Concorsone, sono tutti brizzolati Gli aspiranti insegnanti che hanno affrontato la prova scritta hanno un’età media di quasi quarant’anni e in molti hanno superato i cinquanta. Rassegnati, senza un posto fisso, si giocano l’ultima carta. E dicono: “Se all’università mi avessero detto che dopo tutto questo tempo mi sarei ritrovato qui a pietire una cattedra, mi sarei infuriato”…

 

  di Luciana Grosso L’Espresso, 1.3.2013

“Scusi, non posso fermarmi. Ho i bimbi a casa da soli con mio marito” oppure ancora “Guardi corro perchè alle 8 inizio a lavorare al serale”.

Non sono esattamente le risposte che ci si aspetta da chi è appena uscito da un concorso per aspiranti insegnati. Eppure funziona così. Quelli che nel 2013 tentano il concorso scuola, in un freddo pomeriggio di fine febbraio, finito lo scritto hanno altro da fare. Una vita già bella che avviata, con casa, figli, responsabilità e a cui, per essere completa, manca solo un lavoro vero.

Dopo una prova di due ore e mezzo, iniziata con la canonica ora di ritardo a cui nessuno fa più nemmeno caso, gli aspiranti insegnanti della classe A017, quella di Economia Aziendale, escono con la faccia stravolta e molta voglia di una sigaretta.

Un quadro comune a tutti gli scritti di tutti gli esami, certo: a questo giro, però, l’età media è decisamente alta: 38,4 anni , dicono le statistiche del Miur. Molto più del previsto.

Alessandro, per esempio, ha 47 anni ed è tra i primi a uscire “Mi sa che non è andata” dice scuotendo la testa. “C’era una domanda che non sapevo proprio e ho inventato. Direi che mi tocca continuare con le supplenze. Finché dura”. Al di là del successo nell’esame (quattro domande uguali per tutti) la storia di questo quasi cinquantenne brizzolato si ripete per molti dei suoi ‘compagni di sventura’.

C’è Paola, che ha 41 anni una storia tutta sua: ha lavorato in azienda, poi è stata all’estero, poi ha aperto un negozio e nel frattempo ha fatto due figli, infine si è iscritta alla Siss, la scuola di specializzazione per insegnanti, con la promessa, rivelatasi poi fasulla, di una cattedra sicura: “Faccio l’insegnante precaria dal 2009” dice. “Anche se dovessi passare il concorso comunque non è detto che mi diano la cattedra. E’ più probabile che mi mettano in un’altra graduatoria, per cui faccio fatica a stare davvero in ansia. Più che altro mi sento presa in giro”.

Al suo fianco c’è Simone, che di anni ne ha 44 e che non si stacca un attimo dal cellulare. Prima lavorava nello studio di un commercialista e, fino a un anno fa, in una NGO, ‘Quello era il sogno della mia vita, ma poi è andato tutto a scatafascio’. Ora tenta quest’altra strada ‘Tanto- sorride amaro- mi sa che anche la mia vita di viaggi avventurosi è andata a scatafascio. Ho persino provato a copiare, ma non ci sono riuscito’.

La commercialista Sonia sta frequentando il TFA (il tirocinio a pagamento che ha in qualche modo sostituito la scuola Siss) e contemporaneamente prova il concorso. “Se non lo passo, mi sa che è un casino, perché il lavoro in studio va così così”. C’è Alessandra, con un forte accento toscano, che si guarda intorno e un po’ si consola: “Ho 44 anni, mi sembrava di essere vecchia per il concorso. Invece mi guardo intorno e mi sento una ragazzina”; c’è Giusy, con un pancione enorme: “Quando è il termine?” “Ieri”, risponde con la faccia di chi ha scampato un bel pericolo. C’è, amarissimo, Luca: capelli bianchi e lunghe boccate di sigaretta. Lui di anni ne ha 52 e da più di dieci fa ripetizioni a casa: “Nella scuola vera per una ragione o per l’altra non ci sono mai entrato. Faccio ripetizioni e quando arriva, qualche supplenza. Chissà stavolta come va…”.

La sua faccia fuori tempo massimo riassume bene questo secondo atto del ‘concorsone’, in cui, non solo dei 321 mila candidati totali, 45 mila hanno più di 46 anni, ma i due terzi degli aspiranti prof non arrivano dalle graduatorie.

214mila persone che hanno fatto tutt’altra strada e all’insegnamento, solo pochi anni fa, nemmeno pensavano. Non hanno abilitazione, non hanno fatto la scuola per insegnanti, non frequentano il TFA e per la vita avevano tutt’altri progetti. A questo esame sono arrivati forti solo della laurea, che se presa prima del 2000- 2001, garantisce loro l’ingresso automatico alle selezioni. Sono capitati qui per caso o per ripiego e, si vede bene, vorrebbero essere da un’altra parte.

Come se non bastasse è a loro che è rivolta, forse a ragione, la malcelata antipatia di chi invece ha compiuto un percorso più consapevole e mirato e che ora se la gioca alla pari con chi fino a ieri alle cattedre nemmeno pensava. “Sa perché siamo tutti over quaranta?” chiede Roberto. “Perchè a vent’anni nessuno vuole fare l’insegnate. Nemmeno io avrei voluto. Se all’università, vent’anni fa, mi avessero detto a 40 anni mi sarei ritrovato qui a pietire una cattedra, mi sarei infuriato. Ma le cose, nella mia vita, non sono andate come me le ero immaginate. E una laurea in Economia, anche se presa nei ruggenti anni 80, mi creda, non fa primavera”.