“Caro Zaia, l’Italia è una, lei sta illudendo i veneti imboccando un vicolo cieco”

Lo scontro sulla “autonomia differenziata” delle Regioni: lettera a “Repubblica” della senatrice dei 5 Stelle Paola Nugnes al presidente della Regione Veneto: “Sobbalzo dalla sedia quando lei parla di Stato federale”

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“Caro Zaia, l’Italia è una, lei sta illudendo i veneti imboccando un vicolo cieco”

Lo scontro sulla “autonomia differenziata” delle Regioni: lettera a “Repubblica” della senatrice dei 5 Stelle Paola Nugnes al presidente della Regione Veneto: “Sobbalzo dalla sedia quando lei parla di Stato federale”

di Paola Nugnes – 20 gennaio 2019

Caro governatore del Veneto Luca Zaia, grazie per la sua lunga e appassionata lettera ai cittadini del Sud. È il segno di una presa di coscienza: non si può chiedere l’autonomia rafforzata per un territorio togliendo la parola a tutti gli altri. Ma ci eravamo illusi che ci avrebbe detto e documentato di più in quella lettera, o almeno che ci avrebbe detto finalmente qualcosa della proposta che state elaborando alquanto segretamente nelle stanze dei decisori e di cui il Parlamento dovrà prendere solo atto, ratificando o meno. Non a caso il referendum del Veneto, come quello della Lombardia, ricordiamolo, ha un valore solo consultivo proprio perché si arroga di decidere a livello regionale su tutta la Nazione.

La decisione ultima spetterà al Parlamento, cioè ai rappresentanti di tutta l’Italia e non soltanto a una sua parte, tutta la nazione e il Parlamento devono quindi giustamente prendere parte al ” gran dibattito” di cui Lei parla, ma di cui si meraviglia fino a dirsi “allibito” cosa che non dovrebbe. Ma a quanto capisco la sua perplessità e timore nascono da un equivoco che i parlamentari si stiano organizzando ” contro le autonomie” e ciò non è vero o almeno non è completamente vero, perché tutto dipende da cosa si propone e da come si vogliono realizzare le cose. Fa strani riferimenti alla gente del Sud come a una « foresta che cresce quotidianamente » , immagine inquietante che mi suggerisce analogie con ” le invasioni” per altri versi e per altre genti paventate, ma sarà solo una mia suggestione.

Si rivolge ad un Sud che lei dice «non ha mani avuto diritto di parola » , diritto che mi sembra Lei non sia però disposto a dargli, non aprendo alla discussione sulle autonomie e accelerando inspiegabilmente i tempi di una questione così importante per il Paese, che invece andrebbe portata all’attenzione di tutti, dibattuta e sviscerata nella sua complessità a livello nazionale prima di pretendere di chiuderla in tempi così stretti e termini così poco conosciuti.

Fa poi riferimento al passato, partendo dalla seconda guerra mondiale, poi raddrizza dicendo che non vuol « fare il processo al passato » ; neanche io voglio andare lontano nel tempo anche perché sarei costretta a riferirmi al secolo precedente quello della seconda guerra mondiale, mettendo sul tavolo della discussione troppe annose questioni, di cui, parlando appunto di processi, non si è mai avuta giustizia.
Ma mi basta guardare agli ultimi decenni per avere ragioni di una penalizzazione certa del Sud.

A oggi, secondo i Conti pubblici territoriali, la quota di risorse ordinarie della P. A. centrale destinata al Mezzogiorno è di poco superiore al 28% a fronte del 34,4% di popolazione. Al Centro- Nord siamo al 71,6% contro il 65,6% di popolazione. Esiste addirittura una legge per riequilibrare questo, ma ancora stiamo aspettando e non sappiamo se ne vedremo l’applicazione con la necessaria direttiva del presidente del Consiglio, che dovrebbe individuare annualmente i programmi di spesa attraverso cui perseguire l’obiettivo del riequilibrio territoriale. Non lo sappiamo a causa delle difficoltà tecniche individuate nell’analisi della Svimez, che rileva notevoli criticità di tipo tecnico o forse a causa di una precisa volontà politica diffusa e trasversale che ben conosciamo.

