Concorso DS in Calabria: quegli “errori” passati inosservati !…(inviato in redazione dalla collega Antonella Mongiardo)

 

 

 

Dopo la sentenza del Tar Calabria, che ha rigettato le istanze di annullamento della procedura concorsuale avanzata da un gruppo di candidati bocciati alle prove scritte, sulla vicenda calabrese sembrava fosse ormai calato il sipario. Ma la decisione del Tribunale amministrativo regionale ha ingenerato non poche polemiche e perplessità nel mondo della scuola, che potrebbero dar luogo a nuove azioni legali, aprendo la strada a diversi scenari. Ad aver ridestato nei candidati non idonei la voglia di riprendere a lottare sono state le recenti notizie relative agli esiti del concorso a preside tenutosi in Campania, dove i tanti esposti inviati alla Procura della Repubblica hanno consentito alla Guardia di Finanza di aprire un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità.

Nei suddetti esposti si puntava il dito, in particolare, contro la presunta incompatibilità di alcuni membri della commissione: un componente risultava dirigente scolastico referente di un sindacato; un altro aveva fatto parte del comitato scientifico ed era stato docente di un corso di preparazione al concorso; un altro membro della commissione aveva svolto un master di preparazione al concorso, al quale avevano partecipato nove candidati risultati idonei. In quel caso, le circostanze accertate erano state motivo di sospensione del concorso da parte del Tar.

Circostanze simili sono state a suo tempo denunciate pubblicamente anche nell’ambito della vicenda concorsuale calabrese, ma con esito ben diverso.

Dopo la pubblicazione dell’elenco degli ammessi agli orali, si è scatenata sull’ufficio contenzioso dell’USR Calabria una gran tempesta di richieste di accesso a elaborati e verbali da parte di candidati che non si capacitavano di essere stati esclusi. Così, visionati i documenti concorsuali, sono stati inoltrati parecchi ricorsi, individuali e collettivi, tesi a far luce su alcuni aspetti alquanto “oscuri” della selezione. Innanzitutto, una circostanza da molti ritenuta “anomala”. Nel marzo 2011, l’Università Magna Graecia di Catanzaro, in collaborazione con l’USR Calabria, ha organizzato un corso di perfezionamento, a pagamento, il cui responsabile scientifico è stato il prof. Antonio Viscomi. Il corso era formalmente intitolato “Per dirigenti scolastici” ma in realtà poi è stato esteso anche a docenti con funzioni vicarie. Ebbene, dodici di questi docenti vicari sono stati successivamente ritrovati nell’elenco degli ammessi alle prove orali del concorso, presiedente lo stesso Viscomi, e nove di loro sono risultati idonei. Il prof. Viscomi aveva accettato l’incarico di presidente del concorso, benché tra i concorrenti ci fossero dei partecipanti al corso di formazione da lui stesso organizzato mesi prima.

Nel marzo 2012 l’USR Calabria ha promosso un corso di formazione per dirigenti scolastici, che prevedeva una serie di seminari da svolgersi in diverse città calabresi. In tali incontri il relatore è stato il Prof. Antonio Viscomi. Nella scheda illustrativa del corso, alla fine della presentazione delle varie attività, si legge: “Per ulteriori informazioni contattare: M.A.C. e M. N. I. ”Delle due collaboratrici referenti viene fornito sia il numero di cellulare che l’indirizzo di posta elettronica. Ebbene, anche queste due collaboratrici risultano nell’elenco degli ammessi all’orale del concorso. Una di esse era stata persino bocciata alla preselezione di ottobre e poi riammessa agli scritti e agli orali con riserva, mentre l’altra si è classificata tra i primi nella graduatoria finale dei vincitori.

Secondo il Tar Calabria, le circostanze sopra esposte non rientrano tra le cause d’astensione per i commissari in un pubblico concorso. Si dice testualmente nella sentenza: “la collaborazione tra commissario e candidato comporta l’obbligo di astensione, in applicazione dell’art. 51 c.p.c., soltanto se essa implichi comunanza di interessi economici o di vita d’intensità tale da far ingenerare il sospetto che il giudizio sul candidato sortisca da conoscenza personale con il commissario e non da risultanze oggettive della procedura….Le situazioni di presunta incompatibilità prospettate (…) non rientrano in nessuna delle cause d’astensione previste dall’art. 51 c.p.c., né in quelle ulteriori ipotesi che sono state delineate dalla giurisprudenza al fine di meglio adattare la norma processualcivilistica allo specifico segmento concorsuale”.

Vediamo, dunque, alcuni passaggi chiave della sentenza che ha smontato, punto per punto, le motivazioni dei ricorrenti.

In merito al famigerato corso di formazione, la sentenza conferma quanto già affermato dal Tar in una precedente ordinanza del giugno 2012: “ Il corso presieduto dal presidente della commissione esaminatrice, Prof. Antonio Viscomi, è consistito in un “corso di perfezionamento per dirigenti scolastici” e non in un “corso di preparazione al concorso per dirigenti scolastici”, ipotesi quest’ultima che sarebbe stata idonea a determinare una situazione di incompatibilità”.

