Esiste un personaggio più affascinante di Don Giovanni? E quante letture e riletture consente una storia così coinvolgente come quella dell’eterno seduttore, fautore, per dirla con Kierkegaard, di una vita estetica di contro a quella etica?

A queste domande ha risposto convincentemente il sapiente allestimento del Teatro della Fortuna di Fano (regia e i costumi di Francesco Esposito,  scene di Mauro Tinti,  luci di Bruno Ciulli e  sculture di Franco Armieri) per la stagione lirica del Teatro Massimo Bellini con il chiaro intento di privilegiare l’aspetto giocoso e settecentesco dell’Opera.  Don Giovanni, infatti, nella lettura del regista  è stata solo la celebrazione della vita e dell’attimo, eroe indiscusso in cui tutti i personaggi si specchiano ( e non a caso  lo specchio  nella scena finale sarà il coperchio della tomba di Don Giovanni)  una vera e propria divinità caratterizzata da un amore infantile e pieno per la vita.

L’erotismo, inteso come passione e foga inarrestabile, ha percorso infatti tutta la messa in scena, che spesso ha visto i personaggi, con un tocco di originalità, sconfinare nei palchi in pose “sconvenienti”, ancora a testimonianza dell’interpretazione prettamente settecentesca dell’opera.

Bravi tutti e in modo diverso i cantanti, e sappiamo quanto Mozart sia impegnativo soprattutto per loro.

Ottimo il Leporello di Gabriele Sagona, un vero e proprio collante fra i vari personaggi: bravo nell’interpretazione canora anche grazie a una dizione molto curata, perfetta l’intesa attoriale con il pubblico in un sapiente gioco di sguardi e ammiccamenti.  Annamaria Dell’Oste nei panni di Donna Anna, ha offerto, seppur con qualche sporadica defaillance, l’interpretazione più mozartiana di tutti i personaggi di questo allestimento, trascinando ineluttabilmente gli altri nel proprio dramma.

Vittorio Prato è stato un Don Giovanni fresco, che si è mosso bene nella partitura, interagendo splendidamente con gli altri personaggi, sue proiezioni narcisistiche. Il Commendatore di Francesco Palmieri ha reso una buona prova e interpretato bene un personaggio che sembra uscire dai più profondi recessi della terra anche se in modo non sempre adeguatamente maestoso.

Grandissima Ester Andaloro nella difficile parte di Donna Elvira, che ben ha espresso la concitazione e l’isterismo del personaggio: voce cristallina e dai contorni netti, si è imposta come l’ombra di Don Giovanni che viene a disturbare ogni suo malefico piano.

Francesco Marsiglia, nei panni di Don Ottavio, ha piacevolmente stupito in “Dalla sua pace” con una interpretazione che ha sottolineato le varie sfumature senza enfasi eccessive.

Il Masetto di  Giulio Mastrototaro e la Zerlina di Manuela Cucuccio se la sono intesa alla grande: Mastronotaro è stato convincente nelle vesti di un Masetto arrabbiato e ottuso, mentre la Cucuccio ha sfoderato il meglio di sé nelle parti più maliziose, quasi fosse un Don Giovanni mancato al femminile.

Precisa e puntuale la direzione di Salvatore Percacciolo, molto equilibrata e senza forzature: abbiamo visto un uomo appassionato che con la bacchetta dirigeva e con la bocca intonava sottovoce le arie dei cantanti. Sempre all’altezza delle aspettative l’orchestra del Massimo, in perfetta sintonia con il direttore.

Grande Don Giovanni, dunque, al Bellini, capace di agire su più registri, quello buffo, quello pastorale, quello drammatico e tragico mantenendo una coerenza perfetta. Un omaggio al genio di Mozart e alla gioia di vivere.

Silvana La Porta