altIl CPS Bari organizza un convegno nazionale sul precariato il primo Maggio, tutte le informazioni logistiche sono sul gruppo facebook creato appositamente

Convegno Nazionale CPS Bari 1° Maggio

Il CPS Bari organizza un convegno nazionale sul precariato il primo Maggio, tutte le informazioni logistiche sono sul gruppo facebook creato appositamente, chi avesse bisogno di ospitalità può telefonare al referente Sabino: 328 7386189

Il convegno ha questa scaletta: ore 10:00 registrazione dei partecipanti, a seguire saluti delle autorità presenti regionali e comunali, dopo la parola passa alle rappresentanze dei precari e dei docenti, prima quelle nazionali (cip, cps, anief…), poi quelle regionali o locali presenti; inizio dibattito e alle 13.00 break pausa pranzo, nel pomeriggio ripresa lavori fino alle 18,00 con le conclusioni, a seguire partecipazione al concerto organizzato dai sindacati sulla retrostante Piazza del Ferrarese.
Il CPS barese ha elaborato questo documento per il convegno
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Difendiamo la scuola pubblica
L’attuale legislatura del governo Berlusconi, che ha posto al centro del proprio programma la volontà ferma di rispondere alla crisi del mondo del lavoro con un piano di tagli indiscriminati nei settori portanti dell’economia italiana, ci induce, come docenti, ad intervenire attivamente in difesa della scuola pubblica, baluardo essenziale della libertà e della democrazia nel nostro paese.
Con la legge 133/08 dell’ultima manovra finanziaria, il Governo ha scritto un inquietante piano di destrutturazione dell’intero sistema scolastico, ratificando un risparmio economico di otto miliardi di euro nel triennio 2009-2012 e avvalendosi della scellerata legge Gelmini (L.169/0 come primo atto a favore della sua realizzazione.
Le leggi 133 e 169, infatti, con i vari regolamenti e decreti attuativi, a partire dalla scuola primaria e secondaria di I grado in questo A.S. 2009/2010 che si sta concludendo, per finire sulla scuola secondaria di II grado dal prossimo A.S. 2010/2011, si sono rivelate una efficace macchina da guerra per la sua distruzione.
Con la legge Gelmini, debitamente rivestita di false motivazioni pedagogiche, di fatto si riporta indietro l’orologio della scuola primaria di quarant’anni, imponendo alle istituzioni scolastiche la costituzione di “classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali” (art. 4 D.L. 137), nonostante l’esperienza in classe dica ben altro e i docenti sappiano bene come i bambini si adattino ottimamente ai diversi approcci didattici e interpersonali dei loro insegnanti, traendone un grande vantaggio nell’accrescimento della propria capacità critica e di un proficuo atteggiamento antidogmatico.
A causa degli ultimi provvedimenti legislativi, le scuole non hanno garantito la stessa qualità dell’offerta formativa degli anni precedenti, né mantenuto fede al principio della continuità didattica e questo sostanzialmente per due motivi: innanzitutto per i tagli effettuati e, in secondo luogo, per la soppressione delle compresenze in tutte le classi in formazione.
Con la soppressione delle compresenze, non sono state assicurate le attività di potenziamento e di recupero per i bambini con difficoltà di apprendimento né le attività laboratoriali scientifiche e di informatica, in quanto organizzate a piccoli gruppi, contravvenendo così persino al principio delle tre i di morattiana memoria(!!).
Durante quest’anno, gli insegnanti hanno dovuto gestire da soli tutti i problemi della classe, dalla didattica alla psicologia, dalle difficoltà di apprendimento ai problemi affettivi, perfino i compiti da sempre di competenza del personale ATA( accompagnare i bambini in bagno!), poiché non si può dimenticare che la scure si è abbattuta anche su questa categoria… con conseguenze facilmente immaginabili.
Infine e, dulcis in fundo!!, proprio nella scuola primaria, base della vita culturale di un Paese, si impone che gli insegnanti non abbiano competenze e specializzazioni specifiche, che siano “tuttologi” e che si improvvisino persino, come si afferma nel nuovo PIANO DI FORMAZIONE PER LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE LINGUISTICO-COMUNICATIVE IN LINGUA INGLESE, dopo sole 50 ore di formazione, di cui 20 on line, insegnanti SPECIALIZZATI da utilizzare già da settembre 2010, e contestualmente riducendo di altre 4500 unità il personale.
