Tempi di correzione degli elaborati alquanto altalenanti e addirittura supersonici in Puglia. Sembrano irregolari le commissioni della Puglia e della Sicilia. Il riferimento è alla sentenza del Tar che in Toscana ha annullato il concorso.

 

 

Concorso ds: “alta velocità” nei tempi di correzione in Puglia e commissione discutibile anche in Sicilia. Ispezioni e perizie?

 

di Polibio – 10 maggio 2013

 

Tempi di correzione degli elaborati alquanto altalenanti e addirittura supersonici in Puglia. La “CAV” (correzione ad alta velocità), ma con gli effetti negativi derivanti dalla “LAV” (lettura ad alta velocità), lettura senza respiro (anche quando i caratteri sono minuti o le lettere dell’alfabeto risentono della grafia di chi le ha scritte a penna), nella regione dall’elevato numero di dirigenti preparatori di candidati al concorso per dirigente scolastico. Sembrano irregolari le commissioni della Puglia e della Sicilia. Il riferimento è alla sentenza del Tar che in Toscana ha annullato il concorso.

 

Si possono, pertanto, ritenere necessarie (e assolutamente dovute per quanto concerne la trasparenza dell’attività delle commissioni e la correttezza nel procedere alla lettura e alla valutazione dei singoli elaborati) ispezioni tecniche e perizie svolte da commissioni di esperti – incaricati, rispettivamente e in ordine alla corrispondente competenza, dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, dal capodipartimento del Miur per l’Istruzione, dal ministro dell’Istruzione – per verificare se i tempi indicati nei singoli verbali, comprensivi della parte necessaria per gli adempimenti burocratici prima e dopo la lettura degli elaborati, nonché delle “sospensioni” verbalizzate (e non considerando affatto le eventuali altre “sospensioni” per urgenti necessità fisiologiche non procrastinabili ad altro tempo distante un certo numero di ore) corrispondono oppure non corrispondono affatto (e addirittura potrebbero non corrispondere, con differenza alquanto rilevante e quindi essere in difetto per “velocità alquanto sostenuta”, al tempo oggettivamente necessario per una lettura sia pure ad “alta velocità”) a quello globalmente indicato in ciascuno dei verbali. E, se necessari, adottare i conseguenti adempimenti, anche per quanto concerne l’attivazione dei procedimenti di competenza e l’invio delle relazioni ispettive e delle perizie svolte dalle commissioni di esperti alle autorità competenti.    

Polibio è uno storiografo, attento ai documenti, fonti ufficiali primarie. Per quanto concerne la matematica, ha quelle conoscenze di base apprese durante gli anni giovanili e poi utilizzate nell’elaborazione di tabelle statistiche riguardanti la crescita demografica e l’alfabetismo, l’emigrazione e gli insediamenti, la dispersione scolastica e le differenze territoriali del tempo pieno nelle regioni e nelle province italiane, nei valori assoluti e nei valori percentuali. Pertanto, mentre ciò che è scritto in un documento ha valore assoluto se sono state correttamente utilizzate la grammatica e la sintassi, e soprattutto se è stato utilizzato il linguaggio corretto; per quanto riguarda la matematica, per esempio il tempo impiegato per la lettura di una pagina di un elaborato (o dell’intero elaborato), che deriva dalla “velocità” di chi legge (e resta da vedere se lui stesso comprende ciò che ha letto e se lo comprendono gli altri che stavano a sentirlo) e che giammai può essere una “velocità supersonica” (anche perché non sta in apnea, in sospensione dei movimenti respiratori per immersione subacquea), varia certamente da una a un’altra persona intenta alla lettura della stessa pagina, ma non può trattarsi se non di una differenza di pochissimi secondi.

Ecco, Polibio (anche con riferimento a quanto dal 29 aprile 2013, e nei giorni successivi, ha pubblicato in questo e in altri siti, dal titolo “Dirigenti scolastici: annullato dal Tar il concorso in Toscana. Commissione e correzioni irregolari”) ha ritenuto, a proposito dei tempi, di prestare attenzione a un certo numero di verbali delle sottocommissioni della regione Puglia e di elaborati di candidati, ovviamente ammessi a sostenere la prova orale, del concorso per dirigente scolastico.

 

