Mostra immagine a dimensione interaBeniamino Brocca commenta la riforma Gelmini…(da Il Manifesto)

 

 

 

 

Manifesto: «Nessuna linea pedagogica e assenza di un confronto serio» Cinzia Gubbini

Il nome di Beniamino Brocca è indissolubilmente legato all’ultimo vero progetto di riforma che ha cambiato i licei italiani – la cosiddetta sperimentazione Brocca – da ieri definitivamente archiviata. Il professore, oggi responsabile scuola dell’Udc, vede in questa riforma soprattutto un’occasione mancata.
Qual è a suo avviso la cifra di questa legge? E’ una semplice riorganizzazione o vi vede un preciso indirizzo pedagogico?
Innanzitutto questa è un’operazione di aggiustaggio, di riassetto ma non una riforma, che è altra cosa molto più seria. Di fatto spazza via tutte le sperimentazioni: non è detto che tutto fosse buono. Sono passati diciotto anni, un aggiornamento si impone. Però ci sono degli elementi validi e importanti frutto anche della fatica e delle ricerche degli insegnanti, che a mio modo di vedere non dovevano essere gettate nel cestino.
In effetti «sperimentazione» e «indirizzo» sembrano essere diventati sinonimo di scarsa efficienza e spreco si risorse…
Io credo che l’innovazione debba sempre essere preceduta da una sperimentazione: fatta su un progetto chiaro e seriamente monitorata. Per decenni abbiamo sbattuto la testa contro il muro, volendo cambiare prima il contenitore e poi il contenuto. Eppure con la scuola elementare abbiamo fatto un’esperienza positiva: siamo partiti dai contenuti con una Commissione sempre rappresentativa di tutte le scuole di pensiero – la cattolica, la laica e la marxista in proporzioni uguali – per un confronto serio. Avevamo la convinzione che mettendo insieme i cervelli migliori di tutte le correnti pedagogiche si potesse trovare un punto di incontro. E in effetti si è trovato. Abbiamo visto che con le elementari l’operazione è riuscita: perché non provare anche con le superiori? Così elaborammo quel modello in sede culturale. Chiaramente c’era anche un riflesso in sede politica. Ma tutto si fermò nel ’92, con la fine della prima Repubblica, e non fu possibile portare a termine il riordino degli ordinamenti. Con la Gelmini si torna a privilegiare il contenitore lasciando da parte il contenuto. Verrà fatto adesso non si sa come, in che modo e soprattutto da chi.
Lei descrive un processo che oggi verrebbe probabilmente bollato come poco efficiente. Cosa è cambiato?
Dal punto di vista del metodo è cambiata la sostanza: noi seguimmo la strada della sperimentazione perché volevamo che le scuole potessero provare prima di portare a compimento un modello. E abbiamo scelto una linea didattica: discutibile quanto si vuole, ma era chiara. Decidemmo di impostare il modello sugli obiettivi generali e specifici, oltre che sulle finalità. Se ne possono scegliere altre: per problemi, per concetti, per progetti. L’importante è che si faccia, e con coraggio. Per quanto riguarda i contenuti, ricordo che l’Udc ha votato contro tutti e tre i regolamenti: avevamo chiesto alcune cose precise. Per esempio l’applicazione dell’entrata in vigore nel 2011-2012 per poterne parlare un po’ con le scuole. Avevamo chiesto di rivisitare il numero delle ore da dedicare alle varie discipline, perché questa decurtazione abbassa il livello culturale complessivo. Avevamo chiesto la reintroduzione di indicazioni programmatiche precise, invece si parla di conoscenze, abilità e competenze senza individuare una linea pedagogica.
E dal punto di vista politico, che cosa è cambiato tra ieri e oggi, in particolare nel rapporto con la scuola?
Una volta si camminava guardando in avanti. Forse c’era un sentimento di utopia, ma l’utopia ha fatto la storia. Comunque, tutti i partiti avevano una visione strategica. Oggi si guarda indietro: si recuperano le piccole cose, mettendo insieme qualche pezzo di meccano arrugginito e abbandonato, pensando così di fare il nuovo. E si vende come nuovo. E la gente si incanta e ci crede: ci crede che cambiando il grembiulino o mettendo il colletto bianco si cambia la natura del bambino.
Tornando alla legge Gelmini, investe anche i tecnici e i professionali. Secondo lei di cosa hanno bisogno queste scuole?
Avrebbero bisogno di una connessione maggiore e di una specificità più chiara. Qual è il fondamento teorico di un indirizzo liceale e di un percorso tecnico e professionale? Il fondamento teorico della cosiddetta istruzione scientifica sta nel concetto di scienza: cioè il ricavare dalla realtà concetti, idee e teorie. Mentre la caratteristica dell’istruzione tecnica è l’esatto contrario: calare idee, teorie e concetti nella realtà per cambiarla. Sono entrambe alla stessa altezza e sono le basi teoriche da cui partire per costruire gli indirizzi liceali e tecnici. Poi occorre differenziarli in maniera ordinamentale: bisognerebbe cercare nel tempo di collegare e mettere insieme gli indirizzi tecnici e professionali evitando così sovrapposizioni, favorendo invece quei prestiti reciproci che potrebbero innalzare il livello