Nell’arte non muore nessuno. Basta andare un paio di pagine indietro per vedere rinascere per miracolo un personaggio che era morto. E’ questa l’accattivante idea di fondo dello spettacolo “Non muore nessuno” di Sergio Claudio Perroni, tratto dall’omonimo romanzo edito da Bompiani, per la regia di Giampiero Borgia, produzione dello Stabile etneo e del teatro dei Borgia…(di Silvana La Porta, inviata al Tsc)

Ci si diverte e si riflette per una buona ora e mezza in questa piece dove il protagonista è un grande assente: R.T.Fex, nomen omen per artifex, che, dopo essere diventato uno scrittore affermato, scompare. Ma due ricercatrici accumulano testimonianza su di lui, facendo sì che il personaggio si costruisca minuto dopo minuto sulla scena. Esilaranti i racconti del suo professore liceale, che non si immaginava mai che un alunno così banale potesse un giorno diventare qualcuno, e quelli del notaio Carlo Buffi Ratti, che suscita risate incontenibili con il suo monologo sulle pippe dello scrittore, da quella “al trotto” alla “sonora” fino ad arrivare  alla “fantasma” , tutte descritte con enorme bravura da uno scintillante Giovanni Guardiano. Mentre il protagonista assente osserva il tutto da un’altalena in controluce e ogni tanto interviene a tentare di ricostruire la sua malconcia identità.

A metà tra Pirandello e Checov, una prova teatrale convincente e fuori dalla tradizione: perché nell’arte non muore nessuno e alla fine, come per magia, il personaggio è lì, sotto i nostri occhi. Miracoli del palcoscenico, dove tutto appare e scompare in un rutilante gioco di sana illusione.

 

Silvana La Porta