Quest’anno il cartellone del Teatro stabile di Catania abbina i grandi classici di ogni tempo (Pirandello, Goldoni, Moliere) con novità assolute, più vicine alla nostra realtà locale, ma non per questo meno portatrici di messaggi universali. Il mese di gennaio si è aperto con due opere diverse, entrambe godibili: Sicilian Tragedi di Ottavio Cappellani per la regia di Guglielmo Ferro e L’impresario delle Smirne di Carlo Goldoni, per la regia di Luca Fusco…di Silvana La Porta (inviata al Tsc)

 

 

Storia nostrana quella di Sicilian, con lo scrittore catanese Ottavio Cappellani che ci narra le esilaranti vicende di una Catania bene, la città dagli uomini e donne firmati da capo a piedi, banali e insulsi, immersi in festosi happy hour, tra mogli, amanti e infelicità varie. E, in rilievo, la lotta tra due boss rivali: Pirrotta l’anziano e Turrisi il più giovane. Turrisi che si innamora della figlia di Pirrotta. Ma arriva un deus, anzi una dea ex machina, di nome Betty: “l’archetipo della buttanaggine in quaranta chili di tettine e sandali”. Lo spettacolo è animato da musiche accattivanti, come il famoso rap di Celentano che proprio in questi mesi sta furoreggiando in America; ciliegina sulla torta la simpatica recitazione del nostro Gino Astorina, che si improvvisa novello Romeo al balcone di una sguaiata Giulietta, fino a quando si arrampica sulla ringhiera e… Questo è lo Shakespeare all’enverse tra guerre di mafia, teatro elisabettiano e commedia di costume, con un occhio strizzato alla tragedia greca. che è come dire un romanzo siciliano portato sulla scena per dipingere una Catania erotica e disinibita, impotente e grottesca.


Deliziosa musica e belle voci, invece, hanno contraddistinto la piece L’impresario delle Smirne, dove primadonna assoluta si svela Gaia Aprea, solare e pimpante protagonista che, d’altra parte, ha iniziato la sua carriera di prima attrice nella musicale Chatte di Arias e torna quindi al suo primo amore. E insieme a lei attore d’eccezione Eros Pagni, che abbiamo già avuto modo di apprezzare qualche anno fa sul palcoscenico dello Stabile con Il mercante di Venezia. Proprio lui ci racconta come nasce lo spettacolo: ritrovandosi un pianoforte in camerino, gli prende una gran voglia di cantare e inizia ad intonare una musica che Rota aveva composta per una messa in scena de L’impresario delle Smirne firmata da Luchino Visconti e poi successivamente riutilizzata per il film di Coppola. Da quella conversazione con il regista Luigi Fusco nasce l’idea di recuperare la partitura di Rota e allestire questo spettacolo che inizia proprio così, con Eros in un camerino immaginario che canticchia un’altra musica di Rota e accendendosi la sua vera pipa dà inizio alla recita. Che si snoda in un’atmosfera da teatro d’avanspettacolo, tra suggestioni felliniane sottolineate dalla indimenticabile musica di film famosi del grande cineasta, le colonne sonore de La strada, La dolce vita, Otto e mezzo. Musiche  che sottolineano la storia di un gruppo di guitti del 1950, i quali ricevono l’invito di una tournée a Smirne. Il sogno della Turchia diventa così l’ossessione di tutti, in una vicenda sapientemente raccontata in palcoscenico, con le camere d’albergo trasformate in camerini e un unico, passionale colore, di sfondo, il focoso rosso.

L’impressione finale è di divertita leggerezza, tutta quella che solo una piece davvero riuscita sul mondo del teatro è in grado di trasmetterci.

 

Silvana La Porta