La circolare n. 45/2016 del preside di una scuola della Calabria viola il contratto di lavoro, la contrattazione d’istituto, il diritto dei docenti…di Polibio

La scuola è l’Istituto tecnico economico “Antonio Calabretta” nel comune di Soverato in provincia di Catanzaro. La circolare del dirigente scolastico prof. A. Domenico Servello indirizzata “al Personale Docente Sito Web e Albo/ Atti Istituto Tecnico Economico ‘A. Calabretta’” è la n. 45 del 21/11/2016, anno scolastico 2016/17. Oggetto: “modalità di rilevazione delle presenze del personale docente; fonti normative e organizzazione delle attività curricolari ed extracurricolari”. A trattare l’argomento, Polibio è stato sollecitato dalla lettura di un articolo di Lucio Ficara pubblicato l’8.1.217 da “La Tecnica della scuola”. Polibio premette che le circolari non sono fonti del diritto e che la mancanza di previsione legale di rilevazione delle presenze dei docenti (che peraltro hanno il dovere di firmare nell’apposita casella giornaliera del registro di classe) esclude che la modalità possa essere individuata da un atto interno. Soprattutto perché è in vigore il Contratto collettivo nazionale del comparto scuola (fonte normativa) che sancisce all’articolo 29, comma 5, la specifica attività funzionale all’insegnamento: “Per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli alunni medesimi”. Nello stesso Contratto nazionale del comparto scuola sono indicate le modalità di comportamento in caso di assenza per malattia: l’assenza, “salva l’ipotesi di comprovato impedimento, deve essere comunicata all’istituto scolastico o educativo in  cui il dipendente presta servizio, tempestivamente e comunque non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui essa si verifica”. Risulta pertanto corretto quanto è stato scritto dal preside Servello nel quarto capoverso della sua circolare n. 45/2016, là dove evidenzia che “il rispetto dell’orario di servizio è un obbligo che deriva anche da una precisa responsabilità dei docenti, in ordine alla vigilanza sugli alunni da 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni al termine delle stesse e di essere già in istituto per il cambio dell’ora”. Ma non lo è affatto quando, due capoversi prima, scriveva che “per i docenti permane l’obbligo di trovarsi nell’istituto almeno 5 (cinque) minuti prima dell’inizio del proprio orario di servizio”. Non è affatto vero, perché l’obbligo del docente il cui servizio comincia a partire dalla seconda ora o da altra ora successiva è semmai di trovarsi appena un secondo prima davanti la porta dell’aula nella quale deve svolgere l’attività didattica, sostituendo, in ora successiva alla prima, il docente che, terminata la lezione, si recherà in un’altra aula, nella quale ovviamente giungerà dopo avere percorso lo spazio (nello stesso piano o in piano diverso?) che intercorre da un’aula all’altra. Tranne quello/i che inizia/no il proprio servizio, e quindi la propria attività didattica, alla prima ora, nessun docente ha “obbligo di trovarsi nell’Istituto almeno 5 (cinque) minuti prima dell’inizio del proprio orario di servizio” (peraltro, l’assenza per malattia, “salva l’ipotesi di comprovato impedimento, deve essere comunicata … non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui essa si verifica” (rispettivamente, entro le 9, le 10, le 11, le 12 o le 13, se l’inizio dell’orario di servizio è uno di quelli appena i indicati).

