Spesso mi trovo a rilevare, durante le discussioni con amici,  come il discredito, in questa vicenda,  ricada non solo sui 426 dirigenti, ma sulla scuola siciliana nel suo insieme…(riceviamo e pubblichiamo questa lettera firmata)


Non convince nessuno la raccolta di firme fatta nelle scuole  (sappiamo come si raccolgono le firme), cosa si vuol dimostrare  la loro bravura? Ma nessuno mette in dubbio la bravura di nessuno,  né tantomeno convince l’affermazione ” eravamo in buona fede, abbiamo fatto il nostro concorso e… Io ritengo che in questa vicenda ci  siano solo perdenti, ma quelli che  alla fine stanno perdendo due volte  sono i cosiddetti bocciati (non certamente i 426 cosiddetti vincitori, circondati dalla comprensione dei  tanti  politici siciliani)  che pur avendo ottenuto, dalla giustizia, sentenze chiare, inequivocabili e definitive (si fa per dire) , non riescono a fare un passo avanti, e  devono stare sempre attenti  che un emendamento  vagante  non si depositi in qualche disegno o decreto legge e renda vano il percorso (legale e legittimo) che essi hanno adito con sacrifici di ordine psicologico e finanziario.

E’ corretto e degno di un ordinamento democratico e costituzionale che il cittadino dopo che si è affidato alla legge che ha speso soldi …e  alla fine ha ottenuto sentenze definitive,  si ritrovi improvvisamente dinanzi ad una leggina che vanifica ogni suo sforzo e  mette in ridicolo la sua stessa fiducia nella legge? (Povero fesso,   ripete il vicino,  in Italia le cose vanno così. Quali leggi! Quale legge!)

Capisco i 426 quando agiscono in loro difesa con gli strumenti della legalità, non li capisco e non li tollero, invece, quando ritengono che, ad onta della legge, debba essere  comunque riconosciuto il loro diritto a ricoprire un ruolo che ad oggi la legge (le sentenze) ha chiaramente sancito  che non hanno alcun diritto di ricoprire.

Chiedono  a gran voce dignità. Ebbene  la dignità si recupera seguendo gli itinerari della legge, e non piatendo leggine dai politici siciliani che di fatto gettano, sulla figura e sul ruolo del  dirigente scolastico, ulteriore discredito, (il decreto legge immediatamente abrogato e l’ope legis che li mantiene  pur privi di titolo  nei posti che occupano,  rappresentano un vulnus all’intero sistema costituzionale del paese) essi stanno  mettendo in discussione l’intera credibilità della scuola siciliana. Chiedono dignità? Allora percorrano tutti gli spazi di legalità che la legge offre loro e rifacciano il Concorso laddove la legge dia torto alle loro pretese,  come di fatto è avvenuto.

Un Concorso nel rispetto delle regole,  per tutti, è l’unico modo per ridare dignità a loro e alla scuola alla quale tutti noi crediamo ancora.

lettera firmata