In assenza di un documento regionale, per assicurare la pluralità di interventi sul tema,  pubblichiamo la nota del Sindacato palermitano. ..(da ceripnews)


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La Gilda-FGU Palermo , nell’apprezzare le dichiarazioni d’intenti dell’Assessorato Regionale raccolte in sede di Tavolo Tecnico, in particolare in relazione alla trasparenza ed alle regole – sul cui rispetto con chiarezza l’Assessore Scilabra e il suo staff hanno manifestato il loro impegno – auspica che si possa immediatamente cogliere nei fatti un’inversione di tendenza, fugando ogni privilegio categoriale (Dirigenti Scolastici), o anche a singole istituzioni scolastiche “che in passato si sono rivelate certamente poco felici per la qualità delle scuole di questa provincia nonché per il rapporto fiduciario tra chi vive ed opera nella scuola (docenti, personale tutto, ma anche famiglie ed allievi) e la politica”.
Di seguito le questioni più rilevanti secondo la Federazione Gilda – Unams Palermo:
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A) stante la pronuncia della Corte Costituzionale in materia, si ritiene opportuno limitare la costituzione di Istituti Comprensivi ai casi strettamente indispensabili, laddove scuole primarie e scuole secondarie di primo grado insistano su una vera comunità (comuni medio piccoli, quartieri periferici o borgate) oppure (nelle grandi città o in vasti comprensori) abbiano già avviato reali pratiche di continuità didattica, attestate dalle delibere degli organi collegiali competenti, Collegio Docenti e Consiglio d’Istituto (in cui sono presenti i rappresentanti dei genitori), gli unici che possano in materia testimoniare ed argomentare, nonché esprimere gli orientamenti dell’utenza.
In assenza di queste condizioni, scrive la Gilda Unams ,  gli Istituti Comprensivi sono forieri di problemi e non di soluzioni. In ogni caso, se si vuole davvero dare stabilità alle istituzioni scolastiche, bisogna tener conto dei flussi reali degli allievi, flussi ben noti alle singole scuole e facilmente rilevabili nel loro andamento storico. Accorpamenti forzati ed innaturali, per altro, non solo hanno già dimostrato i loro limiti rispetto all’obiettivo di dare stabilità alle istituzioni scolastiche, ma hanno già procurato traumi e guasti ampiamente denunciati dai docenti; soprattutto non sono funzionali alla qualità dell’insegnamento e all’efficacia didattica.
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B) Si ritiene indispensabile che per gli Istituti di Istruzione Superiore di 2° grado si proceda coniugando il criterio della territorialità con quello dell’affinità tra scuole, accorpando Istituti dello stesso tipo, al fine di armonizzare Collegi dei Docenti e corsi di studio, pur all’interno di Istituzioni scolastiche in cui siano presenti più indirizzi. Anche in questo caso si dovrà tener conto dei flussi degli allievi (ben noti alle scuole, i cui Collegi Docenti per altro da moltissimi anni lavorano all’orientamento all’interno dei loro potenziali bacini d’utenza), del rapporto col territorio, dell’identità di ciascuna scuola, e soprattutto dello specifico patrimonio di cultura didattica dei singoli Collegi Docenti, frutto di molti anni di ricerca individuale e collegiale, che improvvidi e frettolosi processi di accorpamento rischiano di disperdere o vanificare, quando invece è proprio questo patrimonio una delle maggiori garanzie dell’efficacia didattica e della qualità dell’istruzione.
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Intanto appare del tutto chiara la situazione provinciale delle scuole sottodimensionate. Le 171 scuole che bisognerà ridimensionare sono rispettivamente:

 

Provincia

Istituzioni
autonome

Istituzioni
sottodimensionate

Agrigento

96

15

Caltanissetta

60

9

Catania

204

20

Enna

50

15

Messina

119

24

Palermo

227

34

Ragusa

68

15

Siracusa

85

19

Trapani

93

20

TOTALE

1002

171

Lo sforzo congiunto che bisognerà fare al Tavolo Tecnico Regionale, in riscontro alle proposte avanzate dall’Assessorato P.I. sarà quello di assicurare il massimo possibile di scuole autonome normodimensionate secondo gli attuali parametri statali e salvo modifiche ulteriori per effetto della nuova Intesa Stato-Regioni. Come abbiamo già riportato nella notizia pubblicata il 30 gennaio scorso su Ceripnews, l’ultima versione dello Schema di Intesa contiene alcune interessanti modifiche rispetto a quello elaborato nell’autunno scorso.
I punti essenziali sono:
–   il contingente dei Ds da assegnare a ciascuna Regione è definito dividendo per 900 il numero degli alunni iscritti alle scuole statali; tale  criterio è integrato dalla densità  degli abitanti per Kmq; detto contingente regionale corrisponde al numero delle istituzioni scolastiche autonome, comprese quelle educative, le scuole speciali e i poli tecnico-professionali di cui all’art. 52 della legge 35/2012; a tale contingente, la cui somma a livello nazionale è pari a 8.787 unità, vanno aggiunti 55 posti di organico corrispondenti ad altrettanti Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti (CPIA);
–   nell’ambito del contingente assegnato, le Regioni definiscono autonomamente il numero degli alunni per ogni istituzione scolastica;
–   i criteri di assegnazione dei Dsga saranno valutati in relazione alla nuova Intesa;
–   il Governo si propone di abrogazione la norma che vieta l’assegnazione del Ds alle scuole sottodimensionate, fermo il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, nonché i parametri dimensionali previsti dal DPR n. 233/98.
Scontato quindi che all’Assessorato Regionale di Via Ausonia si stiano facendo più ipotesi:
1) correggere alcune criticità che si sono determinate con il Piano dell’anno scorso limitandosi a ridurre il gap delle 171 scuole sottodimensionate ed assicurare – a differenza dell’anno scorso – posti stabili per Ds e Dsga;
2) ipotizzare un Piano regionale a più vasto respiro da incardinare in un Piano per la scuola siciliana che l’Assessore ipotizza a primavera, quando si avrà certezza dei nuovi parametri adottati dalla Conferenza Stato-Regioni e si avrà contezza della modifica del DPR n. 233/98 che in atto detta disposizioni in materia di dimensionamento/razionalizzazione. (n.b.)