La bocciatura, a scuola, non serve a niente. E nel nostro Paese si boccia un po’ troppo. A sostenerlo è l’Ocse che ha recentemente pubblicato un approfondimento sui test Pisa  –  acronimo di Programme for International Student Assessment (Programma per la valutazione internazionale dell’allievo)  –  svolti nel 2012: il test internazionale che saggia le competenze dei quindicenni in Lettura, Matematica e Scienze. Il titolo del focus numero 43 è emblematico: “Gli studenti svantaggiati hanno più probabilità di ripetere l’anno?”. La risposta sembra essere affermativa…

E questo aspetto induce gli esperti dell’Ocse  –  l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico  –  a sostenere che non è la sola preparazione e determinare l’insuccesso scolastico. E che sarebbe meglio, anziché bocciare, dedicare più attenzione agli studenti fragili. Nei paesi Ocse, il numero degli quindicenni che ha riferito di avere ripetuto l’anno almeno una volta prima dei quindici anni è pari al 12,4 per cento: uno su otto. Percentuale che sale al 20 per cento tra i meno abbienti. “Anche tra studenti con rendimento scolastico simile, la probabilità di ripetere un anno è una volta e mezzo superiore per gli studenti svantaggiati”, spiegano da Parigi.

E in Italia? Nel Belpaese, gli alunni con una bocciatura sul groppone, rimediata alla media, nei primi anni delle scuole superiori o addirittura all’elementare, sono più di 17 su cento. Un dato che è in crescita di due punti rispetto a dieci anni prima. E tra i meno fortunati, provenienti da contesti socio-economici e culturali deprivati, il tasso di ripetenze sale al 26 per cento. In Giappone, Malesia e Norvegia, gli studenti intervistati non hanno riferito bocciature. In 24 paesi Ocse le bocciature si mantengono al di sotto del 5 per cento. Ma in alcuni paesi  –  come Francia, Germania, Portogallo e Spagna  –  il tasso di ripetenze schizza su valori superiori al 20 per cento raggiungendo e superano anche il 30 per cento.

Ma gli esperti Ocse non hanno dubbi: “Molti paesi  –  spiegano  –  stanno trovando altri modi di aiutare gli studenti in difficoltà”. Perché “la bocciatura, in pratica, non ha evidenti benefici indicati per gli studenti o per i sistemi scolastici nel suo complesso”. “La bocciatura è un modo costoso di affrontare il problema degli insuccessi: fermando gli alunni la probabilità che abbandonino gli studi sale”. “Alcuni paesi che avevano usato la bocciatura in modo massiccio hanno rivisto tale politica a favore di un maggiore sostegno intensivo e precoce nei confronti degli studenti in difficoltà”.

In altre parole, “la ripetizione dell’anno non offre alcun evidente beneficio per le prestazioni complessive di un sistema scolastico perché, come i risultati del Pisa mostrano, gli alunni appartenenti ad un contesto socio-economico svantaggiato hanno più probabilità di ripetere l’anno. E la bocciatura può anche rafforzare le disuguaglianze nel sistema”. Che fare, allora? Occorre “offrire ore di insegnamento supplementare agli studenti che rischiano la bocciatura, adattando l’insegnamento alle loro esigenze in modo che possano recuperare il ritardo con i loro coetanei. Un modo di gran lunga migliore di sostenere gli studenti con difficoltà di apprendimento o problemi comportamentali”.

Salvo Intravaia da La Repubblica