Prima di dare conoscenza di quanto è emerso dal confronto fra i tempi e le diverse tipicità del lavoro giornaliero delle due sottocommissioni e i tempi “necessari” per la lettura degli elaborati – escludendo i tempi per i lavori preparatori e per quelli conclusivi, con o senza il dedicare a ciascuno degli elaborati, dopo la lettura, uno o due minuti per un minimo di discussione, per l’assegnazione e la trascrizione dei punti relativi agli indicatori di ciascuno dei criteri (complessivamente, 3 criteri e 7 indicatori nell’elaborato A; 2 criteri e 5 indicatori nell’elaborato B), per la somma dei punti relativi agli indicatori di ciascuno dei criteri e per quella generale derivante dalla somma dei punti dei criteri, avvero il totale dei punti, e inoltre per il giudizio sintetico, per la compilazione della scheda di valutazione, comprensiva di data e di firma dei componenti della commissione, compresa quella del/della segretario/a (peraltro, sempre presente durante la lettura ad alta voce, da parte del presidente o di uno dei due commissari, degli elaborati, certificata, unitamente alle altre attività e ai tempi, dalla sua firma e dalla sottoscrizione da parte dei tre componenti la sottocommissione) – Polibio ricorda ai suoi lettori che le sentenze emesse dal Tar della Toscana hanno posto in evidenza aspetti di notevole importanza: la composizione delle commissioni e delle sottocommissioni, le variazioni irregolari avvenute durante i lavori a seguito di dimissione del presidente. La censura che riguarda l’incompatibilità (così nella sentenza n. 00645/2013, Tribunale amministrativo regionale per la Toscana, Sezione Prima, depositata in segreteria il 19 aprile 2013)  è “manifestamente inammissibile” se chi era stato nominato commissario o commissario supplente “si è dimesso prima di svolgere attività in seno alla commissione”. Altrimenti, come sembra di poter dedurre, avrebbe causato, ancorché unico profilo di  illegittimità, e sia pure con dimissione durante l’iter della correzione delle prove scritte, “l’annullamento di tutte le operazioni concorsuali a partire dalla correzione delle prove scritte”.

Il pensiero era allora andato alla posizione del segretario generale della sezione italiana e presidente europeo di un’associazione professionale (l’Aede: Associazione europea degli insegnanti) quale componente della commissione d’esami nella regione Puglia (poi della prima sottocommissione), che ha partecipato all’intero percorso di lettura, di correzione e di valutazione degli elaborati assegnati alla prima delle due sottocommissioni.

Nella stessa sentenza del Tar per la Toscana è anche precisato che “coglie nel segno la censura riguardante il metodo seguito nella lettura e nella valutazione degli scritti”, poiché “la regola generale in materia di funzionamento delle commissioni di concorso è che le stesse si atteggino quali collegi perfetti in tutti i momenti in cui siano chiamate ad adottare determinazioni rilevanti, comprese la valutazione e la correzione delle prove scritte … Occorre cioè che la valutazione collegiale sia preceduta dalla lettura dell’elaborato da parte di tutti i commissari”. Pertanto, mancando l’unità della commissione durante la lettura ad alta voce dei singoli elaborati, né potrebbe svolgersi altrimenti, la censura di cui al ricorso è fondata: “risulta violato il principio del collegio perfetto” (così anche nella sentenza n. 00641/2013 e nella sentenza n. 00643/2013). Di qui, “l’annullamento di tutte le operazioni concorsuali a partire dalla correzione delle prove scritte”.

 Immaginiamo l’esistenza di un trio, di una trinità di persone sedute, per una “lettura silenziosa”, una accanto all’altra e una di esse al centro con l’elaborato in mano, debitamente sollevato per consentire agli altri due del trio di leggere con gli occhi deviati verso il foglio. Ebbene, in Puglia (seconda sottocommissione, verbale n. 10, 13 febbraio 2012), “nel corso della mattinata si rende necessario, per due volte, l’intervento di un collaboratore del dirigente scolastico del liceo ospitante, per risolvere un problema tecnico del computer che, inspiegabilmente, non riconosce, fin dall’inizio dei lavori, né le pendrives, né la stampante ad esso collegate” (sic); “durante gli interventi tecnici, il prof. … è affiancato dal segretario” (della sottocommissione) “e la Commissione continua ad operare con la lettura silenziosa degli elaborati”. Certo, il “continua ad operare con la lettura silenziosa” potrebbe far pensare alla “lettura silenziosa” come metodo (“continua con”), ben diverso da “continua ad operare, ma con lettura silenziosa degli elaborati”, “lettura silenziosa” che certamente è stata svolta soltanto nella circostanza dei due interventi del dirigente scolastico del liceo ospitante, ma immaginiamoci le posizioni assunte, ovviamente gomito a gomito, e la lettura trinitaria, soprattutto quanto si doveva voltare pagina.

Ma andiamo oltre, e passiamo alla composizione della commissione e delle sottocommissioni, e alla sostituzione del presidente dimissionario. Il 5 settembre 2011, per il direttore generale dell’Usr per la Puglia, Lucrezia Stellacci, il dirigente vicario Ruggiero Francavilla, decreta –  “visto il DPR 9.5.1994 n. 487, Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi” e “visto, in particolare, l’art. 9, comma 2, secondo il quale non possono far parte delle commissioni esaminatrici i componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione interessata al concorso, coloro che ricoprano cariche pubbliche o che siano rappresentanti sindacali o dirigenti delle confederazioni ed organizzazioni sindacali” – che “ai fini dell’art. 10 del DPR 140 del 10.7.2008 sono costituiti gli allegati elenchi”: “degli aspiranti a ricoprire l’incarico di presidente, forniti dei requisiti prescritti dal comma 3, prima parte, dell’art. 10 del DPR del 2008”; “degli aspiranti a ricoprire l’incarico di componente”; “degli aspiranti a ricoprire l’incarico di componente esperto di organizzazioni pubbliche o private”. “Tutti gli aspiranti sono inclusi negli elenchi con riserva di successivo accertamento delle situazioni di incompatibilità di cui al comma 2 dell’art. 9 del DPR 9.5.1994, n. 487, e agli artt. 51 e 52 del codice di procedura civile”.

