Invece di rendere assolutamente trasparente il colossale “mistero” del “21” assegnato dalle due sottocommissioni a 359 dei 436 elaborati dei 218 docenti che si trovano nella graduatoria generale di merito del concorso per dirigente scolastico…(di Polibio)


 


il vice direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, Ruggiero Francavilla, dando finalmente risposta alle richieste, anche da tempo avanzate, di chi ha legittimo interesse ad azionarle, ha ammesso “l’accesso agli elaborati della prima e della seconda prova scritta di altri due candidati, scelti tra quelli che hanno superato le suddette prove” (ovviamente, con l’espressione “di altri due candidati” il vice direttore generale Francavilla ha voluto intendere “altri due candidati” rispetto al candidato richiedente).
Una “trasparenza da lumino” (anzi, da cerino) che, oltre a mortificare i richiedenti (ai quali l’accesso è limitato soltanto agli elaborati di 2 candidati, sempre e soltanto gli stessi elaborati), oscura l’immagine dell’Amministrazione, facendola apparire neghittosa (oscura e vaga) e negatoria quando invece deve essere, oltre ad apparire, attiva e partecipe nell’accogliere, peraltro in tempi brevissimi, le legittime richieste di trasparenza che non sia affatto da lumino o, addirittura peggio, da cerino.
Peraltro, sull’accesso agli atti e sulle copie (con riferimento al numero e alla quantità anche in termini di percentuale sul totale) da consegnare ai richiedenti per legittimo interesse azionato numerose sono le sentenze della magistratura. Procedendo nella lettura, avremo modo di vedere e di renderci conto dell’esistenza di un diritto al momento negato.

Il vice direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, Ruggiero Francavilla, è stato, insieme ad altri dirigenti dell’Ufficio scolastico regionale, degli uffici scolastici provinciali e degli istituti scolastici della Puglia, tra i relatori nei corsi di preparazione al concorso per d.s. organizzati da associazioni e da organizzazioni sindacali. Tra i quali, oltre agli altri in altre province della stessa regione – compreso il corso organizzato dal responsabile del settore Corsi di formazione dell’Associazione “Fondazione Articolo 4”, svoltosi a Bari, presso l’Istituto Purissimo Sangue, il quale ha partecipato al concorso per dirigente scolastico e risulta nella graduatoria generale di merito, corso di preparazione che indica nella sua tabella di programma, oltre al responsabile scientifico prof. V.A. Baldassarre, nella qualità di docenti, i dottori Ruggero Francavilla, Donato Marzano, Mario Angelini, Antonio D’Itollo, Gaetano Scotto, Claudio Grosso, Anna Maria Salinaro, quali dirigenti dell’Usr per la Puglia, del Miur e dirigenti scolastici, oltre al dott. Terenzio Fusco di Bari quale orientatore e selezionatore -, i corsi organizzati dallo Snals nella provincia di Lecce, in una delle due sedi dell’I.I.S.S. “E. Giannelli” di Parabita, dal costo di iscrizione al percorso formativo di 600 euro per i tesserati Snals e di 700 euro per tutti gli altri, sempre al netto di Iva. Lo Snals ha consegnato a ciascuno degli iscritti ai corsi, in quanto compreso (80 euro, iva inclusa) nel costo di iscrizione, il volume pubblicato dalla “Carra Editrice”, a cura di Ruggiero Francavilla, “Compendio di legislazione scolastica”.