Tornando alla lettera mi fa sobbalzare dalla sedia quando parla di “Stato Federale”, le vorrei ricordare ma vorrei lo facessero anche le persone che più le sono vicine e che le vogliono bene, che lo Stato federale è ancora solo una ideologia in questo paese, che vorrebbe la trasformazione della Repubblica Italiana in uno Stato federale. Si dilunga poi su un paio di ossimori: federalismo centripeto e centralismo centrifugo, che sono tutti da discutere, per poi cadere in fine nella contraddizione del citare la Costituzione e di suggerirci di scrivere le modifiche che vogliamo.

Nessuna, noi chiediamo che venga proprio attuata la Costituzione anche per come mutata nel 2001, con la modifica del titolo V, stabilendo finalmente dopo 18 anni i LEP , e determinando la perequazione al 100% ( e non al 45,8, e non basandola su una inqualificabile e discriminante spesa storica come invece è stato fatto a gran discapito dei territori a minor gettito fiscale, riuscendo ad assegnare zero fabbisogni dove ci sono zero servizi! ) e vogliamo che tutto questo sia fatto semplicemente secondo legge, mai attuata. Perché l’Italia è una e indivisibile, pur riconoscendo e promuovendo le autonomie locali, attuando nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo, adeguando i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. Tutelando però, anche con potere di sostituzione sempre l’unità giuridica e l’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.

In ultimo, ricordiamolo, l’autonomia regionale nasceva come presupposto di tutela e di aiuto per le regioni più deboli e più difficili, ne avete ribaltato il concetto. Della richiesta di autonomia ci piace la voglia di assumersi maggiori responsabilità, nei territori del Nord e, perché no, magari anche in quelli del Sud. Non ci piace una cosa, però, sulla quale lei nell’ultima lettera non dice una parola, su cui però in passato si è espresso in modo chiaro: con quali criteri si calcolano i fabbisogni e si assegnano i soldi? Non giriamoci intorno: già nell’accordo preliminare stretto il 28 febbraio 2018 tra il Governo Gentiloni e la sua Regione, s’indica che per i fabbisogni standard si deve far riferimento, oltre che alla popolazione, al ” gettito dei tributi maturato nel territorio regionale”.

Questo significa che per scuola, sanità e le altre ventuno materie per le quali il Veneto chiede l’autonomia si pretende che il “fabbisogno” sia maggiore dove c’è più Pil. Cioè che un ricco abbia ” più bisogno” d’istruzione e cure rispetto a un povero, che una scuola di Treviso a parità di studenti meriti più fondi di una scuola di Trapani per diritto di residenza ( si potrebbe arrivare al paradosso, seguendo questa logica, afferma Giannola, che Milano possa chiedere autonomia fiscale rispetto alla Lombardia e via Montenapoleone la potrebbe chiedere a Milano…). E questo basandosi non solo sui gettiti fiscali locali ma anche su Irpef e Iva, che sono gettiti nazionali, non tenendo conto che il Pil del Nord dipende anche e soprattutto dalla spesa del Sud!

I principi di uguaglianza sono nella Carta per cui lei sta illudendo i veneti imboccando un vicolo cieco: l’attuazione forzata e incostituzionale della Costituzione. Lei ha promesso che con l’autonomia potrà pagare meglio gli insegnanti del Veneto. Complimenti! Tutti con più soldi in cassa riescono a fare bella figura. La sfida dell’efficienza e della responsabilità è spendere al meglio i soldi che ci sono, non chiederne ulteriori. Va stabilita e erogata una spesa uguale per ogni cittadino italiano per i servizi essenziali e da quella si deve partire in modo che tutti abbiano gli stessi diritti e non decidere mai più una spesa diversa per il cittadino residente al Nord rispetto al cittadino residente al Sud.