 

Ebbene, il comma 2 dell’art. 9 del DPR 9.5.1994 n. 487 recita che non possono far parte delle commissioni esaminatrici “i componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione interessata” e, ma a differenza di quanto indicato nel decreto dell’Usr per la Puglia sottoscritto da Ruggiero Francavilla, che non possono far parte delle commissioni “coloro che ricoprano cariche politiche” (nel decreto Francavilla è scritto “cariche pubbliche”) “o che siano rappresentanti sindacali” (così anche nel decreto) “o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali” (espressione diversa da quella contenuta nel decreto) “o dalle associazioni professionali” (espressine che non c’è nel decreto Francavilla). Peraltro, il comma 3, lettera e, dell’art. 35 del d.lgs 165/2001, come modificato e integrato anche dal d.lgs 150/2009, recita che i componenti delle commissioni debbono essere “scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali”.

 

E allora il pensiero ritorna alla posizione del segretario generale della sezione italiana e presidente europeo di un’associazione professionale (l’Aede: Associazione europea degli insegnanti), prof. Silvano Marseglia, classe 1939, aspirante a ricoprire l’incarico di componente della commissione d’esami nella regione Puglia, sia di dirigente scolastico a riposo dall’1.9.2009 ma con anzianità di servizio di almeno dieci anni, sia di esperto di organizzazioni pubbliche e privato (e quale esperto di organizzazioni pubbliche o private chiamato a ricoprire l’incarico di componente della commissione, poi della prima sottocommissione, partecipando all’intero percorso di lettura, di correzione e di valutazione degli elaborati assegnati alla prima delle due sottocommissioni). E la domanda sorge spontanea: il segretario generale della sezione italiana e presidente europeo di un’Associazione europea degli insegnanti è compatibile con l’incarico di componente, nella qualità di “esperto di organizzazioni pubbliche”, e dirigente scolastico a riposo, della commissione del concorso per dirigenti scolastici? Presentando la richiesta a ricoprire l’incarico di commissario, ha evidenziato la sua posizione di “primus super partes” dell’associazione professionale di insegnanti in Italia e in Europa? Certo, essendo il segretario generale della sezione italiana e presidente europeo, poteva designare un associato (il quale, però, non poteva essere nominato commissario), ma per quanto lo riguardava gli bastava presentare la richiesta di nomina (i suoi ruoli di vertice in Italia e in Europa rendevano impossibile qualsiasi forma di designazione da parte di chicchessia). C’erano tanti altri aspiranti a ricoprire l’incaric o di commissario, ma è stato scelto lui.

Da parte del direttore generale dell’Usr per la Puglia, Lucrezia Stellacci, l’1 agosto 2011 era

stato evidenziato che i due componenti della commissione “sono scelti uno fra i dirigenti scolastici con anzianità di ruolo di almeno cinque anni e l’altro fra esperti di organizzazioni pubbliche o private con competenze in campo organizzativo e gestionale, dirigenti tecnici o dirigenti amministrativi. Per i dirigenti tecnici, amministrativi e scolastici si richiedono documentate competenze nella organizzazione, gestione e direzione di sistemi complessi e un’anzianità nel ruolo di almeno cinque anni” (art. 10, comma 4, del DPR 10 luglio 2008, n. 140). Quindi, per i dirigenti scolastici sono necessarie e pertanto richieste “documentate competenze nella organizzazione, gestione e direzione di sistemi complessi e un’anzianità nel ruolo di almeno cinque anni”, che certamente non coincidono con la funzione di dirigente scolastico, altrimenti, se invece coincidessero, basterebbero soltanto “almeno cinque anni” nel ruolo di d.s.

 

Nella domanda di iscrizione nell’elenco regionale degli aspiranti alla nomina nelle commissioni di concorso, in calce alla stessa e subito dopo l’autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del d.lgs del 30 giugno 2003, c’è un “N.B. Tale domanda sarà ritenuta valida solo se regolarmente corredata di curriculum vitae inviato, in formato pdf, al seguente indirizzo email: drpu@postacert.istruzione.it”. Nei siti internet non risultano più

presenti determinati “curricula vitae”. Ma sarebbe il caso che sia data ampia trasparenza alle “documentate” competenze nella organizzazione, gestione e direzione di sistemi complessi.

