A metà Ottobre prossimi dovrebbero avere il via il  rinnovo le procedure concorsuali dell’oramai noto, ma anche famigerato, concorso a preside del 2004; nel frattempo si rimane in attesa della ripresa dei lavori al Senato per l’approvazione della pdl 3286 (Siragusa) con il quale il parlamento intende sanare la posizione di promossi e bocciati (di un concorso annullato) non considerando e non rispettando il dettato delle sentenze…(riceviamo dal Comitatoliberidocenti e pubblichiamo)

Ribadiamo il dissenso alla proposta di legge che riteniamo lesiva dei diritti di tutti; lesiva poichè favorisce una parte escludendo dai benefici tutti gli altri. Nello specifico se si fa un favore a qualcuno, in automatico il resto viene sfavorito; in pratica concedendo la sanatoria, tutti gli altri docenti che volessero accedere ad un nuovo concorso si troverebbero i posti coperti da chi, anche se non per proprio errore, attualmente sta occupando abusivamente e svolgendo senza averne alcun diritto e legittimità la posizione di dirigente scolastico.

La nostra attenzione è stata attirata sicuramente dalla funzione che la politica vuole assolvere e cioè la volontà di legiferare ad hoc sostituendosi al ruolo dei giudici, ma ancora più attenti vogliamo essere a ciò che i “concorrenti” (bocciati e promossi di un concorso annullato) pretendono che gli altri facciano. Dirigenti in atto, anche se congelati, e dirigenti in pectore che si arrabattano affinchè sia emanata una legge che vada a disarcionare il dettato delle sentenze! Troppo semplice, oltre che estremamente speculativo e non degno di uno stato di diritto, chiedere di cambiare le leggi, le regole mentre il gioco è in corso; solo chi vuole “vincere facile” può pretendere questi cambiamenti in itinere … a proprio favore; solo chi non rispetta il diritto degli altri può pressare gli “amici politici” per escogitare il “salva presidi”; solo chi se ne infischia dei concetti di giustizia, di equità, di uguaglianza, quando si tratta degli altri, può sostenere la tesi della legge ad hoc. Male fanno, a nostro parere, i politici che, “bipartisan”,  approvano in commissione la proposta di legge, ma altrettanto male, se non peggio, coloro i quali chiedono a questi di operare in tal modo, soprattutto se il ruolo da occupare e la funzione da svolgere è quella dell’educatore “maximo”.

Tra l’altro il Presidente della Repubblica si è dichiarato, in questi giorni, a proposito della querelle tra la fiat e gli operai licenziati, rammaricato per il fatto che non si voglia dare corso ad una sentenza che si esprime chiaramente ed inoltre ha auspicato che vengano rispettati i principi fondanti dello stato di diritto. Allo stesso modo, riteniamo facendo un parallelismo di principio, che lo stesso Presidente, se investito, non potrebbe che non ribadire lo stesso concetto ed auspicare il rispetto delle regole vigenti e quindi delle sentenze emesse. Naturalmente i politici, soprattutto quelli che esercitano questa arte per professione (e ahimè non sono in pochi!) sanno benissimo cosa è previsto dal nostro ordinamento e cosa non lo è; a dimostrazione di ciò una recente dichiarazione che, da Rimini, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha pronunciato: «Le sentenze vanno rispettate anche quando non fanno piacere, se il nostro Paese è uno Stato di diritto non lo può essere a fasi alterne. Qui c’è una sentenza e la sentenza deve essere rispettata». Vero è che la storia recente ci insegna (dichiarazioni e fatti concreti miranti a “favorire” una o un gruppo di persone ne sono la testimonianza) che è possibile sovvertire con un atto legislativo ciò che fino a quel momento sembrava inamovibile e basilare, ma è anche vero che le coscienze non possono essere manipolate da una legge o da una pdl qualsiasi, che la ragione non può essere appannata da un interesse qualunque, che la dignità di cittadino non può essere rinnegata sol perché si scontra con il tornaconto personale.

Forse la via legislativa potrà sembrare il modo più semplice per uscire da questo roveto di interessi personali ed errori, ma non diventerà mai il mezzo per restituire moralità e correttezza a chi si vuole ostinare ad agire altrimenti.

29 Agosto 2010

ComitatoLiberiDocenti