Su Lo dico a La Sicilia in questi giorni è imperversata una polemica sugli esami di stato…vi proponiamo tre lettere che possono far riflettere…
Sono il genitore di un’alunna che ha superato l’esame di stato 2010 con 100 e lode. Si presume quindi che mia figlia sia un’alunna “eccellente”…


Ma, nonostante ciò, non le è consentito scegliere il corso di laurea preferito in una qualsiasi università statale.
Per accedere infatti in qualsivoglia corso di laurea occorre affidarsi alla lotteria dei test di ammissione, senza che il punteggio conseguito all’esame di stato valga alcunché.
Chiedo alla signora ministro della Pubblica istruzione on. Gelmini chiedo se non sia più giusto premiare le “eccellenze” (ragazzi normali che amano veramente studiare), permettendo loro di potersi iscrivere al corso universitario desiderato, godendo della riserva di una quota dei posti messi a bando.
Invece alla lotteria dei test di ammissione può verificarsi l’assurdo che ragazzi col 100 e lode rimangono fuori, mentre altri, con punteggio di gran lunga minore ma fortunati, vengano ammessi.
Mi rivolgo quindi al ministro perché attenzioni il problema, e, se possibile, dia la giusta soluzione.
Il merito, se valorizzato, può solo migliorare la nostra società.
(lettera firmata)
«L’esame di Stato e l’eccellenza»
Mi riferisco alla lettera pubblicata sull’edizione del 15 luglio con il titolo «A che serve superare l’esame di Stato con 100 e lode?». Volevo solo chiedere a quel genitore secondo lui cosa significa essere “un’alunna eccellente”. Perchè, purtroppo, io non ho saputo rispondere alla domanda di mia figlia, quando mi ha chiesto “mamma, ma allora a cosa è servito essermi ammazzata a studiare per cinque anni, se questi sono i risultati?”. Si, perchè mia figlia, come tanti altri ragazzi freschi di diploma ha dovuto subito scontrarsi con la dura realtà di essere giudicata da “persone” che non avevano i requisiti per farlo. Perchè, come al solito, non si è riconosciuto l’impegno dato per i cinque anni del corso di studi, a favore di altre ragioni non meglio identificate… La storia si ripete… Quale lezione di vita diamo noi adulti quando insegnamo che non conta l’impegno e la serietà, ma forse è meglio farsi conoscere in qualche altro modo? Quindi mi pare giusto che si dia a tutti i ragazzi che ne hanno voglia una pari opportunità di crescita. Anche perchè il metro con cui si può misurare “l’eccellenza” mi sembra non sia ancora stato inventato.
(lettera firmata)
«Esame di maturità, metafora della vita»
Se c’è una cosa che i nostri giovani apprendono bene dall’esperienza dell’esame di maturità e che esso è l’esatta interpretazione(almeno dalle nostre parti) di come andrà la loro vita futura. Tradotto in volgare vuol dire: A) se sei figlio o amico di qualcuno vai avanti; B) se sei figlio di sfigati… continuerai a fare lo sfigato. Ieri su questo giornale è stata pubblicata una statistica dei voti presi dai nostri maturandi. Sarebbe interessante sapere a quale delle due categorie citate appartengono le classi (non a caso citate) di voto. Sarebbe ancora piu’ interessante sapere che studenti che hanno avuto un percorso scolastico similare ed addirittura una perfornance (crediti e scritto) simile, quando arrivano al voto degli orali stranamente balzano al massimo dei voti. Si sa l’orale, in fondo, non è opinabile.A uno studente posso chiedere “mi dica qualcosa a piacere..”;.all’altro magari chiedergli l’ultima cosa in ordine cronologico studiata (che spesso la si fa male per chiudere coi programmi).Certo indipendentemente dalla sua appartenza alla categoria A o B. Ma si sa… l’italiano tiene famiglia. E che vogliamo i prof singles?
(lettera firmata)