Così nella sentenza n. 00641/2013 del Tar per la Toscana: “il Presidente non possiede la qualifica richiesta” e “gli altri due componenti rappresentano una sola delle due categorie contemplate dalla norma (sono entrambi infatti dirigenti scolastici)”.  La commissione, dopo la sostituzione del presidente, a seguito di dimissioni, non è conforme alla previsione dell’art. 10 del D.P.R. n. 140/2008. La commissione giudicatrice del concorso era originariamente composta “nelle persone del prof. Giuseppe Parlato (docente universitario, presidente), della prof.ssa Elisabetta Bonalumi (dirigente scolastico) e del dott. Sesto Vigiani (dirigente tecnico). A seguito delle dimissioni del presidente Parlato, il Direttore generale dell’U.S.R., con decreto n. 27 del 2/4/2012, ha nominato presidente il dott. Sesto Vigiani, integrando il collegio con la nomina a componente del prof. Paolo Calusi (dirigente scolastico)”. Ciò ha portato alla sentenza con la quale il Tar per la Toscana  ha deciso “l’annullamento di tutte le operazioni concorsuali a partire dalla correzione delle prove scritte”. “L’art. 10 del D.P.R. n. 140/2008 … stabilisce, ai commi dal terzo al quinto, che il presidente delle commissioni esaminatrici è scelto tra i professori di prima fascia di università statali o equiparate, tra i magistrati amministrativi o contabili o avvocati dello Stato, ovvero tra i dirigenti di amministrazioni pubbliche che ricoprano o abbiano ricoperto un incarico di direzione di uffici dirigenziali generali; e che, in carenza di personale delle qualifiche citate, la funzione di presidente è esercitata dai dirigenti amministrativi o tecnici o scolastici con una anzianità di servizio di almeno dieci anni. Gli altri due componenti sono scelti uno fra i dirigenti scolastici e l’altro tra esperti di organizzazioni pubbliche o private con competenze in campo organizzativo o gestionale, dirigenti tecnici o dirigenti amministrativi”.

Nella sentenza è precisato: “Le disposizioni dianzi richiamate rivelano l’esigenza che nella composizione della commissione sia riflessa la compresenza di professionalità differenziate quanto complementari, nel senso di affiancare al presidente – scelto fra soggetti non necessariamente muniti di specifiche conoscenze nel campo della dirigenza e dell’organizzazione scolastica, ma qualificati per assumere il ruolo di coordinamento e guida richiesto dalla funzione – due componenti di estrazione non omogenea, in modo da veder rappresentate in seno all’organo sia le competenze specifiche nell’ambito scolastico, sia quelle tecnico-gestionali e amministrative di carattere generale. Le medesime disposizioni disegnano, peraltro, un’alternativa residuale per l’ipotesi in cui la carenza di aspiranti al ruolo di presidente costringa ad attingere a personale estraneo alle categorie indicate in via principale: in tale evenienza, peraltro, il dato di rilievo non risiede tanto nella diversa estrazione professionale della figura investita della funzione presidenziale, quanto nel fatto che l’estrazione del presidente può – beninteso, fisiologicamente – finire per coincidere con quella di uno dei due commissari rimanenti, fatta salva la diversa anzianità minima di servizio (dieci anni per i dirigenti chiamati alla funzione di presidente, cinque anni per quelli chiamati alla funzione di commissario). Il chiaro tenore letterale del citato art. 10, sintomatico del favor riservato dal regolamento all’opzione indicata come primaria, rende in ogni caso evidente l’assenza di discrezionalità nella scelta dei componenti la commissione e, segnatamente, del presidente, il cui nominativo può essere attinto tra i dirigenti con anzianità di servizio decennale soltanto laddove si verifichi l’indisponibilità di aspiranti tra i professori universitari, i magistrati, i dirigenti generali”.

“Se così è,” – così procede la sentenza – “non può che concludersi per l’illegittimità della sostituzione del dimissionario presidente della Commissione esaminatrice, prof. Parlato, effettuata dal Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale della Toscana con l’impugnato decreto del 2 aprile 2012. La decisione di procedere alla sostituzione con altro componente la commissione … non risponde, invece, agli unici criteri dettati dalla disciplina regolamentare per la nomina del presidente della commissione e, in particolare, non dà alcun conto della sussistenza nel caso concreto dei presupposti legittimanti la scelta di un dirigente con anzianità decennale, vale a dire l’assenza di aspiranti disponibili nelle categorie di dipendenti pubblici al cui interno la ricerca del nuovo presidente avrebbe dovuto essere condotta in via privilegiata (così come era stato fatto per il presidente originario)”.

Pertanto, “violazione del comma 4 dell’art. 10, che impone di selezionare i componenti tra diverse categorie di aspiranti, mentre con il decreto del 2/4/2012 sono stati nominati componenti due dirigenti scolastici”. Inoltre, poiché “è vero che nell’elenco degli aspiranti … figurava un solo dirigente tecnico … mentre tutti gli altri avevano qualifica di dirigente scolastico”, “proprio per questo il dott. Vigiani avrebbe dovuto essere mantenuto nell’incarico originario assegnatogli”.