Ebbene, a parte la stranezza – come risulta dai messaggi inviati a firma del vice direttore generale dell’Usr per la Puglia, Ruggiero Francavilla, a una delle persone che avevano avanzato formale richiesta di accesso agli atti, evidentemente da chi era stato incaricato dell’inoltro alla persona legittimamente interessata – della trasmissione di un primo messaggio il 29 agosto 2012 (sembrerebbe privo del numero di protocollo) seguito il giorno successivo (30 agosto 2012) da e-mail “a rettifica della precedente”, ma di eguale contenuto, inviata per tre volte di seguito alla stessa persona interessata (ore 8:36, 10:50, 11:10), va evidenziato che nel “messaggio” dell’Usr per la Puglia è testualmente scritto: ” â�� ed allo scopo di garantire il rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari in materia,” – ovviamente, di accesso agli elaborati e di ottenere le copie dei documenti per i quali l’accesso è stato disposto – “che sta nel contemperamento tra l’interesse azionato, individuabile nella valutazione comparativa, la garanzia dell’anonimato degli elaborati, nonché il divieto a forme di controllo generalizzato dell’azione amministrativa, si ammette l’accesso agli elaborati della prima e seconda prova scritta di altri due candidati, scelti tra quelli che hanno superato le suddette prove” (sull’espressione “altri due candidati” è stato già detto).
La conoscenza e la lettura della delibera del 20 dicembre 2006 del Consiglio superiore della magistratura gli sarebbero stati, e continuano a esserlo, parecchio utili! Lo vedremo meglio tra poco.

La prima stranezza è seguita da una seconda stranezza: l’individuazione degli elaborati è avvenuta, esclusivamente da parte dell’Usr per la Puglia, “considerando che i candidati ammessi alle prove scritte sono n. 228” (non si tratta di “ammessi alle prove scritte”, bensì di “ammessi alla prova orale”, superata da 218 dei 228 ammessi) e altresì considerando che le prove (ovviamente, “scritte”) “sono state contrassegnate con un progressivo numerico, per conservare l’anonimato delle medesime, si fa riferimento alla metà degli ammessi, pari a 114, e si individuano i compiti dei candidati individuati con il numerico di 50 posizioni precedenti il n. 114 (114 – 50 = 64) e con il numerico di 50 posizioni successive (114 + 50 = 164), ovvero di quelli rispettivamente immediatamente precedenti o immediatamente successivi fino a intercettare le prove scritte con esito favorevole”
Ma forse c’è una terza stranezza. Con riferimento alla sottrazione e all’addizione appena indicate, il vice direttore dell’Usr per la Puglia, Ruggiero Francavilla, “conseguentemente” ammette “all’accesso gli elaborati dei candidati invidiati con i numerici 63 (risultano non superati gli elaborati contrassegnati con il numero 64) e 164” e “unitamente agli elaborati si consegnano anche le relative schede di valutazione redatte dalla commissione esaminatrice, il tutto nella forma anonima”. Resta da considerare che i candidati ammessi alle prove scritte erano stati 895 e non 228, e che i non ammessi alla prova orale sono stati 667, ovvero circa il 75% del totale degli ammessi alle prove scritte. Ebbene, guarda caso, rispetto al numerici 64 e 164, il numerico 64 non ha superato la prova scritta, mentre il numerico 164 l’ha superata. La chiarezza e la trasparenza vengono comunque negate a chi invece ha pieno diritto alla chiarezza e alla trasparenza.

Nei due precedenti interventi (“Alla fine del concorso si trovarono nella selva dei ’21’ per andare a dirigere i feudi scolastici della Puglia”, postato il 20-21 agosto 2012, e “La logica perversa della selva dei 359 ’21’ in Puglia legittima la nullità dei voti assegnati agli scritti del concorso per d.s.”, postato il 25-27 agosto 2012) sono stati evidenziati aspetti “impossibili e incredibili”: le due sottocommissioni del concorso per dirigente scolastico hanno attribuito in Puglia, regione dai 236 posti messi a concorso, il punteggio di “21” (sufficienza risicata e addirittura poco chiara dato che in una delle due tabelle la scala dei punteggi è stata, chissà perché e sulla base di quale logica e oggettività, costruita “a quattro intervalli” a saltare: i punti pari 2, 4, 6 e 8 sì e quelli dispari 3, 5 e 7 no in ciascuno dei tre indicatori) a 359 dei 436 elaborati prodotti dai 218 candidati che risultano presenti nella graduatoria di merito.

