L’articolo pubblicato su “La Sicilia” nell’edizione del 6 gennaio u.s a firma di M.C. sulla problematica dei docenti che ricoprono ancora il posto di dirigenti nonostante il CGA abbia annullato gli atti concorsuali, lascia chiaramente vedere quanto poco spazio sia rimasto alla legalità oggi in Italia…(RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DAL COLLEGA GIUSEPPE D’URSO)

 

 

La posizione assunta dai deputati nazionali e regionali, primo tra tutti l’On Leanza, lascia esterrefatti per la gravità delle affermazioni oltre che per la palese infondatezza delle stesse.

I dirigenti, dei quali parla l’On. Leanza, sono degli insegnanti che si trovano a ricoprire il posto abusivamente perché sono stati arbitrariamente tenuti in servizio con atti illegittimi ed in violazione del disposto della magistratura, dalla Direzione regionale prima, che ha gravi responsabilità sulla non corretta gestione del concorso, e poi dal Parlamento che, volendo tutelare le mogli, le sorelle e gli amici degli amici di alcuni parlamentari come a suo tempo denunziato al Presidente della Camera ed al Presidente della Repubblica, ha adottato in prima ed in seconda battuta una norma palesemente incostituzionale che viola il disposto dell’art.3 e dei commi 1° e 3° dell’art. 97 della Costituzione.

Assurdo e destituito di fondamento parlare del caos in cui si verrebbero a trovare le scuole siciliane se tali docenti che ricoprono in atto illegittimamente la qualifica di dirigenti scolastici, venissero rispediti ai propri ruoli. Infatti, per legge le scuole, in esito alla sentenza esecutiva e definitiva, ritualmente notificata all’amministrazione, avrebbero dovuto essere date a reggenza o assegnate ai dirigenti legittimamente nominati nel concorso riservato.

Chi parla di caos lo fa perché non conosce lo schema di funzionamento della scuola dove il dirigente è solo uno delle componenti dell’architettura organizzativa dell’Istituzione scolastica in quanto, oltre a tale figura ci sono il Consiglio d’Istituto, il Collegio dei docenti, il Consiglio di Classe, il DSGA, i collaboratori con delega alla sostituzione del Dirigente, le funzioni strumentali, tutti organi che hanno competenze indipendenti o concorrenti con quelle del dirigente volte alla gestione della scuola. Sarebbe oltremodo grave, invece, se tali affermazioni fossero il frutto di mala fede al solo scopo di arrecare nell’opinione pubblica una condizione di allarme sociale del tutto inesistente.

I 426 dal ripristino della legalità non subirebbero alcun danno poiché tornerebbero a fare i docenti in attesa di rifare il concorso che, se sono così bravi come dicono di essere, non dovrebbero avere alcuna difficoltà a superare nuovamente. Forse, invece, temono che una commissione che finalmente esprima il suo giudizio correttamente alla presenza di tutti i componenti e dopo aver letto il tema in tempi adeguati e non nei due minuti e mezzo mediamente impiegati dall’altra commissione, possano avere minori possibilità di assurgere al ruolo di “vincitori”.

I rappresentanti del popolo che hanno approvato norme incostituzionali e che attaccano la magistratura rea di aver applicato la legge al solo fine di difendere l’interesse di questi 426, tra cui è bene ricordare c’è la moglie di qualche deputato regionale, la sorella di qualche deputato nazionale o il fratello di qualche senatore, nessuna azione hanno invece proposto a difesa di quei 40.000 docenti che, da precari, sono stati barbaramente licenziati senza possibilità di appello. Docenti che hanno perso il posto ed anche la dignità di lavoratori. Nulla dicono questi parlamentari sulla situazione di sfascio totale della scuola che seguirà a quella che non è una riforma, ma piuttosto uno processo di ristrutturazione aziendale che, come è noto, comporta il licenziamento di migliaia di lavoratori e la perdita di qualità del prodotto. Si perderanno migliaia di ore di lezione, si perderanno nei prossimi anni migliaia di cattedre, di posti di lavoro per bidelli, per applicati di segreteria, per assistenti tecnici. Questi deputati regionali, senatori e deputati nazionali si preoccupano, invece di salvaguardare non il posto, ma la posizione di 426 persone che hanno “vinto” illegittimamente un concorso che è stato annullato per gravi vizi non solo formali come vogliono far credere i 426, ma di sostanza.

La legge recentemente promulgata dal Presidente della Repubblica che mantiene illegittimamente in servizio questi insegnanti con la qualifica di dirigenti, oltre che essere palesemente incostituzionale, viola anche i diritti dei dirigenti di ruolo legittimamente e correttamente in servizio perché vengono privati del loro sacrosanto diritto di chiedere trasferimento nelle sedi che in virtù della sentenza sono libere, ma che il Parlamento in violazione della Costituzione, ha ritenuto di bloccare. In parole povere,per esempio, il posto di una scuola diretta da uno dei vincitori non potrebbe essere dato in mobilità ad un dirigente di ruolo perfettamente in servizio, perché per legge dovrà essere mantenuto a disposizione di una docente che non ha alcun titolo per svolgere le funzioni di dirigente,essendo il suo diritto fondato su un atto rimosso dall’ordinamento perché annullato dalla magistratura.

Il principio cui tutti i cittadini devono uniformarsi è che le sentenze, favorevoli o sfavorevoli, vanno rispettate e che non bisogna andare dal politico di turno per fare emanare delle leggi ad personam, palesemente incostituzionali, per mantenere la posizione di prestigio a scapito di tanti altri che avrebbero meritato di stare in quel posto, ma che “non si sa” per quale ragione non ci sono rientrati.

Un uomo di scuola, che discute di legalità e di giustizia, non dovrebbe perorare cause basate su atti illegittimi e caldeggiare leggi incostituzionali. Chi vuole mantenere la sua poltrona sulla base di un atto illegittimo, svilendo il disposto della magistratura e pretendendo che vengano emanate norme incostituzionali, non fa certamente cosa meritoria e non dovrebbe avere seguaci.

Da sottolineare che nella vicenda in questione a favore dei 426 hanno parlato solo deputati digiuni di diritto e mai giuristi, amministrativisti o costituzionalisti.
Giuseppe D’Urso
g.durso@tiscali.it