 

In Sicilia, a seguito delle dimissioni del presidente, professoressa Ida Angela Nicotra, ordinario di Diritto costituzionale presso l’università di Catania, è stato nominato presidente il dott. Nicola Nicoletti, dirigente tecnico in quiescenza, che nella commissione originaria, poi diventata prima sottocommissione, era componente insieme alla prof.ssa Giuseppa Milazzo, dirigente scolastico (perfettamente rispondente all’art. 10 del D.P.R. n. 140/2008, così come la seconda sottocommissione, composta dalla prof.ssa Irene Iannello, dirigente scolastico in quiescenza, e dal prof. Orazio Lombardo, esperto di organizzazioni pubbliche e private, dirigente scolastico in quiescenza, e soltanto come dirigente scolastico in quiescenza indicato nel successivo ddg 23838 del 28 dicembre 2012; ma sono entrambi indicati soltanto quali dirigenti scolastici il prof. Fausto Clemente e la prof.ssa Maria Rita Moschetti nel ddg 8170 del 16 maggio 2012 che li nomina membri supplenti della seconda sottocommissione esaminatrice).

Col ddg 16005 del 7 settembre 2012, nonostante che nell’elenco degli aspiranti alla nomina vi fossero circa 50 candidati, tra i quali anche professori ordinari di Università, il dott. Nicola Nicoletti, che era componente della prima sottocommissione, è stato nominato presidente. Di conseguenza, i due componenti della prima sottocommissione (la prof.ssa Giuseppa Milazzo e la prof.ssa Maria Rita Moschetti, già componente supplente della stessa sottocommissione) sono entrambi soltanto dirigenti scolastici. Esattamente, si potrebbe dire, come in Toscana, regione nella quale il Tar ha pronunciato la sentenza di annullamento di “tutte le operazioni concorsuali a partire dalla correzione delle prove scritte”.  

E veniamo al “mistero” dei tempi di correzione degli elaborati in Puglia, a parte quello della “prima valutazione” di 62 elaborati il 10 gennaio 2012 – che doveva essere seguita da “rivisitazione”, decisa all’unanimità dalla prima sottocommissione (De Natale, De Masi, Marseglia) anche per i 24 elaborati “valutati” il 9 gennaio 2012, “rivisitazione” che però non c’è stata e il “mistero” è tuttora irrisolto, ma soltanto il 24 aprile 2012, pochi giorni prima della pubblicazione dei risultati, la commissione, peraltro modificata a seguito delle dimissioni della professoressa De Masi, ha senza alcuna motivazione deciso “di non dover procedere alle revisione degli elaborati stabilita nella seduta del 10.01.2012”.

 

Il 10 gennaio 2012, la prima sottocommissione giudicatrice (presidente la prof.ssa Maria Luisa De Natale, commissari la prof.ssa Fiorentina De Masi e il prof. Silvano Marseglia: l’originaria e adesso la prima delle due sottocommissioni) ha “lavorato” – comprese le operazioni di apertura dell’aula e dell’armadio in cui erano custoditi i plichi contenenti gli elaborati, di verifica dell’integrità dei plichi contenenti gli elaborati, di apertura dei plichi e di applicazione dei contrassegni sulle buste e sugli elaborati, di immediata collocazione delle buste chiuse contenenti i dati anagrafici in una cassetta munita di chiave, dei punti e dei giudizio sintetico relativi a ciascuna prova scritta, di impacchettamento degli elaborati e delle buste chiuse, di ricollocazione nell’armadio blindato del pacco contenente gli elaborati e del pacco contenente le buste – per 7 ore e 15 minuti. Un tempo comprendente anche le avvenute interruzioni (e forse anche quelle per necessità fisiologiche e alimentari dei componenti della sottocommissione ci saranno state), con sospensione, alle ore 8,30, della lettura degli elaborati, “per l’ingresso di due tecnici, incaricati dal preside dell’istituto ospitante, su richiesta effettuata dalla commissione, al fine di rendere fruibile da parte della commissione, il computer e la relativa stampante, allocati nell’ambiente attiguo e comunicante con quello ove si svolgono i lavori”.

Nuova interruzione alle ore 11,15, perché è arrivato il direttore dell’Usr “accompagnato dall’economo del medesimo ufficio per prendere visione dell’ambientazione ove si svolgono i lavori”. E in quella sede “si condividono perplessità circa la sicurezza dell’armadio in cui sono contenuti i documenti di lavoro”, e pertanto “il Direttore si reca con la Presidente dal preside del liceo ‘Salvemini’ per valutare la possibilità di trasferire l’armadio cassaforte, già utilizzato nella prima fase dei lavori, nell’aula multimediale”. Di seguito, “sentito il personale ausiliario, il Preside dispone l’immediato trasferimento dell’armadio in questione, a garanzia ulteriore della sicurezza dei lavori concorsuale”.

“La commissione riprende, quindi, i lavori”, procedendo “alla lettura e ad una prima valutazione degli elaborati contrassegnati dal n. 13 al n. 43, perché la Commissione decide all’unanimità che i compiti valutati in data odierna nonché quelli valutati il 9.1 u.s. saranno rivisti in giornate successive allorquando saranno stati acquisiti ulteriori elementi di giudizio in ordine all’andamento complessivo degli elaborati”. “Le schede di valutazione” – così nel verbale – “sono, comunque, allegate al presente verbale, di cui costituiscono parte integrante”.

