altIeri, 15 luglio, il Miur ha presentato il “Piano nazionale qualità e merito”, spiegando le linee guida che orienteranno le scelte del Ministero. Le due innovazioni più significative: l’introduzione, per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, di test valutativi obbligatori, in entrata e in uscita da ogni anno, e il cambiamento dei parametri per l’assegnazione delle borse di studio.




Così il Merito distrugge l’Uguaglianza

Scritto da: Michelangelo Pecoraro

Pubblicato il: 16/07/2010

Il Ministro Gelmini ha più volte utilizzato la parola “merito”, negli ultimi anni, spesso legandola alla lotta contro i baronati universitari o, in parallelo alla lotta del Ministro Brunetta, alla lotta contro i fannulloni dell’istruzione. Più risorse a chi spreca meno, più risorse a chi produce di più, sia in termini economici che intellettuali.

Le modalità con cui ha portato avanti queste battaglie sono opinabili: parla di lotta ai baronati, ma prepara una riforma che, quando verrà approvata, di fatto sancirà lo strapotere dei pochi ordinari che sopravviveranno ai pensionamenti di questi anni; parla di valorizzazione delle università e, visti anche i fondi sempre minori, prepara l’ingresso di enti privati nei Consigli di Amministrazione degli atenei, non si sa in base a quali criteri e non si sa per portare quali vantaggi, data anche la scarsa liquidità dei grandi privati italiani e la scarsa disponibilità ad effettuare investimenti nella propria nazione d’origine; il recente caso Fiat è esemplificativo.

Per quanto riguarda il merito, ora, il problema si fa ancora più complesso: il Ministro, per valorizzare gli studenti meritevoli, intende radere al suolo l’impalcatura sociale sulla quale si è mantenuta, nonostante i continui tagli, la possibilità per tutti di avere accesso ad un’istruzione superiore. Parliamo delle borse di studio.

Ieri, 15 luglio, il Miur ha presentato il “Piano nazionale qualità e merito”, spiegando le linee guida che orienteranno le scelte del Ministero. Le due innovazioni più significative: l’introduzione, per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, di test valutativi obbligatori, in entrata e in uscita da ogni anno, e il cambiamento dei parametri per l’assegnazione delle borse di studio. Su questo ultimo punto, in particolare, il ministro Gelmini ha chiosato: “L’erogazione di borse di studio da assegnare agli studenti particolarmente meritevoli non può prescindere da una valutazione imparziale e credibile delle competenze dei ragazzi. La recente scelta fatta in Germania di assegnare borse di studio soltanto sulla base del merito suggerisce una riflessione anche in Italia, dove invece il parametro principale è il reddito”.

C’è bisogno di fare, però, un paio di appunti al riguardo. Innanzitutto citare l’esempio tedesco è fuorviante, perché nonostante la decisione del governo Merkel di assegnare un extra di 300 euro mensili unicamente in base ai voti degli studenti, il Germania continuerà ad esserci il Bafög, ossia la borsa di studio per gli studenti provenienti da famiglie disagiate; una borsa di studio, quindi, basata esclusivamente sul reddito delle famiglie. Bisogna aggiungere che, in Germania, non esiste il fenomeno di massa della categoria “idoneo non vincitore”, cioè dello studente che avrebbe tutti i titoli ed il diritto di ricevere la borsa ma, a causa della scarsità di fondi, deve farne a meno. Fenomeno, invece, ampiamente presente in Italia e destinato ad accrescersi, nei prossimi anni, a causa dei tagli sempre maggiori portati avanti sotto la bandiera del Merito.

L’esempio tedesco, che il Ministro Gelmini vorrebbe utilizzare per sostenere le proprie posizioni, dimostra invece che proprio il tipo di politica perseguita dall’attuale governo è quello sbagliato: la Germania, in tempi di crisi, non pensa minimamente a tagliare le proprie borse di studio basate sul reddito né a togliere fondi all’istruzione pubblica. Nel ventunesimo secolo non ci dovrebbe neanche essere bisogno di specificare per quali motivi una borsa di studio basata sul reddito sia fondamentale per ogni società che voglia dirsi moderna. A partire dalla nascita dell’istruzione pubblica, nel corso dell’ottocento, l’unico metodo per permettere anche ad un operaio di avere “un figlio dottore” è proprio quello del sostentamento statale tramite borse di studio. Si vuole garantire il Merito? Allora bisogna che sia garantito a tutti l’accesso ad un’istruzione superiore! Poi i migliori potranno essere ulteriormente premiati, ma non si garantirà di certo la selezione dei migliori impedendo l’accesso ai meno abbienti.

Queste idee, evidentemente, trovano scarsa presa in una classe dirigente che, invece, gradirebbe di certo un ritorno ad una società di tipo medievale, dove chi può permettersi l’iscrizione ad un’università privata riesce a garantire un’istruzione e un titolo ai propri figli; dove ad essere valorizzato non è il Merito, ma è un merito l’essere nato in una famiglia senatoria, come nell’antica Roma, e ne abbiamo un chiaro exemplum guardando alle vicende scolastiche del Ministro e a quelle post-scolastiche di uno dei rampolli delle nuove famiglie patrizie italiane: il meritevole Renzo Bossi. Due figli del Merito.

http://www.letterefilosofia.it/2010/07/cosi-il-merito-distrugge-luguaglianza/