La situazione non è meno preoccupante nella scuola secondaria. In quest’anno, ormai agli sgoccioli, il prezzo da pagare è stato molto alto in termini di organici: tagli al personale docente per effetto dell’innalzamento del rapporto alunni/classe, per la riduzione di orario (da trentatré a trenta ore settimanali) e per la riconduzione di tutte le cattedre a diciotto ore. In particolare, le ore di lettere sono passate da undici a nove a settimana e le ore di tecnologia da tre a due. Si è creata una frammentazione eccessiva delle cattedre che ha reso ingestibile l’organizzazione degli orari, con gravi conseguenze anche dal punto di vista educativo e didattico.
In molte scuole gli studenti sono stipati a gruppi di trenta in aule che, per la maggior parte, non potrebbero adeguatamente accoglierne più di venti, nel rispetto della vigente normativa sulla sicurezza.
Dalle tabelle allegate al decreto interministeriale sugli organici, si evince che, nell’anno scolastico 2009-2010, è stato operato un taglio del 50% del personale, soprattutto nelle regioni meridionali. E non è finita qui: secondo quanto riferito dal Sole 24 ore, in un articolo apparso il 9 aprile a pagina 35, la Campania per l’anno 2010/11 perderà 3.686 docenti, la Sicilia 3.325, mentre sull’organico di diritto, in percentuale rispetto all’anno precedente, la Calabria avrà un -5,32% e la Sardegna -5,18%.
Si tratta dello specchio della situazione politica attuale che vede, da un lato, la riduzione degli organici a Sud e dall’altro un tentativo di chiudere le “frontiere” del nord attraverso provvedimenti, come le graduatorie regionali, che impediscano ai nuovi disoccupati di avventurarsi con la “solita valigia di cartone” verso i luoghi in cui saranno orientate le risorse.
Anche quest’anno, relativamente agli ordini di scuola, a parte l’infanzia che vede un aumento di posti di 560 unità, si prevede un taglio di organici di 8.711 posti nella primaria, 3.661 nelle medie e 13.746 nelle superiori.
Molta attesa per le superiori. I tagli, nella bozza attuale, riguarderanno soprattutto le classi di concorso che hanno un certo peso nell’offerta formativa come la A050 (italiano) o la A017 (economia aziendale), e diventa tassativo per tutte le materie la formazione delle cattedre a 18 ore, salvo eccezioni, ma non al di sotto delle 15 ore.
Nulla di fatto, invece, per le nuove classi di concorso che il MIUR ha rimandato a maggio, quando sarà pronta una bozza definitiva. Il tutto slitterà al 2011/12.
La legge finanziaria 2008 prevede inoltre:
– L’attivazione di corsi di specializzazione intensivi e di riconversione, sia nel sostegno sia in ambito disciplinare, anche prescindendo dal possesso del titolo di studio specifico richiesto per il reclutamento. (comma 411 punto d).
– La ridefinizione delle modalità di calcolo degli organici di sostegno per i quali è stato definito un contingente massimo riferito al 25% del numero delle sezioni e delle classi attivate nell’anno scolastico 2006/2007. Sono previste compensazioni tra province per il raggiungimento di un rapporto medio nazionale di un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità. (comma 413)
– La ridefinizione della consistenza degli organici di diritto dei docenti di sostegno che entro il 2011 dovrà essere pari al 70% di quelli del 2006-2007. Lo stesso comma prevede la soppressione dei posti di sostegno in deroga per gli alunni con gravi disabilità. (comma 414).
– La ridefenizione della normativa relativa alla formazione e reclutamento docenti attraverso la cancellazione dell’art. 5 della legge 53/03 e del Dlgs. 227/05. In particolare si prevede il ripristino dei concorsi ordinari con cadenza biennale, nei limiti delle risorse disponibili, senza maggiori oneri per la finanza pubblica. Il comma non offre indicazioni sulle problematiche della formazione iniziale di tutti i docenti sull’integrazione scolastica e per la specializzazione dei futuri docenti di sostegno. (comma 416)
Il che significa che il personale soprannumerario verrà riconvertito sul sostegno, cancellando di fatto anni di competenze acquisite e di professionalità dei docenti precari di sostegno che rappresentano il 40,8% del personale attualmente in servizio presso le scuole pubbliche.