Naturalmente, rappresentavano una traccia, una bozza, erano necessarie per la “revisione” degli stessi elaborati “in giornate successive”. Ma poiché la “revisione” non c’è stata, le schede di valutazione non rappresenterebbero altro se non “appunti”.

 

E passiamo ai tempi di correzione. Per la lettura dei 62 elaborati – detratti un’ora e quindici minuti impiegati per svolgere le già indicate e verbalizzate incombenze, comprese le interruzioni – sarebbero state impiegate 6 ore (360 minuti), comprensive del tempo assolutamente e oggettivamente necessario (un minuto o due minuti per ciascuno degli elaborati, corrispondenti a 62 o a 124 minuti complessivi: un’ora e due minuti o due ore e quattro minuti, e pertanto per la “lettura” sarebbero state impiegate poco più di 5 o addirittura poco più di quattro ore) e pertanto destinato a un minimo di discussione, all’assegnazione e alla trascrizione dei punti relativi agli indicatori di ciascuno dei criteri (complessivamente, 3 criteri e 7 indicatori nell’elaborato A; 2 criteri e 5 indicatori nell’elaborato B), alla somma dei punti degli indicatori di ciascuno dei criteri e di quella generale derivante dalla somma dei punti dei criteri, ovvero il totale dei punti, e inoltre al giudizio sintetico, alla compilazione della scheda di valutazione, comprensiva di data e firma dei componenti della commissioni e del/della segretario/a, per ciascuno degli elaborati.

 

Ebbene, per leggere, con “speditezza” e senza la benché minima pausa, anche se alcune parole sono difettosamente pronunciate (e resta da immaginare quanto è compreso da chi legge in fretta e da chi ascolta quella lettura, e non saprà mai nulla sul rispetto della punteggiatura, sull’uso della lettera maiuscola o della lettera minuscola, su eventuali errori di grammatica e di sintassi sui quali ha sorvolato il rapido lettore oppure ha letto “correggendo” ciò che era scorretto), una pagina dalla scrittura piccola occorrono 2 minuti, se la scrittura è relativamente grande occorrono 1 minuto e 40 secondi. Se la scrittura è piccola, l’elaborato è mediamente costituito di 6 pagine, che diventano 8 se la scrittura è relativamente grande.

Pertanto, le pagine complessive dei 62 elaborati “letti” e “valutati” il 10 gennaio 2012, in media ciascuno di 6 pagine dalla scrittura piccola, sono 372; sarebbe 496 pagine dalla scrittura relativamente grande. Per la lettura delle 372 pagine dalla scrittura piccola, mediamente 2 minuti per ciascuna pagina, occorrerebbero 12 ore e 22 minuti; per la lettura delle 496 pagine dalla scrittura relativamente grande, mediamente 1 minuto e 40 secondi per ciascuna pagina, occorrerebbero circa 13 ore; a cui, rispettivamente, aggiungere 62 minuti o 124 minuti (un’ora e due minuti, due ore e 4 minuti) per i tempi necessari all’attribuzione dei punti, alla somma dei punti e al giudizio di valutazione descritti nel paragrafo precedente. I totali diventerebbero 13 ore e 24 minuti o 14 ore e 26 minuti, oppure 14 ore e 2 minuti o 15 ore e 4 minuti.

 

Se la seduta è durata complessivamente, tutto compreso, 7 ore e 15 minuti – come certificato dal verbale realizzato dalla segretaria e sottoscritto anche da tutti i componenti della sottocommissione, che peraltro firmano le schede di valutazione e siglano la prima delle quattro pagine di ciascuno dei fogli di carta protocollo utilizzati dai singoli candidati, e in tutte le pagine di ciascuno degli elaborati viene scritto il numero di riferimento, necessario per la successiva operazione di conoscenza dell’autore/autrice –, e se le ore per la lettura, detratte le incombenze e le interruzioni, sarebbero state 6 o poco più (in tal caso, comunque, senza alcun secondo per le operazioni di valutazione, e invece a ciascuno degli elaborati dovevano essere dedicati da uno a due minuti, e pertanto il tempo di “lettura” scenderebbe a poco più di 4 o di 5 ore), né potrebbe essere altrimenti data l’esistenza del verbale, come dobbiamo qualificare il verbale? Sono necessarie, anche in autotutela personale e dell’ente pubblico (Usr e Miur) rappresentato, ispezioni tecniche, perizie e relazioni alla magistratura e alla Corte dei conti? Sembrerebbe di sì. Anche perché, nonostante il caso del 10 gennaio 2012, riguardante la prima sottocommissione, appaia alquanto eclatante, non è il solo a destare perplessità.

