Roma. «Avete letto tutti male. Sarebbe incostituzionale dire che un lombardo deve insegnare ai lombardi. È totalmente assurdo; altra cosa è richiedere la residenza» vicina alla scuola tale da consentire agli insegnanti di raggiungere il luogo «senza troppi problemi e assicurare la continuità didattica» che, «altrimenti, va a farsi benedire tra assenze, malattie e partenze»…(da La Sicilia)
Così il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta (nella foto), è tornato sulla possibilità di reclutare professori su base regionale, spiegando che la proposta di cui ha parlato nei giorni scorsi il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è stata oggetto di «disinformazione». Ospite del programma domenicale su Rtl, Brunetta ha infatti affermato che «in Italia non esiste la regionalizzazione per cui i calabresi insegnano ai calabresi, i veneti ai veneti. Questa è una stupidaggine; è una cattiva interpretazione di quello che ha detto Formigoni o della norma, che non esiste da nessuna parte. Esiste, invece, ed esisterà sempre più il merito, la possibilità di valutare, anche da parte dei genitori, le caratteristiche didattico, psico-pedagogico degli insegnanti che non verranno presi per le singole scuole in maniera burocratica o con astratti punteggi in ordine nazionale, per cui si verificano lunghe liste che portano all’assegnazione di un insegnante casuale. Ci sarà una specificità sul merito a prescindere se chi insegna è nato a 10, 20 o 100 chilometri dalla scuola in cui insegna. Questa è semplicemente la norma e la sua interpretazione», ha concluso, sottolineando che comunque «i principi generali hanno carattere generale, mentre l’organizzazione della scuola è di competenza regionale».
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