Sotto il sole di agosto tutto sembra tacere. Col famigerato concorso a presidi del 2004 eravamo rimasti alla Commissione Affari costituzionali che, esaminata la proposta di legge dell’on. Siragusa, ha  esitato in modo bipartisan il provvedimento. Alla ripresa autunnale dei lavori la proposta di legge va in Senato e di corsa, perchè si avvicina il 14 ottobre, data delle nuove prove scritte…

 

Ma davvero nulla si muove? Sotto sotto qualcuno, anzi parecchi vigilano. e vigilano perchè dopo una sentenza della magistratura passata in giudicato, si sta tentando con una soluzione politica di aggirare la decisione dei giudici e di trovare una via alternativa di uscita.

Non a caso ai primi di agosto il comitato dei ricorrenti ha inviato per e-mail ai parlamentari un documento redatto dallo studio del prof. avv. Giovanni Guzzetta, professore ordinario di istituzioni di diritto pubblico, Università di Roma Tor Vergata.

Il prof. avv. Guzzetta, dopo un attento esame del pdl Siragusa, ha sottolineato che esso:
1.incorrerebbe in un a violazione dell’art. 3 Cost. sotto il profilo della irragionevolezza tra obiettivi perseguiti (accelerazione delle procedure e garanzia della continuità delle funzioni dirigenziali) e misure adottate
2. violerebbe il principio costituzionale di intangibilità del giudicato (e dunque gli artt. 24, 101, 111, 113 Cost),
3. violerebbe il giudicato (e dunque gli artt. 24, 101, 111, 113 Cost)
4 violerebbe il giudicato amministrativo (e dunque gli artt. 24, 101, 111, 113 Cost)
5.violerebbe la normativa costituzionale in materia di concorsi pubblici e accesso al pubblico impiego (artt. 51, comma 1 e 97, commi 1 e 3 Cost.),
6.violerebbe la normativa costituzionale in materia eguaglianza e ragionevolezza (art. 3 Cost.).

Le stesse obiezioni venivano mosse dal Servizio studi della Camera dei deputati

Dal canto loro nemmeno i presidi vincitori se ne stanno con le mani in mano e si sono rivolti  all’avv. Scuderi secondo cui l’ intervento legislativo “riparatorio” pare compatibile col quadro costituzionale, per le seguenti ragioni:
1-Il terzo comma dell’articolo 97 prevede eccezione per i “casi previsti dalla legge”.
2-La decisione della Corte Costituzionale del 9 novembre 2006 numero 363 “…le eccezioni a tale regola, consentite dall’articolo 97 della Costituzione purchè disposte con legge, debbono rispondere a peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico..”.
3-La decisione della Corte Costituzionale medesima del 10 maggio 2005 numero 190, “…in presenza di peculiari situazioni giustificatrici individuate dal legislatore nell’esercizio di una discrezionalità non irragionevole , che trovi il proprio limite specifico nella necessità di meglio garantire il buon andamento della pubblica amministrazione…”.
4-Viene risarcito un “vulnus” arrecato all’articolo 24 ed all’articolo 111 della Costituzione, sotto il diverso ma altrettanto essenziale profilo della lesione dei diritti di difesa dei Dirigenti Scolastici attualmente in servizio quali vincitori del concorso.
5-La Corte Costituzionale con la decisione numero 177/95 sull’opposizione di terzo.
6-La norma “riparatrice” consentirebbe di evitare una serie di gravose conseguenze anche di natura risarcitoria.

Come finirà? Lo sapremo nelle prossime settimane dopo l’esame del provvedimento da parte delle commissioni del Senato. Una cosa è certa: è che modificare una sentenza della magistratura passata in giudicato creerebbe un pericoloso precedente. Da questo momento in poi le sentenze dei giudici susciterebbero solo una bella risata, tanto poi c’è la politica, e che ci stanno a fare i deputati e i senatori? Altro che “così è deciso”…

Silvana La Porta