 

Delle due sottocommissioni, è la seconda ad attenersi ai tempi concordati e deliberati per la durata dell’attività di correzione e di valutazione, sostanzialmente dalle 8 alle 18,45, con 15-20 minuti di interruzione, o dalle 8,15 alle 13,20, pur con eccezioni. E c’è da dire che, fatti i dovuti calcoli, sottraendo i tempi per le attività preliminari e per quelle conclusive, nonché uno o due minuti per la valutazione (comprensiva di punti, di somme e di giudizio), la lettura media di una pagina varia da 2 minuti e 12 secondi (13 minuti complessivi) a 2 minuti e 40 secondi (16 minuti complessivi) se alla valutazione dell’elaborato è stato riservato 1 minuto, e da 2 minuti e 3 secondi (12 minuti e 20 secondi complessivi) a 2 minuti e 30 secondi (15 minuti complessivi) se alla valutazione del singolo elaborato sono stati riservati 2 minuti.

 

Nella prima sottocommissione – che, come risulta da almeno 15 verbali, inizia le attività preliminari alle 7,45 (ma qualche volta alle 7,17, alle 7,30, alle 8, alle 8,45, e anche alle 13 ma in tal caso conclude i lavori alle 19,30) e conclude i “lavori” tra le 11,50 e le 12,40, e talvolta alle 13,30, alle 14,45 o alle 15,55, quando, con un intervallo di 15 minuti, non le conclude alle 18,30 o alle 18,45 – i tempi sono sostanzialmente diversi, fermo restando il “fenomeno” del 10 gennaio 2012, puntualmente descritto. Alla lettura di 44 elaborati, escluso un minuto per la valutazione, 1 minuto e 20 secondi a pagina; esclusi due minuti per la valutazione, 1 minuto e 10 secondi a pagina, a gennaio. Nella seconda metà del mese di marzo, alla lettura di 46 elaborati, escluso un minuto per la valutazione, 2 minuti a pagina; esclusi due minuti per la valutazione, 1 minuto e 50 secondi  a pagina. Tra la fine del mese di gennaio e la prima metà del mese di febbraio, sempre riferendoci agli stessi parametri, 1 minuto e 50 secondi o 1 minuto e 34 secondi a pagina. Nella seconda metà del mese di aprile, 1 minuto e 53 secondi o 1 minuto e 43 secondi a pagina, oppure 1 minuto e 57 secondi o 1 minuto e 47 secondi a pagina. E ci sono anche 1 minuto e 50 secondi o 1 minuto e 40 secondi a pagina; ma anche 2 minuti e 7 secondi o 1 minuto e 57 secondi a pagina; 2 minuti e 10 secondi o 2 minuti a pagina.

E proviamo a immaginare cosa possa essere avvenuto, riferendoci alla lettura degli elaborati e alle attività di valutazione, all’attribuzione dei punti e al giudizio complessivo, quando la giornata di lavoro è cominciata tra le 7,30 e le 8 ed è terminata (intervallata da una pausa di 10, 15 o 20 minuti) alle 18,30 o alle 18,45.    

    

Insomma, una strana altalena. Con lettura di elaborati in tempi “incredibili”. Ci sarebbe tanto da destare il legittimo sospetto che la commissione potrebbe aver fatto ricorso alla “lettura” degli elaborati effettuata da uno soltanto dei commissari (il quale, per così dire, avrebbe riferito agli altri) e che pertanto la valutazione collegiale – di qui la necessità della “rivalutazione” rinviata a data da destinarsi, ma non avvenuta – potrebbe non essere stata preceduta dalla lettura del singolo elaborato da parte di tutti i commissari, ovvero “da parte del collegio in ciascuno dei suoi componenti”.

 

Se la “lettura” dei 62 elaborati (10 gennaio 2012) si è svolta in quattro o, se si vuole essere generosi, in cinque ore, corrispondenti, rispettivamente, a 240 e a  300 minuti, e se teniamo presente che la media della stesura degli elaborati corrisponde a 6 pagine (molte delle quali con grafia minuta), e quindi le pagine “lette” sarebbero 372; dividendo il numero delle pagine per 300 (minuti), ovvero per 18.000 (secondi), abbiamo un quoto di 48 secondi (48 secondi per la “lettura” di una pagina; 39 secondi se i minuti fossero 240 e quindi 14.400 i secondi). Leggendo velocemente, e conseguentemente comprendendo non perfettamente, occorre un tempo anche più del triplo rispetto a 39 secondi e abbastanza più del doppio rispetto a 48 secondi. Lo stesso criterio, ovviamente con tempi diversi, può essere applicato a tutti gli altri casi.

 

Provare per credere, e conseguentemente provvedere, l’Usr per la Puglia (ed  eventualmente anche altri uffici scolastici regionali) e il Miur, in termini di legge, anche con trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica e alla Procura regionale della Corte dei conti per le eventuale determinazioni di competenza, ovviamente se il sospetto si concretizzasse in verità. Accertare il tempo è facile: nomina di un consulente o di una commissione di tre consulenti, con affiancato un ispettore tecnico, per svolgere una lettura puntuale e completa degli elaborati.

