Da quando ho ottenuto l’accesso agli atti, di quello che ormai considero un maledetto concorso, e mi sono ritrovata tra le mani le copie dei miei elaborati e le relative schede di valutazione, la mia rabbia ha ripreso a montare…(da Latecnicadellascuola)  
 
Mi ritrovo davanti circa 15 facciate complessive scritte con una grafia chiara e leggibile, immacolate, cioè prive di qualsiasi segno o sottolineatura, tanto fatta a penna quanto a matita, quasi a volersi beffare di me che non ho il diritto di sapere dove ho sbagliato o, meglio, se ho sbagliato…con la cinica intenzione di farmi logorare a vita dai dubbi, primo fra tutti che qualcuno abbia realmente letto ciò che ho scritto. A conforto del mio dubbio due schede di valutazione che, ironia della sorte, a chi come me ha conseguito il titolo accademico di “Esperto in formazione e valutazione”, manifestano tutti i loro limiti e contraddizioni. La valutazione del saggio fa emergere una buona qualità della forma espositiva e della pertinenza del contenuto alla traccia, “emerse” dalla mancanza di coerenza e concatenazione logica delle argomentazioni. 
Un miracolo, o cosa? Come si può essere pertinenti rispetto ad un argomento pur senza logica e coerenza delle argomentazioni? E che dire del caso? 
Ho ottenuto il massimo sulla qualità della forma espositiva, ma sembra nel complesso che abbia detto un mare di sciocchezze, però in un perfetto italiano. Si afferma che ho sbagliato i riferimenti normativi, ma non dovrebbe essere oggettivamente dimostrata un’affermazione del genere? Basta, è a rischio il mio equilibrio psico-fisico…

Ma dove sono finite l’imparzialità, la legalità, il buon andamento e l’adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti di cui si fregia la pubblica amministrazione? Gli unici principi che sembrano essere stati rispettati in questa procedura concorsuale sono l’ECONOMICITA’ (visti i compensi delle commissioni) e la CELERITA’ DI ESPLETAMENTO delle procedure (visti i tempi di correzione degli elaborati, in media 4/5 minuti ciascuno).

La difformità tra le modalità di valutazione poste in essere nelle diverse regioni è tale da determinare situazioni non solo differenti ma, a volte, diametralmente opposte.

La figura del dirigente richiesta, che peraltro per la prima volta è unificata anche in riferimento ai diversi ordini di scuola, è unica per tutto il territorio nazionale e, appare evidente che debba possedere le medesime competenze su tutto il territorio nazionale. Ciò viene confortato anche dall’unicità degli argomenti prova del concorso sia in fase preselettiva, selettiva e di corso di formazione (vedi bando).

A mero titolo di esempio, dall’analisi delle schede di correzione degli elaborati delle regioni Puglia, Lombardia e Toscana emerge palesemente che la correttezza morfosintattica e grammaticale degli elaborati nelle tre regioni venga valutata in maniera completamente diversa. Rappresenta per i candidati della Lombardia una condizione assolutamente necessaria, “requisito preliminare ai fini di una valutazione positiva della prova”, per diventare causa di penalizzazione per quelli della Toscana, fino a rappresentare un elemento assolutamente ininfluente per quelli della Puglia, in quanto non compare chiaramente quale requisito contemplato nella griglia di valutazione. Forse è inserito nella generica, quanto impropria espressione “padronanza linguistica”, che attiene più precisamente ad un uso della lingua quale strumento di comunicazione, ma la situazione non cambia perché, da un punto di vista matematico, la struttura della griglia è tale da far ottenere il punteggio necessario a superare ciascuna delle prove scritte (21/30), paradossalmente senza la necessità di possedere alcuna qualità espositiva (22 punti si possono conseguire con i soli primi due criteri in riferimento all’elaborato e ben 24 con il solo primo criterio in riferimento al caso), quindi anche se non in possesso di correttezza grammaticale e morfosintattica, il ché appare inverosimile in riferimento alla figura professionale da selezionare: un dirigente scolastico, appunto.

Da domani, trovarmi di fronte ai miei alunni a ripetere la solita solfa sull’importanza della scuola, dello studio e del merito avrà un sapore più amaro e denso di grande ipocrisia.

Dott.ssa Maria Elena Cazzetta