Il ministero dell’Istruzione non mantiene l’impegno di aumentare i posti del tempo pieno in tutte le scuole di Catania e provincia, come del resto in Sicilia…(da La Sicilia)
E lo sport più praticato al momento risulta essere la gara dei «perdenti posto»: in pratica non vi è circolo didattico o istituto comprensivo che in questo frangente non si trovi a dovere stilare la graduatoria dei docenti in servizio e di ruolo al fine di individuare gli ultimi della graduatoria, che diventeranno automaticamente «perdenti posto». Nella scuola primaria, ex scuola elementare, gli insegnanti che saranno costretti a cambiare sede sono al momento 225 (in quest’anno scolastico i soprannumerari erano 121).
Continuano, quindi, anno dopo anno, gli effetti perversi determinati dalla scelta sul maestro unico, voluto da questo governo. Tra l’altro, il ministro Maria Stella Gelmini aveva dichiarato, più volte, pubblicamente, che le economie realizzate avrebbero consentito il reinvestimento delle risorse per migliorare la qualità dell’offerta formativa, in primo luogo con un incremento delle classi a tempo pieno.
Delle due l’una, o il ministro non sta mantenendo gli impegni promessi, oppure ci troviamo dinanzi a incapacità organizzative e di proposta dell’ufficio scolastico regionale. Non si comprende, infatti, come in provincia di Milano, con il tempo pieno al 90 per cento delle classi, si hanno perdite trascurabili nei posti di lavoro e, invece, Catania e la Sicilia subiscono letteralmente un salasso nelle piante organiche dei docenti.
Ma quali conseguenze comporta la perdita di sede di questi docenti? Anzitutto, la «rottura» della continuità didattica: ci ritroveremo fra quattro mesi, a settembre, con migliaia di alunni che non avranno più gli stessi insegnanti (con buona pace di quel mitico rapporto emotivo e affettivo che il maestro unico, secondo la Gelmini, doveva assicurare).
Inoltre, molti docenti che operano con impegno e competenza in una comunità scolastica si troveranno, dopo anni, a trovare una nuova collocazione in un contesto lavorativo e ambientale magari distante decine di chilometri dalla sede attuale; tutto questo senza alcun tipo di riconoscimento economico.
Ma l’aspetto più enigmatico è, purtroppo, la ricaduta sul personale precario: ai disoccupati di quest’anno si aggiungeranno le ulteriori centinaia che da settembre non avranno speranza di ricevere una supplenza annuale e, meno che mai, temporanea.
La società civile catanese e siciliana deve essere in grado di esercitare le giuste e democratiche pressioni sui nostri rappresentanti politici, affinché da parte del governo nazionale si mantengano gli impegni e, in primo luogo, vi sia un reale allineamento delle classi a tempo pieno sulle medie che riscontriamo nel nord del Paese. E’ bene dire che anche se per questi 225 docenti soprannumerari di scuola primaria sarà rimediata una utilizzazione «tampone» in dotazione organica provinciali (Dop) in altre scuole, magari nel sostegno, resta il problema di fondo di un impoverimento della qualità della scuola, a dispetto delle varie ricerche e studi che invocano, invece, maggiori investimenti nel Meridione nel settore della conoscenza, in scuola, università e ricerca.
MARIO CASTRO

29/04/2010