Non c’è alcun dubbio che la “stringatezza dei tempi di correzione degli elaborati         costituisce vicenda normalmente sottratta al controllo di legittimità e che la relativa censura deve essere ritenuta inammissibile, ove si prospetta non in relazione ad un dato assoluto (tempo effettivamente occorso), ma ad un dato relativo (tempi medi di correzione), facendo risaltare l’assenza di alcuna prova o silenzio dell’asserita incongruità del tempo occorso alla correzione delle prove della parte interessata, risultando dai verbali solo l’indicazione del tempo occorso alla correzione degli elaborati svolti da un certo numero di candidati”. Ma nel caso di specie, ci troviamo di fronte a quello che sembra essere un dato assoluto (tempo effettivamente occorso per la completa lettura di ciascuno degli elaborati e complessivamente di tutti gli elaborati).

Un dato globale. Un dato assoluto che trova riferimento nel tempo certificato nei singoli verbali delle sottocommissioni, soprattutto della prima delle due sottocommissioni, con differenze notevoli tra il tempo dell’effettiva e quindi completa lettura degli elaborati e quello certificato nel corrispondente verbale. Di un determinato giorno e di altri giorni. Se, per esempio, solo per la lettura completa di un determinato numero di elaborati, tutti quelli programmati per uno dei giorni della settimana, a parte il tempo complessivo per la loro valutazione e sottratto quello necessario per le altre attività preliminari e conclusive, occorrerebbero 13 ore, oppure 12, 11, 10, 9, 8, 7 ore, e invece dai verbali risulta che i tempi addirittura complessivi di tutte le attività (integrale lettura degli elaborati compresa) sono stati anche parecchio meno (fino alla metà e anche al di sotto della metà), allora è necessario che l’Ufficio scolastico regionale e il Miur assumano le determinazioni necessarie e con seguenti.

 

Peraltro, la lettura dei singoli elaborati non può che essere integrale, perché necessaria, e finalizzata, all’assegnazione di punti, differenziati da 1 a 4, da 1 a 5, da 1 a 4, rispettivamente, nei tre indicatori del criterio 1, nei due indicatori del criterio 2 e nei due indicatori del criterio 3 per l’elaborato A, potendo ottenere da 7 a 30 su 30 (corrispondenti da 2,33 a 10 su 10), nonché nei tre indicatori del criterio 1 e nei due indicatori del criterio 2 per l’elaborato B, potendo ottenere, anche in questo elaborato, da 7 a 30 su 30 (sempre corrispondenti da 2,33 a 10 su 10).

Pertanto, se il tempo per la lettura degli elaborati (addirittura senza aggiungere almeno un minuto per la valutazione di ciascuno di essi) risulta anche quasi più del doppio o il triplo del tempo, complessivamente verbalizzato, dall’inizio alla fine dei “lavori”, allora potrebbe esserci qualcosa che viola, e magari viola pesantemente, i diritti dei candidati, le norme di legge amministrative, civili, penali, della contabilità erariale, arrecando comunque gravissimo danno all’immagine dell’amministrazione pubblica e ai candidati.

 

Polibio, esercitando legittimamente il diritto di critica, in questo caso rivolto al comportamento di chi ha ricoperto e/o ricopre incarichi e cariche pubbliche e istituzionali, e con l’unico intento di portare a conoscenza della pubblica opinione e delle autorità interessate episodi e comportamenti che gli sembrano lesivi della corretta gestione dell’attività pubblica, ritiene che su quanto indicato, pur potendo essere non assolutamente perfetto, sia necessario fare chiarezza.

E che sia altrettanto necessario fare chiarezza, oltre che in Puglia, anche in Sicilia, in Calabria, in Campania, in Lombardia, nel Lazio e in altre regioni, sulla composizione delle commissioni e sulle sostituzioni, sugli esperti con “documentate competenze nella organizzazione, gestione e direzione di sistemi complessi”, sui tempi complessivi di integrale lettura giornaliera degli elaborati di cui al relativo verbale, sui verbali delle commissioni e delle sottocommissioni. E su altro ancora, compreso il “vortice” delle preparazioni svolte da dirigenti scolastici, evidentemente per conto di terzi, retribuite e quindi da fiscalizzare, nei corsi organizzati anche da presidenti e/o da vicepresidenti di associazioni di scuole autonome o comunque consorziate, con quote di iscrizione e di frequenza ai corsi pagate, nella misura da 300 a 800 euro, da ciascuno dei candidati al concorso a mezzo di bonifico bancario presso uno degli istituti di credito operanti nelle sedi territorialmente differenziate nelle quali, all’interno di un istituto scolastico statale, i corsi sono stati svolti.

 

Catania, 10 maggio 2013 

Polibio

polibio.polibio@hotmail.it

 

Polibio informa i suoi lettori che presto sarà attivato il sito http.//www.polibio.net. Si sta provvedendo a inserire in archivio tutti gli articoli da lui scritti dal 10 luglio 2010 a oggi.