Dinamico con brio. Di questa dose di energia ha bisogno il teatro in questo difficile momento. E tanta energia e brio hanno brillato nello spettacolo di apertura dall’omonimo titolo della Stagione 2020/21 del Teatro Musco, una pièce divertente creata dalla solita fervida e intelligente fantasia di Antonella Caldarella, andata in scena sabato 24 e domenica 25 ottobre, proprio a un passo dalla triste, momentanea chiusura di tutti teatri.

Prodotto da Teatro Argentum Potabile, con le belle musiche di Andrea Cable e la preziosa, insostituibile collaborazione di Steve Cable, l’autrice e regista si inventa uno spettacolo godibile, un vero e proprio toccasana che ha strappato sincere risate malgrado il momento di grande incertezza psicologica, economica e sociale. Sul palcoscenico tre attori straordinari,  la coinvolgente Iridiana Petrone (Ofelia), l’esilarante Valentina D’Amico (Leonida) e il chapliniano Alessandro Caruso (Omar), hanno dato vita, seppur adeguatamente distanziati, a un grande omaggio all’Arte con la A maiuscola sullo sfondo di una scena essenziale, ma efficace, che ha lasciato alle notevoli capacità di modulazione della voce degli attori il compito di ricreare un’atmosfera.

Complici i colorati e accattivanti costumi di Noa Prealoni e l’azzeccato gioco di luci di Steve Cable, sul palcoscenico si è dipanato un inno alla libertà dell’artista, che si contrappone alla mediocrità del mondo borghese e affarista, dove l’unica logica è il profitto. Tema antico, dirà qualcuno. Ma Antonella Caldarella lo ha affrontato con passione intatta, innalzando il suo grido d’amore per il teatro, spazio di libertà assoluto, pane quotidiano essenziale dell’umanità: ecco allora che, dalle immaginarie stanze di una pensione, i tre personaggi, prigionieri della società, si trasformano in anime leggere, finalmente svincolate dalle catene.

Solo nel sogno dell’Arte può realizza il miracolo che trasforma un rozzo meccanico muscoloso in un aereo ballerino di danza classica e un serio medico in una allegra cantante: bravissima Iridiana Petrone a incarnare, con gli acuti squillanti della sua bella voce, questo volo vertiginoso nel cielo della piena realizzazione di sé.

Che è poi il senso più profondo di questa bella performance, che ha fatto lasciare la sala ai suoi coraggiosi spettatori (con mascherina e ben distanziati) in preda a sentimenti contrastanti: tanta malinconia per l’imminente chiusura dei palcoscenici, ma l’inebriante speranza di ritornare presto a sognare all’alzarsi di un sipario dinanzi a una storia così bella,  dinamica con brio.

Silvana La Porta