E’ da tempo che la Gilda degli Insegnanti di Parma denuncia il comportamento anomalo dell’ente Invalsi, che per il tramite dei dirigenti scolastici, richiede mansioni burocratiche che dovrebbero svolgere i dipendenti o i preposti dello stesso Invalsi, e spesso si arriva a prospettare ai docenti dei provvedimenti disciplinari per indurli a lavorare gratis per un ente di cui non sono dipendenti.

 

 

 

Costretti a lavorare gratis per l’Invalsi, presentata interrogazione parlamentare

 

Venerdì 09 Agosto 2013 04:38 red

 

E’ da tempo che la Gilda degli Insegnanti di Parma denuncia il comportamento anomalo dell’ente Invalsi, che per il tramite dei dirigenti scolastici, richiede mansioni burocratiche che dovrebbero svolgere i dipendenti o i preposti dello stesso Invalsi, e spesso si arriva a prospettare ai docenti dei provvedimenti disciplinari per indurli a lavorare gratis per un ente di cui non sono dipendenti.
Questo andazzo è oggetto di un’interrogazione della senatrice Adele Gambaro (gruppo misto), che chiede lumi al Ministro dell’Istruzione prendendo spunto da una segnalazione del coordinatore provinciale della Gilda Unams di Parma, Salvatore Pizzo, relativa ad un provvedimento disciplinare subito da un docente della Direzione Didattica “Fratelli Bandiera” di Parma, il quale si era rifiutato per lavorare per l’Invalsi. La scuola dove è accaduto il grave fatto è diretta dall’esponente locale del Pd. La senatrice chiede spiegazioni sul fatto che si arrivi a comportamenti anomali di questo tipo, che fanno intravedere anche profili penali a carico di chi minaccia o ricatta gli insegnanti per fargli svolgere mansioni che non sono previste né dalla legge, né dai contratti.

———— INTERROGAZIONE————-

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00704
Atto n. 4-00704
Pubblicato il 5 agosto 2013, nella seduta n. 88

 

GAMBARO – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

 

Premesso che:

l’Invalsi è un ente di ricerca che ha raccolto, in un lungo e costante processo di trasformazione, l’eredità del Centro europeo dell’educazione (CEDE) istituito nei primi anni ’70 del secolo scorso; è un ente autonomo dotato di propria personalità giuridica ed è soggetto alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, che individua le priorità strategiche delle quali l’Istituto tiene conto per programmare la propria attività, ferma restando la valutazione delle priorità tecnico-scientifiche, che è riservata all’Istituto;

l’ente svolge attività di formazione del personale docente e dirigente della scuola connessa ai processi di valutazione e di autovalutazione delle istituzioni scolastiche, attività di ricerca, sia su propria iniziativa che su mandato di enti pubblici e privati, fornisce supporto e assistenza tecnica all’amministrazione scolastica, alle Regioni, agli enti territoriali e alle singole istituzioni scolastiche e formative per la realizzazione di autonome iniziative di monitoraggio, valutazione e autovalutazione;

effettua inoltre verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni di istruzione e formazione professionale, anche nel contesto dell’apprendimento permanente; in particolare gestisce il Sistema nazionale di valutazione (SNV), studia le cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica con riferimento al contesto sociale ed alle tipologie dell’offerta formativa, effettua le rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole;
l’art. 51, comma 2, del decreto-legge n. 5 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 35 del 2012, statuisce che, in merito alle attività dell’Invalsi: “Le istituzioni scolastiche partecipano, come attività ordinaria d’istituto, alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti degli studenti”;

l’ente non fornisce alle scuole né risorse umane né risorse economiche al fine di remunerare il personale scolastico per le “nuove” mansioni inerenti alle attività straordinarie che l’Invalsi stesso per le sue finalità richiede, senza che nulla sia regolato né dal contratto collettivo nazione di lavoro comparto scuola, né dalle vigenti normative;

i tribunali di Trieste e Parma, in primo grado, hanno sentenziato che è compito dei docenti somministrare e correggere le prove Invalsi;

considerato che:

numerosi dirigenti scolastici richiedono ai docenti non solo funzioni di somministrazione, vigilanza e correzione, ma anche lo svolgimento di funzioni tipiche degli esecutori/assistenti amministrativi, al fine di svolgere le lunghe e complesse attività di caricamento e trasmissione dei dati nella piattaforma informatica dell’ente Invalsi;

il dirigente scolastico della Direzione didattica “Fratelli Bandiera” di Parma ha emesso un provvedimento disciplinare nei confronti di un docente che si è rifiutato di eseguire le mansioni impiegatizie richiestegli per conto dell’Invalsi;

l’associazione sindacale Gilda-Unams, nello stesso territorio della provincia di Parma, ha più volte pubblicamente evidenziato che prospettare provvedimenti disciplinari ai dipendenti, al fine di indurli a compiere mansioni non dovute, potrebbe determinare anche una responsabilità penale a carico dei funzionari e dei dirigenti interessati,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché l’Invalsi provveda in proprio a svolgere le attività che la legge prevede, anche al fine di instaurare delle relazioni sindacali con le organizzazioni rappresentative del comparto scuola per una contrattazione degli oneri aggiuntivi richiesti fino ad oggi, per il tramite dei dirigenti scolastici, al personale docente e non;
se intenda sollecitare i dirigenti scolastici a revocare eventuali provvedimenti disciplinari, in autotutela degli interessi dell’amministrazione e dei singoli, di fronte al prospettarsi di contenziosi di rilevante entità in sede penale e civile.

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