Stando così le cose, la situazione per i precari della scuola è sempre più tragica e non mancheranno gravi ripercussioni sul piano socio-economico.
Ci troviamo di fronte al paradosso di dover difendere il nostro status di precari piuttosto che di ambire alla stabilizzazione.
Noi docenti precari da anni assicuriamo un servizio qualificato e specializzato, a fronte degli enormi disagi che dobbiamo sopportare a causa dell’intermittenza del nostro lavoro. Invece di assicurare agli studenti e ai docenti quella stabilità necessaria a un processo di apprendimento degno di questo nome, si vogliono demolire anni di studio, di energie e soldi investiti nella formazione e nel conseguimento di abilitazioni. Ci si dimentica che i docenti precari non pretendono nulla che vada oltre i propri diritti già acquisiti nelle aule universitarie, nelle sedi concorsuali, nelle SSIS e nelle aule scolastiche, dove già hanno dimostrato il proprio valore. Ci si dimentica che dietro i lavoratori precari ci sono famiglie che oltrepasserebbero la soglia di povertà se perdessero uno stipendio già basso di suo, creando un’ulteriore sacca di disoccupati che, come si usa dire oggi, non farebbe girare l’economia. Se la storia ci insegna qualcosa, non possiamo trascurare il fatto che il licenziamento di massa è la peggior soluzione che uno Stato possa adottare in un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando.
Non meno importante è la considerazione che non si può effettuare una riforma della scuola a colpi di decreti, senza un vero confronto politico. Il Governo procede senza interpellare le parti sociali né i professionisti del settore e, cosa ancor più grave, senza un confronto parlamentare, rivedendo i curricoli dei diversi ordini di scuola, revisionando i criteri e i parametri per la determinazione degli organici del personale docente ed A.T.A. e imponendo di fatto, con la reintroduzione del maestro unico, la cancellazione della Riforma della scuola primaria.
Il punto è proprio questo: non si tratta di una riforma della scuola e di una riorganizzazione didattica, ma di una razionalizzazione economica, per cui il taglio dei posti di lavoro è determinato semplicemente dalla riduzione del tempo-scuola, dall’accorpamento, dalla semplificazione e banalizzazione dell’insegnamento. Si ripensa alla scuola in senso meramente aziendalistico, puntando esclusivamente su una logica mercantile e su aspetti tecnico-organizzativi che hanno come unico obiettivo la dequalificazione della scuola pubblica statale a danno delle famiglie più povere e a favore di una scuola privata elitaria, come già si intravede nella proposta di trasformare le scuole in fondazioni private, contenuta nel ddl n. 953/2008 dell’on. Aprea.
Si progetta una scuola la cui direzione sarà affidata ad un consiglio di amministrazione che potrà decidere se trasformarla in fondazione, subordinandola dunque ai piani dei finanziatori privati.
Una scuola in cui i docenti sarebbero liberi professionisti iscritti ad un albo professionale, riducendo così tutti gli spazi di contrattazione. Albi professionali che diventerebbero addirittura regionali secondo il ddl 1710 dell’on. Cota, la cui iscrizione darebbe il diritto a partecipare a fantomatici “concorsi regionali” per il futuro reclutamento del personale docente.
Regionalismo, privati, mercato, libera professione per i docenti, riduzione della rappresentanza sindacale, possono rappresentare una risposta adeguata ai problemi della scuola? Non c’è un nesso diretto fra malattia e cura proposta, se non la cieca fiducia nei meccanismi che governano l’organizzazione aziendale.
Con l’applicazione della riforma, quindi, la scuola pubblica perderà molto della qualità faticosamente guadagnata negli anni e coloro che, negli ultimi anni, hanno garantito l’ammodernamento della didattica grazie a corsi sempre più specialistici, proprio loro – i docenti precari – diventeranno semplici disoccupati, truffati da uno Stato che prima ha promesso un’assunzione a tempo indeterminato in cambio di tasse universitarie, di tasse di iscrizioni a corsi di specializzazione, di energia spesa sui libri e nelle aule, e poi si è tirato indietro.
