Sellerio editore Palermo pubblica in questi giorni, nella collana La Memoria, uno dei romanzi piu’ riusciti del giallista Giorgio Scerbanenco, il padre indiscusso del noir italiano e il creatore dell’indimenticabile personaggio di Duca Lamberti, il detective amaro della Milano nera. Uscito per la prima volta nel 1942,  “Il cane che parla” ripropone il famoso investigatore Arthur Jelling…(di Silvana La Porta, da La Repubblica del 20 febbraio 2011)



timidissimo ma dotato di capacità quasi visionarie, alle prese con un caso intricato, un omicidio su un treno in aperta campagna, tra intellettuali dominati da invidie reciproche, sullo sfondo di una Boston più mitica che reale.

Mentre il treno viaggia e un gruppo di artisti dialoga appassionatamente, uno di loro si affaccia dalla locomotiva ferma e viene freddato da una fucilata.

La complicazione per l’ispettore, però, è costituita non da uno solo, ma da due misteri: non è chiaro, infatti, se la vittima sia stata uccisa con un colpo partito dall’ esterno o, con un misterioso artificio, dall’ interno; inoltre  nessuno dei passeggeri sembra aver potuto provocare l’ arresto del treno necessario all’ assassino per colpire…. Ma, come sempre nei romanzi del famoso giallista, l’elemento vincente sarà quello mitico e magico: a risolvere il caso, infatti, interverranno due cani prodigiosi.

Sulla scia del miglior Scerbanenco, per i cultori del genere, ma anche per chi desidera una lettura amena e sempre appassionante, non senza un significativo messaggio finale.

Silvana La Porta, da La Repubblica del 20 febbraio 2011