Cosicché, dalla somma dei punti dei tre indicatori (per valutare l’altro elaborato le tabelle sono diversamente costruite, e chissà perché), al massimo 24 punti, non si poteva mai ottenere 7, 9, 11, 13, 15, 17, 19, 21, 23. Per ottenere “21” punti, era necessario acquisire, dalla somma dei punti sempre pari dei tre indicatori, 16 o 18 punti; in nessun caso 15, 17 o 19, né 21 e nemmeno 23. E aggiungere ai 16 o 18 punti, rispettivamente, per ottenere “21”, 5 o 3 punti derivanti dalla somma dei due indicatori relativi alla “qualità della forma espositiva” (scala a 3 intervalli): ciascuno dei due indicatori (“chiarezza ed efficacia espositiva” e “padronanza linguistica”) diversificato in punti 1, 2 o 3, come a voler significare che la qualità della forma espositiva valeva al massimo (3 + 3 = 6) un quarto rispetto alla “capacità di analisi del caso e di proposta di soluzioni pertinenti” (24), e in definitiva un quinto rispetto a 30.
Insomma, anche se si scriveva da 1 punto più 1 punto di cui all’indicatore uno rispetto a 24 punti dell’indicatore due (ma soltanto a 2 dei 436 elaborati sono stati dati “26” punti, il massimo in assoluto), e quindi chissà con quanti errori e con quante sbavature grammaticali e sintattiche, ciò non aveva importanza fondamentale, cosicché c’è poco da meravigliarsi (ma tanto da ridere) su quanto risulta scritto in documenti ufficiali e sottoscritto da dirigenti scolastici.
In effetti, per ottenere “21” punti nell’elaborato “B” era necessario aggiungere 5 punti ai 16 punti “conquistati” nei tre indicatori dai punti a “4 intervalli” a saltare (2, 4, 6, 8), oppure 3 punti ai 18 “conquistati” nei tre indicatori dai punti a “4 intervalli” a saltare (sempre, 2, 4, 6, 8). Eppure, 15 + 6 dà come risultato 21, 17 + 4 dà come risultato 21, 19 + 2 dà come risultato 21. Ma 15, 17 e 21 erano inesistenti.

C’è oggettivamente da chiedersi come possa essere possibile saltare di due punti in due punti, e soprattutto come si possa procedere a saltare da un punto pari a un altro punto pari, “dimenticando” che esistono i numeri dispari, e come ciò possa derivare dalla presenza di un presidente che è un docente ordinario universitario. E non si può assolutamente credere che i voti in trentesimi assegnati ai singoli studenti universitari alla conclusione dell’esame siano stati, se positivi, sempre pari: 18, 20, 22, 24, 26, 28, 30. Aspetto ben più rilevante, e che determina danno a chi partecipa a un concorso e comunque a chi sostiene un esame, di quello della scala da percorrere, in saluta o in discesa, un gradino no (quello dispari) e un gradino sì (quello pari), soprattutto perché chi sale e chi scende in tal modo rischia di cadere e come conseguenza di fratturarsi una gamba, un braccio, un paio di costole, la testa o il collo. La mancanza dei numeri dispari nei tre indicatori del criterio 1 che si riferiscono all’elaborato “B” determina la conseguenza di non essere ammessi alla prova orale, di non essere ingiustamente ammessi alla prova orale del concorso. Come peraltro è avvenuto per il concorso a d.s. svoltosi in Puglia. E sarebbe il caso di sapere quanti sono i candidati che nell’elaborato “B” hanno ottenuto da 16 a 20 punti: Come sarebbe il caso di sapere quale criterio è stato adottato nel dare 4 o 6 punti, perché non è oggettivamente possibile, per esempio, transitare da 4 a 6 senza considerare che esiste il 5, cosicché c’è chi avrebbe avuto 5 eppure ha ottenuto 6 e c’è chi ha avuto 4 eppure avrebbe potuto ottenere 5. Lo stesso di può dire per la coppia 6 e 8 senza l’esistenza del 5. Coppie che peraltro, essendo tre gli indicatori, possono determinare 3 punti di vantaggio per qualcuno e 3 punti di svantaggio per qualche altro.