Se poi consideriamo che quasi la metà dei tagli è fatto al sud e che il decreto per l’aggiornamento delle Graduatorie ad Esaurimento (DM 42/09) impedisce la mobilità di chi è già incluso, in aperta violazione della sentenza del TAR Lazio del 27 novembre 2008, e dell’ordinanza del Consiglio di Stato del 24 marzo 2009, obbligando di fatto i docenti precari ad avviare migliaia di azioni legali, la situazione per il personale precario della scuola del Mezzogiorno risulta ancor più preoccupante.
Moltissimi docenti precari del sud che pur volessero trasferirsi nelle graduatorie delle province del nord, infatti, si ritroverebbero in coda nonostante abbiano maturato negli anni un punteggio molto più elevato rispetto a chi in quelle graduatorie era già inserito.
Una notizia diffusa proprio in questi giorni, prevede nella regione Lombardia la creazione di due graduatorie differenti per gli insegnanti, una per i residenti e una per i non residenti, la prima prevalente sulla seconda, in barba a tutte le leggi costituzionali e del lavoro!
Noi, RETE DOCENTI PRECARI BARI, chiediamo alle istituzioni parlamentari e alla Regione Puglia di tutelare i propri lavoratori, di difenderli da uno Stato che intende derubarli della propria dignità, della legittima speranza di poter acquistare un’automobile, una casa, della naturale e inviolabile aspettativa di avere un futuro.
Chiediamo:
– il reintegro delle ore di sostegno in base alla recente sentenza della Corte Costituzionale;
– il mantenimento della possibilità di trasferirsi in altra graduatoria provinciale e regionale, non perdendo il punteggio acquisito;
– il ricorso alla Corte di Strasburgo per denunciare la truffa perpetrata ai danni dei docenti precari, illusi con il conseguimento di svariate abilitazioni a pagamento tramite i corsi SSIS, di corsi di perfezionamento, di masters, specializzazioni ecc.
Per questo abbiamo bisogno di dare visibilità alla nostra protesta attraverso la creazione di iniziative in momenti in cui l’attenzione dei media è centrata sui problemi del lavoro , utilizzando anche la presenza di esponenti di spicco come il rieletto governatore della Puglia, on.Vendola che, sui temi della precarietà, ha centrato la propria attività di governo e la recente campagna elettorale.
La RETE DOCENTI PRECARI BARI invita le istituzioni parlamentari e la Regione Puglia a farsi difensori dei lavoratori precari della scuola chiedendo:
– L’attuazione completa del Piano programmatico di stabilizzazione triennale dei docenti precari, approvato dal precedente Governo;
– La non assegnazione delle immissioni in ruolo a chi, pur presente in graduatoria, non abbia maturato nemmeno un giorno di servizio a scuola negli ultimi dieci anni;
– L’equiparazione tra docenti di ruolo e docenti precari per quanto riguarda i diritti sul luogo di lavoro;
– L’equiparazione di trattamento con gli insegnanti di religione precari;
– L’assegnazione degli spezzoni di cattedra ai docenti precari aventi diritto;
– La revisione dei criteri di mobilità del personale docente di ruolo e delle graduatorie di merito;
– Il ritiro del ddl n. 953/2008 “Aprea” che introdurrebbe criteri privatistici nell’assunzione dei docenti e albi regionali da cui attingere per il reclutamento, annullando di fatto le graduatorie ad esaurimento;
– La revisione dei criteri di formazione e di utilizzazione delle graduatorie di circolo e di istituto, per ottenere un ampliamento del numero di scuole disponibili, secondo due possibilità: graduatoria di circolo e di istituto unica provinciale, divisa in tre fasce; oppure, secondo il modello tuttora vigente, la scelta delle scuole potrebbe essere lasciata ai docenti (ma in numero più elevato rispetto a oggi e minimo trenta) e ogni istituto, una volta esaurita la propria graduatoria di prima fascia, dovrebbe essere obbligato a utilizzare le graduatorie di prima fascia di tutti i circoli e gli istituti della provincia, per poi passare, secondo le stesse modalità, alla seconda e terza fascia;
– L’aumento del numero minimo di alunni per classe, ma non di quello massimo, nel rispetto dei parametri stabiliti per legge, condizionanti l’agibilità delle aule e dei laboratori scolastici, e in considerazione della presenza di alunni disabili, così come espresso nel Parere della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati sul Piano programmatico, approvato il 27/11/2009.
RETE DOCENTI PRECARI BARI