Calo demografico: si perdono alunni, classi e docenti / Le cause delle culle vuote

Dal 2008 ad oggi il calo demografico procede inarrestabile sull’intero territorio nazionale: in 10 anni le nascite sono diminuite di 120mila unità: un numero importante, corrispondente a circa 6mila classi e 12mila insegnanti. In termini percentuali si parla di una perdita secca ben superiore al 20%.
Ma, nonostante la gravità della situazione, le riflessioni sulla questione sono davvero scarse sia in campo politico sia in ambito sindacale. Il rischio è che si incomincerà ad occuparsene seriamente quando non ci saranno più soluzioni, come peraltro spesso accade nel nostro mondo scolastico.
[Bugiardino. 1) politici e sindacati incapaci di gestire il presente, come possono pensare in tempo al futuro? 2) l’Istat smentisce le motivazioni delle scuole paritarie, che lanciano reiterati e interessati allarmi di collasso, tracollo ed ecatombe;  v.p.]
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Il Mistero Delle Culle Vuote
Come il numero dei bambini italiani è diminuito (ed è destinato a diminuire ancora).

Culle sempre più vuote per gli italiani, che danno alla luce sempre meno bambini. La natalità in calo e la diminuzione della mortalità stanno contribuendo ogni giorno alla costruzione di un paese per vecchi.Il mistero delle culle vuote

Nel 2017, secondo i dati dell’Istat, solo 458.151 bambini sono stati iscritti all’anagrafe. Addirittura 15.000 in meno rispetto al 2016. Anche il leader della lega Matteo Salvini ha avvertito il campanello d’allarme ed è intervenuto sull’argomento:

Un paese che non fa figli è destinato a morire.

Ma quali sono i fattori che hanno portato a questo calo delle nascite, che secondo i dati, va avanti dal 2008?

Meno risorse economiche

Mantenere un figlio costa. E tante persone non se lo possono permettere. E’ per questa ragione che tante coppie aspettano un lavoro e uno stipendio adeguato. Che in alcuni casi arriva, ma dopo molti anni. E le promesse di aiuti economici dello Stato italiano (per esempio, dal 2019 le famiglie con tre figli di età inferiore ai diciotto anni hanno diritto a un assegno) non sono abbastanza per la popolazione italiana, sempre più determinata a non formare famiglie numerose.

L’importanza di una carriera per le donne

Oggi non è più diventando madri, ma con una carriera che le donne realizzano loro stesse. Le giovani donne danno la precedenza agli studi, a una specializzazione, magari, e rifiutano categoricamente l’idea di avere figli da giovani. Un figlio, infatti, rallenterebbe la loro affermazione nel mondo del lavoro; decidono, quindi, di rimandare, o di accantonare definitivamente l’idea della maternità.

Donne e uomini meno fertili

Lo stile di vita incide molto sulla fertilità delle donne e degli uomini. Con Alcol, fumo e diete sbagliate diminuiscono drasticamente le possibilità di procreare. Inoltre, mentre gli abitanti delle altre nazioni europee riescono ad avere figli quando i loro apparati riproduttivi non sono ancora troppo danneggiati dagli eccessi, l’età media della nascita del primo figlio per le coppie italiane è troppo avanzata; trentadue per le donne e addirittura trentacinque per gli uomini. Troppi forse, e il timer dell’orologio biologico non perdona.

Sempre meno matrimoni in Italia

Nonostante le mille trasmissioni in onda sull’argomento, i matrimoni sono eventi sempre più rari. Oggi è più difficile per i giovani trovare la persona giusta, e quindi impegnarsi seriamente. I figli vengono dopo. Si continua a rimandare, ma, purtroppo, la vita è breve.

Le assurde pretese delle campagne a favore della procreazione

Il Fertility day, giornata celebrativa della fertilità, non solo non ha attecchito sugli italiani, ma è stata derisa e criticata da tutto il mondo social, compresi Saviano e Mentana, ottenendo forse l’effetto contrario. L’avere dei figli deve essere un diritto, non un dovere della donna, che non deve sentirsi obbligata a procreare per la sopravvivenza della specie.

Marialuisa Sorge

§ https://www.ultimavoce.it/culle-vuote-calo-nascite/

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Calo demografico: si perdono ancora alunni, classi e docenti. Una nostra elaborazione

Dal 2008 ad oggi il calo demografico procede inarrestabile sull’intero territorio nazionale: in 10 anni le nascite sono diminuite di 120mila unità: un numero importante, corrispondente a circa 6mila classi e 12mila insegnanti.

In termini percentuali si parla di una perdita secca ben superiore al 20%.

I dati dell’Istat

I numeri sono facilmente ricavabili dai dati ufficiali dell’Istat.
Le due aree geografiche in cui il calo non arriva al 20% sono il sud dove ci si attesta intorno al 17%  e le isole dove si registra una perdita del 19%.
Il calo più pesante è nelle regioni del centro (-24%) mentre nel nord-ovest e nel nord-est il calo è del 21,5%.

Classi pollaio: saranno cancellate grazie al calo di alunni?