Ancora un particolare interessante. A parte le lunghe sfilze di “21” nella prima e nella seconda delle prove scritte, le coppie dei “21” sono complessivamente 160, corrispondenti a 320 “21”. Inoltre, 27 “21” hanno accoppiato il “22”, 9 “21” hanno accoppiato il “23”, un “21” ha accoppiato il “25” e 2 “21” hanno accoppiato il “24”. Cosicché i “21” sono stati 359 rispetto al totale di 436 elaborati. Coppie di “21” che sono diventate triplette di “21”, aggiungendosi ai due “21” delle prove scritte il “21” della prova orale. Immaginare un dirigente scolastico dai tre “21”, o anche dai due “21” e da qualche voto in più (da 22 a 24-25) alla prova orale è abbastanza facile. Anche se va detto con chiarezza che le condizioni di preparazione individuale di ciascuno dei candidati non sembra che possano corrispondere – sia per coloro che hanno superato la soglia di sbarramento (anche con tre “21”), sia per coloro ai quali il superamento della soglia di sbarramento è stato impedito da 4 indicatori per voti pari a saltare – a quelle “emerse” da un sistema di valutazione che va rivisto alla radice.
Un sistema di valutazione che va proprio rivisto attraverso l’accesso agli atti; un accesso agli atti che non può giammai sminuire e addirittura annullare i legittimi diritti di coloro che chiedono, e ne hanno tutto il diritto, trasparenza e sono portatori dell’interesse azionato, nei confronti dei quali (diritto, interesse e trasparenza) non è possibile che il rappresentante dell’Amministrazione possa sottrarsi col “consentire” un “accesso” striminzito agli elaborati e alle schede di valutazione (quelli di due candidati, che rappresentano, essendo 218 i candidati che risultano nella graduatoria generale di merito, meno dell’1 del totale, ovvero lo 0,9 per cento). Una percentuale talmente bassa che non può consentire a chi rappresenta l’amministrazione scolastica regionale di parlare di “controllo generalizzato dall’azione amministrativa”, e non soltanto perché “generalizzato”, participio passato del verbo “generalizzare” e anche aggettivo, sta a significare “diffuso”, “esteso”, ma anche perché è preciso dovere e interesse dell’amministrazione pubblica fornire certezza, e consentire agli interessati di acquisirla, sulla corretta applicazione dei criteri di valutazione.

Di fronte a dati di fatto eclatanti – tra i quali, oltre ai tanti altri da più fonti evidenziati -, la logica perversa della selva dei 359 “21” in Puglia, nonché degli indicatori a saltare per numeri pari, legittima la nullità dei voti assegnati dalle due sottocommissioni agli elaborati del concorso per dirigente scolastico, poiché quella logica ha determinato grave danno forse addirittura a centinaia di candidati, cosicché si renderebbe necessaria la rinnovazione della correzione degli elaborati da parte di sottocommissioni diverse rispetto a quelle che hanno portato alla selva dei “21”. Una selva che può esistere soltanto nell’immaginazione, ma che è stata resa concreta, oltre che per l’esistenza di due diverse griglie di valutazione, soprattutto per l’inesistenza dei numeri dispari negli indicatori del Criterio 1 dell’elaborato “B” nonché per le scale a diversi intervalli (caratterizzate da differenze numeriche e da rapporti differenti) degli indicatori relativi all’elaborato “A” e all’elaborato “B”.
Nell’interesse dell’Amministrazione sono necessarie la massima chiarezza e la massima trasparenza, e non soltanto per evitare che la regione Puglia sia conosciuta in Italia per la regione dei dirigenti scolastici che hanno “conquistato” la funzione dirigenziale a furia di “sufficienze” nelle due prove scritte, di terne di “sufficienze” generalizzate (aggiungendovi il “21” della prova orale) e di voti alla prova orale che, ancorché dignitosi in un certo numero di casi, e con quattordici 30, non “riscattano” affatto la selva dei “21” nella quale sono confluiti 359 dei 428 elaborati, seguiti (anzi, accompagnati) da 41 “22”, 19 “23”, 9 “24”, 6 “25” e soltanto 2 “26”.

