Entro dicembre 2014 dovrà essere bandito il corso-concorso per dirigenti scolastici secondo le nuove regole di reclutamento introdotte dalle legge 128/2013 e che – se verranno confermati nel testo finale gli emendamenti votati dal Senato in sede di definitiva conversione in legge del DL 58/2014 – sono destinate ad avere applicazione in tempi non rinviabili rispetto alla scadenza indicata in apertura…(da ceripnews)


In base alle nuove regole sarà la Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA), poi Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA) a seguito del riordino, ad emanare il bando che prevederà un’eventuale prova preselettiva, una o più prove scritte, cui sono ammessi tutti coloro che superano l’eventuale preselezione, e una prova orale, a cui segue la valutazione dei titoli.
Navigando nel sito della SNA è possibile esplorare le aree formative destinate ai Dirigenti vincitori di concorso banditi dalle pubbliche amministrazioni, tra le quali anche il pacchetto per Dirigenti tecnici neo-assunti in corso di svolgimento in questo periodo.
Basta una lettura sommaria per farsi un’idea dell’impianto culturale che sostiene il modello e trarre conferma di alcune preoccupazioni che abbiamo già avuto modo di manifestare, a suo tempo, anche su Dirigenti News.
Le aree, infatti, si caratterizzano per una curvatura forte verso la dimensione organizzativa e amministrativa. Sarà così anche per la dirigenza scolastica? E in tal caso si prefigura forse una ulteriore evoluzione della figura apicale della scuola: da direttore didattico – preside (anni settanta: leadership educativa), a dirigente scolastico (anni novanta: coniugazione tra leadership educativa e management), a dirigente “senza” scolastico (spinta decisa verso il management …)?
Eppure la legge 128/2013 ha sostituito solo l’articolo 29 del D.L.vo 165/2001, quello riguardante il sistema di reclutamento, ma non ha modificato invece l’art. 25, quello cioè che rileva le specificità della dirigenza scolastica rispetto alle altre dirigenze dello Stato. Si tratta di specificità legate a più dimensioni del funzionamento scolastico:
– ai contesti di decisione caratterizzati da posizioni di equiordinazione funzionale interna in un sistema di autonomie professionali interdipendenti e da una governance esterna multilivello;
– ai processi riguardanti interventi di educazione, istruzione, formazione per lo sviluppo delle potenzialità di soggetti in età evolutiva;
– ai prodotti riferiti ai traguardi di competenza per l’inclusione sociale e per la cittadinanza attiva da garantire a tutti secondo i bisogni di ciascuno.
Specificità che rimandano, senza dubbio, ad un profilo di leadership connotato da una dimensione educativa forte e alimentato dalle necessarie funzioni di coordinamento e promozione previste già di decreti delegati, da spendere quotidianamente all’interno di una comunità professionale chiamata a mettersi in movimento, a rivedere culture, politiche e pratiche, per garantire a ciascun bambino e ragazzo le condizioni più adeguate per la partecipazione e per l’apprendimento nonostante le variabili assegnate d’ingresso.
Sarebbe perciò molto preoccupante se ci si avviasse, per la dirigenza scolastica, verso una deriva di stampo burocratico – amministrativo, che ne vedrebbe snaturata la funzione e radicalmente cambiato il profilo professionale. Resta ovviamente l’obiettivo, che si conferma centrale nella nostra azione, di un riavvicinamento in termini retributivi e di status agli standard di una dirigenza pubblica da cui ci separano ancora grandi distanze: ma non è certo attraverso l’illusoria scorciatoia di omologazioni forzate che tale obiettivo può essere più facilmente raggiunto.

Ancora anticipazioni sul prossimo concorso a Dirigente scolastico. Secondo quanto ha scritto Giorgio Candeloro su ItaliaOggi di ieri, oltre a rilevare la novità del ritorno al concorso nazionale dopo oltre trent’anni di articolazione su scala regionale, fa alcune anticipazioni
In estrema sintesi:
– cadenza annuale delle procedure concorsuali per gli ex presidi, come normalmente avviene per i corsi-concorsi per il reclutamento degli altri dirigenti della P.a.;
– ammissione al corso di un numero di candidati pari ai posti da coprire più un massimo del 20 per cento determinato annualmente con decreto ministeriale;
– previsto un contributo da parte dei candidati (circa 200 euro) a copertura di parte delle spese della procedura concorsuale;
– immutati i requisiti di partecipazione secondo la previdente normativa che regolava i concorsi regionali: potrà accedere al corso-concorso il personale docente ed educativo delle scuole statali in possesso di diploma di laurea magistrale e che abbia maturato un’anzianità complessiva nel ruolo di appartenenza di almeno cinque anni;
– il concorso dovrebbe prevedere: una prova selettiva, una o più prove scritte, una prova orale e la valutazione dei titoli; solo i docenti che hanno superato tutte le quattro fasi saranno ammessi alla frequenza del corso di formazione.
Al momento, osserva ancora Giorgio Candeloro nel suo articolo, resta da chiarire se e quante volte gli esclusi potranno eventualmente ritentare la prova negli anni successivi.