La sentenza del CGA che, a distanza di cinque anni, annulla il concorso ordinario a dirigente scolastico e causa il licenziamento di un terzo dei presidi siciliani, rappresenta una svolta importante nelle relazioni tra magistratura e sistema pubblico di istruzione…(DEL PROF. TRIPODI, DALLA LETTERINA ASASI)

 

 


LA SENTENZA DEL CGA COME MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE

La sentenza del CGA che, a distanza di cinque anni, annulla il concorso ordinario a dirigente scolastico e causa il licenziamento di un terzo dei presidi siciliani, rappresenta una svolta importante nelle relazioni tra magistratura e sistema pubblico di istruzione.
Non che in passato non si siano avute delle sentenze incomprensibili, che hanno messo in difficoltà la Pubblica Amministrazione. Basti pensare al giudice di Lecce che obbligò lo Stato a fornire gratuitamente il vaccino anticancro del medico Di Bella (poi rivelatosi una bufala) provocando una voragine nei conti pubblici. O le sentenze della Cassazione che stabilivano che fosse lecito a un pugno di studenti occupare le scuole con conseguente interruzione dell’attività didattica, distruzione degli arredi, docenti e poliziotti smentiti nella loro azione educatrice e strascichi di ragazze in gravidanza. O sentenze di giudici del lavoro che promuovono per sentenza bambinaie ad assistenti tecnici con compiti di gestione di software complessi, quando queste non sanno neppure leggere e scrivere.
Ormai ci eravamo assuefatti a queste notizie. Non ne capivamo la logica, ma le conseguenze erano rivolte contro la struttura pubblica, non contro le persone. Pensavamo: noi abbiamo fatto il possibile per difendere la scuola, se un’Istituzione più forte di noi ha deciso così, che ci possiamo fare? E continuavamo a lavorare, sperando che la nottata passasse.
Ora siamo di fronte a un salto di qualità: la sentenza incomprensibile colpisce direttamente le persone chiamate a gestire una pubblica istituzione. Qualunque persona di buon senso non può comprendere come sia possibile annullare dei compiti scritti, quattro anni dopo che hanno prodotto gli effetti giuridici.
Ci sono dei tempi ragionevoli che anche la Magistratura deve osservare, se vuole essere credibile e autorevole. Non si capisce perché un preside deve rispettare la legge 241/90 e rispondere a una richiesta entro 30 giorni, altrimenti incorre in un reato penale, e invece un giudice deve avere a disposizione tempi illimitati per emettere una sentenza.
Io credo che la gente comune non capisca come un ispettore, arrestato per corruzione in complicità con istituti parificati che avevano falsificato esami di Stato, continui a mantenere le sue funzioni (“non c’è ancora la sentenza definitiva”), e il preside dell’Istituto Falcone dello ZEN di Palermo, proclamato uomo dell’anno dal giornale La Repubblica per la coraggiosa azione messa in atto nel difendere la qualità della propria scuola nonostante gli attacchi mafiosi, debba essere licenziato senza alcuna colpa.
Credo che nella scuola cominci a serpeggiare la sensazione che la giustizia non sia uguale per tutti. L’idea di una giustizia uguale per tutti, non solo è alla base della nostra Costituzione, ma alla base del concetto di democrazia.
Le nostre istituzioni sono figlie della Grecia Classica. Solone definì il passaggio dall’oligarchia dinastica alla democrazia con l’istituzione dell’Ekklesia (l’assemblea deliberante), della Bulé (il consiglio con poteri esecutivi), della Magistratura, i cui componenti erano scelti con sorteggio tra quelli proposti dalle famiglie della tribù. Il sorteggio presso gli antichi greci non era concepito come casualità, ma come volere divino. Questo conferiva autonomia alla magistratura che, delle proprie decisioni rispondeva, non alla fratria di appartenenza, ma direttamente al dio (Gustave Glotz “La città Greca” Einaudi). Nei periodi in cui la magistratura si è dimostrata parziale, si sono avuti i periodi più bui della storia e le crisi sociali più drammatiche.

Roberto Tripodi, robertotripodi@virgilio.it
3473904596, Presidente regionale ASASI
Preside ITI Volta Palermo
Consulente della V Comm. Legisl. A.R.S.