Il TAR Lazio ha avuto modo di affrontare il tema della legittimità del provvedimento del consiglio di classe che statuisca la non ammissione dello studente alla classe successiva, chiarendo in modo esaustivo quali siano le corrette modalità attraverso cui il consiglio di classe debba esercitare il proprio potere discrezionale…(da Altalex)

In particolare, nel caso di specie era avvenuto che uno studente avesse riportato votazioni ben superiori alla sufficienza in molte materie ma che, al contempo, esso avesse maturato delle gravi insufficienze in alcune specifiche materie.

Il consiglio di classe aveva dunque statuito la non ammissione alla classe successiva, in quanto la media dei voti riportati conduceva ad una valutazione nel suo complesso di insufficienza.
A fronte di tale giudizio i genitori dell’alunno minorenne proponevano ricorso giurisdizionale sollevando una pluralità di censure.

Il TAR ha accolto tale impugnazione, fondando la propria decisione su un aspetto specifico della vicenda: il TAR ha infatti evidenziato come il consiglio di classe, a fronte della situazione creatasi, avrebbe dovuto sospendere il giudizio di non promozione, valutando invece se lo studente in questione potesse colmare le lacune e affrontare proficuamente l’anno scolastico successivo.
Invece, afferma il giudice, dagli atti di causa emergeva come in occasione dello scrutino il consiglio di classe non avesse operato la dovuta valutazione complessiva del grado di preparazione conseguito dallo studente né sulla capacità di recupero. Cosa che invece risultava doverosa laddove le insufficienze erano circoscritte a specifiche materie (e risultavano ampiamente compensate da voti molto alti in altre materie).

Nell’economia del ragionamento seguito dal giudice, ha poi avuto peso il fatto che lo studente frequentasse un liceo classico, mentre le materie in cui risultava particolarmente carente erano quelle di carattere scientifico.

Tali circostanze, secondo il giudice, imponevano al consiglio di classe un approfondimento della posizione dello studente ricorrente, per cui la condotta consistente nella mera “presa d’atto” dei voti e nella constatazione che lo studente non aveva recuperato le insufficienze registrate nello scrutinio trimestrale, in assenza di una effettiva valutazione sulla capacità di recupero con percorso individuale, è stata giudicata illegittima per contrarietà con il principio secondo cui la valutazione deve avere ad oggetto il processo d’apprendimento e il rendimento scolastico complessivo dell’alunno.
Tutto ciò premesso, il collegio ha dunque statuito l’illegittimità degli atti impugnati, avendo però cura di precisare che l’annullamento degli stessi ha efficacia ex nunc. Questo perché l’annullamento retroattivo degli atti impugnati non avrebbe giovato al ricorrente, che nelle more del giudizio aveva proseguito la carriera scolastica: infatti “l’eventuale pronuncia d’annullamento sic et simpliciter degli atti impugnati non solo sarebbe inutiliter data, ma potrebbe addirittura mettere in dubbio la validità della carriera scolastica percorsa dal ricorrente nelle more del giudizio.”

(Altalex, 30 maggio 2014. Nota di Riccardo Bianchini)