Tra i 14 candidati che hanno ottenuto il 30 alla prova orale c’è anche il responsabile del settore Corsi di formazione dell’Associazione “Fondazione Articolo 4”, reduce di due “21” nelle prove scritte, ma certamente preparato e in grado (per capacità comunicativa: chiarezza espressiva e capacità di sintesi; per capacità argomentativa: appropriate considerazioni, opportuni collegamenti e riferimenti normativi; per pertinenza degli argomenti: rispondendo alle domande attenendosi ai quesiti posti e con raccordi tra contenuti esposti e norme a supporto; per livello delle conoscenze: grado di approfondimento della tematica ed eventuali correlazioni con altri ambiti di pertinenza) di raggiungere il giudizio sintetico di “eccellente” nella prova orale, rispondendo sempre in modo “eccellente” alle domande sulle otto aree tematiche previste dal bando di concorso all’art. 8:, “conquistando” il punteggio massimo complessivo di 26 punti dato dalla somma dei punteggi attribuiti ad ogni area tematica (a, b, c, d, e, f) secondo la griglia approvata e il punteggio massimo complessivo di 4 punti dato dalla somma dei punteggi attribuiti ad ogni area tematica (g, h) sempre secondo la griglia approvata. Giudizio di “eccellente” (30) che, sommando il 30 della prova orale ai due 21 delle prove scritte, e dividendo il risultato per tre, dà 24 come voto medio “conquistato” nelle tre prove e conseguentemente il giudizio di “buono” contenuto nella griglia dei giudizi sintetici: 21, soddisfacente; 22, più che soddisfacente; 23, quasi buono; 24, buono; 25; più che buono; 26, quasi ottimo; 27, ottimo; 28, più che ottimo; 29, quasi eccellente; 30, eccellente. Ma se “ottimo” è il superlativo di “buono”, ovvero “buonissimo”, quel “più che ottimo” cos’è? E “quasi eccellente” ed “eccellente”?

Ritorniamo al “mistero” dell’accesso agli elaborati e alle schede redatte dalla commissione esaminatrice, “il tutto nella forma anonima”, consentito dal vice direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, Ruggiero Francavilla, ma limitato soltanto a quelli di due dei 228 candidati (capitati nella selva dei 358 “21” su 436 elaborati) ammessi alla prova orale del concorso per dirigente scolastico. Per la verità, il difetto sta nella mancanza del senso delle proporzioni, poiché in relazione a 436 elaborati, 359 dei quali “caratterizzati” dal “21” come punteggio corrispondente al minimo del giudizio sintetico, l’autorizzazione ad accedere soltanto a 4 elaborati (quelli di soltanto 2 dei 228 candidati ammessi alla prova orale del concorso per d.s., nonché ad averne copia unitamente alle relative copie delle schede di valutazione redatte dalla commissione), porta a pensare, e il pensiero assume legittimamente il senso del sospetto che possa esserci qualcosa che nella sostanza potrebbe fare “saltare il banco”, che comunque non sia stata la giusta importanza alla questione. Ma mettiamo da parte il “sospetto”, ancorché legittimo, è prestiamo attenzione alla disciplina di accesso agli atti e ai documenti amministrativi.

Il Consiglio superiore della magistratura, nella seduta del 20 dicembre 2006, ha adottato una delibera nella quale – oltre a ribadire “che ogni partecipante ad un concorso pubblico è titolare di un interesse concreto ed attuale alla conoscenza dell’attività della Commissione giudicatrice, in relazione all’eventualità di dover impugnare l’esito finale della procedura, per l’ipotesi in cui lo stesso risulti a lui sfavorevole” – afferma il “diritto di accesso di ogni candidato, oltre che agli atti interni della procedura concorsuale, anche agli elaborati degli altri candidati positivamente giudicati, non di tutti, bensì di una quota significativa che può stimarsi, comunque, non inferiore alla metà più uno degli elaborati, mantenendo l’anonimato mediante mascheratura dei nominativi. Ciò perché è sempre possibile desumere elementi di convinzione circa l’utilizzo da parte della commissione d’esame di un medesimo criterio di valutazione di tutti i candidati che escluda macroscopiche incongruenze o palesi aberrazioni e dunque l’eventuale vizio di eccesso di potere”. Pertanto, il Consiglio deliberava “che la copia degli elaborati dei candidati diversi dal richiedente sia rilasciata senza indicazione del nome dell’autore” e “che possa essere rilasciata copia, anziché di tutti gli elaborati dei candidati ammessi alle prove orali, di una quota significativa di essi, comunque non inferiore alla metà più uno”.

