altLA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI!!! L’AREA UNICA DI SOSTEGNO ANCHE ALLA SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO è l’unica soluzione possibile per impedire delle discriminazioni così vergognose…(riceviamo dalla collega Liella Stagno e pubblichiamo)


LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI!!!

L’AREA UNICA DI SOSTEGNO ANCHE ALLA SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO
è l’unica soluzione possibile per impedire delle discriminazioni così vergognose.
SIAMO GIÁ 632 ISCRITTI AL GRUPPO su Fb. DIFFONDIAMO ANCORA.
Questa è la testimonianza (ovviamente mi ha autorizzata a diffonderla e a pubblicarla)
di una mia collega docente di sostegno di area umanistica AD02 di Palermo, LEA PIZZITOLA,
di grande onestà intellettuale, nonostante lei faccia parte di un’area privilegiata,
che il posto POR addirittura l’ha rifiutato dati tutti i limiti intrinseci a tali incarichi sui progetti, mentre a noi docenti di sostegno ghettizzati in area tecn. prof. artist. AD03
questa possibilità non è stata neppure data, ed io ed i miei colleghi rimaniamo
ancora disoccupati o qualcuno di loro al massimo è riuscito ad avere qualcosina
nelle scuole “regionali” siciliane, dove vige la totale anarchia quanto ai criteri adoperati
per attribuire le cattedre di sostegno.
Infatti ad es. all’Ist. Regionale di Bagheria sono state formulate graduatorie mescolando
gli abilitati e i non abilitati e non viene applicata l’Ordinanza Assessoriale n. 3 del 25/09/2009 (art. unico, comma a) e pubblicata sulla G.U.R.S. n. 3 del 22/01/2010
che dispone per l’attribuzione di 30 punti ai docenti abilitati attraverso
la scuola di specializzazione biennale sissis, nonostante i docenti siano stati assunti
con criteri discutibili e con contratti “fino all’avente diritto” e dunque soggetti a decadenza
per lasciare spazio agli “aventi diritto”.
Invece in quella di Mazara del Vallo l’O.A. è stata applicata a macchia di leopardo
attribuendo i 30 punti soltanto ad alcuni, mentre ad altri no.
E ad Enna addirittura sono state utilizzate graduatorie vecchissime e solo ora stanno procedendo a rifarle con i corretti criteri, ma chissà quando inizieranno a convocare.
Questa nota di LEA PIZZITOLA è da leggere congiuntamente all’articolo pubblicato
sul Giornale di Sicilia il 20/02/2010 e che allego.
 
Rosalia Stagno
(Liella)


Ciao Liella,
che dire, se non che hai ragione da vendere e che quello che è successo ha dell’incredibile?
Ho assistito soltanto ad una parte delle convocazioni, in mezzo alla baraonda.
Non credo neanche di poter immaginare l’amarezza di vedere distribuite cattedre
a quelli con punteggio molto più basso del tuo.

Io avrei potuto accettare il progetto alle scuola media con ben soli 27 punti!
ed avere la nomina anche alla scuola superiore in area umanistica con 75 punti
(perché è stata addirittura esaurita la graduatoria dei docenti con i requisiti del salva-precari
e hanno ricominciato con coloro che i requisiti non li avevano e con bassissimo punteggio)
ho rinunciato perché il tipo di contratto -essendo prestazione d’opera-
non prevede nessun permesso o congedo per malattia, inoltre,
essendo le singole scuole a stilare il contratto, esiste il dubbio che venga inserita la clausola che,
non riuscendo a finire il progetto, non vengono pagate neanche le ore svolte.
E questo mi è stato confermato dal sindacalista della Cgil
che era nella famosa “stanza dei bottoni”.

Non ci sono neanche criteri uniformi per la distribuzione delle ore:
al sindacato (Cgil) mi hanno detto non più di 50 ore al mese per sei mesi
mentre so che alcune scuole stanno progettando di svolgere tutte le ore
entro il termine delle attività didattiche, il che comporta un carico di lavoro settimanale ben diverso
(e questo non si sa se non dopo aver accettato la nomina, particolare non indifferente).
Così io -e so per certo un’altra collega che è incinta- abbiamo rinunciato.

Capisco che raccontare questa cosa a te, che vivi la situazione opposta,
faccia bruciare ancora di più la mancanza di equità del sistema di reclutamento.
NON POSSO FARE A MENO DI NOTARE CHE IL PUBBLICO
STA COMINCIANDO AD ASSUMERE CRITERI PRIVATISTICI
DI ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, lasciando indietro le fasce più deboli:
tanto alla loro integrazione lavorativa chi ci pensa più?
Del resto non c’è da aspettarsi altro se non si pensa neanche all’integrazione dei disabili a scuola.

Lea Pizzitola