Il fenomeno è talmente importante che è emerso persino nella discussione in corso presso la Commissione Cultura della Camera sul disegno di legge sulle “classi pollaio” a firma dell’onorevole Lucia Azzolina e altri deputati del M5S.
La stessa relatrice di maggioranza, Vittoria Casa, ha ammesso che prima di prendere delle decisioni è indispensabile conoscere bene le dinamiche demografiche dei prossimi anni.
Esaminando i numeri con maggior cura si scopre che il fenomeno si è acuito soprattutto negli ultimi anni: a partire dal 2012 e fino al 2017 il calo è di 80mila unità a livello nazionale e coinvolge pesantemente tutte le aree geografiche: nord-ovest (-15,5%), nord-est (-15,4%), centro (-18,9%), sud (-10.5%) e isole (-12,1%).

Fare in fretta, i dati sono allarmanti

Poco meno di un anno fa la Fondazione Agnelli pubblicava un ampio rapporto sull’argomento -e ipotizzava un calo di un milione di alunni 55mila classi.
Ma, nonostante la gravità della situazione, le riflessioni sulla questione sono davvero scarse sia in campo politico sia in ambito sindacale.
Il rischio è che si incomincerà ad occuparsene seriamente quando non ci saranno più soluzioni, come peraltro spesso accade nel nostro mondo scolastico.

§ https://www.tecnicadellascuola.it/calo-demografico-si-perdono-ancora-alunni-classi-e-docenti-una-nostra-elaborazione

§ https://www.gildavenezia.it/calo-demografico-si-perdono-ancora-alunni-classi-e-docenti-una-nostra-elaborazione/

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Crollo demografico a scuola

È, tuttavia, un fenomeno molto variegato nelle diverse aree geografiche italiane. A ciò è legata la questione della diminuzione delle cattedre che si ripercuote sulla stipula dei contratti del personale precario che resterà senza lavoro. La precarietà, quindi, si sposa con la denatalità, fenomeno che la perdurante crisi economica ha notevolmente acuito. In primis occorre intervenire sui criteri di formazione delle classi relativamente al numero di alunni da assegnare.

Bisogna evitare le classi pollaio che sono un espediente anti didattico e antieducativo e lavorare sulla diminuzione del numero degli alunni, anche in presenza del disabile. Per ottenere un proficuo lavoro e risultati ottimali le classi non devono essere formate da più di 15 alunni. Una classe formata da non più di 15 alunni permette all’insegnante di ottenere un apprendimento cooperativo e soprattutto venire incontro alle richieste avanzate nella lettera dei 600 docenti universitari sulle carenze delle competenze di base in lingua italiana, che hanno lamentato un drammatico impoverimento linguistico.

Un docente con una classe di 15 alunni può proficuamente gestire le carenze degli allievi e lavorare per l’innalzamento delle competenze, cosa che non potrebbe fare se avesse davanti una classe pollaio. Inoltre la diminuzione degli alunni per classe permetterebbe di fronteggiare al meglio il problema della denatalità perché si andrebbero a costituire più classi e i docenti non entrerebbero in esubero e, quindi, l’organico dell’autonomia delle istituzioni scolastiche sarebbe, in qualche modo, salvo e tutelato tale da produrre situazioni di docenti perdenti posto per lo più sposati con prole a carico.

Evitando il caso classi pollaio si permetterebbe ai precari di aspirare alle supplenze temporanee, derivanti dalla diminuzione degli alunni (massimo 18-20 alunni per classe) compensata dal trend dei pensionamenti attesi nei prossimi anni. Il Miur, puntando all’abbassamento del numero degli alunni, da un lato migliorerebbe di molto l’azione didattica dei docenti che avranno la possibilità di puntare e lavorare sull’elevamento delle competenze degli allievi (dando l’opportunità di raggiungere standard e performance qualitativi migliori), dall’altra darebbe la possibilità a molti giovani insegnanti di fare esperienza dietro la cattedra.

Insomma si deve, in poche parole, riflettere non più in termini ragionieristici, bensì in termini di risultati reali: i numeri sono importanti ma è più indispensabile guardare la situazione concreta considerandola a 360° gradi, evitando ulteriore ingrossamento delle graduatorie e nel contempo combattere la grave piaga della disoccupazione.

Mario Bocola

§ https://www.tecnicadellascuola.it/crollo-demografico-scuola

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Il calo demografico cancella 500 classi all’anno

 da La Tecnica della Scuola – 29/11/2017 – Reginaldo Palermo

§ http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=24750

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Meno studenti: 55 mila prof verso l’esubero

Corriere della sera – 13/4/2018 – Gianna Fregonara

§ http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=25330

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Si svuotano le aule “Tra dieci anni un milione di alunni in meno”

la Repubblica – 13/4/2018 – Corrado Zunino

§ http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=25330

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Dobbiamo trasformare una crisi in opportunità

da Il Sole 24 Ore – 13/4/2018 – Dario Braga*

§ http://www.disal.it/Objects/Pagina.asp?ID=25330

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