Torni al senso originario dell’autonomia rafforzata – assunzione di responsabilità senza aumentare la spesa rispetto a quella statale – e avrà tutto il nostro appoggio. Sono sufficienti pochi interventi per raddrizzare l’albero storto del federalismo fiscale, ripetiamolo: – individuazione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni sui diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale; – calcolo dei fabbisogni standard con una metodologia unica nazionale che tenga conto dei reali fabbisogni delle persone e non della loro ricchezza o del diverso livello dei servizi storici erogati; – fondo di perequazione statale per evitare le attuali tensioni tra enti regionali o municipali, tensioni evidenti nel riparto del fondo di solidarietà comunale.

Il Veneto è Italia, come la Puglia, la Campania, la Sicilia, la Toscana e qualsiasi altra regione della penisola. Nessuno può immaginare di diventare più Italia di qualcun altro.

§ https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/01/20/news/_caro_zaia_l_italia_e_una_lei_sta_illudendo_i_veneti_imboccando_un_vicolo_cieco_-217017466/
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Zaia: “Pronto a un dibattito pubblico a Napoli”

Il governatore del Veneto accoglie l’invito del presidente degli industriali partenopei

20 gennaio 2019
A Grassi, che gli chiedeva di spiegare “perché l’autonomia è utile a tutti”, Zaia risponde: “Non è un modello Nord contro Sud, anzi mi piace l’idea che ci si possa confrontare su una questione civile e, sottolineo, legale”. Difende poi la scelta di aver scritto una lettera “ai cittadini del Sud” su questo tema: “Ho fatto bene perché il dibattito da stucchevole si è elevato di qualità. Pensare che la soluzione all’autonomia del Nord sia il comitato ‘compro Nord’, così come al Sud hanno fatto il ‘compro Sud’, dicendo di boicottare ad esempio il prosecco, mi vien da ridere. Il punto cardine è che i cittadini devono essere al centro di questa azione”.

Sulle affermazioni di Grassi, secondo il quale nel Dopoguerra il Nord è stato favorito da scelte strategiche nazionali, Zaia replica: “Mi rifiuto di accettare che il Nord abbia avuto più del Sud. Se qualcuno si prendesse la briga di fare una contabilità di quanti soldi abbiamo buttato sulle infrastrutture al Sud si riuscirebbe a dimostrare che quei soldi sono stati divorati da una classe dirigente, perché il malaffare ha imperato. Spesso si vuole far passare l’idea che il Nord è così perché ha avuto di più: non è vero. E non si dica neanche che le condizioni socio-economiche del Nord erano diverse da quelle del Sud. Si riconosca una volta per tutte che il problema non è il Nord che ha avuto di più, ma che qualcuno al Sud vi ha fregato”.

“Sono convinto – argomenta quindi Zaia – che la sfida, gli amministratori debbano averla nel sangue. Davanti a una opportunità come quella dell’autonomia, che poi è la sfida della responsabilità, un amministratore non può dire: ci fregano. Chi lo dice vuol dire che non accetta la sfida. Del resto se oggi, 2019, il Sud ha problemi di infrastrutture, di deficit, di disoccupazione, mica può dire che è colpa dell’autonomia del Nord”. E agli amministratori del Sud dice: “Abbiano il coraggio di mettere nero su bianco una modifica della Costituzione, perché ancora non ho ancora capito che modello di Stato vogliono”.

§ https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/01/20/news/zaia_pronto_a_un_dibattito_pubblico_a_napoli_-217018570/
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“Il tronfio paternalismo di Zaia che offende il Sud”
di Orlandino Greco – 19 gennaio 2019
§ https://www.corrieredellacalabria.it/contributi/item/172436-il-tronfio-paternalismo-di-zaia-che-offende-il-sud/
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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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