Con sentenza del 08 luglio 2008, il Tar del Lazio, sezione terza, ha affermato “che il partecipante ad una procedura concorsuale è titolare di un interesse qualificato e differenziato alla regolarità della procedura che lo legittima all’accesso di tutti i documenti prodotti dai candidati, nonché i verbali, le schede di valutazione e gli stessi elaborati, per i quali non vige l’esigenza di riservatezza a tutela dei terzi, dal momento in cui i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno evidentemente acconsentito a misurarsi in una competizione di cui la comparazione dei valori di ciascuno costituisce l’essenza”.

Sull’accesso agli elaborati di una procedura concorsuale si è espresso il Tar della Puglia, Bari, sezione terza, con la sentenza n. 684 del 25 febbraio 2010, asserendo che “tutti gli atti dei candidati a un concorso, una volta acquisiti alla procedura, escono quindi dalla sfera personale di disponibilità dei partecipanti, di tal che le domande e i documenti prodotti dai candidati – così come i verbali, le schede di valutazione e gli stessi elaborati – sono documenti rispetto ai quali deve essere esclusa ‘in radice’ l’esigenza di riservatezza a tutela dei terzi, posto che i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno acconsentito a misurarsi in una competizione di cui la comparazione dei valori di ciascuno costituisce l’essenza”.

Nel volume il “Massimario”, supplemento al volume “L’accesso ai documenti amministrativi” n. 13, 2010, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per il coordinamento amministrativo, è pubblicata la decisione della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi nella seduta del 24 febbraio 2009, con particolare riferimento all’accesso agli elaborati dei candidati diversi dal richiedente (che da parte del richiedente, ma soltanto da parte del richiedente, può essere parziale, cioè inferiore alla quantità superiore alla metà degli elaborati, quantità che resta un diritto assoluto del richiedente, e pertanto ineludibile.
“Adesso che il C.S.M. ammette il diritto di accesso ad una quantità superiore alla metà degli elaborati dei candidati ammessi alle prove orali, nulla vieta che il ricorrente, per evidenti motivi di razionalità del proprio operato, possa effettuare delle richieste parziali. Infatti, l’eventuale mancanza di significatività di dati parziali può eventualmente costituire mancanza di prova della scorrettezza dell’operato della Commissione, ma non può pregiudicare il diritto di accesso che resta insindacabilmente libero di essere esercitato in tutto o in parte”.

Rispetto a quanto deciso dal vice direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, Ruggiero Francavilla, che avrebbe dimostrato di non conoscere o di non volere accettare quanto rientra nei suoi doveri con riferimento alla/alle richiesta/e di uno o di più candidati non ammessi alla prova orale del concorso aventi legittimo diritto all’accesso agli atti dei candidati ammessi a sostenere la prova orale del concorso per dirigenti scolastici, peraltro limitando l’accesso e le relative copie soltanto alle prove scritte e alle schede di valutazione redatte dalla commissione esaminatrice di 2 dei 228 candidati ammessi a sostenere la prova orale del concorso per dirigente scolastico, Polibio (Sebastiano Maggio) chiede ai ministri Francesco Profumo e Filippo Patroni Griffi di volere intervenire, per quanto di loro competenza, affinché il diritto non venga nemmeno minimamente violato. Ringraziandoli, porge un cordiale saluto.

Polibio (Sebastiano Maggio)
polibio.polibio@hotmail.it