Certo, la puntualità, il dovere della vigilanza sugli alunni e di non anticipare l’uscita degli studenti o di classi intere, il deflusso ordinato degli studenti dalle classi al termine delle lezioni, l’osservare l’orario di lavoro, recuperare il servizio non prestato sono obblighi, e nessuno può assentarsi senza giustificato motivo. Ma non è affetto un obbligo per i docenti l’uso del badge o firmare su registri cartacei posizionati in qualsiasi parte della scuola, o presso  l’ufficio di presidenza (ovviamente, il registro cartaceo posto sopra un banchetto e magari dall’altra parte il preside seduto su una sedia, forse perché interessato a incontrare i docenti che entrano in servizio durante la mattinata, e nel pomeriggio nel caso di attività didattiche pomeridiane o di qualsiasi altro tipo di presenza). I docenti registrano la loro presenza con la firma nei rispettivi registri di classe. E non si tratta affatto di voler “difendere a tutti i costi, ormai”, a parere del preside, “superati ‘diritti di categoria’”. I diritti non sono mai superati dalle pretese di chicchessia. A nessun dipendente pubblico, addirittura in posizione apicale qual è un dirigente scolastico, è consentito, come invece ha scritto il preside Servello, affermare che “a suo parere” i “diritti di categoria sono superati”. E quindi agire nel non riconoscerli e nel non applicarli. I diritti sono costituzionalmente protetti. Le circolari non sono fonti del diritto; le leggi, i regolamenti, i contratti collettivi sono fonti normative. Il preside non è il datore di lavoro dei docenti, e non lo è nemmeno del personale ATA. Ha il dovere di garantire, nel rispetto delle vigenti norme di legge e dei diritti dei lavoratori, tra i quali quelli sanciti dal contratto collettivo nazionale di lavoro, la corretta gestione delle risorse finanziarie, umane e strumentali; di dirigere e coordinare le risorse umane; di organizzare le attività scolastiche in base a criteri di efficacia e di efficienza, e ne è responsabile. Anche lui ha l’obbligo di osservare l’orario di lavoro, compreso il preciso dovere di far sì che il controllo possa essere effettuato anche su di lui. Da parte sua, sì, facendo uso del badge (o firmando in entrata, in uscita intermedia, al rientro, in uscita al termine della giornata di lavoro, per complessive 36 ore settimanale, in un registro visibile, come quello che vuole per i docenti, pur se in violazione del contratto collettivo di lavoro, aggiungendo a esse le ore svolte nel coordinamento e nella gestione di progetti retribuiti).

Comunque, evitando l’insorgere di sproloqui da parte di chicchessia nel caso di assenze durante le ore delle attività didattiche. Un preside-padrone di un Istituto scientifico di Foggia, il “Marconi”, oltre ad assentarsi per “necessarie presenze” in altri ambiti, utilizzò un collaboratore scolastico, che ovviamente aveva “certificato” attraverso il badge la sua puntuale presa di servizio, per fargli svolgere un servizio esterno di interesse personale. Personale di quel preside-padrone. E dopo che la dsga venne a sapere da quel collaboratore scolastico – al quale aveva chiesto il perché si era allontanato dalla scuola senza chiedere il permesso – che era andato a svolgere all’ufficio postale un’attività esterna per conto di quel preside-padrone, nei di lei confronti si scatenarono le furie di quel personaggio, preside-padrone che gravemente aveva violato la legge e utilizzato un dipendente dello Stato per svolgergli all’esterno della scuola un servizio privatistico. Un preside-padrone che poi ha reagito e agito, più volte, pesantemente contro la dsga che aveva “osato” contestargli questa e altre irregolarità. Un preside che dopo l’espulsione dall’ANP, le cause insieme ad altri perse e dal legittimo presidente nazionale della dirpresidi Beniamino Sassi vinte, le altre cause personalmente perse (Tribunale civile e Tribunale penale di Foggia, con una condanna a 30 giorni di reclusione, alla quale è stato proposto appello a Bari), la funzione di segretario generale di dirigentiscuola e quella di segretario generale aggiunto della Confedir, della quale ormai da tempo lui e la sua associazione non fanno più parte, ha realizzato il trasloco alla Codirp.

