Abilitazione all’insegnamento. Un tempo era un passaggio obbligato per chiunque volesse intraprendere la strada della docenza. Ma adesso la buona scuola di Renzi le vuole davvero dare importanza e dignità…

Con un progetto ben preciso. Che ha intenzione di lasciare rigorosamente fuori i non abilitati ovvero coloro che perdono il carro: “Dopo il 2015-2016, quando sarà ristabilita la regola dell’assunzione solo per concorso, l’abilitazione all’insegnamento diventerà centrale. Da un lato perché in futuro i concorsi saranno riservati ai soli abilitati. Dall’altro perché solo gli abilitati potranno iscriversi nelle nuove graduatorie di istituto ed essere chiamati a svolgere le poche supplenze in classe che non si dovesse riuscire

ad eliminare del tutto attraverso la nuova gestione interna alle scuole e agli organici funzionali.”

E’ molto critico, infatti, il governo Renzi sui procedimenti finora attuati, che, piuttosto che formare i nuovi docenti, hanno solo creato nuovo precariato: “Il sistema attuale ha prodotto, infatti, una duplice evidente

distorsione, dal momento che, da un lato, al concorso hanno potuto partecipare anche i non abilitati, e che, dall’altro, nelle graduatorie di istituto, da cui si attinge per le supplenze, ci si è potuti iscrivere anche senza

l’abilitazione (seppure in coda nella c.d. III fascia). In questo modo, l’abilitazione ha perso di senso e di valore ed ha finito per valere decisamente meno di quanto dovrebbe. Il risultato di tutto ciò è che abbiamo trasformato l’abilitazione in uno strumento non per diventare docenti, ma per diventare precari ed entrare in questo modo in competizione con decine di migliaia di altre persone ancora più precarie.”

Troppi, infatti, sono stati i canali abilitanti, che hanno generato solo confusione e scontri tra precari. L’a t t u a l e s i s t e m a di abilitazione p,revisto dal d.m. n. 249 del 2010, è infatti il Tirocinio Formativo attivo (TFA) (che prevede, all’esito di una selezione nazionale basata su test preselettivi e prove scritte e orali, un anno di formazione per un totale di 1.500 ore di attività, parte nelle aule universitarie e il resto direttamente a scuola) a cui si sono affiancati i c.d. percorsi abilitanti speciali (PAS). I Tfa, destinati ai giovani laureati, andavano a sostituire le vecchie Ssis, andate in pensione nel 2008.

Su oltre 115.500 candidati presenti alle prove preselettive se ne sono abilitati 10.500 Il secondo ciclo,appena avviato, ha visto quasi 160 mila candidature e porterà entro ottobre a selezionare quasi 22.500 aspiranti docenti che si abiliteranno entro il mese di luglio del 2015.

Dall’altro lato i c.d.percorsi abilitanti speciali (PAS) destinati ai moltissimi precari che avevano almeno tre anni di insegnamento, ai quali era parso giusto e necessario offrire loro un percorso che riconoscesse loro l’“abilitazione meritata sul campo”. I passini hanno seguito un percorso di formazione attraverso corsi presso le università per il conseguimento di 41 crediti formativi universitari. Il risultato è stato che, l’80% di coloro che si sono iscritti hanno ottenuto l’abilitazione, e che oggi abbiamo 69 mila “passini”.

Col risultato che tieffini e passini sono l’un contro l’altro armati e rivendicano la priorità del loro percorso abilitante. Inoltre esiste anche la laurea abilitante in Scienze della Formazione Primaria ovvero il corso di laurea magistrale quinquennale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria preordinato alla formazione culturale e professionale di coloro che decidono di voler insegnare nelle scuole dell’infanzia e

primaria. È un percorso già immediatamente abilitante, comprensivo delle attività di tirocinio.

Adesso però, secondo Renzi, bisogna dimostrare non solo di sapere, ma di saper insegnare.

Ecco dunque come sarà la nuova abilitazione: serve un’unica procedura basata sulla combinazione di due momenti.

Il primo momento riguarderà la formazione vera e propria, e quindi il periodo universitario.Gli ordinamenti universitari dovranno realmente far sì che chi aspira a diventare docente possaiscriversi, nel proprio ramo di specializzazione – ad esempio lettere, matematica e scienze,ecc. – ad un biennio specialistico improntato alla didattica, a numero chiuso (cui si potrà accedere attraverso selezione rigorosa per esame e per titoli).

Nel corso del biennio di specializzazione, seguirà corsi di didattica e pedagogia, e in generale materie mirate sul lavoro di formazione e crescita dei ragazzi.

Chiaramente specifici bienni specialistici potranno funzionare anche per materie affini, evitando di doverne istituire uno diverso corrispondente con rapporto 1:1 a ogni diverso tipo di laurea oggi esistente.

Il secondo momento consisterà – per coloro che, avendo con successo frequentato il biennio, avranno conseguitouna laurea “quasi-abilitante”in un semestre di tirocinio a scuola.

Durante il tirocinio il quasi-abilitato assisterà l’insegnante mentor e contribuirà a svolgere alcune attività nella scuola. E otterrà l’abilitazione, al termine del periodo di tirocinio, solose riceverà una valutazione

positiva da parte della scuola(competerà al docente mentor a cui sarà stato assegnato, e al dirigente scolastico). Nel caso di valutazione negativa, potrà ripetere il tirocinio una seconda volta, in un’altra scuola.

Nel caso in cui anche questa seconda volta non dovesse andare bene, il tirocinante avrà comunque conseguito la laurea, che potrà spendere in altri ambiti professionali.

Per chi scoprirà di avere una vocazione tardiva, magari dopo anni dalla laurea, servirà sostenere gli esami caratterizzanti del biennio specialistico– dopo aver però superato le prove per il numero chiuso, che

determinerà il contingente e creerà quindi un canale di abilitazione legato al fabbisogno reale, evitando così di tornare a creare in futuro nuove folle di precari.

Con questa nuova procedura,il percorso che porta a diventare docenti risulta nel complesso bilanciato, alternando tra livello nazionale e livello “locale”, con l’università che offre la formazione necessaria, la scuola che attraverso il tirocinio forma e “rilascia lapatente” ai suoi stessi futuri docenti; e con lo Stato che,

attraverso il meccanismo del concorso, assicura un filtro nazionale uguale per tutti coloro che saranno assunti nelle scuole italiane.

Docente mentor, grande selezione, possibilità di bocciatura e in cattedra solo chi sa trasmettere. Ma questo progetto si realizzerà davvero? In Italia?

Silvana La Porta