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Milioni di euro usciti dalle casse della Lega Nord per le spese più varie: da un «mutuo» per la scuola della moglie, Manuela Marrone, a «670mila euro per il 2011» ma senza “pezze d’appoggio” a giustificare quell’esborso e poi «perfino le fatture del dentista di Sirio», il figlio più piccolo, per non parlare dell’affitto di «una Porsche» per quello più grande, Riccardo, a cui veniva anche pagato l’affitto di casa «cash».

 

 

 

 

Dal dentista alla scuola, tutti i “benefit” dei Bossi

MILANO – Milioni di euro usciti dalle casse della Lega Nord per le spese più varie: da un «mutuo» per la scuola della moglie, Manuela Marrone, a «670mila euro per il 2011» ma senza “pezze d’appoggio” a giustificare quell’esborso e poi «perfino le fatture del dentista di Sirio», il figlio più piccolo, per non parlare dell’affitto di «una Porsche» per quello più grande, Riccardo, a cui veniva anche pagato l’affitto di casa «cash».

I benefit. Sono i «benefit» della famiglia di Umberto Bossi, come emergono dalle carte dell’inchiesta milanese sulla gestione, che secondo l’accusa è «truffaldina», dell’ex tesoriere Francesco Belsito. E mentre gli investigatori, in una lunga informativa, scrivono che pure allo stesso leader del Carroccio «Belsito ha da sempre elargito personalmente» soldi distratti dai fondi della Lega, la dirigente amministrativa della sede di via Bellerio, Nadia Dagrada, in una telefonata intercettata lo scorso febbraio arriva a dire che il “capo” «non può dire che non sa» di quei «costi» che lo «rovineranno» se «esce fuori qualcosa».

Le intercettazioni. Dalle moltissime intercettazioni, negli atti dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Robledo e dai pm Pellicano e Filippini, esce fuori uno “spaccato” delle recenti spese di ‘mantenimentò dei Bossi («Gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male», dice al telefono Dagrada a Belsito) ma anche riferimenti a presunti fondi neri più indietro negli anni.

“I costi della famiglia”. Quest’ultimo particolare viene fuori in una telefonata del 29 gennaio sempre tra la responsabile amministrativa e l’ex tesoriere. Quell’intercettazione, come tante altre di quei giorni dopo che lo scandalo degli investimenti in Tanzania è già esploso sui media, li vede parlare costantemente dell’ex ministro Roberto Castelli che vuole fare, come dicono i due, «il salvatore della patria» chiedendo che dei «revisori» controllino i bilanci del Carroccio. Dagrada: «Però tu al capo (Bossi) precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la “cassa” e quelli che sono i problemi, perché comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i “costi della famiglia”, cioè da qualche parte vengono fuori (…) Anche perché o lui, (Umberto Bossi, nota degli investigatori) ti passa come c’era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu».

Il “nero” da Bossi al partito. Dagrada, si legge negli atti, «parla chiaramente del “nero” che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente il significato del “nero” è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile».

I bar di Bossi e la scuola della moglie. Denaro, scrivono ancora gli investigatori, «che poi veniva elargito senza lasciare “traccia” a Bossi e ai suoi familiarì». E proprio «per conto di Bossi» Belsito avrebbe – come lui stesso racconta – «acquistato a Milano dei bar». Tra i soldi del partito che arrivano alla famiglia, la quota più significativa, dagli atti e dalle intercettazioni, sembra essere quella destinata alla scuola Bosina della moglie di Bossi: «Un mutuo da un milione e mezzo di euro fatto con la Pontidafin (Pontida fin srl società finanziaria della Lega Nord con sede in via Bellerio)».

Il diploma e le multe del “Trota”. E poi da un’intercettazione dello scorso 8 febbraio emerge che Belsito per la Bosina avrebbe dovuto sottrarre dalle casse della Lega «un milione di euro». E poi ancora sempre riferendosi alla scuola in un’altra telefonata, Belsito: «Vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150 e i 200mila?». A un certo punto negli atti dell’inchiesta si fa una sorta di elenco parziale di tutto quello che sarebbe stato intascato dai Bossi: i «costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega»; quelli per il «diploma» di Renzo Bossi “Il Trota” – Dagrada con una battuta al telefono dice che il consigliere regionale «non paga di tasca sua» neanche «il caffè in Regione» – ; 670mila euro «per il 2011» senza «giustificativi»; l’affitto della Porsche per Riccardo Bossi e sempre per lui i «costi per pagare i decreti ingiuntivi» di alcune cause e le «fatture» per l’avvocato; «una casa in affitto» a Brescia; «300mila euro» per la Bosina.

«Troppi soldi». Dopo la “lista”, la «soluzione» che ha in mente Dagrada, anche una sorta di “consigliera” di Belsito quando le cose si mettono male. Lui, dice lei, dovrebbe «far capire al capo: guarda che tu non hai la possibilità di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perché sono troppi, troppi soldi».

La campagna elettorale di Renzo. Soldi anche per la «campagna elettorale del Trota», stando a quanto spiega al telefono Belsito. E Dagrada: «Ma c’hai le carte di quello che hai pagato?». E lui: «No, perché li davo a lui alla Rizzi (assessore regionale accusata a Brescia di un presunto dossieraggio ai danni di avversari interni al partito proprio per favorire Renzo Bossi, ndr) e a lei… portavo cash!». Sul figlio del leader gli investigatori segnalano un altro elemento: «Renzo Bossi e la sua fidanzata, Baldo Silvia, (…) sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico».

Giovedì 05 Aprile 2012 – 22:53

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