Per quanto riguarda la partecipazione dei vicari al corso di perfezionamento, secondo il Tar: “…non emerge alcun elemento da cui poter desumere anche un semplice contatto occasionale tra il prof. Viscomi e i docenti vicari che hanno partecipato al corso di perfezionamento….Non è ipotizzabile alcuna delle cause di astensione previste dal c.p.c., né del criterio sintomatico d’incompatibilità elaborato dalla giurisprudenza, destinato ad operare quando i rapporti personali fra esaminatore ed esaminando siano tali da far sorgere il sospetto che il candidato sia stato giudicato non in base al risultato delle prove, bensì in virtù delle conoscenze personali, quali, ad esempio, un sodalizio professionale con reciproci interessi di carattere patrimoniale ovvero quando sia accertata la sussistenza di rapporti personali diversi e più saldi di quelli che di regola intercorrono tra maestro ed allievo”.

Riguardo alle due collaboratrici, viene chiarito che esse “sono state individuate ed incaricate – dall’U.S.R. per la Calabria – come referenti organizzative preposte alla raccolta delle domande di partecipazione; dunque entrambe, in quanto affidatarie di ruoli amministrativi, hanno avuto contatti, peraltro mediante e-mail, esclusivamente con il personale scolastico. In conclusione: non si è in presenza del rapporto docente- alunno; i microseminari non hanno generato alcun legame tra presidente della commissione e le due referenti organizzative, occupandosi il primo della parte didattica e quest’ultime della mera recezione via e-mail delle domande di ammissione; non emerge un elemento da cui poter desumere anche un semplice contatto occasionale tra il prof. Viscomi e le due referenti organizzative”.

In merito al vantaggio che i vicari avrebbero avuto seguendo le lezioni del corso di perfezionamento, il Tar afferma che: “ il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento non può essere dedotto quando viene rivendicata l’applicazione in proprio favore di posizioni giuridiche riconosciute ad altri soggetti in modo illegittimo, in quanto, in applicazione del principio di legalità, la legittimità dell’operato della p.a. non può comunque essere inficiata dall’eventuale illegittimità compiuta in altra situazione…. In buona sostanza l’assunta illegittimità che avrebbe inficiato il corso di perfezionamento per dirigenti scolatici per l’apertura ai docenti vicari non è strumentalizzabile per invalidare la procedura concorsuale di reclutamento dei dirigenti scolastici, la cui legittimità, circa l’ ammissione dei docenti vicari che avevano partecipato precedentemente al corso di perfezionamento, non è contestata dalla ricorrente né alcuna contestazione è in tal senso ipotizzabile”.

Infine, sui plagi e sull’ “illogicità” nella valutazione degli elaborati, così il collegio del Tar, presieduto dal giudice Massimo Luciano Calveri, liquida la questione: Riguardo all’intensità del sindacato del giudice amministrativo sugli elaborati, la giurisprudenza, alla quale questo Tribunale aderisce, afferma “la valutazione delle prove scritte (…) è frutto di discrezionalità tecnica, che non può essere sindacata in sede di giudizio di legittimità, se non per violazione delle norme che regolano l’espressione del giudizio o per il fatto di presentare vizi di manifesta illogicità, irragionevolezza e contraddittorietà oppure per l’aver omesso di considerare taluni determinanti elementi”.

Ed è qui l’incongruenza, perché, se si deve ritenere risolta la questione dell’incompatibilità, non si vede come siano state spiegate e chiarite le discrasie presenti nella valutazione degli elaborati. Come spiegare i gravi errori di grammatica e di concetto negli elaborati di alcuni idonei? La situazione si fa poi significativamente allarmante se si mettono a confronto tali compiti passati per buoni con quelli di altri candidati per i quali sono stati espressi giudizi gravemente insufficienti nei descrittori linguistici, benché in essi non si riscontri neppure l’ombra di un errore morfosintattico. Possibile che nessuno sappia spiegare come mai sono stati ammessi agli orali dei candidati che sconoscono la grammatica e la sintassi, o, secondo i quali “ il D.Lgs 29/93 è stato introdotto dal dlg 59/98”, “il dirigente scolastico presiede il Consiglio d’Istituto” o “il direttore didattico era posto a capo della scuola secondaria” ? Possibile che questi e altri megastrafalcioni siano passati inosservati anche alla giustizia amministrativa oltre che alla commissione? Il Tar sembra essersi espresso in modo generico sul punto della valutazione, come a voler dire che tale aspetto non fosse di sua competenza. Ma altre volte lo stesso Tribunale ha preso posizione su questo punto.

Infatti, in un precedente concorso per la copertura di un posto di avvocato indetto dalla Provincia di Cosenza, il collegio del Tar presieduto dal giudice Calveri, accogliendo il ricorso di una candidata esclusa, che denunciava gli errori ortografici rinvenuti negli elaborati del candidato vincitore, ed in ossequio alla sentenza del Tar n° 51 del 12 gennaio 2011, annullava sia la valutazione positiva degli elaborati redatti dal controinteressato, sia l’approvazione della graduatoria di merito e la nomina del vincitore, disponendo il rinnovo della procedura concorsuale a partire dalla valutazione delle prove scritte di tutti i candidati da parte di “una commissione in diversa composizione, con le necessarie garanzie di anonimato degli elaborati dei concorrenti”. “Atteso che – spiega la sentenza– in modo a dir vero incomprensibile, la Commissione originaria ha favorevolmente valutato elaborati con gravi errori di ortografia e di grammatica”. Questa valutazione di merito è stata tra i motivi che la sentenza ha posto a base dell’accoglimento del ricorso e dell’annullamento degli atti impugnati.

Quindi, due pesi e due misure nell’operato delle commissioni esaminatrici e due pesi e due misure anche nelle controversie giudiziarie?

Antonella Mongiardo