Peccato che la CGIL abbia, con CISL e UIL, stipulato, per stare ai tempi più recenti, l’accordo del 10 gennaio 2014 con Confindustria ed altre associazioni padronali per ridurre seccamente le libertà sindacali al fine di rafforzare il monopolio della rappresentanza per i sindacati concertativi e che a questo accordo si siano accodati, meglio sarebbe dire appecorati, diversi sindacati minori alcuni dei quali si pretendono “di base”.

Colosseo: dai leoni agli sciacalli

di Cub Piemonte – 21 settembre 2015

La vicenda dell’assemblea dei lavoratori dipendenti dalla Soprintendenza per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica Centrale svoltasi il 18 settembre e, soprattutto, del clamore mediatico e delle prese di posizione politiche e sindacali che ne sono seguite porta l’attenzione, quanto meno, su due ordini di questioni.

In primo luogo, verifichiamo l’esattezza di quanto affermava nel merito del falso Carlo Goldoni “Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento.” .
Tutta la discussione sull’assemblea, infatti, nasce da una menzogna e cioè dall’affermazione che un’assemblea imprevista ha determinato gravi disagi ai visitatori e un danno di immagine all’Italia.
Il fatto che l’assemblea non fosse affatto imprevista, che fosse stata regolarmente comunicata ed autorizzata una settimana prima del suo svolgimento, che trattasse di questioni serie, per citarne solo una, il mancato pagamento delle indennità di turnazione e degli straordinari è emerso immediatamente ma, questo è il fatto interessante, è stato considerato irrilevante e non ha in alcun modo bloccato l’azione de governo nella direzione della riduzione delle libertà sindacali.

Nella gara delle scemenze, peraltro sintomatiche del clima sociale, si distingue Francesca Barracciu, Pd, Sottosegretaria di Stato ai Beni Culturali che, via Twitter, scrive:
“Ass sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano 1 giorno di ferie al ‪#‎Colosseo‬ e decine di guide turistiche è 1 reato! ” per poi, di fronte allo stupore suscitato dalla sua dichiarazione, fare un mezzo passo indietro, aggiungendo “Reato in senso lato. Con la parola reato ho voluto esagerare perché è stato fatto un danno enorme. Ho usato reato, ripeto, in senso lato.”.
Alle farneticazioni di Francesca Barracciu la risposta più spassosa la da Flavio Briatore proprietario di locali alla moda quali il Billionaire a Porto Cervo, Montecarlo e Cortina d’Ampezzo, il Twiga a Marina di Pietrasanta e Montecarlo e del lussuosissimo resort Lion in The Sun a Malindi in Kenya nonché consorte di Elisabetta Gregoraci nell’inedito ruolo di difensore degli interessi dei lavoratori “I dependenti (sic) devono essere pagati,compresi gli arretrati. bisogna assumere e evitare gli straordinari. “.

Ma se Elisabetta Barracciu si rende ridicola, non mancano interventi più pesanti e pregni di conseguenze. Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali e Turismo “La misura è colma. Proporrò al presidente Renzi di inserire subito i musei tra i servizi pubblici essenziali”, e Matteo Renzi, Presidente del Consiglio non si fa attendere, sempre via Twitter risponde “Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge #Colosseo#lavoltabuona” .
Detto fatto, il colpo è dato con la benedizione, tecnica per la gran carità, di Roberto Alesse, presidente della Commissione di Garanzia dell’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali
“La chiusura ai visitatori dei principali siti archeologici della Capitale, motivata da un’assemblea sindacale (peraltro regolarmente convocata), porta, ancora una volta, alla ribalta l’urgenza di ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali. Lasciare la fruizione del nostro patrimonio culturale fuori dai servizi pubblici vuol dire continuare a dare una pessima immagine del Paese ai cittadini e ai milioni di turisti che quotidianamente scelgono di vistare le nostre città”.

A questo punto è lecita la domanda del perché si sia messa in piedi questa sceneggiata, che peraltro segue altre campagne mediatiche di argomento e tono analogo.
A mio avviso l’obiettivo non sono certo lavoratrici e lavoratori dei siti museali, le cui ore di sciopero annuali non sono certo particolarmente alte e il cui impatto, laddove scioperino, sull'”economia nazionale” non è affatto così devastante come dimostra il fatto banale che in Francia, Inghilterra ed altri paesi europei scioperi di questo comparto vi sono regolarmente non producono crisi isteriche analoghe a quelle alle quali assistiamo.
L’obiettivo, a mio avviso, vero è il diritto di sciopero nei trasporti, nella sanità e nella scuola che, nonostante le limitazioni, continua ad essere un problema per un governo che in modo evidente ha come riferimento esclusivamente gli interessi padronali e in cantiere un ulteriore taglio alla spesa sociale.
Accanto a questo obiettivo, inoltre, il governo accarezza quello della svendita a prezzi di realizzo delle partecipate degli Enti locali a favore di imprenditori amici; per poter riuscire in quest’impresa il governo deve attuare una stretta ulteriore sugli scioperi (vietandoli di fatto) e procedere a licenziamenti di massa in tutto il comparto.

