoca, per ottenere una trattativa. Non trova?

Siamo stati convocati prima proprio perché di fronte alla minaccia dello sciopero il governo ha ritenuto necessario, visti i precedenti con Renzi, aprire un confronto con le organizzazioni sindacali. È abbastanza chiaro che ci fosse una preoccupazione da parte del governo. A questo punto il problema è del governo. Dovrà rispettare l’accordo.

Il prossimo 20 maggio incontrerete il Miur e il governo: parlerete di un aumento di 100 euro?

Non posso ancora quantificarlo perché l’accordo fa riferimento anche a un fondo per la valorizzazione professionale che dovrà essere quantificato e sarà oggetto di negoziato. Quello che è certo è che già ora, per garantire il potere di acquisto, devono impegnare almeno due miliardi di euro per la pubblica amministrazione, di cui la scuola rappresenta una grande parte. In ogni caso ricordo che lo sciopero è sospeso, non revocato.

Cosa significa?

Possiamo confermare lo sciopero in qualunque momento, in base all’atteggiamento del governo. Il primo banco di prova è sui precari della scuola e la loro stabilizzazione.

Siete proprio sicuri che il governo sia in grado di mantenere l’impegno? La prossima legge di bilancio sarà, a dir poco, complicata ed è possibile che non sia in grado di mantenere le promesse fatte a voi, quelle sulle clausole iva, poi la «Flat Tax»…

Noi siamo sicuri che se il governo non manterrà l’impegno preso il 24 aprile scorso lo sciopero, e tutti gli strumenti di mobilitazione, sono opzioni sempre in mano ai sindacati.

Cosa risponde alle 17 associazioni che in un appello vi hanno chiesto di revocare l’intesa con il governo anche sulla «regionalizzazione» dell’istruzione e confermare lo sciopero?

L’intesa riguarda più punti, anche il precariato. Sulla regionalizzazione dice cose chiare che non esauriscono le mobilitazioni che metteremo in campo nei prossimi mesi. Ci siamo spesi molto per costruire un fronte ampio e continueremo sulla strada di un’opposizione netta contro questo disegno scellerato.

Le associazioni trovano insufficienti le rassicurazioni del governo. Nell’intesa «non c’è traccia del valore legale dei titoli di studio, sulla questione gravissima dei fondi e del “residuo fiscale”», dicono…

Sebbene l’intesa abbia fissato alcuni paletti sul rapporto di lavoro, sulla centralità del contratto collettivo e sugli ordinamenti, non scongiura il rischio che il progetto dell’autonomia venga rilanciato. Questo elemento non mi sfugge. Rende però evidente una contraddizione nella maggioranza parlamentare e nel governo.

Come commenta l’affermazione di Salvini secondo il quale la sospensione dello sciopero, una settimana prima delle elezioni europee, è stata «un successo» del governo?

Salvini dovrebbe occuparsi del fatto che una parte del suo governo, con la ministra per il Sud Barbara Lezzi (M5S), sostiene che l’intesa ha già chiarito che l’istruzione è fuori dalla autonomia differenziata. La Lega, invece, la rilancia. A questo mi riferisco quando dico che si è aperta una contraddizione nel governo e penso che vada cavalcata.

Come Cgil proponete il «federalismo cooperativo» al posto del progetto di autonomia differenziata di Lega e Cinque Stelle. Che ruolo avrà l’istruzione?

Questa posizione nasce prima dell’autonomia differenziata di questo governo, ma vorrei sottolineare che questo progetto non riguarda l’istruzione pubblica. Il punto che dev’essere chiaro, al di là di letture strumentali sulle posizioni della Cgil, è che sull’istruzione siamo indisponibili a qualsiasi forma di regionalizzazione. L’istruzione deve restare nell’attuale ordinamento dello Stato e deve essere rifinanziata.

§ https://ilmanifesto.it/il-governo-rispetti-lintesa-sulla-scuola-abbiamo-solo-sospeso-lo-sciopero/

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