Ebbene, ritornando al badge per l’entrata e l’uscita dei docenti o al registro firme, posizionato presso l’ufficio di presidenza, per segnarvi ciascuno dei docenti, accanto al proprio nome, l’orario di entrata e quello di uscita, ci si chiede come è possibile che il dirigente scolastico, imponendo la scelta tra badge e registro firme, abbia violato il contratto collettivo nazionale del comparto scuola, pur scrivendo nella sua nota n. 45/2016 che la RSU d’istituto, ovviamente in sede di contrattazione, aveva ritenuto, “legittimamente, di non sottoscrivere il contratto che prevedesse l’obbligo della timbratura tramite badge anche da parte del personale docente, in quanto, secondo i dati in loro possesso, la maggioranza dei docenti dell’ITE ‘A. Calabretta’ non condivide, anzi è contrario a questo sistema di rilevazione delle presenze”? Polibio ritiene che nella determinazione del dirigente scolastico di obbligare i docenti a utilizzare il badge o a firmare in un registro posto presso l’ufficio di presidenza, in opposizione alla  RSU d’istituto e alla maggioranza dei docenti, possano configurarsi il comportamento antisindacale e la violazione del contratto collettivo nazionale. Comunque sia, è compito delle organizzazioni sindacali e delle RSU rivolgersi alla magistratura competente. Tra l’altro, a parte la presenza attestata nei rispettivi registri di classe, la presenza degli insegnanti – come anche quella dei non docenti in organi della scuola – che partecipano ai Collegi dei docenti, ai Consigli d’Istituto, ai Consigli di classe è attestata dai verbali redatti dai rispettivi segretari, così come per quanto concerne eventuali altre attività, retribuite o non retribuite, per le quali sono previsti specifici registri. Inoltre, va evidenziato che il coordinamento dei Consigli di classe non è affatto obbligatorio per gli insegnanti. Si tratta di una competenza specifica del dirigente scolastico, e pertanto il docente può non accettare il compito eventualmente conferitogli dal dirigente scolastico. A tal proposito, la sentenza n. 1830, del 2 novembre 2016, del Giudice del lavoro del Tribunale di Cosenza ha decretato l’immediato annullamento della sanzione disciplinare dell’avvertimento scritto comminata dal dirigente scolastico di un liceo scientifico di Cosenza a una insegnante che aveva rinunciato alla nomina di coordinatore del Consiglio di classe. E immaginiamo se tutti gli insegnanti rinunciassero a svolgere, per delega conferita dal dirigente scolastico, la funzione di coordinatore del Consiglio di classe!

Forse sarebbe il caso che il dirigente scolastico – qualsiasi dirigente scolastico –, invece di imporre, con circolari che non sono fonti del diritto, agli insegnanti e al personale ATA, e che addirittura afferma che non intende abdicare, ciò che contrasta col contratto collettivo di lavoro (i contratti collettivi sono fonti normative), si mettesse a capo dei docenti, degli assistenti, dei tecnici e degli amministrativi, nonché del dsga, nel rivendicare quanto a ciascuno di loro viene mensilmente sottratto (da 120 a 200 euro, corrispondenti, in un anno, da 1.560 a 2.600 euro), in un susseguirsi di perdite mensili anno dopo anno, e quanto complessivamente è stato a tutti loro sottratto negli ultimi sette anni (complessivamente, 24 miliardi di euro). E se il dirigente scolastico ha il “piacere” di incontrare due volte al giorno gli/le insegnanti presso l’ufficio di presidenza, ovviamente nell’ora di ingresso per l’inizio della personale attività didattica e in quella d’uscita dopo la conclusione della personale attività didattica – nella sostanza, una sorta di pellegrinaggio giornaliero degli insegnanti per inchinarsi, ovviamente rispetto al tavolo sopra il quale è stato posto un registro, e firmare e segnare ora, minuto e secondo di entrata e di uscita –, non c’è bisogno di “costringerli” con una circolare niente affatto fonte del diritto a firmare su un registro cartaceo se desidera offrire a ciascuno di loro un caffé, con o senza zucchero. Non abbia alcun dubbio, verranno tutti/tutte a incontrarlo presso l’ufficio di presidenza e a bere il caffé che certamente offrirà a ciascuno di loro..

Polibio

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