Lo aveva detto chiaramente, all’inizio del suo mandato, nell’esporre le linee programmatiche della sua azione di governo: “ Bisogna darsi un obiettivo politico ben definito: i precari della scuola vanno riassorbiti e in un’ottica di lungo periodo dobbiamo bandire solo concorsi a cattedra. ”…

Poi il ministro Giannini precisava che “nel breve periodo la necessità è quella di assicurare ai nostri alunni una “nuova generazione di insegnanti”. Per questo annuncio che avvieremo subito una nuovatornata del Tirocinio Formativo Attivo (TFA) per il prossimo anno accademico, perché credo sia doveroso offrire ai giovani laureati la possibilità di conseguire il titolo abilitativo. Il modello del TFA introduce un principio sacrosanto: l’abilitazione si ottiene dopo aver dimostrato in aula di avere la preparazione e l’attitudine all’insegnamento. Per il futuro dovremmo introdurre un modello più snello. Penso all’inserimento direttamente nel percorso della laurea magistrale universitaria di un periodo di tirocinio con cui ottenere, al momento della laurea e dopo un esame parallelo alla discussione della tesi, anche l’abilitazione. ”

Idee chiare, dunque, che dovrebbero tutelare le nuove, ma prima ancora le vecchie generazioni di insegnanti. Sappiamo bene quale grande piaga rappresenti il precariato storico in Italia, che è un problema generato da decenni di politiche farraginose e dissennate, dominate da logiche clientelari attuate e passate sulla pelle dei docenti.

Certo mantenere per decenni le graduatorie dei docenti ha determinato una serie di bisogni e necessità cui hanno soddisfatto diverse categorie di operatori che gravitano attorno al mondo della scuola: sindacati, università e consorzi universitari, organismi che erogano percorsi formativi, spesso a costi assai elevati, finalizzati esclusivamente a rilasciare titoli valutabili nelle varie tipologie di graduatorie, avvocati rampanti e sempre pronti a facili contenziosi e chi più ne ha ne metta. I precari che hanno avuto più denaro, hanno anche avuto, ed è vergognoso in una nazione democratica, maggiori possibilità di entrare di ruolo, scalando le graduatorie a suon di sentenze, con le mani e con i piedi.

E’ dunque necessario, questo è il monito che viene da più parti, non ultima la Cgil, avanzare proposte chiare per il nuovo reclutamento docenti che abbiano come imprenscindibile presupposto lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, per stabilizzare coloro che in questi anni hanno contribuito con il loro lavoro, a garantire la funzionalità del sistema nazionale e pubblico di istruzione.

Basti riflettere su quanto avvenuto negli ultimi quindici anni. Le Graduatorie Permanenti, istituite dalla Legge 124/99 e che soppiantavano le vecchie graduatorie per soli titoli, si basavano su un principio fondamentale: le graduatorie sarebbero state costituite da fasce successive non comunicanti. Tali fasce venivano formate ad ogni aggiornamento periodico mediante l’inserimento (diremmo oggi “in coda”) del personale che acquisiva via via i requisiti previsti dalla normativa di settore. Contemporaneamente chi era inserito poteva aggiornare il proprio punteggio nell’ambito della fascia di appartenenza. Tale principio è stato dapprima annullato dalla giustizia amministrativa e poi superato con il DL 255/01, convertito nella legge 333/01, che unificava la terza e la quarta fascia allora previste. Tutto quello che è successo dopo testimonia i tentativi di tenere in vita un meccanismo che ormai aveva perso definitivamente il pilastro su cui si basava tutta la costruzione progettata dalla Legge 124/99: tabelle di valutazioni che ad un certo punto sono state addirittura definite per Legge, trasformazioni in graduatorie ad esaurimento prevista dalla Legge finanziaria 2007, nuove aperture per specifiche categorie di personale, inserimenti in coda in altre province. Tutte operazioni che hanno dato origine a contenziosi, persino di carattere costituzionale, che hanno visto il più delle volte il MIUR soccombente. E gli avvocati arricchirsi.

Insomma perpetuare ancora per molti anni l’esperienza delle GaE sarebbe pura follia.

Basterebbero anche piccoli accorgimenti per gestire meglio il reclutamento da Graduatoria permanente. Da tempo si parla, per esempio, di prevedere un meccanismo che permetta agli inclusi nelle GAE di altre province di poter ottenere il contratto a tempo indeterminato nelle province nelle quali la corrispondenti GAE risulti esaurita. E’ l’idea di una graduatoria nazionale che ogni tanto fa capolino e poi cade nel dimenticatoio. Questo meccanismo si rende ancora più necessario in considerazione che nel prossimo triennio ai sensi del DL 104/13 (Legge 128/13) le assunzioni in ruolo avverranno su tutti i posti disponibili e quindi in assenza di aspiranti per un determinato insegnamento non sarebbe possibile ridistribuire le assunzioni su altri insegnamenti.

Ma la ruota, invece di fermarsi, svuotando le graduatorie, gira. A maggio il nuovo annuncio del ministro: nel 2015 sarà bandito un nuovo concorso a cattedra che, per molti, foraggerà i soliti noti e meno noti, rinforzerà le aspettative elettorali e costituirà solo uno spreco di denaro pubblico. Prima bisognerebbe assumere tutti i vincitori (e gli idonei?”) del concorso 2012. E anche dare una risposta concreta ai docenti che si sono abilitati o che si abiliteranno attraverso il TFA ordinario e i PAS e non sono inclusi in graduatoria ad esaurimento. Ma prima ancora bisognerebbe svuotare le Gae e assumere su tutti i posti disponibili i precari storici.

Forse però è meglio non eliminare i precari della scuola. Che vita sarebbe senza di loro? Anzi più ce ne sono meglio è…

Silvana La Porta