In questo modo di procedere i due democristiani Franceschini e Renzi si scoprono uguali ai vecchi stalinisti che, in nome dell'”interesse generale” ovviamente individuato da loro, cancellarono ogni diritto dei lavoratori. E’ sintomatica in questo senso la riscoperta della legislazione d’emergenza.
Il decreto che impedisce lo sciopero nel settore museale viene scritto ed emanato in una sera, come se ci si trovasse in stato di guerra.
Renzi e il suo governo hanno dichiarato un conflitto senza quartiere ai lavoratori in nome dell’unità della nazione contro il nemico interno ed esterno. In quest’ottica chi sciopera è un sabotatore e come tale va trattato.
E’ evidente, quindi, la gravità della situazione; non ipotetici diritti dei sindacati, ma concreti diritti di lavoratrici e lavoratori vengono gettati alle ortiche.

D fronte alla forzatura del governo il fronte sindacale istituzionale si è mosso, come di regola, in ordine sparso. La segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan si esibisce in una presa di posizione che avrebbe suscitato l’ammirazione del mio conterraneo Ponzio Pilato
“E’ sbagliato prendere in ostaggio i turisti come è accaduto oggi a Roma, a causa di un’assemblea sindacale, tra l’altro autorizzata dalla dirigenza. Ma il problema non si risolve con un decreto legge o sollevando polveroni mediatici contro il sindacato e i lavoratori. Occorre un confronto serio per trovare una soluzione equilibrata, il ministro Franceschini verifichi se la sua dirigenza è in linea con la nostra disponibilità al confronto”.
Provo a tradurre in italiano, Annamaria Furlan rivendica la concertazione, i diritti dei lavoratori sono trattabili ma li trattiamo noi.

Altrettanto pilatesco ma, come di consueto, più ruspante Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil
“L’assemblea è un diritto sancito dallo Statuto dei lavoratori, ma dobbiamo stare attenti a non trasformare le ragioni che abbiamo in un problema per i cittadini e i turisti. Il premier non perde occasione per scagliarsi contro i sindacalisti, ma l’assemblea al Colosseo è stata convocata dai lavoratori di quel sito, eletti nelle Rsu, e non dai sindacati”.

Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL mostra, lo si deve riconoscere, attitudini meno ambigue
“Stiamo diventando uno strano paese, ogni volta che c’è una assemblea sindacale si dice che non si può fare. Capisco che si debba fare attenzione al turismo ma allora si dica chiaramente che i lavoratori non possano più avere strumenti di democrazia”.

Peccato che la CGIL abbia, con CISL e UIL, stipulato, per stare ai tempi più recenti, l’accordo del 10 gennaio 2014 con Confindustria ed altre associazioni padronali per ridurre seccamente le libertà sindacali al fine di rafforzare il monopolio della rappresentanza per i sindacati concertativi e che a questo accordo si siano accodati, meglio sarebbe dire appecorati, diversi sindacati minori alcuni dei quali si pretendono “di base”.

Dal nostro punto di vista deve essere chiara la direzione di marcia dell’avversario e, di conseguenza, quali siano le iniziative possibili per contrastarla efficacemente.
Fatto salvo che lo sciopero non è un “diritto” regolato dal padronato e dallo stato ma uno strumento d’azione volto al fine di ottenere dei risultati e, sulla base della logica emergenziale che il governo ci impone, uno strumento della guerra sociale, non è indifferente il quadro giuridico che lo regola.
Su questo terreno, quello delle libertà, si tratta di costruire il fronte più largo possibile fra i soggetti sindacali, politici, sociali, culturali disposti a schierarsi senza ambiguità in difesa degli interessi dei lavoratori e per l’autonomia del movimento di classe e di lanciare una campagna di informazione e di azione per la libertà di organizzazione e di sciopero.
Su questo fronte, nei prossimi mesi, misureremo la reale natura dei soggetti in campo.

Cosimo Scarinzi

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Pubblicato da Cub Piemonte su Lunedì 21 settembre 2015

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